Home / Tag Archives: Peyton Manning

Tag Archives: Peyton Manning

50 volte Super Bowl

Ci siamo, anche quest’anno è tempo per l’evento sportivo e mediatico più importante del mondo americano: il cinquantesimo Super Bowl o, come molti lo definiscono, “il concerto dell’intervallo e i relativi spot pubblicitari fighi, alternati da una partita di uno sport non ben definito”. Questa considerazione malsana del Super Bowl non proviene solo dal pubblico europeo, distante dalla realtà sportiva della NFL, ma anche dagli americani, sempre più concentrati sul contorno che sulla partita vera e propria, circostanza non strana per un evento sportivo di così grande risonanza.

Sono certo che i Coldplay, Bruno Mars e Beyoncé faranno un figurone all’intervallo, così come non ho dubbi che le grandi aziende sapranno creare spot memorabili sfruttando al massimo i 5 milioni di dollari pagati per i 30 secondi canonici del commercial. Oggi però parliamo di sport. Parliamo di football, parliamo di Denver Broncos – Carolina Panthers.

L’ENNESIMA ULTIMA CHANCE – Una leggenda resta tale indipendentemente da come andrà a finire l’ultimo atto; va detto però che Peyton Manning è alla ricerca di un riscatto dopo la prestazione nella terribile sconfitta nel Super Bowl 48 contro Seattle. Un solo TD-pass, 2 intercetti, un fumble e uno snap non controllato sono il macigno che pesa sulle spalle di Manning, un menhir che Peyton non vede l’ora di gettare via come un novello Obelix con una prestazione lontana dalla sconfitta per 43-8 di due anni fa, una partita che sembrava segnata fin dalla sua prima giocata.

Manning Snap

Manning viene da una stagione strana. Con lui in campo i Broncos hanno iniziato con un record di 7-0, salvo un Manning statisticamente mai così negativo in carriera. La stagione del trentanovenne quarterback è cambiata nella partita della decima settimana contro Kansas City in cui ha chiuso lanciando 5-20 per 35 yard con 4 intercetti – mai così male in carriera. Si è poi scoperto che ciò era dovuto a un problema di fascite plantare che ha tenuto Manning fuori dal campo per le partite successive. Per la prima volta in 18 anni di carriera Manning ha perso una partita in una stagione in cui ha preso almeno uno snap (ha infatti saltato interamente la stagione 2011). Nonostante fosse pronto per rientrare in campo nell’ultima partita stagionale, coach Kubiak ha preferito lasciarlo in panchina. Per la prima volta da quando era freshman al college di Tennessee, Manning ha cominciato una partita dalla panchina salvo poi entrare e portare i Broncos a vincere in rimonta.

Manning viene dalla peggior stagione della sua carriera statisticamente parlando: ha giocato 10 partite su 16 e ha chiuso la stagione con 9 TD-pass (non ne aveva mai lanciati meno di 26 in carriera) e 17 intercetti (quarto peggior risultato in carriera ma giocando solo 10 partite) per un rapporto TD-pass/intercetti di -8, il peggiore nella sua carriera, compreso il periodo collegiale e liceale. I 17 intercetti sono il secondo peggior risultato stagionale da parte di un quarterback NFL dietro i 18 di Blake Bortles che però ha giocato tutte e 16 le partite. Di conseguenza ha chiuso la stagione con un rating di 67.9, il peggiore in carriera.

Come detto però, Manning sembra essere rinato al rientro, durante l’ultima partita stagionale contro San Diego. In quell’occasione ha guidato i suoi alla rimonta ed evidentemente la cosa lo ha rivitalizzato, visto che nelle due partite di Playoff contro Pittsburgh e New England ha contribuito alla vittoria lanciando complessivamente 398 yard con 2 TD-pass e 0 intercetti. Non cifre “alla Manning” ma certamente solide e importanti per il risultato più importante: la vittoria.

Manning dovrà vedersela con una difesa intensa e preparata, guidata dal sempre ottimo Luke Kuechly, anche se martoriata dagli infortuni. Jared Allen, defensive end dei Panthers, dovrebbe infatti rientrare proprio in tempo per il Super Bowl da una frattura al piede, mentre uno dei due leader della difesa, Thomas Davis, ha detto che ci sarà nonostante la rottura dell’avambraccio. Davis si è infatti sottoposto a un’operazione che si basa sull’applicazione di una placca sulla frattura, un rimedio che gli permetterà sì di giocare ma anche di sentire un dolore impressionante a ogni contatto. Non una cosa da poco considerando che Davis è un linebacker da 105 tackle in stagione. La sua presenza però era troppo importante: in carriera Davis si è rotto 3 volte il legamento collaterale anteriore del ginocchio e non poteva perdere anche l’occasione di giocarsi il Super Bowl dopo un infortunio rimediato solo alla fine di una partita già vinta nel Championship contro Arizona. Davis e Allen giocheranno un ruolo importantissimo, la loro esperienza e abilità infatti sarà cruciale considerando il loro stile di gioco e la consuetudine dei Broncos di giocare sulla breve distanza e di utilizzare screen pass.

Manning dovrà quindi giocarsi l’ultimo atto della sua carriera lontano dall’aura di assoluta perfezione che lo ha sempre circondato ma comunque pronto per vincere il secondo anello della propria carriera, un numero limitato considerando quanto ha fatto il numero 18 per il football. Forse dovuto anche a questo alone di imperfezione di Manning, i Broncos hanno deciso di puntare anche sulla superstizione. Designati dalla NFL come squadra di casa, hanno infatti deciso di indossare la maglia bianca per il fatto di aver perso tutti i Super Bowl in cui hanno indossato la maglia arancione. Inoltre, negli ultimi 11 Super Bowl, per ben 10 volte ha trionfato la squadra in maglia bianca. A questo proposito i Broncos saranno meno contenti per la presenza di Bruno Mars nello show dell’intervallo visto che sempre lo stesso Mars si esibì nella pausa del massacro di due anni fa ai danni di Denver, per mano di Seattle.

