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Isis + Islam = Disinformazione

Come se non ci fosse già abbastanza isteria per le decapitazioni e le barbarie dello Stato Islamico, un grandissimo esempio di disinformazione programmata è stato mandato in onda in prima serata su La7 nel talk show Piazza Pulita. Senza che ovviamente quasi nessuno, eccezion fatta per Francesco Lozzi de Gli stati generali che ha segnalato il caso e successivamente Striscia la Notizia, abbia avuto da ridire niente.

Dicevamo di Piazza Pulita. La puntata di lunedì 16 febbraio ha avuto come tema principale la crisi libica. Crisi che, per la verità, dura da molto tempo ma della quale sembriamo esserci accorti solo ora. Al sessantunesimo minuto della puntata Corrado Formigli lancia un contributo video così:«L’agenzia GC Communication ci ha segnalato questo frammento, questo video che viene dalla Tunisia. La Tunisia la possiamo forse considerare il paese forse più vicino a noi da un punto di vista geografico, un paese dove c’è un governo laico…». Dopo qualche secondo, con sapiente uso del mezzo televisivo, Formigli lancia il video con tono tanto improvviso, quanto drammatico. Nel contributo si vede una manifestazione svoltasi a Tunisi piena di uomini bendati che intonano cori inneggianti all’applicazione della Sharia di Allah. Si rientra in studio e prima di lanciare la pubblicità, Formigli chiarisce il contenuto del video:«Queste immagini sono state caricate adesso, diciamo, qualche giorno fa, sono comunque relativamente recenti, sicuramente recenti e riguardano una manifestazione ISIS in Tunisia.» Era difficile accumulare tante falsità in così poche parole, ma bisogna ammettere che il conduttore di Piazza Pulita si è davvero superato. Andiamo per ordine e procediamo per punti:

1)      Le immagini che ritraggono la “manifestazione di qualche giorno fa” sono stranamente identiche a quelle di un video che è tutt’oggi possibile vedere su Youtube. Peccato che il video in questione sia stato caricato il 26 marzo 2012 e non “qualche giorno fa”.

2)      Se il video risale al marzo del 2012 non si tratta di alcuna “manifestazione ISIS”, ma più verosimilmente di una dimostrazione di altre associazioni islamiste salafite, giacché all’epoca dello Stato Islamico non si aveva la benché minima menzione, almeno in Nord Africa.

3)      Il fatto che vi siano bandiere nere uguali a quelle che utilizza l’ISIS non vuol dire che quelle stesse bandiere siano state create dallo Stato Islamico. A ben vedere su quelle bandiere vi è scritto “shahāda”, ossia la testimonianza con cui ogni credente dichiara di credere in un solo Dio. Piuttosto è l’Isis che si è appropriato di quelle bandiere, non il contrario.

4)      Perché celare la data del video? Se è stato fatto apposta è lecito pensare che vi sia della malafede da parte di trasmissioni come Piazza Pulita alla ricerca di soddisfare dati auditel così bulimici da inghiottire in un sol boccone le notizie vere. Se l’errore è stato dovuto ad una svista, la situazione non migliora: anzi, ogni pseudo giornalista di questo mondo dovrebbe controllare le fonti dalle quali attinge. Non basta pulirsi la coscienza dicendo che questo video “ci è stato segnalato dall’agenzia GC Communications”.

5)      Ancor più vergognoso è che nella puntata della settimana successiva (come è possibile vedere nel video) Formigli, invece di ammettere l’errore e di scusarsi con i telespettatori, abbia la faccia tosta di dichiarare che lui aveva detto “relativamente recente” e che – bontà sua – lasciava agli spettatori decidere se un video del marzo 2012 era più o meno recente. Tralasciando volutamente che nella puntata precedente aveva detto chiaro e tondo che il video era di “qualche giorno fa” e che ritraeva una “manifestazione Isis”.

Ovviamente con queste affermazioni non si vuole negare la natura e la gravità del fenomeno del terrorismo islamico; si vuole però condannare lo spettacolo mediatico che ci si vuole costruire sopra, la ricerca continua del sensazionalismo a scapito della corretta informazione da dare ai lettori e ai telespettatori, la distruzione sistematica di tutto ciò che ha a che fare con l’Islam e i musulmani

