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Tag Archives: rian johnson

All that the heart requires is what it can’t recognize

Rian Johnson è un regista emergente con all’attivo due film; il terzo, uscito qualche mese fa in America e ora anche da noi, è sicuramente quello che ha fatto più parlare di sè, elevando il suo creatore dalla nicchia indipendente al prospetto di una rigogliosa carriera hollywoodiana.
Parlo di Looper, un thriller fantascientifico le cui intricatezze narrative non sorprenderanno chi ha avuto occasione di guardare i film precedenti di Johnson. Se c’è un tratto che caratterizza il buon Rian come filmmaker, infatti, è proprio il suo gusto di sceneggiatore nel non rendere la vita facile agli spettatori.
Sia Brick il neo (molto neo) noir che ne ha segnato il debutto, sia The Brothers Bloom, il suo secondo film che in Italia non ha fatto nemmeno un affaccio in sala, erano molto giocati su una sceneggiatura alquanto accartocciata, ispirata probabilmente da quelle di Chris Nolan, e Looper segue molto fedelmente in questo solco, seppur con una certa virata estetica.

Senza svelare troppo, la trama del film è centrata intorno ad un’organizzazione criminale che per fare le pulizie spedisce le proprie vittime indietro nel tempo, in modo che possano essere uccise con tutta comodità 30 anni prima. Il giocattolo ovviamente si romperà mandando a gambe all’aria la consecutio di cause ed effetti e gettando i protagonisti (Joseph Gordon-Levitt, Bruce Willis ed Emily Blunt) in un vortice di peripezie difficilmente districabile.
Un monito è d’obbligo: se rientrate nell’odiosa categoria degli spulciatori di film, lasciate perdere Looper in partenza. Sì, parlo con voi, voi che al termine di ogni film che guardate passate tre quarti d’ora a spiegarci come dove e perchè la trama fosse poco credibile e contraddittoria, voi che usciti dal cinema vi riscoprite esperti in qualsiasi campo dello scibile umano e con solerzia ci esponete le ragioni per cui nel 1938 Gödel ha dimostrato oltre ogni dubbio che in effetti Dekkard non è un androide, voi che probabilmente rientrate anche nell’altrettanto repellente categoria dei cacciatori di plagi nelle canzoni pop. Voi non potrete mai trarre alcun piacere dalla visione di questo film, e per il bene vostro e di chi eventualmente avesse la sfortuna di trovarsi con voi alla fine della proiezione vi invito accoratamente a risparmiarvi questi 8 euro.
Per tutti gli altri, Looper è un film che si districa con una certa leggiadria tra buchi e toppe, riuscendo nella mirabile impresa di correggere quella che era stata la principale pecca di entrambi i film precedenti di Johnson, che si sgretolavano nel finale in una maniera che andava decisamente oltre anche alle concessioni che si possono fare ad un giovane autore un po’ incontinente.

Con una risoluzione provvidenziale (e un po’ inaspettata), il finale di Looper tronca le aspettative dello spettatore mettendo un punto fermo forse più emotivo che narrativo; una soluzione magari non elegantissima o di particolare virtuosismo letterario, ma che cauterizza con successo gli squarci che il regista ama aprire nel tessuto dei suoi film, regalandoci finalmente una pellicola con un capo e una coda abbastanza distinguibili.
Certo, la visione del futuro che il film propone non è di quelle che resteranno impresse nell’immaginario collettivo (ad onor del vero lo scambio di status economico tra USA e Cina viene presentato in maniera sottile ed intrigante, ma a questo punto credo che quella sia una conclusione abbastanza razionale piuttosto che una “visione”), il che è sempre un grosso limite per un film di fantascienza, anche se ambientato in un futuro abbastanza prossimo, ma Looper riesce a farsi volere bene anche per gli sviluppi drammatici più umani della vicenda e non esaurisce il suo fascino esclusivamente tra gadget tecnologici e colpi di scena improbabili.
Un buon film dunque, che se tutto va bene spianerà la strada a progetti ancor più ambiziosi per un giovane regista che potrebbe avere le spalle larghe abbastanza da tenere alto il vessillo degli Spielberg, dei Cameron e dei Nolan.