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Ginevra Di Marco presenta al Wishlist “La rubia canta la negra”

Sabato 21 l’artista italiana in concerto con l’album tributo a Mercedes Sosa, simbolo della lotta per la libertà del popolo argentino

Sabato 21 aprile alle 21.00 Ginevra Di Marco, una delle più autorevoli esponenti della world music e del nuovo folk italiano, presenterà al Wishlist Club di Roma “La rubia canta la negra”, il nuovo album tributo a Mercedes Sosa, con cui ha vinto la targa Tenco 2017 nella categoria Interprete. Tredici tracce per un disco che unisce all’interpretazione sentita e appassionata di Ginevra Di Marco alcuni dei brani più significativi della Sosa, conosciuta come “Pachamama” (Madre Terra) quali Alfonsina y el mar, Razon de vivir e Todo cambia (cantata in italiano su adattamento di Teresa de Sio) e tre pezzi inediti: Fuoco a mare, Sulla corda e Saintes Maries de la mer, primo singolo estratto.

Un disco e un live dedicati alla grande personalità di Mercedes Sosa, che è stata simbolo della lotta per la libertà del popolo argentino negli anni della dittatura, e che ancora oggi è una figura in grado di insegnare i valori del coraggio e della fiera resistenza alle oppressioni. Come dice la stessa Ginevra: “Esistono artisti ed esistono pupazzi che indossano la maschera della protesta per poi toglierla dietro le quinte. Mercedes Sosa ha scelto da che parte stare e ha pagato con la sofferenza dell’esilio questa coerenza feroce. Nonostante questo ha continuato a cantare sui palchi di tutto il mondo e il suo canto era un vento di speranza che sapeva arrivare ovunque”.

L’album arriva a 6 anni di distanza da “Canti, richiami d’amore” e porta avanti il percorso di recupero e la rilettura dei canti popolari del mondo iniziato nel 2006 con “Stazioni Lunari prende terra a Puerto Libre”, e proseguito nel 2009 con “Donna Ginevra”. Ad accompagnare Ginevra su palco ci saranno i compagni di sempre Francesco Magnelli (pianoforte e magnellophoni) e Andrea Salvadori (chitarre, mandolino ed elettronica), che con lei hanno pensato, arrangiato e prodotto il disco e lo spettacolo. L’idea di questo nuovo lavoro è nata grazie al Festival “Musica dei Popoli” di Firenze, che nel settembre 2015 ha invitato la cantante a mettere in scena uno spettacolo interamente dedicato a Mercedes Sosa, dove ripercorrere i momenti salienti della carriera de “la Negra”.

Sarà una magia collettiva quella che prenderà forma sul palco del Wishlist Club, un’occasione imperdibile per ascoltare “La rubia canta la negra” e per godere di un live nel quale la musica si manifesta nella sua natura più bella: quella di essere forza propulsiva che sorprende e avvicina, che crea comunità, che produce emozioni ed empatia.

Plogging: i runner in corsa per la cura dell’ambiente

Cosa è il Plogging, una modalità ecologica di fare sport di origine scandinava che sarà a breve importata in Italia.

Si dice che facendo sport si curi non solo l’aspetto fisico ma si affini anche l’anima. E se fosse possibile declinare tale attività lungo una terza direttrice, indirizzata a migliorare non solo noi stessi ma anche l’ambiente circostante? è probabilmente da queste premesse che è stato ideato il “Plogging”, che, in lingua scandinava indica proprio la crasi tra la corsa e l’attività di raccolta (plocka upp).

Uno “sport ecologico”, nato non a caso in Svezia, in uno dei paesi al mondo più attenti verso la cura e la preservazione dell’ambiente, che mira a combinare lo sport all’area aperta con la necessità di preservare l’ambiente, sempre più a rischio a causa del degrado e della lascività che pervade molte realtà, terreno fertile per il vandalismo incontrollato ed impunito con la correlata indifferenza della cittadinanza, restia a considerare l’ambiente un bene comuni, proprio di tutti e che pertanto da tutti deve esser tutelato e valorizzato.

Vengono così creati dei veri e propri “itinerari ecologici”, durante i quali i vari sportivi (o meglio sportivi-volontari) si uniscono in una marcia per l’ambiente, raccogliendo lungo il sentiero delineato l’immondizia e i rifiuti lasciati lì chissà da quanto tempo.

Si genera quindi una sorta di circolo virtuoso, in cui il miglioramento della propria salute passa per un’attività svolta in un’area aperta, resa a sua volta migliore dagli stessi sportivi che potranno così progressivamente migliorare la propria fruizione dell’ambiente circostante.

