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Il fiore del brutalismo brasiliano

Nel 1982 a San Paolo viene eretta una grande opera urbana e sociale per la città, un nuovo Landmark e polo attrattore che tutt’oggi compie il suo dovere all’interno della vita urbana della grande metropoli: l’opera del SESC –  Pompéia. La storia della realizzazione del SESC ha inizio nel 1968 quando il  Serviço Social do Comércio acquista un’area di circa 16.000 mq dove è collocata una vecchia fabbrica dismessa con l’intento di riqualificarla e destinarla ad attività socio-culturali e sportive. L’area prende vita e gli intenti trovano consenso, viene così affidata nel 1977 la ristrutturazione e l’aggiunta degli impianti sportivi all’architetto Lina Bo Bardi, figura emblematica dell’architettura modernista brasiliana. Nata (5.12.1914) e laureata a Roma la giovane architetta inizia la propria carriera allo studio milanese di Giò Ponti per poi prendere il volo transoceanico nei primi anni del dopoguerra.
Il progetto per il Sesc risulta di grande spessore culturale e sapienza architettonica già dai suoi esordi. La Bo Bardi comincia i lavori con una decisione non scontata: ristruttura la fabbrica già esistente ed opera con una rimozione delle tamponature e del superfluo che le permette di far uscire allo scoperto la pregevole qualità costruttiva dei capannoni, sorretti da un particolare sistema di travature e pilastrate Hennebique, che prende nome dal suo inventore Frenchman François Hennebique grande pioniere del calcestruzzo armato. Sotto questo stesso cielo prendono vita una biblioteca, un teatro ed un’area di atelier destinati ad attività artigianali.

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Il sistema di calcestruzzo armato Hennebique

Questo rispetto della preesistenza, valorizzazione e dialogo con essa parla di radici europee, che però l’Europa stessa ancora difficilmente aveva cura di coltivare. Parigi aveva già visto l’inaugurazione dell’intervento di Piano e Rogers del Centre Pompidou, grande opera dell’ultimo trentennio del Novecento, simbolo anch’esso di una nuova rotta rispetto ai dettami del modernismo, anch’esso portatore di idiomi industriali, ma differente nelle origini, negli intenti e nei risultati.

L’esperienza della Bo Bardi viene condotta per nove anni fino al 1986 con un costante lavoro “in situ”. L’architetto si appella costantemente dell’aiuto di collaboratori e maestranze, che portano avanti il progetto già in fase di cantiere, con alla base un canovaccio di disegni preliminari non ancora definitivi. L’opera rappresenta in questo un’esaustiva dimostrazione del modus operandi della Bo Bardi, in essa viene abilmente appianata quella che è una delle grandi questioni dell’architettura contemporanea: la separazione tra il momento ideativo del progetto e la sua effettiva realizzazione. Poche incongruenze, pochi “scarica barile” tra impresa e società di progettazione, qui è l’architetto che gestisce la fase di cantiere attraverso un serrato dialogo con le altre figure operative. Una lezione di architettura dell’artigianato che trova radici nell’Arts and Crafts di Morris.

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Lo squarcio della bucatura, foto di Nelson Kon.

Se il primo registro d’intervento è quello di un recupero della fabbrica, il secondo vede l’aggiunta di due grandi volumi a sviluppo verticale,  dedicati alle attività sportive, che rispettano la necessità di addensamento degli spazi dovuta alle dimensioni esigue del lotto. Le due strutture sono divise ma complementari l’una all’altra, in un blocco si concentrano i campi sportivi, la piscine e le palestre, nell’altro gli spogliatoi, i servizi e l’area ristoro. A connettere i due sistemi vi è la forza figurativa di grandiosi ponti, che insieme al trattamento a faccia a vista del cemento conferiscono all’immagine totale richiami della Metropolis di Fritz Lang.

SESC, i ponti; Foto di Giovanni Romagnoli
SESC, i ponti; Foto di Giovanni Romagnoli

A ritmare le grandi pareti monumentali di cemento dei due volumi vi sono su uno finestrelle rettangolari disposte in maniera irregolare, sull’altro degli squarci che ricordano le operazioni di Matta Clark, abilmente schermati da griglie regolari in legno dipinto a rosso. Infine terzo Landmark è la cisterna, un cilindro alto settanta metri ed anch’esso trattato a béton brut, che la stessa Lina dichiarerà essere un tributo al grande architetto messicano Luis Barragan. Altro attributo importantissimo di quest’opera è la capacità connettiva che ha ricreato nella vita urbana dell’area. Flussi di persone sono catalizzate dalle strade all’interno del centro, nell’ottica di una struttura aperta ad ogni età, fascia e rango sociale. L’accessibilità di questo luogo è da esempio a molte delle architetture contemporanee che vantano ipertecnologismi e che poi non riescono ad inserirsi nella città con l’efficacia che dovrebbero. Architetture costruite ai margini urbani, che calcano i confini invece di abbatterli.

