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No one knew what would happen there, no one spoke, no one even dared

Non avevo mai visto un film di Denis Villeneuve prima della scorsa settimana e nonostante fossi decisamente in vena di un thrillerone massiccio non mi aspettavo assolutamente di godermi Prisoners quanto me lo sono goduto. Trattasi per l’appunto di un thriller piuttosto classico, decisamente in grado di produrre momenti di notevole tensione e di tenere lo spettatore costantemente interessato nell’intreccio poliziesco, ma allo stesso tempo Prisoners è un film realizzato con una straordinaria classe registica e un approccio alla sceneggiatura non raffinato ma abbastanza fuori dagli schemi da riuscire nell’intento di spiazzare lo spettatore quel tanto che basta per coglierlo con la guardia abbassata quando conta.
La storia è quella di un padre di famiglia che si vede rapire la figlia ancora bambina e del poliziotto assegnato all’indagine. Il burbero pater familias interpretato da un efficace Hugh Jackman finirà con l’essere una figura meno centrale di quanto la premessa possa lasciar presumere, questo più che altro perchè il film fa del tutto a meno di un protagonista ben definito ed evita di dare troppo spazio al lato “sentimentale” della vicenda, mostrando più che altro l’effetto distruttivo che il rapimento ha sulla vita di tutti i coinvolti. Questo approccio freddo e un po’ cinico viene però ben dosato e Prisoners non risulta mai uno pseudo-exposè sulla violenza della middle-class o una pallosa cautionary tale, in parte anche grazie al semplice piacere cinefilo suscitato dalla maestria fotografica che sul film viene riversata con generosità. Sotto questo punto di vista regista e DOP non inventano certo la ruota, ma è raro vedere un film a Hollywood che così fermamente si rifiuta di retrocedere in una rassicurante mediocrità, e la semplice “qualità” che trasuda da Prisoners lo eleva al di sopra dell’aridità scandalistica in cui così facilmente sarebbe potuto ricadere.
Un altro aspetto che mi ha favorevolmente impressionato è come la pellicola tiene insieme varie tendenze comuni a molti film di questo tipo trovando quasi sempre un compromesso che sia se non altro funzionale. Il finale per esempio, fa capire senza margini di ambiguità chi ha fatto cosa senza per questo diluire l’esperienza con didascaliche ricostruzioni degli eventi o delle motivazioni dei personaggi, e recide il filo della storia in un punto che ovviamente non risponderà mai a tutte le domande possibili ma cauterizza sufficientemente le ferite e non si dilunga nel farlo. Molti film si mettono da soli i bastoni tra le ruote nel tentativo di far quadrare i conti, ed è un piacere guardare un film che senza uscire nemmeno troppo dal seminato riesce nell’impresa anche con una certa dose di eleganza.
In definitiva Prisoners è un film potente; vecchio stampo sotto certi punti di vista, ma pensatamente coraggioso e inusuale sotto altri, certamente una delle migliori scelte che avete se volete passare una serata al buio davanti ad uno schermo in questo periodo.