Esperienze dapprima lontane dal nostro Paese ma che, dalla prossima settimana, giungeranno in Italia grazie a Retake, associazione di cui abbiamo già parlato ampiamente riportando anche le varie manifestazioni che la vedono in prima linea: il primo “itinerario ecologico” italico è stato organizzato a Grottaglie, dove il prossimo 25 aprile gli sportivi-volontari realizzeranno per 2 chilometri il primo plogging in Italia; 3 giorni dopo sarà invece la capitale d’Italia ad ospitare il plogging: il 28 aprile il parco degli acquedotti sarà infatti lo scenario del primo plogging romano, organizzato anch’esso da Retake.

Una marcia comune verso la sensibilizzazione per la cura dei beni comuni, verso la consapevolezza della possibilità di poter contribuire al miglioramento dell’ambiente circostante, anche coniugando un’attività sportiva con l’interesse per la salubrità del territorio teatro della propria vita quotidiana.

Wake up Flaminio. Vivi Flaminio

Sabato 21 aprile 2018 si svolgerà la giornata Vivi Flaminio dedicata alla pulizia e alla bonifica delle aree esterne allo Stadio Flaminio. Il II Municipio con l’Istituto per il Credito Sportivo, l’Assessorato capitolino allo Sport e RetakeRoma saranno impegnati nell’iniziativa che rientra nel più ampio progetto direcupero per la rifunzionalizzazione dello stadio.

Vivi Flaminio, quest’ultimo, che vede in prima fila il Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica della Sapienza Università di Roma, alcuni Dipartimenti di Roma Capitale (SIMU, PAU, Patrimonio e Tutela Ambientale), la Sovrintendenza Capitolina e il II Municipio.

L’iniziativa del 21 aprile rappresenta l’avvio di tutto il progetto che si svilupperà lungo due direttrici parallele: da una parte il lavoro di studio della Sapienza che con la Pier Luigi Nervi Project Association e al Do.Co.Mo.Mo. Italia Onlus è risultata assegnataria di un finanziamento della Getty Foundation per la redazione di un piano di conservazione dello StadioFlaminio e dall’altra l’impegno del II Municipio nel destinare gli spazi esterni dipertinenza dello stadio, entro la fine dell’anno, ad attività sportive all’aperto:arrampicata, basket, pallavolo realizzazione di un impianto skate board ecc.

Ma l’intero progetto deve inserirsi in un orizzonte più ampio, una visioned’insieme di tutta la zona Flaminio-Villaggio Olimpico che racchiudeun’importante concentrazione di opere architettoniche. Zona che risulta ora essere in stato di abbandono e degrado. Occorre pensare ad una sua rinascita, considerare che il quadrante MAXXI/Palazzetto dello Sport/Auditorium/Stadio Flaminio possa diventare il cuore pulsante dello SPORT e della CULTURA in grado di attirare cittadini e turisti ed essere alservizio dell’intera città.

Di seguito il programma di Vivi Flaminio di sabato 21 aprile:

ore 9:00 apertura pulizia e bonifica aree esterne a cura di Retake Roma

ore 10:30 partenza prima visita guidata

ore 12:30 partenza seconda visita guidata

ore 14:30 partenza terza visita guidata

ore 15:00 manifestazione ludico-sportiva all’aperto

ore16:30 dibattito con i cittadini e le associazioni sul futuro dello Stadio ore 18:30 conclusione

Di seguito la scheda dell’evento:

SCHEDA FLAMINIO

A proposito del Tevere. Il Contratto Territoriale del fiume Tevere

Il Contratto Territoriale del fiume Tevere come modello di cogestione civica del fiume della Capitale d’Italia.

Il Consorzio Tiberina (Agenzia di sviluppo per la valorizzazione integrale e coordinata del Bacino del Tevere), l’Associazione Amici Del Tevere e i Municipi Roma I e II sottoscriveranno sabato 21 aprile 2018 (data del prossimo “Natale di Roma”) il Contratto Territoriale del fiume Tevere nel tratto fra Ponte Milvio e Ponte Sublicio.

I Municipi I e II hanno fra i propri confini il fiume Tevere nello specchio d’acqua e lesponde fra Ponte Milvio e Ponte Sublicio, escluse le aree spondali nel Municipio XV fra Ponte Milvio e Ponte della Musica-Armando Trovajoli; zone che hanno forti elementi caratterizzanti legati al patrimonio storico-culturale identitario della città.

Lungo il corso del Tevere si stanno sviluppando Contratti di Fiume “a tratti”, come peresempio nella Media Valle del Tevere da Orte alla Riserva Tevere Farfa.

I due Municipi intendono promuovere il “Contratto Territoriale” mobilitando al meglio risorse interne ed esterne e stimolando per quanto di propria competenza l’aggregazionesinergica per obiettivi condivisi.

Gli obiettivi del contratto vanno dal controllo civico della qualità delle acque alle azioni che possono essere svolte nella gestione delle eventuali emergenze alluvionali e idrauliche, dalla sensibilizzazione alla protezione del fiume alla promozione di una cultura di valorizzazione e fruizione del fiume, dallo sviluppo di progetti da parte dei Municipi Primo e Secondo alla sinergia con iniziative coerenti a monte e a valle.

