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L’uomo artigiano. Fornasetti e l’Altemps

Fornasetti, Citazioni pratiche, Palazzo Altemps, Roma

 

Fare è pensare.

Esistono numerosi aspetti, secondo il sociologo Richard Sennett, che indicano come il futuro evolutivo dell’uomo abbia bisogno di tornare ad una condizione artigianale del fare. L’artigianato, inteso come maestria, non è una definizione legata ad uno specifico mestiere, ma all’attitudine che un uomo ha mentre fa e realizza se stesso attraverso il proprio lavoro.

Le citazioni pratiche esposte fino al 6 Maggio nella monografica su Fornasetti al Palazzo Altemps di Roma, fioriscono tutte da un principio fondamentale: ogni opera è disegnata, la mano esprime, misura e produce, nel ritmo temporale che è proprio dell’artigiano. Un ritmo lento e necessario all’apprendimento tacito, esplicito e nuovamente tacito di cui ci parla Sennett nelle sue “mani per pensare”. In Piero non vi è virtualità e distanza dalla materia, non vi può essere, così il Fornasetti di oggi non può prescindere dal disegno a mano.

E’ interessante vedere come nascevano  gli oggetti di Ponti e di Fornasetti, soprattutto per la semplicità con cui nascevano. Ad uno dei due veniva un’idea, si telefonavano, si trovavano magari dal falegname e sulla base di schizzi, piccoli progetti creavano degli oggetti assolutamente unici. E’ difficile identificare mio padre con parole che si usano molto oggi tipo designer, editore o cose del genere. Lui si sarebbe definito un rinascimentale. Barnaba Fornasetti [1]

Dentro alla gloria dell’edificio storico romano, in dialogo con le magniloquenti opere dell’antichità, si distribuiscono i numerosissimi oggetti d’arte del fantasioso disegnatore. La didascalia è quasi assente, se non per alcune citazioni aleatorie mescolate nelle sale. Le opere sono lasciate cinguettar da sole la loro eterea e florida natura raffinatamente graziosa. Il busto di Polifemo annega in un muro ben popolato di pesci e la scuola romana dei gatti di Piazza Argentina  s’accovaccia, rivestita di ceramica, sulle rovine della Sala della Torre. Ma l’idea di far abitare l’Altemps dal quotidiano fornasettiano raggiunge un apice eroico nella sala del Galata suicida, là dove lo slancio verticale dei quattro veli di Follia pratica si aggiunge a quello della spada del guerriero per poi arrestarsi contro il solido soffitto in anima d’acciaio e legno restaurato dall’architetto Francesco Scoppola. Sopra le teste pendono due pesanti porzioni di cortine murarie, lasciate dov’erano. In un sottosopra spaziale, sollevate ad otto metri da terra grazie ad un’ingegnosa soluzione di staffe e catene metalliche, queste due pareti continuano a svolgere la loro funzione statica.

Sala del Galata suicida, Palazzo Altemps, Roma 2017, Photo credit Artribune

Scriveva l’architetto a riguardo del complesso e duraturo restauro completato nel 1997:

La caratteristica più saliente del restauro di palazzo Altemps a Roma, sotto il profilo delle lavorazioni, risiede nella natura artigianale del cantiere. Non si sono condotte operazioni sistematiche a tappeto sull’intero fabbricato, ma ogni scelta è stata adattata caso per caso alla situazione particolare. […] -In- Una relativa lentezza nella esecuzione degli interventi condizionata dalla graduale disponibilità economica.

[…] Tra arte ed artigianato la differenza è più semantica che etimologica: specie in architettura la differenza è sottilissima.

 

Per scaricare la lezione magistrale di Richard Sennett: http://formazionelavoro.regione.emilia-romagna.it/notizie/allegati_notizie/Le_mani_per_pensare_Sennett.pdf

[1] http://www.arte.rai.it

[2] Il Ruolo dell’Artigianato nella realizzazione, manutenzione e restauro delle Dimore Storiche, Palazzo Altemps a cura dell’Arch. Francesco Scoppola, Roma, Marzo 1990