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Recensione di Loving di Jeff Nichols

Per questo film Ruth Negga è stata candidata all’Oscar come migliore attrice protagonista. Ecco la recensione di Loving, scritto e diretto da Jeff Nichols

Serviva un altro film sulle battaglie civili degli afroamericani negli Anni ’50? Probabilmente no, ma ci sono storie che meritano di essere raccontate.

E’ il caso della vicenda di Richard e Mildred Loving, lui bianco lei nera, che nel 1958 hanno sfidato lo stato della Virginia prima e la Corte Suprema degli Stati Uniti poi per far valere il loro diritto, e il diritto di tutti, ai matrimoni interraziali. Una storia d’amore che ha colpito anche il regista Jeff Nichols. Ne ha fatto un film il cui titolo non poteva essere che Loving.

 “Ero in viaggio per lavoro e mi è capitato di vedere il trailer del documentario sui Loving, Loving vs. Virginia – ha raccontato il regista – Ho pianto così tanto che l’ho inviato anche a mia moglie. Dopo un po’ mi ha scritto una mail dicendo: ‘Ti amo, ma se non fai un film su questa storia chiedo il divorzio'”.

In origine il protagonista doveva essere Matthew McConaughey, nato in Texas, nel sud degli Stati Uniti quindi come i coniugi Loving, poi però sulla fedeltà geografica ha prevalso la fedeltà fisica e così Richard ha il volto dell’australiano Joel Edgerton, e Mildred è Ruth Negga, irlandese di origini etiopi. Ha spiegato Nichols, originario dell’Arkansas: “Al cinema tutte le persone del Sud vengono fatte parlare come se fossero appena uscite da una pièce di Tennessee Williams, ma in realtà non tutti provengono dal Mississipi. Allora ho capito che per me aveva più senso scegliere gli attori giusti, anche stranieri, e compiere con loro un percorso che comprendeva un lavoro accurato. Ruth Negga è stata la prima attrice a essere sottoposta a provino ed è stata incredibile”. Per l’attrice di 12 anni schiavo e Warcraft avere la parte era diventata una questione di vita o di morte: “Chiamavo il mio agente tutti i giorni! Mi sono documentata sulla vita di Mildred per due anni. E’ stata la più bella esperienza lavorativa della mia vita”.

Loving racconta un tema a cui il cinema si è ampiamente interessato, saggia per questo la scelta di Jeff Nichols di mantenere l’obiettivo stretto sui due protagonisti, sulla loro quotidianità e sulla forza del loro amore piuttosto che sul contesto dell’America delle segregazioni. L’abominio delle discriminazioni traspare così con molta più forza dalla rappresentazione della normalità della vita di coppia di un uomo bianco e una donna nera che si devono scontrare con le leggi dello stato della Virginia piuttosto che dalla rappresentazione trita delle persecuzioni e dei soprusi dei padroni nelle piantagioni.

“Spero che questo film possa far riflettere sulla durezza di questi problemi e su come le decisioni di qualcuno si riflettano sugli altri”, ha detto il regista durante la conferenza stampa dopo la proiezione del film. “E’ importante raccontare la storia della semplicità di questa coppia. Penso che sia una delle storie d’amore più pure d’America”.

Recensioni e voti

Oggi voglio parlare di una questione che potrebbe essere venuta in mente al mio amico immaginario che legge regolarmente i miei post, ossia la mancanza di voti dalle mie recensioni, se così le vogliamo chiamare. É una questione a cui ho dedicato più riflessione di quanto sia probabilmente necessario e sebbene sia un capitolo archiviato nel mio cervello, spiegare le mie ragioni può essere d’aiuto per chiunque fosse interessato a contestualizzare quello che scrivo. Partiamo dal presupposto che, se non altro per miei scopi ricreativi, vorrei davvero molto essere in grado di appioppare gioiosamente numeretti a destra e a manca. Parafrasando il capobastone sono un nerd archiviatore di prima categoria e traggo un sollazzo difficilmente spiegabile dall’onanistica attività di creare e riempire cassetti mentali di varie forme e funzionalità. Potete fidarvi se vi dico che per anni ho cercato, tramite varie piattaforme internettistiche, di elaborare un sistema di valutazione per film, dischi e quant’altro che non mi facesse impazzire ogni volta che riguardassi le vecchie valutazioni, ma mi sono rassegnato all’impossibilità di raggiungere un equilibrio soddisfacente senza piombare in una paranoia ossessivo-compulsiva che peraltro non mi è propria in nessun altro campo.

Dovendo cercare di spiegarmi ad un pubblico di lettori potenzialmente interessati a quello che ho da dire riguardo un film, la questione si ripropone in maniera un po’ più pragmatica perchè in effetti avere un quantificatore che possa riassumere indicativamente il livello di gradimento di una certa pellicola può essere utile per stabilire quantomeno un primo contatto con il lettore (tanto lo sappiamo tutti che il voto è la prima cosa che si legge). Certo, in alcuni casi cercare di riassumere in un singolo carattere quella che dovrebbe essere un’analisi magari anche approfondita potrebbe essere svilente, ma visto che il tipo di articoli che solitamente propongo sono più compatti e schematici lo strumento si adatterebbe anche bene alla mia “attività”.

Il problema che l’approccio mi crea non è quindi tanto nell’elaborazione della mia opinione o nel conciliare articolo e voto, quanto nel fatto che sedersi a vedere un film con l’idea di dover assegnare un quantificatore numerico al mio apprezzamento influenza negativamente la mia esperienza di spettatore. Improvvisamente il mio cervello si affolla di cifre e invece di pensare “che bella inquadratura” comincio a pensare “7.5, anzi no, 7”, il che oltre ad essere fastidioso per me in prima persona credo mi impedisca di articolare anche quel minimo di pensiero descrittivo e analitico che mi sforzo di profondere in quello che scrivo.

Riassumere e sintetizzare è sicuramente utile e sono il primo a cercare di orientare ciò che scrivo in quella direzione, ma non al costo della mia sanità mentale o del godimento di ciò che guardo, che poi è quello che cerco di trasmettere su queste pagine virtuali.