Il contratto ha validità di tre anni dal momento della firma.
L’evento avrà luogo all’Edificio WEGIL in largo Ascianghi 5 a Trastevere alle ore 10:30.

Di seguito la Scheda dell’evento.

SCHEDA FLAMINIO

Viaggi nell’antica Roma di Piero Angela e Paco Lanciano

Viaggi nell’antica Roma di Piero Angela e Paco Lanciano. Ogni sera dal 21 aprile all’11 novembre 2018 disponibile in 8 lingue.

Il 21 aprile torna a vivere la storia del Foro di Cesare e di Augusto con “Viaggi nell’antica Roma”, gli straordinari spettacoli che hanno già affascinato oltre 520 mila persone. I due progetti, a cui sarà possibile assistere ogni sera fino all’11 novembre 2018, sono promossi da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturalie prodotti da Zètema Progetto Cultura. L’ideazione e la cura sono di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina.

 

Il progetto “Viaggi nell’antica Roma” racconta il Foro di Augusto e il Foro di Cesare partendo da pietre, frammenti e colonne presenti, con l’uso di tecnologie all’avanguardia. Gli spettatori sono accompagnati dalla voce di Piero Angela e da magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono quei luoghi così come si presentavano nell’antica Roma: una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico.

 

Due storie e due percorsi nell’antica Roma da vivere separatamente (singolo spettacolo € 15 intero; € 10 ridotto) ma anche in forma combinata nella stessa serata o in due serate diverse (combinatoForo di Cesare+ Foro di Augusto intero€ 25; ridotto€ 17). È possibile acquistare i biglietti anche tramite il numero 060608, nei Tourist Infopoint e sul sito web dedicato www.viaggioneifori.it.

Grazie ad appositi sistemi audio con cuffie gli spettatori assistono a uno spettacolo di effetti speciali e musiche, raccontato in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese).

 

Le modalità di accesso ai due spettacoli sono differenti. Per il “Foro di Augusto”sono previste tre repliche secondo il calendario pubblicato(durata 40 minuti) mentre per il “Foro di Cesare” è possibile accedere ogni 20 minuti secondo il calendario pubblicato (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento).

 

FORO DI CESARE

Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala accanto alla Colonna Traiana e si attraversa il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana.

Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati per la costruzione di via dei Fori Imperiali, quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la sua vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare dovette espropriare e demolire un intero quartiere e il costo complessivo fu di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio che ancora esiste e che, attraverso una ricostruzione virtuale, è possibile rivedere come appariva all’epoca.

In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

FORO DI AUGUSTO

Il racconto del Foro di Augusto parte dai marmi ancora visibili nel Foro e, attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperialeè stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’attuale Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono l’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.

Dopo Augusto, del resto, molti altri imperatori lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni; solo Londra nell’800 ha raggiunto queste dimensioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.

 

Ufficio Stampa Zètema Progetto Cultura

Giusi Alessio 06 82077327 – 340 4206562 g.alessio@zetema.it

Lorenzo Vincenti 06 82077230 – 347 1025613 l.vincenti@zetema.it

www.zetema.it

 

 

Adottart: un museo diffuso del Rione Esquilino

Adottart – un museo diffuso del Rione Esquilino. Venerdì 13 aprile 2018 dalle 16:00 alle 20:30 presso Piazza Vittorio Emanuele II a Roma

L’Associazione culturale Arco di Gallieno presenta, il 13 Aprile 2018 a partire dalle 16.00, la II Edizione di Adottart, arte all’Esquilino. Nelle botteghe, tra i monumenti, alle finestre, su una porta, in un angolo dell’Esquilino, troveranno posto le opere degli artisti dell’Associazione Arco Di Gallieno. Ogni artista adotta un sito scegliendolo per affinità, per affetto, per empatia tematica. Gli interventi non sono condizionati da alcun limite né di dimensioni né di tecnica. AdottArt vuole creare un museo diffuso del quartiere, stabilendo una relazione continua con il suo tessuto economico e con la sua storia, evitando una presentazione fredda e alienata del lavoro artistico. Il progetto Adottart è nato daun’idea di Franco Cenci.

