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Lester Bangs


Il 30 Aprile 1982 a New York un uomo moriva per un’overdose causata dall’assunzione massiccia di Darvon e Valium mentre ascoltava Dare! degli Human League. Quell’uomo rispondeva al nome di Leslie Conway Bangs – per il mondo Lester Bangs.

Lester – lo diciamo senza mezzi termini – è il più grande giornalista musicale della storia del rock. Ma prima di questo è un autentico appassionato di musica, onesto cronista delle proprie passioni musicali. Libero da filtri e capace di utilizzare uno stile imbevuto di Kerouac e beat generation, Lester Bangs, perennemente adolescente, aveva una visione del rock n’ roll tutta sua: infatti preferiva la purezza e l’aggressività a qualsiasi altra caratteristica categoria di giudizio.Questo lo portò ad amare immensamente quel genere che noi chiamiamo garage e che lui chiamava ‘punk’.

Convinto che l’idea che esistesse un criterio oggettivo di giudizio fosse ormai completamente sorpassato, la sua scrittura fu una delle espressioni più riuscite del cosiddetto gonzo journalism. E’ proprio nel solco del gonzo che nascono le acerbe critiche ad artisti di primissimo piano come Rolling Stones, Mc5; Bangs arrivò anche a definire Jim Morrison “un buffone alcolizzato”, dichiarazione che insieme a molte altre gli causò l’allontanamento dalla rivista Rolling Stone, per cui aveva scritto dal 1969 al 1973.

Il punto è che Bangs odiava ferocemente ciò che il rock stava lentamente e inevitabilmente diventando. Predisse che l’ “industria del più fico” avrebbe distrutto ciò che noi amiamo del rock. Non amava le rockstar e non amava chi si allontanava progressivamente dal suo pubblico, perché il rock è innanzitutto il suo pubblico, la gente.Le sue feroci critiche allo star system lo portarono ad un progressivo allontanamento – in parte scelto, in parte imposto – dalle riviste di grido, a favore prima del magazine più piccolo ma ben più libero Creem, poi anche di minuscole fanzine indipendenti.

Bangs aveva il coraggio e la capacità di idolatrare artisti come Velvet Underground, Captain Beefheart e Albert Ayer senza aver paura di dirsi innamorato di band decisamente meno fondamentali. Andatevi a vedere cosa dice sui Count Five (band garage che sviluppa in maniera piuttosto ovvia benché fresca e rabbiosa i riff degli Yardbirds): una vera chicca di schizofrenia giornalistico-letteraria.

La musica che circolava al CBGB’s di New York intorno al 1974 diede una nuova speranza a un Bangs che ormai vedeva il vero rock come morto e sepolto (come registra perfettamente anche il film Almost Famous). Nel 1977 Bangs fu uno dei primi ad esaltare l’ antidivismo di band come Clash e Ramones, oltre che lo spirito immediato e ribelle di cui il punk si era riappropriato.

Il suo testamento musicale è il libro ‘Psychotic Reactions and Carburetor Dung’, raccolta di suoi pezzi sul rock già editi nelle riviste per cui aveva scritto. È un vero e proprio documento di riferimento per chi vuole fare un giornalismo musicale onesto, diretto ed indipendente, o almeno provarci.


Come perfettamente espresso da Wu-Ming nella prefazione italiana del libro:


Lester ha/incarna un’idea del rock’n’roll comunitaria, democratica, solidaristica. Nemico d’ogni pretenziosità e solipsismo, fa a pugni con lo zeitgeist degli anni Settanta, negli Usa (e nel rock) periodo di Restaurazione come dopo il Congresso di Vienna: parrucconi incipriati, verticismo, culto della celebrità, virtuosismo “progressivo” fine a se stesso…”

Semplicemente IL rock.

Luigi Costanzo