Manning resta una leggenda, viene probabilmente dalla miglior partita della sua stagione e può contare su una squadra esperta, la convinzione di voler chiudere la carriera sul tetto del mondo non è che un ulteriore, gigantesco plus. Ora tocca a Peyton fare di tutto per non finire così, come due anni fa.

Peyton triste

IL SUPERUOMO – Il personaggio principale di questo Super Bowl è ovviamente lui: Cam Newton. Il quarterback di Carolina viene da una stagione irreale in cui non solo ha messo a segno 35 TD-pass a fronte di 10 intercetti con il 59.8% di realizzazione nei passaggi, ma anche 636 yards corse con 10 TD.

Strano percorso quello di Cam. Al college arrivò nella prestigiosa Florida dell’allora dominante Tim Tebow. Il primo anno fu la riseva di Tebow, il secondo fu speso con un medical redshirt per via di un infortunio, anche se non fu quello il fatto che cambiò la sua carriera. Newton quella stagione fece la stupidata di acquistare da un ragazzo del campus un computer portatile rubato. Newton sapeva di questo fatto e quando la sicurezza del campus si recò da lui per cercare il pc, Newton lo lanciò dalla finestra per evitare di farsi scoprire. Inutile dire che mai nessuna mossa fu meno efficace. Newton fu escluso dalla squadra e decise così di trasferirsi nel piccolo Blinn College, un junior college in cui ovviamente spiegò football fin dal primo giorno guidando Blinn al titolo nazionale. Un uomo tra i bambini. L’anno successivo tornò in Division I, a Auburn, per la sua prima stagione come QB partente nella NCAA. Newton fu sommerso di polemiche e pressioni perché pareva che suo padre Cecil avesse chiesto denaro ai college (Mississippi State in primis, ndr) per “influenzare” la scelta del figlio. Newton non subì sospensioni per il fatto che né lui né i responsabili del recruiting di Auburn erano a conoscenza delle iniziative di Cecil. Nonostante ciò, Newton giocò una stagione disumana, con 30 TD-pass, 7 intercetti, oltre 1400 yard corse con 20 TD e addirittura un TD su ricezione, il tutto coronato dall’Heisman Trophy e dalla vittoria nel National Championship Game contro Oregon. Nel suo unico anno da partente in Division I Newton aveva vinto tutto, dominando su ogni campo.

Newton fu la ovvia prima scelta assoluta al Draft, una scelta che permise ai Panthers di trovare finalmente un quarterback su cui contare dopo qualche scelta sbagliata nei Draft precedenti. Prima scelta assoluta quindi, come Manning. Non a caso questo è il primo Super Bowl nella storia in cui entrambi i quarterback sono stati una prima scelta assoluta al Draft. Newton lanciò per 854 yard complessive nelle sue prime due partite come professionista, un segno che si trattava solo del primo passo di un cammino che non avrebbe avuto traguardi paragonabili a quelli degli altri uomini.

La verità è che Cam Newton di umano ha davvero poco, partendo dalla struttura fisica. Cam è alto 1.96 cm per quasi 120 kg di assoluto strapotere muscolare, praticamente un linebacker schierato erroneamente come quarterback. Il fisico potente però non basta, infatti Newton aggiunge al pacchetto un’agilità che raramente si è vista in un quarterback, tranne forse in Michael Vick. Il problema è che Newton, a livello di mole, potrebbe tranquillamente essere la scatola in cui riporre Vick. Vedere per credere, Newton è in grado di saltare oltre la difesa, eseguire una capriola frontale e atterrare sulle proprie gambe, ovviamente segnando un TD mentre undici energumeni cercano di abbatterlo.

Cam Flip

Cam non si limita alla spettacolarità, riesce infatti a evitare tonnellate di placcaggi avversari e a trasformare un possibile sack in un grande guadagno di yard grazie alla sua eleganza nei movimenti, alla sua coordinazione e a una grande mobilità laterale abbinate alla straordinaria capacità di accelerare fino alla massima velocità in pochi passi. La sua incredibile stazza gli permette inoltre di affrontare i placcaggi avversari a viso aperto, senza tuffarsi a terra come fa il 90% dei quarterback, riuscendo così a guadagnare sempre qualche yard extra.

Cam rush

Newton è un ottimo passatore, qualità che mai come in questa stagione ha affinato. Spesso in passato si è fatto ingolosire da potenti lanci profondi che, causa anche la sua potenza fisica, non riusciva a gestire, regalando intercetti banali agli avversari. Quest’anno però ha chiuso la stagione regolare con solo 10 intercetti, suo record positivo in carriera, e un rating di ben 99.4, un netto miglioramento rispetto al precedente record di 88.8. Cam è sempre più preciso sulla media distanza e riesce a gestire meglio la pressione della difesa avversaria: precedentemente infatti era solito vederlo utilizzare le gambe per salvarsi da un sack, ora è facile vederlo in totale controllo anche in certe situazioni, riuscendo a evitare perdite di yard passando il pallone.