Non è corretto presentare uno squilibrato che afferma che la Terra è ferma ed è il Sole che gli gira attorno come il “teologo dell’Islam”, ossia come di un sapiente che rappresenta e che parla a nome dell’intera “oscurantista” religione islamica. O meglio, si può fare, a condizione che si relativizzi e si ricordi anche di quando un certo cardinale di nome Joseph Ratzinger (quando ancora non era Papa) descriveva la saga di Harry Potter portatrice di «subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo profondamente la cristianità dell’anima, prima che possa crescere propriamente». Nella grancassa mediatica corrente, però, non fa notizia fare distinguo, ricordare gli scivoloni dialettici di importanti rappresentanti del cattolicesimo; perciò non ci si ricorda neanche di quando il vescovo emerito di Grosseto, Monsignor Giacomo Babini, al tema dell’omosessualità dedicava sobrie ed equilibrate riflessioni come la seguente:«Mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. [,,,] Cosa dovrebbero fare i gay? Pentirsi di questo orribile difetto». Le parole del Monsignore non si facevano più gentili nei confronti dell’Islam:«È una religione violenta ed anticristiana e distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso. L’Islam é unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni islamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall’Islam, prima di essere colonizzati».

Queste dichiarazioni sono assolutamente esecrabili e molti quotidiani le evidenziarono in negativo. Eppure nessuno scrisse e fece passare il messaggio che Monsignor Babini parlava a nome e in rappresentanza dell’intera comunità cattolico-cristiana mondiale. E la spiegazione è presto detta; non c’era l’interesse mediatico a farlo. Invece, ora che i video del terrorismo islamico sono in alta definizione e sono riproposti a rete unificate manco si trattasse del discorso di fine anno del Presidente della Repubblica, vi è un’evidente intenzionalità nel seminare il panico tra le persone. Lo scopo neanche troppo nascosto è quello di far passare il messaggio che è semplicemente impossibile parlare di dialogo tra culture se “gli arabi islamico-estremisti smentiscono persino le teorie scientifiche di Galileo Galilei”; e pazienza se a costringere ad abiurare Galileo fu la Santa Inquisizione e non l’applicazione della Sharia Islamica. La dichiarazione di uno diventa il pensiero di tutti: è così semplice e così maledettamente riproposta la ricetta mediatica dello “scontro di civiltà”.

E a proposito di stampa, ci si aspetterebbe che almeno su un tema delicato come quello della crisi libica si agisca con prudenza. Neanche per sogno! Così subito il circolo mediatico ((Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa su tutti) rilancia la notizia di fantomatiche incursioni egiziane in territorio libico via terra che avrebbero portato all’uccisione di 155 miliziani e all’arresto di altri 55. Peccato che poi Raffaella Menichini di Repubblica, in risposta ad un tweet della giornalista di Radio Popolare Laura Cappon che aveva chiarito come il portavoce dell’esercito egiziano le avesse comunicato che non vi era stata alcuna offensiva terrestre, sia costretta ad ammettere (solo su Twitter) che il quotidiano di Largo Fochetti si sia affidato solo alle agenzie di stampa. “Errore grave”. Eh sì, errore grave. Intanto ormai la notizia ha fatto il giro di tutte le redazioni ed è stata irrimediabilmente spacciata come vera.

Cappon Menichini

Sempre per rimanere in casa, non è di migliore qualità la bufala rilanciata da un settimanale (solitamente serio) come l’Espresso, che ha rilanciato la notizia di due “presunti terroristi islamici, forse di nazionalità libica” presenti nel territorio romano. Peccato solo che il giorno dopo Aska News, abbia fatto quello che tutti i giornalisti dovrebbero fare, ossia verificare le fonti, e abbia contattato il Comando provinciale dei carabinieri, che ha fatto sapere come «l’identikit diffuso dall’Espresso riguarda due giovani di cui non si conosce né la nazionalità né l’identità. Nei giorni scorsi si erano recati presso un’armeria di Roma e avevano chiesto informazioni sui prezzi di giubbotti antiproiettili e visori notturni, allontanandosi poi dal negozio senza acquistare nulla. La vicenda è stata appresa dai carabinieri di zona che si sono attivati per cercare di identificarli. Si sono fatti descrivere come erano fatti e quindi hanno diffuso alle pattuglie della zona questo identikit, ma i due non sono stati mai trovati e non sono stati mai identificati con un documento. Al momento, dunque, non c’è nessun elemento per collegare l’accaduto al terrorismo internazionale, ma stiamo facendo tutti gli accertamenti del caso». Inutile aggiungere che se si cerca la notizia sul sito dell’Espresso campeggia ancora la sigla “ESCLUSIVO” e non vi è una riga di smentita sull’allarme erroneamente procurato.