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Una domenica di sole al SESC, foto di Marcelo Ferraz;
la pavimentazione in legno teck ricrea una situazione da spiaggia

Così la Bo Bardi piantò con abilità e cura il suo fiore di cemento, nel panorama di una San Paolo dove germogliava una scuola che verrà poi chiamata “del brutalismo paulista”, con a capo figure come Vilanova Artigas ed il premio Pritzker del 2006 Paulo Mendes da Rocha. In Brasile si portava avanti una ricerca verso un valore artigianale e popolare, nel rispetto del luogo – “la prima e primordiale architettura è la geografia” diceva Mendes Da Rocha – .  E’ curioso comparare queste ultime riflessioni oltreoceano con le parole di Kennet Frampton a riguardo di quelli che saranno considerati i padri del brutalismo:

“Fino ad oggi il significato di Stirling è consistito nell’irresistibile qualità del suo stile; nella brillante struttura della forma piuttosto che nel consistente perfezionamento di quegli attributi “di luogo” che determinano necessariamente la qualità della vita.”

Mondiali 2014 – Wags: la vera sfida è sugli spalti

Irina ShayK

Brasile 2014, 13 giugno: la Spagna perde rovinosamente contro l’Olanda. C’è chi rievoca la finale in Sudafrica nel 2010, c’è chi si chiede come abbia fatto Torres a mancare quella rete al 92’ che avrebbe segnato anche un bambino e chi fa sfoggio di cultura ricordando che era dal 1963 che la Spagna non subiva così tanti goal. Ma c’è anche chi pensa solo a cosa avrà detto Sara Carbonero a Iker Casillas che si è fatto beffare 5 volte.

Il 12 giugno sono iniziati i Mondiali di Calcio ma, in parallelo, c’è un’altra sfida: quella delle “Wags”, acronimo di “Wives and girlfriends of sportsmen”, le mogli e le fidanzate dei calciatori. Una volta c’era solo Victoria Beckam a splendere di luce propria. Ora le Wags si chiamano Irina, Melissa, Shakira, Sarah, Michela. Sono attrici, modelle, pop star. Fanno il tifo per i loro campioni ma non solo. Twittano quello che solo loro sanno e postano su Instagram le foto scattate dalla tribuna d’onore. È difficile capire chi possa fare più polemica e offrire retroscena interessanti. Di sicuro, Jenna Sodano (@JennaSodano), fidanzata di Giuseppe Rossi, non perderà occasione di criticare Prandelli se l’Italia dovesse andare male.

È nata anche WagsApp, un’applicazione che mostra i tweet delle compagne degli atleti e le loro foto (prese in massima parte dai loro profili sui social network) corredate da un breve profilo. Ovviamente si può anche interagire, retwittando i loro post oppure votandola come preferita.

Ma ecco chi sono le Wags più in vista di questo mondiale:

Le Spagnole. Dopo la vittoria in Sudafrica nel 2010 Iker Casillas baciò in mondovisione l’allora fidanzata, oggi moglie, Sara Carbonero, sexy giornalista di Telecinco. Ieri sera dopo la sconfitta contro l’Olanda probabilmente il clima non sarà stato lo stesso ma Sara non è l’unica wags della squadra spagnola. C’è la super top model russa Irina Shayk, compagna di Cristiano Ronaldo. Lei, 28 anni, attira così tanto l’attenzione da rischiare di offuscare la stella di Ronaldo. Lui, forse per compensare, in Brasile ha chiesto una suite con specchi riscaldati (per evitare che si appannino). Pilar Rubio neomamma e volto della televisione spagnola anche lei, è la bellissima compagna di Sergio Ramos, ma la più cliccata è l’esplosiva Shakira fidanzata di Gerard Piqué. La popstar colombiana da 70 milioni di dischi ha appena lanciato il brano La La La, dedicato ai Mondiali 2014 che sta diventando più popolare di We are one, sigla ufficiale Fifa. Un dettaglio: la cantante ha coinvolto nel video tutta la famiglia, compaiono infatti anche Piqué e il piccolo Milan.