Cam pass

Cam non è mai stato così forte, non a caso lo stesso Aqib Talib, uomo chiave nella secondaria dei Broncos nonché uomo che ha condiviso il campo con giocatori del calibro i Peyton Manning e Tom Brady, lo ha definito come il giocatore più dominante presente in NFL. Sarà proprio Talib il prinicpale pericolo che Newton dovrà temere. Talib è un giocatore molto esperto, 3 volte Pro Bowler e con un Super Bowl giocato alle spalle, un ottimo lettore degli attacchi avversari e anche un più che discreto placcatore per il ruolo che ricopre. Newton dovrà evitare di esagerare col braccio così come non dovrà esporre troppo il pallone durante le corse ma soprattutto dovrà mantenere la calma, d’altronde per lui si tratta del primo Super Bowl, solo 7 giocatori di Carolina infatti hanno già giocato nell’evento dell’anno, ben 18 invece sono i giocatori dei Broncos ad aver già conoscenza con il Super Bowl. Nel caso le cose vadano al meglio per Carolina, preparatevi a vedere più di qualche balletto di Cam, i suoi iconici sorrisi e soprattutto la sua tipica esultanza in cui, come un novello Clark Kent, si apre la camicia per mostrare la S di SuperCam.

Super Cam

X-FACTOR – Fino a un anno fa Denver era la squadra offensiva per eccellenza, un gruppo che si focalizzava sull’esplosività del suo attacco guidato dal già citato Peyton Manning, mentre ora fa della difesa il suo punto forte. Gli uomini chiave si chiamano DeMarcus Ware e Von Miller, i due linebacker esterni che con la loro abilità nel pass rushing hanno messo pressione a ogni quarterback della lega. La loro potenza è indomabile, anche un fuoriclasse come Tom Brady potrà facilmente confermarlo dato che nel Championship Game la pressione portata dai due già citati fuoriclasse dei Broncos ha reso pressoché ingiocabili gran parte delle situazioni di passaggio. Miller e Ware riescono a sfuggire alla protezione di gran parte degli offensive tackle della lega, talvolta i loro blitz richiedono una doppia copertura, motivo per cui viene concesso maggiore spazio ad altri uomini di linea in maglia Denver che ovviamente ne approfittano per mettere a segno un sack. I 52 sack stagionali dei Broncos ne sono l’assoluta conferma.

Questo discorso diventa particolarmente rilevante se pensiamo alla linea offensiva dei Panthers, certamente forte ma non perfetta. Michael Oher è alla sua prima stagione come tackle sinistro (sul lato cieco di Newton) e in passato ha commesso più di qualche errore contro difese anche non irresistibili. Oher e Mike Remmers, tackle di destra, vengono da un’ottima stagione ma è pur vero che in tutto l’anno, Playoff compresi, hanno affrontato solo due difese che rientrano tra le migliori dieci della lega in quanto a pass rush (Houston e Green Bay), partite in cui peraltro Newton ha lanciato con una percentuale di passaggi completati inferiore al 50%, ben distante dal suo solito 59.8%, regalando 5 intercetti complessivi, ovvero la metà dei 10 lanciati nell’intera stagione regolare. E’ vero, Cam non ama restare nella cosiddetta “tasca” ed è per questo motivo che il lavoro di Oher e Remmers si focalizzerà più sulla precisione dei blocchi che sul contenimento, ma le statistiche appena snocciolare non possono che portare ogni appassionato ad avere un occhio di riguardo per le giocate degli outside linebacker dei Broncos.

Tutto dipenderà da loro e dalle scelte del defensive coordinator Wade Phillips, mente di questi nuovi Broncos mai così difensori. Se Ware e Miller eccederanno con la pressione potrebbero creare eccessivi spazi per le corse di Cam Newton, se non metteranno abbastanza pressione lasceranno troppo tempo per lanciare a un uomo che sfiora il 60% nella realizzazione dei passaggi e che momentaneamente ha messo a segno 38 TD-pass in stagione, ma se eseguiranno il compito nel modo giusto potranno far impazzire Newton come hanno fatto con sua maestà Tom Brady che è stato colpito per un numero record di 20 volte, con 4 sack, una mattanza che lo ha portato a lanciare anche un intercetto, proprio nelle mani dell’eroe del giorno: Von Miller.

Von Miller int

Piccola curiosità: i Broncos in stagione non hanno mai concesso alcun TD su corsa a un quarterback, arma molto utilizzata da Newton, come detto. C’è da dire però che i Broncos non hanno ancora incontrato SuperCam.

Chiudo dicendo che i bookmakers danno come favoriti i Panthers ma non bisogna mai dare per scontato il cuore di un campione come Manning. Sarà la partita in cui una leggenda darà un’ultima lezione a un giovane erede oppure sarà il definitivo passaggio di testimone, da un fenomeno a un altro, da uno stile di gioco più classico a uno più moderno. In ogni caso sarà uno spettacolo.

Riparte la NFL, la lega sportiva più potente al mondo

Chiamatelo sport, chiamatelo fenomeno sociale o come vi pare ma il football americano è l’unica cosa che riesce a ipnotizzare gli Stati Uniti. A livello di organizzazione, esposizione mediatica e innovazione lo sport americano non ha rivali, ma anche in questa folle competizione tra leghe professionistiche la NFL non fa prigionieri. Nello scorso anno la lega professionistica di football americano si è confermata come leader per pubblico medio con 68’776 spettatori a partita, staccando di parecchio la Bundesliga tedesca, seconda classificata con 43’500, portando allo stadio un totale di quasi 18 milioni di spettatori. Cifre impressionanti considerando quanto breve sia la stagione (16 partite a squadra più playoffs), elemento che però incentiva il pubblico a riempire gli stadi.