Ma anche a questo c’è probabilmente un perché. Bisognava alimentare il teatrino mediatico del tanto pubblicizzato tweet dell’Isis “Stiamo arrivando a Roma”, che l’Huffington Post rilancia a caratteri cubitali sulla propria Home Page. Anche qui, controllare le fonti richiedeva troppo sforzo: la notizia è stata battuta da Rita Katz dell’organizzazione for-profit Site, ascoltata scientemente dai nostri media manco fosse la Bibbia. Della signora in questione un interessante profilo del The New Yorker (risalente a ben nove anni fa) riportava di una sua certa ossessione a costruire trame che non stavano in piedi, come quando pubblicizzò un manuale che consigliava di utilizzare il Botulino in caso di attacchi terroristici, tesi improbabile, puntualmente smentita dagli esperti. Per non parlare del fatto che la signora Katz non risponde mai ai chiarimenti chiesti dagli utenti sulle notizie che rilascia; non lo ha fatto neanche quando Fabio Chiusi di Wired le ha chiesto quanti account ricollegabili all’Isis avevano effettivamente minacciato di poter arrivare a Roma.

Rita Katz - Fabio Chiusi

Il tweet originale è stato poi ritwittato solamente 18 volte da quindici utenti. Non proprio una propagazione virale da poter giustificare un tale allarmismo. Eppure se si vanno a rileggere gli articoli e i titoli comparsi quei giorni nei nostri maggiori organi di informazione si ha la sensazione di un attacco ormai imminente. Episodi come questo sono allarmanti e fanno riflettere (prima ancora che sulle minacce dell’Isis) sullo stato della nostra informazione. Possibile che i maggiori quotidiani italiani non si possano prendere la briga di controllare da dove provengano davvero gli avvertimenti rilanciati in pompa magna dal Site? Se anche un cittadino comune (come il sottoscritto) è in grado di andarsi a ricercare l’articolo del New Yorker del 2006, dovrebbe essere quanto meno possibile anche per i professionisti dell’informazione.

In tutta questa fantastica letteratura si è aggiunta anche la notizia riportata su tutti i media del presunto italiano tra le fila dell’Isis che avrebbe detto (in un video con la voce fuoricampo) “Yalla, yalla, piano, piano”. La notizia viene rilanciata e si propaga rapidamente: è la prima “prova” filmata di un italiano tra le fila dell’Isis. Solo dopo, quando ormai la maggior parte della persone si è ormai messa in testa che l’operatore dell’Isis fosse italiano, ci si è incominciati ad interrogare sul fatto che forse la voce che si sente in sottofondo non dice propriamente “piano, piano”, ma bensì “Ya rab”, che in arabo vuol dire “O padrone” (invocazione che si riferisce a Dio).

Tutto questo andrebbe sottolineato e correttamente riportato ai lettori se il vero scopo fosse quello di dare un’informazione corretta, che non speculi su argomenti così delicati come il terrorismo e il radicalismo religioso. Un’informazione che non cerchi il sensazionalismo e l’allarmismo ad ogni costo, ma che si preponga davvero di mettere la narrazione del fatto (qualora vi fosse) al centro dei propri obiettivi. È senz’altro vero che la realtà è spesso interpretabile e mai in un solo senso; quest’ultimo aspetto, però, non dovrebbe servire come pretesto per tralasciare o equivocare – per ignoranza, o peggio, per pigrizia – particolari fondamentali per l’interpretazione corretta di una notizia. Se invece i fatti non sono correttamente contestualizzati di proposito, allora sarebbe meglio che si dicesse chiaro e tondo:«Vogliamo a tutti i costi perseguire lo scontro di civiltà!». Almeno i lettori ne sarebbero consapevoli e potrebbero comprendere che in questo scontro di civiltà (o presunto tale), di incivile c’è, in primis, proprio gran parte della stampa.

D’altronde, dovremmo stare tranquilli: secondo quanto dichiarato con raro sprezzo del ridicolo da tal Davide Bellomo  in un’intervista al Tempo, il temibile leader dell’ISIS, Abu Bakr al Baghdadi, è in realtà un trafficone alcolizzato (per giunta gay). Perciò niente paura: il nemico non dovrebbe essere così invincibile, no?

Cartesio: tra credenza e ateismo.

Il giorno 24 settembre 2014 è avvenuto un importante incontro tra l’attuale pontefice Francesco e il direttore della Repubblica, Eugenio Scalfari. Tra i grandi spunti che questo incontro ci ha regalato oggi mi vorrei soffermare in modo dettagliato su un episodio che Scalfari volle raccontare al Papa e che ha cambiato il suo modo di pensare.
Scalfari disse:

Frans_Hals_-_Portret_van_René_Descartes[…] Lessi, tra gli altri testi di filosofia che studiavamo, il “Discorso sul metodo” di Descartes e rimasi colpito dalla frase, ormai diventata un’icona, “Penso, dunque sono”. L’io divenne così la base dell’esistenza umana, la sede autonoma del pensiero. […] aveva posto il fondamento d’una visione del tutto diversa e a me accadde di incamminarmi in quel percorso che poi, corroborato da altre letture, mi ha portato a tutt’altra sponda.