Coleen Rooney
Coleen Rooney
Susana Werner
Susana Werner

Gioca in casa Susana Werner , 36 anni, modella e attrice. 16 anni fa durante i Mondiali in Francia era la fotografatissima fidanzata del bomber del Brasile Ronaldo, oggi è la moglie del portiere brasiliano Julio César. Nata a Rio de Janeiro è una veterana del calcio e si muove con disinvoltura tra gli spalti. Presente anche Alex Curran, la bionda e stilosa fashion editor del Daily Mirror moglie di Steven Gerrard, e Sarah Brandner, moglie del calciatore tedesco Bastian Schweinsteiger, eletta una delle donne più belle della Germania.

Da tenere d’occhio anche  Coleen Rooney, unica tra le wags a portare il cognome da sposata. Ha conosciuto il marito Wayne, attaccante della nazionale inglese, quando aveva 12 anni. L’anno scorso, mentre era incinta del secondo figlio lui l’ha tradita con una escort e i tabloid ne hanno parlato per mesi. Coleen ora ritorna sulla scena: ha perdonato il marito e ha disegnato una sua linea di costumi da bagno per il sito di shopping inglese Littlewoods.

Le italiane. Proprio con la grintosa Coleen si dovranno scontrare le Wags italiane. Partiamo dalla bellissima neomamma Melissa Satta che seguirà il suo Boateng con il Ghana, ma avrà il cuore da tifosa diviso a metà. E ancora la riservatissima Sarah Felberbaum con Daniele De Rossi e Valentina Baldini con Andrea Pirlo. Michela Quattrociocche, accompagnerà il marito Aquilani che avrà un motivo in più per dare il meglio di sé: la moglie, infatti, è incinta. Chissà che sugli spalti non spunti anche Ilaria D’Amico, la giornalista è in Brasile con Sky Sport per seguire gli Azzurri ma si vocifera che ne seguirà da vicino uno ( il numero uno..).

BRASIL 2014 – L’immenso interrogativo

Parlare della Coppa del Mondo di Calcio, un tempo Coppa Rimet, significa pensare alle pagine scritte, volenti o meno, da questo evento nelle nostre vite. Parlare della Coppa del Mondo di Calcio significa necessariamente analizzare il Brasile. Questo poiché la Seleção Brasileira de Futebol detiene il maggior numero di titoli vinti in tal manifestazione sportiva. A maggior ragione quest’anno per poter analizzare l’importanza di un evento sportivo seguito da tre miliardi di persone è necessario parlare del Brasile. Ciò perché la ventesima edizione della FIFA World Cup  è stata organizzata ed è attualmente ospitata in Brasile. Tenendo fede all’intento di analizzare sempre le manifestazioni collettive globali attraverso la lente geopolitica e economica bisogna soffermarsi sul nesso tra politica internazionale ed eventi sportivi. Questo nesso prende spunto dal presupposto che tutte le grandi manifestazioni sportive sono e saranno sempre una vetrina per segnare il periodo storico sigillandolo con il nome della potenza di turno. Lo comprese Henry Kissinger, che volle fortissimamente l’edizione della FIFA World Cup di Usa’94. Lo ha compreso recentemente l’Emirato del Qatar che, secondo un’indagine internazionale al vaglio dell’organo centrale della FIFA a Ginevra, pur di vedersi assegnata l’edizione del 2022 avrebbe corrotto decine di membri.Eppure, come nell’Antico Testamento, tutti sanno che al mondiale di calcio Davide può battere Golia. Ma, questo solo nel calcio e in campo di guerra aperta.

BRASILE & BRICS – L’acronimo BRICS è apparso per la prima volta nel 2001 in una relazione della banca d’investimento Goldman Sachs, a cura di Jim O’Neill, la quale spiegava che i cinque paesi avrebbero dominato l’economia mondiale almeno fino al 2050. A dimostrazione del teorema organizzazione evento sportivo similare a dimostrazione di potenza vi è la risultante che le tre edizioni degli “Anni ’10” sono e saranno organizzate da tutti paesi appartenenti all’acronimo BRICS. Rispettivamente le tre edizioni della FIFA World Cup sono state ospitate o lo saranno rispettivamente dal Sud Africa (2010), Brasile (2014) e Russia (2018). A questo elemento va aggiunto che due delle edizioni delle Olimpiadi sono state spartite dall’appena conclusasi Sochi in Russia e dal Brasile con Rio de Jainero. Questo a dimostrazione che l’affermarsi nello scacchiere delle super potenze globali passa necessariamente dall’organizzazioni di tali manifestazioni sportive.Il Brasile comprese già dal 2001, durante la crisi finanziaria e monetaria dell’Argentina, che il XXI secolo sarebbe divenuto il momento in cui affermarsi come forza principale dell’America del Sud. E così nel decennio di sua massima espansione, segnato a differenza degli Europei e il loro attuale TTIP dalla rinascita non allineata agli Stati Uniti d’America con il Mercosur, si vide assegnate l’organizzazione della FIFA World Cup del 2014 e dei Giochi Olimpici Estivi del 2016. Come a dire che in America Latina per poter avere relazioni diplomatiche e commerciali bisogna avere come interlocutore di garanzia il paese che diede i natali al James Joyce sudamericano ossia João Guimarães Rosa.