Nell’ultima stagione la NFL è stata più che mai sommersa dalle polemiche. C’è stato il cosiddetto Deflategate, ovvero il caso secondo cui i New England Patriots, squadra che ha poi vinto il Super Bowl, avrebbe leggermente sgonfiato undici palloni rendendoli più facilmente lanciabili e ricevibili nella fredda sfida contro gli Indianapolis Colts valida per l’AFC Championship Game, ovvero una delle “semifinali” in vista del Super Bowl. Non è finita qui. I Patriots ora sono sotto esame per aver spiato e registrato illegalmente i segnali relativi agli schemi di molte squadre avversarie negli ultimi sette anni. Rinomata è stata anche la polemica legata ai Washington Redskins. Gran parte del pubblico avrebbe chiesto un cambio di nome alla franchigia per evitare di usare termini considerati razzisti come l’attuale “pellerossa” ma la società non vuole sentire ragioni, sostenendo che il nome non va cambiato per rispetto alla storia della squadra. Per non dimenticare le controversie legate a Ray Rice, ex stella dei Baltimore Ravens, lasciato a spasso dalla propria squadra dopo essere stato scoperto mentre metteva KO la propria fidanzata a suon di pugni in faccia per poi trascinarla di peso fuori dall’ascensore in cui si trovavano.
Nonostante tutte queste polemiche il football non ha perso di appeal agli occhi degli americani e del mondo intero. Il comico americano Bill Burr durante un’ospitata al Conan O’Brien Show ha detto: “E’ lo sport che amo. Certo, quello che è successo è riprovevole ma perché dovrei smettere di guardare il football per questo motivo? So già di mio che picchiare una donna è sbagliato. Il commissioner della lega potrebbe letteralmente calciare un bambino attraverso il proprio ufficio e la domenica io sarei comunque davanti al mio televisore”. In effetti non posso non essere d’accordo con Burr. Il comico americano non è l’unico che non si perde una partita NFL in televisione dato che, come riportato dal sito therichest.com, il football professionistico è l’assoluto dominatore delle dirette sportive americane con il 32% di share medio, cifre che non solo rilevano una crescita dal 24% del 1985 ma che distruggono i dati televisivi della MLB, la lega professionistica di baseball, al secondo posto con il 16%.

Fatto questo preambolo, è arrivata l’ora di dedicarsi al football giocato perché siamo finalmente alla prima settimana della stagione 2015-16 (la prima partita si è giocata giovedì: i Patriots hanno battuto gli Steelers 28-21, ndr). Evitando pronostici che si rivelerebbero rovinosi e discorsi eccessivamente tecnici, credo sia giusto elencare qualche tema per cui la stagione NFL 2015-16 vale la pena di essere guardata.

LA RIVINCITA DI SEATTLE

I Seattle Seahawks sono senza dubbio una delle squadre più gettonate degli ultimi anni. Campioni nel 2014, stavano per ripetere l’impresa nel 2015 salvo poi perdere per un’intercetto di Malcolm Butler dei Patriots all’ultimo secondo. Molto si è discusso a riguardo: perché la squadra con il miglior running back della NFL non ha deciso di dare palla a lui e correre fino alla endzone? La scelta di coach Pete Carroll è stata quella di far lanciare il talentuoso Russell Wilson con il risultato che già sappiamo. Una scelta tecnica che ha scatenato il magico mondo di internet.

Wilson

Nonostante ciò, Seattle si presenta ai blocchi di partenza come una squadra di altissimo profilo. Pochissime le partenze, i Seahawks si sono indeboliti solo sulla propria linea d’attacco ma hanno rinforzato altri reparti come quello dei ricevitori aggiungendo il tight end Jimmy Graham, per la tristezza di Drew Brees, quarterback dei New Orleans Saints, squadra da cui proviene Graham. L’unico elemento destabilizzante a Seattle rischia di essere uno dei cardini delle ultime stagioni: la dominante safety Kam Chancellor. A seguito di due stagioni conclusesi con due Super Bowl consecutivi infatti Seattle ha ricompensato alcune proprie stelle con contratti molto remunerativi, Russell Wilson in primis (quadriennale da 87 milioni totali) e anche Chancellor ha provato a chiedere un aumento, nonostante il suo accordo precedente sia a tre anni dal termine. Non avendo ricevuto risposte positive, Chancellor ha messo il broncio e ha detto che non giocherà fino al rinnovo, in caso contrario vorrà essere ceduto a un’altra squadra. Ciò lascerebbe un vuoto incolmabile nella difesa di Seattle, più che altro perché, essendo settembre, non c’è stato modo per i Seahawks di cercare validi sostituti in off-season.

QUATTRO QUARTERBACK, UN TITOLO

Difficilmente si può vincere in NFL senza un grande quarterback. L’elite in questo settore la rappresentano i seguenti nomi: Tom Brady, Peyton Manning, Aaron Rodgers e Andrew Luck. Per ognuno di questi fuoriclasse si prospetta una stagione interessante e ricca di temi molto particolari.