 

È Interessante che Scalfari nel suo dialogo citasse proprio questo filosofo francese e la sua opera “Discorso sul metodo”. Infatti tutti gli studiosi, e come dice lo stesso Papa, non possono affermare che Cartesio rinneghi l’esistenza di Dio, ma il contrario. Per capire meglio, lasciamo da parte il “Discorso sul metodo” e  prendiamo come riferimento un’altra opera dell’illustre filosofo, cioè le “Meditazioni metafisiche”, e cerchiamo di capire perché il pontefice rispose con sicurezza in questo modo:«Descartes tuttavia non ha mai rinnegato la fede del Dio trascendente».Sappiamo bene che le “Meditazioni Metafisiche” sono composte da sei meditazioni, e noi prenderemo in considerazione soltanto due di esse, non perché le altre siano meno importanti, ma solo per il fatto che in quelle si trova la risposta all’affermazione del pontefice. Cartesio nella terza e quinta meditazione cerca razionalmente l’esistenza di Dio postulando tre prove, due nella terza e una nella quinta. Cartesio nella terza meditazione afferma che ancora non sa “[…] con certezza se un Dio ci sia […]” (Cartesio, Meditazioni Metafisiche, Edizioni Bompiani, 185 [D’ora in poi citerò quest’opera indicandola con MM]). Infatti precedentemente aveva postulato l’esistenza di un Genio maligno, ma se affermiamo che esiste un Dio buono, non ci può ingannare. Ecco che subito emerge il vero problema della terza e quinta meditazione: Cartesio vuole affermare razionalmente l’esistenza di Dio che non ci inganna. Per farla breve troviamo nella terza meditazione due delle tre prove:

1)  “Con il termine Dio intendo una certa sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente, e dalla quale tanto io stesso, e quanto tutto il resto – se dall’altro esiste – è stato creato” (MM, 203).In altre parole, l’idea di Dio non è contenuta in me, che sono finito, ma  esiste fuori di me una sostanza che è in atto infinita. La domanda di fondo a questo problema è: Come fa l’infinito a stare dentro il finito? Cartesio lo risolve affermando che l’idea di Infinito è antecedente rispetto a quella di finito, e non si potrebbe avere l’idea del finito, imperfetto, se prima non si avesse quella di infinito, perfetto.

2) Parte dal chiedersi quale è la causa della sua esistenza. Cartesio esclude che sia egli stesso la causa, che io sia eterno, o che sia stato prodotto semplicemente dai suoi genitori, quindi sicuramente una causa inferiore a Dio, conclude affermando che Dio esiste ed ha causato la sua esistenza. Dopo aver classificato le idee in  innate, avventizie e fittizie, cioè le prime connaturate, le seconde sono idee prodotte dalle cose esteriori mentre le ultime sono inventate o prodotte dal soggetto giudicante. Dio non può essere un idea fittizia poiché sarei io la causa di Dio, solito discorso per le avventizie in quanto la causa di Dio sarebbero le cose esteriori, non di rimangono che le innate.

Mentre l’ultima prova la troviamo nella quinta meditazione: se prima Cartesio ha dimostrato l’esistenza di Dio sul piano causale, ora, nella quinta ci muoviamo su un piano puramente ontologico, e per far questo utilizziamo come esempio i concetti matematici a cui appartengono necessariamente alcune proprietà; analogamente al concetto di essenza di Dio appartengono per necessità tutte le perfezioni, tra cui l’esistenza. Perciò Cartesio conclude che Dio esista necessariamente e l’essenza di Dio implica la sua esistenza “e ha tutte le perfezioni” (cfr. MM,247) .

Come ho voluto far notare, Cartesio non ha voluto negare l’esistenza di Dio, che sia un Dio Cristiano o no; lo afferma pure il pontefice “E io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio”. Perciò non saprei dire l’interpretazione che ha dato Scalfari alle opere di Cartesio, ma posso dire e affermare che Cartesio non ha voluto negare Dio ma anzi provarlo razionalmente. Per concludere Cartesio crea tanti dubbi in noi quando leggiamo o meditiamo sulle sue opere, soprattutto quando leggiamo le parti sull’esistenza o la necessità di un essere superiore a noi, nonostante lui voglia provare, con tutti i suoi mezzi,  questa esistenza ci insinua quel dubbio dal quale solo un lettore attento riesce ad uscire.

Le parti in grassetto sono tratte dall’articolo della Repubblica pubblicato il 1 Ottobre 2013 e lo potete trovare in questo link