IL BRASILE TRA POVERTA’ E GLORIA – Quando si analizza il Brasile il pensiero va immediatamente alle “Favelas” e al tema della povertà. Ciò perché, nell’era della globalizzazione inagurata nel 1995 dal Fondo Monetario Internazionale, la crescita economico finanziaria non corrisponde a maggior benessere sociale. Eppure, quando gi indicatori economici lo permettono necessariamente gli Stati devono apportare modifiche e pretendere l’organizzazione di eventi sportivi per imporre il proprio ruolo come leader nel quadro internazionale. Concezione machiavelliana che si scontra con l’esigenze interne di maggior uguaglianza e di crescita anche nei diritti. Infatti, da un anno per le strade delle maggiori città brasiliane la gente protesta, mentre la Polizia risponde troppo spesso con il fuoco. Il motivo di tale proteste risiede nello sperpero di denaro pubblico operato dalle autorità brasiliane nell’organizzazione della FIFA World Cup 2014, questa sarà l’edizione più cara di sempre. Analizzando i numeri si comprende che oltre 25 miliardi e mezzo di reais (8 miliardi di euro) destinati – secondo i progetti iniziali del governo brasiliano – alla fabbricazione/manutenzione dei 12 stadi e al miglioramento delle infrastrutture per un paese in cui il reddito medio di una persona comune si aggira intorno ai 60 euro mensili sono uno sperpero. Infatti, nel paese dove un insegnante guadagna 700 euro mensili,difficilmente il nuovo stadio del Sport Club Corinthians Paulista a San Paolo con il costo record di 392 mln d’euro verrà facilmente accettato da chi mensilmente ne guadagna quanto sessanta. Ma, in questo caso si parla della necessità di dotare di uno stadio proprio il club paulista che per coincidenza è la squadra del cuore dell’ex Presidente e  tutt’ora leader carismatico del Brasile ossia Luiz Inácio da Silva detto Lula e mentore dell’attuale Presidente Dilma Roussef. In un paese dove l’assistenza sanitaria è similare a quella degli Stati Uniti d’America pre Obamacare, spendere il triplo del budget dell’organizzazione di Germania 2006 è quanto mai una mossa di dubbia efficacia, anche alla luce del successo di tale edizione. Le autorità si difendono dicendo che seguiranno a tale manifestazion 3,6 milioni di posti di lavoro e la crescita si manterrà nel tempo. Ma, lascio a voi alcuni indicatori storici, Nel 1994 il Pil statunitense aumentò dell’1,4%, nel 1998 in Francia fece segnare +1,3% e nel 2002 si ebbe crescita in Corea del Sud (+3,1%) e calo in Giappone (-0,3%). Insomma il successo non è assicurato e, forse, anche per questo il popolo brasiliano è diviso e sempre più scettico.

Streetart Brasile

Restano gli interrogativi sull’utilità non nell’organizzare una manifestazione planetaria quale la FIFA World Cup, bensì negli eccessivi sprechi di budget di tale edizione. In un paese ove trequarti della popolazione non potrebbero permettersi neanche in un anno il costo del più infimo dei posti della fase finale è allucinante spendere quanto due manovre finanziarie italiane. In un paese dove esistono città grandi quanto l’Umbria (Sao Paulo) non ci si può permettere che vivano milioni di persone nella povertà più assoluta ossia nelle famigerate Favelas. Ai brasiliani non resterà che sognare grazie al campo di calcio e alla Seleção, con un andamento nei pensieri simile a quello delle gambe di Garrincha (sei centimetri di sbilanciamento tra le due gambe). Uno sbilanciamento diviso tra voglia di conquistare la sesta Coppa del Mondo e quello di arrivare ad un pasto il giorno seguente la partita. Ed ora, dopo sperperi e considerazioni economico politiche, che la festa abbia inizio!