Brady Manning Radgers Luck

Brady è il campione in carica, la stella della dinastia più vincente degli ultimi quindici o venti anni, una delle più vincenti di sempre, quella dei New England Patriots. Brady ha ormai 38 anni ma resta comunque una certezza sul campo da football, inoltre può contare su una dirigenza di altissimo livello che, assieme al coach Bill Belichick, riesce sempre a trovare rimedi alle partenze dei giocatori importanti con sostituti altrettanto blasonati o con altri talenti che sotto la guida di Belichick e Brady finiscono per diventare dei grandi nomi di questo sport. Come detto nella parte iniziale dell’articolo, la franchigia che ha sede appena fuori Boston si trova nell’occhio del ciclone per alcune vicende di presunto illecito sportivo, la più famosa delle quali, il Deflategate, avrebbe dovuto costringere Brady a quattro giornate di sospensione, poi revocate. Inutile dire che la decisione, avvenuta il 3 di settembre, ha fatto infervorare i tifosi anti-Patriots e anche il commissioner Roger Goodell che ha promesso di fare ricorso per preservare l’integrità del gioco. La decisione non è da poco perché il sostituto di Brady, Jimmy Garoppolo, non ha mai giocato da titolare e le sue abilità non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelle di Brady. La querelle legata al Deflategate non è finita e porterà ancora a varie denunce e presenze in tribunale ma nel frattempo Brady ha fatto sapere che la situazione lo ha fatto infervorare particolarmente e che ha intenzione di incanalare la rabbia sul campo per ripetere la stagione vincente dell’anno scorso. L’aver debuttato nella partita di giovedì scorso bastonando gli Steelers con una prestazione da 4 TD lanciati, 288 yard e 25/32 al lancio ne è una prova lampante.

Manning è ovviamente una leggenda e sempre lo sarà, ma le candeline sulla torta sono ormai 39 e il traguardo che segna la fine della sua prestigiosa carriera è sempre più vicino. I Broncos vengono da una cocente delusione avendo terminato l’ultima stagione perdendo un po’ a sorpresa contro gli Indianapolis Colts nel Divisional Playoff della AFC. Tornano in questo 2015-16 privi del principale bersaglio di Manning: Julius Thomas, passato ai Jaguars. Denver ha pure cambiato coach, passando da John Fox a gary Kubiak, e non è un caso che Thomas sia stato sostituito da un tight end come Owen Daniels, un ex pretoriano di Kubiak a Houston. La scelta di Kubiak potrebbe portare a un leggero cambio nello stile di gioco di Denver con una conseguente riduzione dei palloni gestiti da Manning e un incremento del gioco di corsa. Perché Denver è da seguire? Perché una difesa che schiera Von Miller e DeMarcus Ware contemporaneamente è sempre una bellezza ma soprattutto perché ogni lancio, ogni TD pass di Peyton Manning potrebbe essere l’ultimo della sua epica carriera.

Diversa la situazione di Aaron Rodgers e dei suoi Green Bay Packers.La franchigia del Wisconsin si presenta ai blocchi di partenza con un organico davvero compatto e devastante, un coaching staff valido e ben rodato e con leader di assoluta grandezza, su tutti lo stesso Aaron Rodgers e il linebacker Clay Matthews che quest’anno sarà spostato nel ruolo di linebacker centrale. Come se non bastasse i Packers possono anche contare anche su un running back di estremo talento come Eddie Lacy, un’arma che rende praticamente inarrestabile l’attacco di Green Bay e che candida la franchigia tra le più papabili a conquistarsi un posto nel Super Bowl numero 50. Anche in questo caso si è verificato un imprevisto: Jordy Nelson, il ricevitore preferito di Rodgers, si è infortunato in preseason e salterà tutta la stagione. Toccherà al talento di Rodgers quindi trovare una valida alternativa per raggiungere il Super Bowl.

Chiudiamo questa carrellata di fenomeni con Andrew Luck, il quarterback degli Indianapolis Colts. L’uomo che raccolse il ruolo di Peyton Manning dopo il passaggio di quest’ultimo ai Broncos, ha subito trasformato una squadra derelitta in una potenziale contender per il titolo e infatti l’anno scorso ha sconfitto il leggendario Manning ai playoff arrivando a un passo dal Super Bowl. I Colts ci credono e hanno investito molto sul mercato migliorandosi in ogni aspetto con firme di rilievo quali Trent Cole e Kendall Langford in difesa, l’ex Eagles Todd Herremans sulla linea offensiva, il sempre fenomenale Andre Johnson come wide receiver, e Frank Gore nella posizione di running back, il primo vero giocatore di rilievo in quella posizione da quando Luck è in maglia Colts. Luck migliora di anno in anno ed è sempre pronto a stupire gli scettici. Quest’anno però i Colts non solo più gli “underdog” tra le grandi ma avranno molta più pressione addosso. Toccherà quindi all’ex quarterback di Stanford University dimostrare di meritarsi un posto tra i giganti di questa lega.

L’ENNESIMA SCOMMESSA DI CHIP KELLY

Chip Kelly è un rivoluzionario per natura. Particolare, unico e innovativo, Kelly ha portato alla ribalta gli Oregon Ducks in NCAA prima di passare in NFL alla guida dei Philadelphia Eagles. Da quando è arrivato in NFL ha sempre dovuto gestire una particolare situazione nello spot di quarterback. Da Michael Vick a Nick Foles fino a Mark Sanchez, Chip Kelly ha sempre dovuto gestire quarterback su cui aleggiava più di un dubbio salvo poi trasformarli in campioni, o meglio in grandi giocatori a cui è sempre mancato, come si suol dire, il centesimo per fare il dollaro. Quest’anno, dopo la cessione di Nick Foles ai Rams, tutti pensavano che Kelly avrebbe fatto follie per prendere al Draft il suo pupillo ex Oregon Marcus Mariota ma non è successo e ha preferito (si può anche dire che ha dovuto obbligatoriamente) puntare su Sam Bradford, ex QB dei Rams arrivato nella trade che ha visto protagonista lo stesso Foles. La mancata super-trade del Draft ha ovviamente regalato gioie nel mondo del web, soprattutto nella redazione del Philadelphia Inquirer.

Vignetta Bradfors

Bradford è un giocatore talentuoso e la sua stratosferica carriera collegiale a Oklahoma parla chiaro, ma a livello NFL lascia ancora qualche dubbio e, come se non bastasse, ha avuto più di un problema fisico negli anni passati. L’ex Heisman Trophy, prima scelta assoluta al Draft e Rookie of the Year viene da una stagione ai box appunto per infortunio ma in preseason si è dimostrato in una forma scintillante dimostrando che forse Chip Kelly ci ha visto lungo ancora una volta. Solo questa stagione potrà darci una risposta in merito.

TWO MEN SHOW

Il football americano è uno sport paurosamente tattico, fatto di studio, allenamento e grande solidità mentale, ma non per questo non ci si può divertire. La NFL è piena di giocatori entusiasmanti ma ce ne sono due, uno in attacco e uno in difesa, che spiccano su tutti: Odell Beckham Jr. e J.J. Watt.

Partiamo dal wide receiver dei New York Giants. Odell Beckham Jr. è un piccolo ragazzo classe 1992 che compensa le dimensioni non mastodontiche con un atletismo tale che gli consentirebbe di giocarsela in diverse discipline olimpiche. E’ in NFL solo da un anno ma nella sua prima stagione da professionista ha dimostrato di saper elettrizzare il pubblico con giocate che lo avvicinano più al personaggio di un videogioco piuttosto che a una persona reale. Celeberrimo è il suo touchdown ricevuto con una sola mano, da molti considerato una delle migliori ricezioni della storia di questo sport.

OBJ, chiamandolo con le sue iniziali, non è solo esaltante ma anche estremamente efficace. Basti sapere che nella sua prima stagione in NFL ha distrutto ben 24 record sul libro dei Giants e addirittura 34 record NFL. Probabilmente i Giants non sono una squadra da titolo seppur il quarterback Eli Manning, fratello di Peyton, ne abbia già vinti due, ma di certo è una squadra da tenere d’occhio. Anzi, siate sempre pronti a registrare perché le magate di OBJ sono sempre dietro l’angolo.

L’altro fuoriclasse in questione è la stella degli Houston Texans, J.J. Watt. Si è sempre detto che negli sport di squadra è impossibile fare tutto da soli, che bisogna contare su un gruppo coeso. Ecco, Watt è la contraddizione umana di questa definizione visto che può tranquillamente fare reparto da solo. Al liceo Watt era considerato un giocatore piuttosto scarso e ha trovato posto solo a Central Michigan, peraltro in attacco come tight end, ma anche in quel caso non ha trovato quasi mai spazio. Volendo il coach spostarlo nella linea offensiva, Watt ha rinunciato alla borsa di studio e si è trasferito nella ben più prestigiosa Wisconsin per coltivare il suo sogno di giocare defensive end. Allenandosi duramente ha guadagnato un posto in squadra e, una volta diventato titolare, si è rivelato un giocatore strepitoso venendo scelto al Draft 2011 con la undicesima chiamata assoluta. Arrivato in NFL ha subito dominato e ora, a soli 26 anni, è già considerato uno dei migliori difensori degli ultimi due decenni. Perfetto in ogni singolo aspetto del gioco, Watt e la sua storia sono la celebrazione dell’impegno e del lavoro duro come vie per realizzarsi nello sport professionistico. Diamo giusto un paio di numeri. L’anno scorso ha chiuso la stagione con 78 placcaggi, 20.5 sack (numero disumano ma non è la prima volta in carriera che ne mette a segno così tanto in un singolo anno), 4 fumble forzati, 5 fumble recuperati di cui uno trasformato in touchdown, un intercetto trasformato anch’esso in touchdown, una safety e 10 passaggi deviati. Cifre che non riuscirete a ripetere nemmeno usandolo in Madden 16 per Playstation. Oltretutto, memore dei tempi in cui era tight end, è stato schierato qualche volta anche in attacco e ha risposto catturando 3 passaggi, ognuno dei quali trasformato in touchdown, ovviamente. Una squadra intera compressa in un singolo giocatore: J.J. Watt.

ROOKIES

In ogni lega americana che si rispetti non si può iniziare una stagione senza parlare dei rookies, gli esordienti arrivati per la prima volta tra i professionisti direttamente dal mondo universitario. Potremmo parlare ore del possibile impatto di giocatori quali Amani Toomer, Leonard Williams, Vic Beasley, Danny Shelton, DeVante Parker, Shane Ray, Malcom Brown o molti altri, ma il tempo stringe quindi parleremo solo dei due giocatori più chiacchierati di quest’anno, le prime due scelte: Jameis Winston e Marcus Mariota, i due quarterback.

Il grande cantiere aperto chiamato Tampa Bay Buccaneers ha sfruttato la prima chiamata assoluta per scegliere la giovane stella dei Florida State Seminoles Jameis Winston. Questo ragazzo è un talento clamoroso, specialmente perché è un classe 1994 che arriva da soli due anni di football collegiale in cui ha vinto un titolo nazionale, un Heisman Trophy e ha perso una sola partita, proprio il Rose Bowl contro la Oregon di Mariota. Winston ha già un’ottima struttura fisica, grande tecnica, buona mobilità, un grande potenziale e soprattutto viene da un sistema di gioco molto simile a quello giocato nel mondo professionistico. Nonostante alcuni dubbi lasciati dai troppi intercetti lanciati e da qualche scelta sbagliata nella gestione dell’attacco, l’ex FSU ha tutte le carte in regola per diventare il volto della franchigia, soprattutto perché a Tampa Bay non si è mai visto un quarterback con un potenziale di quel livello. Essere il volto della franchigia e la prima scelta assoluta però implica anche un’estrema copertura mediatica, cosa che non sempre Winston ha gestito bene in passato. Negli scorsi anni si è reso protagonista di scene molto discutibili: è stato visto sparare agli scoiattoli con una pistola ad aria compressa, è stato sospeso per aver pubblicamente fatto commenti molto volgari, ha rubato delle bibite in un fast food, ha rubato anche delle chele di granchio da un buffet e, soprattutto, è stato accusato di aggressione sessuale, accusa poi caduta anche se i dubbi e le ombre sulle indagini restano vivide anche oggi, a più di due anni di distanza. Appena dopo la scelta di Tampa Bay, Winston si è fatto fotografare mentre mangiava granchio, come a citare il caso del furto che tanto fece discutere al di là dell’oceano. Mossa stupida o ottima idea per sdrammatizzare? Lasciamo che a parlare sia il campo, l’ambito dove Winston dà il meglio.

Winston

La seconda scelta assoluta del Draft è Marcus Mariota, la superstar degli Oregon Ducks. L’hawaiano classe 1993 viene da tre anni favolosi a Eugene dove ha incantato con il suo gioco elettrizzante fatto di lanci lunghi per aprire il campo e corse per prendere di sorpresa i difensori. Mariota è probabilmente il quarterback che più ha impressionato al college, tanto che molti se lo aspettavano come prima scelta assoluta. Va detto però che Oregon ha un sistema di gioco molto particolare e distante dal pro-style che si gioca in NFL, i Ducks usano infatti una serie di schemi che valorizzano molto i dual-threat quarterback, ovvero i QB che sanno anche correre, e che mascherano i loro difetti. Inoltre Mariota non ha ancora la perfetta struttura fisica di un professionista ma necessita di un po’ di lavoro in palestra. Anche per questo motivo schierarlo da titolare fin dal primo giorno potrebbe essere un rischio. Mariota però controbilancia con tante armi che Winston non possiede: le sue decisioni in campo sono sempre perfette e velocissime, ha sempre la situazione sotto controllo e difficilmente si esibisce in forzature, specie nei lanci sul profondo. Il ragazzo di Honolulu può mettere sul piatto un altro plus rispetto a Winston: la serietà fuori dal campo. Ragazzo modello e cristiano devoto, Mariota non si è mai reso noto per alcun problema personale, anzi è conosciuto solo per l’estremo legame che ha con la sua famiglia, non a caso il giorno del Draft non era a Chicago, città che ospitava l’evento, ma nella sua casa alle Hawaii. Amatissimo dal pubblico, la maglia di Mariota dei Titans è stata la più venduta dell’intera NFL nel mese di maggio, il mese del Draft. Come detto precedentemente, Philadelphia stava per privarsi di tanti elementi importanti pur di ottenere Mariota ma Tennessee ha resistito alle tentazioni volendo assicurarsi un quarterback che ha tutto per diventare il nuovo uomo franchigia dall’addio del tristemente compianto Steve McNair.

JARRYD HAYNE, DALLA RUGBY LEAGUE ALLA NFL

Da non perdere è l’avventura di Jarryd Hayne, ex stella australiana della Rugby League (che non è il rugby ma la sua variante a tredici giocatori). Hayne, 27 anni, ha un passato sfolgorante come giocatore dei Parramatta Eels come dimostrano i riconoscimenti di All-Star a livello internazionale, i cinque premi come giocatore dell’anno (in Australia e Fiji) e il premio come giocatore internazionale dell’anno 2009. Dopo questa ottima carriera, coronata anche da molte presenze nella squadra nazionale australiana e quella del New South Wales, la sua regione di appartenenza, ha deciso di voler provare l’esperienza americana in NFL, una scelta difficile visto il diverso bagaglio tecnico e atletico necessario per competere in uno sport così differente. Un meeting con coach Tomsula lo ha convinto a firmare con i San Francisco 49ers e a combattere per un posto nel roster definitivo dei 53 uomini finali durante la preseason. Hayne ha preso la cosa sul serio e si è messo in gioco come kick/punt returner e come running back dando ottima prova di sé. Ha anche regalato alle telecamere qualche giocata degna di nota, principalmente livellando difensori avversari.

Già dopo la prima uscita il running back veterano Reggie Bush e il quarterback Colin Kapernick hanno detto alla stampa che, secondo loro, Hayne si sarebbe guadagnato un posto in squadra per la sua abilità atletica, la sua versatilità e la sua etica del lavoro. Ebbene, è successo. Hayne non è il primo a passare da uno sport diverso alla NFL ma, da quando coach Tomsula ha annunciato che sarebbe entrato in squadra, è diventato il primo giocatore di rugby league a entrare in NFL. Hayne, ai tempi della rugby league, era solito festeggiare le mete “facendo l’aeroplanino” alla Montella, per fare un riferimento calcistico, ora invece l’Hayne Plane decollerà da San Francisco, magari dopo un touchdown realizzato su un ritorno di punt.

ERIC BERRY, IL RITORNO DALLA MALATTIA

Berry, detto anche “Fifth Dimension”, è una strepitosa strong safety che gioca per i Kansas City Chiefs e che quest’anno tornerà in campo dopo un lungo periodo di stop dovuto alla lotta con il Linfoma di Hodgkin. Dopo la partita del 20 novembre 2014 contro gli Oakland Raiders Berry ha sentito un fitto dolore al petto che si è rivelato essere la conseguenza di una massa, diagnosticata poi come il Linfoma di Hodgkin.

Berry si è sottoposto alla chemioterapia ed è riuscito a sconfiggere questo male, addirittura in tempo per tornare per il training camp. Berry ha dichiarato di aver vissuto i momenti più orribili della sua vita e che mai avrebbe immaginato che un trattamento come la chemioterapia potesse essere così estenuante. E’ impressionante sentire un’atleta abituato a superare il proprio limite, in campo e in allenamento, dire che in alcuni giorni anche gesti semplici come alzarsi dal letto potevano essere ritenuti come grandi vittorie. Berry ha dichiarato di aver provato ad allenarsi anche durante la chemioterapia ma ha anche detto di essere più volte arrivato alle lacrime quando la sua testa gli imponeva di dare il massimo ma il suo corpo si rifiutava di raggiungere certi obiettivi. Ora Berry sta bene e può giocare. Coach Andy Reid ha persino detto che “Fifth Dimension” si è presentato, contro ogni aspettativa, in grande forma al training camp e che potrebbe tornare al suo posto di titolare entro breve tempo. Non so voi ma chi scrive fa il tifo per lui.

DONNE IN NFL, SI ABBATTE IL MURO

Come detto a inizio articolo, la NFL è stata presa d’assalto dalla tempesta mediatica dovuta al comportamento di Ray Rice e gli atti di violenza verso la sua compagna ma, nonostante ciò, la NFL si è sempre mossa in prima linea per varie iniziative a difesa delle donne, una su tutte le attività messe in atto durante ottobre, il mese per la prevenzione del cancro al seno. Il colore simbolo di questa campagna è il rosa e infatti durante ogni gara giocata in ottobre i giocatori indossano accessori (polsini, tutori, ecc.) di quel colore per l’iniziativa chiamata “A Crucial Catch”, all’interno della quale vengono raccolti anche molti fondi per la ricerca e la cura del cancro al seno.

Da questa stagione 2015-16 però le donne avranno un ruolo ancora più rivelante in NFL grazie alle figura di Sarah Thomas e Jen Welter. La Thomas non è solo un’ottima ex giocatrice di basket, un’informatrice farmaceutica e la madre di tre figli, da oggi infatti è anche il primo arbitro donna a tempo pieno della NFL. La Thomas ha un curriculum di tutto rispetto visto che fu la prima donna ad arbitrare una partita di alto livello di College Football oltre che la prima ad arbitrare un bowl game collegiale. Dal 2013 era nel panorama NFL dal momento che aveva partecipato con ottimi risultati ai camp di selezione degli arbitri e, dopo aver arbitrato una gara di preseason, è finalmente arrivato il momento di entrare stabilmente nella NFL. Un dettaglio: la prima donna ad arbitrare una partita di NFL fu Shannon Eastin che però stava svolgendo un incarico temporaneo e non era a tutti gli effetti riconosciuta dalla NFL. Il suo arbitraggio infatti risale al 2012, l’anno in cui per diverse settimane gli arbitri ufficiali entrarono in sciopero e vennero sostituiti da arbitri provenienti dalla NCAA e da altre leghe minori.

Jen Welter invece ha preso posto all’interno di una franchigia, gli Arizona Cardinals, dove è entrata nel coaching staff come allenatrice dei linebacker per il periodo del training camp e la preseason. La Welter non è estranea né al mondo del football né all’arte di bruciare i traguardi: fu la prima donna a giocare per una squadra professionistica maschile (non in NFL), fu infatti running back e ritornatrice per i Texas Revolution della Indoor Football League. In seguito divenne anche la prima donna in assoluto ad allenare in una squadra professionistica assumendo il posto di allenatrice dei linebacker e dello special team proprio ai Texas Revolution. Ora, a soli 37 anni, Jen Welter è diventata la prima donna a entrare, seppur a tempo determinato, nel coaching staff di una franchigia NFL guadagnando il supporto dell’organizzazione e persino dell’imbattuto pugile Floyd Mayweather Jr. D’altronde la dottoressa Welter è anche laureata in psicologia con un master in psicologia sportiva e un dottorato di ricerca, non ci sono quindi dubbi che sappia trattare con atleti professionisti in un ambiente per certi versi maschilista come quello del football professionistico. Forse la rivedremo sulla panchina dei Cardinals durante la stagione, ma di certo possiamo dire che Jen Welter ha aperto la porta d’ingresso alle donne nel mondo delle franchigie NFL.

Welter Thomas

Questi erano solo alcuni dei temi in vista della stagione NFL 2015-16. Ce ne sarebbero molti altri, come ad esempio: riuscirà il tanto celebrato quanto criticato Johnny Manziel a guadagnarsi un posto come quarterback titolare in NFL o continuerà a essere protagonista solo nei locali notturni? Riuscirà Adrian Peterson, tra infortuni, guai legali e polemiche, a condurre i Vikings ai playoff? Riuscirà Tony Romo a non mandare per aria le partite chiave dei Dallas Cowboys? Riuscirà John Harbaugh a guidare i Baltimore Ravens all’ennesima ottima stagione nonostante l’assenza di Ray Rice? Quale franchigia verrà trasferita a Los Angeles tra gli Oakland Raider, i San Diego Chargers e i St. Louis Rams? Ora però mi fermo perché si potrebbe andare avanti per settimane. Insomma, questa stagione di NFL si prospetta particolarmente intrigante e merita di essere seguita, anzi vissuta, a pieno. Buon football.