artisti partecipanti
Antonella Albani, Clara Casoni, Stefania Fabrizi, Mark Kostabi e Tony Esposito, Samantha Iovenitti, Massimo Livadiotti, Leonella Masella, Lucilla Monardi, Elena Pinzuti

botteghe e luoghi
Mercato Esquilino Settore Merci Varie – Radisson – Coltelleria Daniela Prezioso – Scatola Sonora – Flowers and Fruit – Libreria Buzzoli – Slow Food – Olive Dolci – Wine Art

orario tour

h 16.00 Leonella Masella, Mercato Esquilino Settore Merci Varie, via F. Turati 160
con concerto Sound Market/Shopping Concert, Performance musicale a cura di Luca Di Bucchianico e del NED ensemble

h 16.30 Kostabi – Esposito, Radisson, via F. Turati, 171
con concerto 16.30 di Mark Kostabi e Tony Esposito

h 17.00 Antonella Albani, Coltelleria Daniela Prezioso, Via C. Alberto, 41/41a
h 17.30 Stefania Fabrizi, Scatola Sonora, Via Ferruccio
h 18.00 Lucilla Monardi, Flowers and fruit, via Merulana, 64
con spettacolo danza

h 18.30 Samantha Iovenitti, Libreria Buzzoli, via Merulana 97
h 19.00 Clara Casoni, Slow Food, Sede della Condotta Romana, Via Petrarca 3
h 19.30 Massimo Livadiotti, Olive Dolci, via E. Filiberto, 140.
con spettacolo di danza rituale del repertorio classico indiano eseguita da Marialuisa Sales (danzatrice di danza classica indiana Barathanatyam/Odissi) in costume

h 20.00 Elena Pinzuti, Wine Art, Via Nino Bixio, 93 Roma

info al sito della manifestazione

 

Inaugurazione Hyperland a Roma

Quest’oggi presso il The Orange Garden di Roma inaugura la collettiva Hyperland.

Ispirata dalla nozione del “perception management”, ovvero la gestione della percezione, Hyperland mira a esporre i suoi meccanismi, conseguenze e potenziali. Proponendo un’estetica di contenuto informato dove gli artisti esplorano gli effetti della nostra interazione con i new media e indagano sui sistemi di significazione e la divulgazione delle strategie di rebranding.

Perception Management ossia la gestione della percezione è un termine originato dall’esercito americano.  Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (DOD)  a tal proposito ha fornito la seguente definizione:

Azioni per trasmettere e / o negare informazioni e indicatori selezionati a un pubblico straniero per influenzare le loro emozioni, motivazioni e ragionamenti oggettivi, nonché a sistemi di intelligence e leader a tutti i livelli per influenzare le stime ufficiali, con conseguenti comportamenti stranieri e azioni ufficiali favorevoli a gli obiettivi del mittente. In vari modi, la gestione della percezione combina la proiezione della verità, [1] la sicurezza delle operazioni, la copertura e l’inganno e le operazioni psicologiche.

 

E’ un tema discusso poiché la nozione mira a fornire gli strumenti con i quali condizionare e distogliere a favore dei potentati, sia istituzionali che aziendali, la percezione dei singoli indichi. Redefinendo anche i concetti di bellezza e arte.

 

La mostra di oggi a Roma rende assai interessante il tema della funzione del mondo dell’arte, dei suoi messaggi e dello stretto parallelo con il rebranding.

 

Gli artisti che esporranno sono.
Pennacchio Argentato
Alina Birkner
Danilo Correale
Kenny Dunkan
GB Group
Dale Lewis
Gaia Di Lorenzo
Pietro Pasolini
Sebastian Thewes
Rene Wagner

Vernissage:
18:30 – 5/4/2018

Exhibitions and Times:
6/4/2018 – 30/4/2018
13:00 – 19:00

Via Crescimbeni 11, 00184 Roma

 

Comunicato stampa

The Orange Garden presents:

HYPERLAND

Inspired by the notion of perception management, Hyperland seeks to expose its mechanisms, consequences and potential. Advancing a content aware aesthetic, the artists explore the effects of our interaction with new media and investigate networks of signification and the popularisation of rebranding strategies.

Haec est civitas mea: le opere di giovani artisti dell’Accademia I.S. Glazunov di Mosca

Haec est civitas mea

Roma 3 marzo – 2 maggio 2018 – Monumento a Vittorio Emanuele II (Vittoriano) –Sala Zanardelli

Dallo scorso sabato 3 marzo 2018 a Roma, per la prima volta in Italia, Haec est civitas mea, esposizione curata da Ivan Glazunov, Julija Glazunova delle prestigiose opere realizzate dagli allievi e diplomati dell’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura di Il’jà Glazunòv.

La mostra – organizzata dal Governo della Federazione Russa, il Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, l’Ambasciata della Federazione Russa in Italia, il Centro dei festival cinematografici e dei programmi internazionali, l’Accademia russa di pittura, scultura e architettura “I.S. Glazunov”, la Fondazione Internazionale Accademia Arco e il Centro Studi sulle Arti della Russia dell’Università Ca’ Foscari di Venezia promossa dal Polo Museale del Lazio – è il primo appuntamento del più ampio progetto culturale internazionale Stagioni Russe voluto dai Ministeri della Cultura di Russia e di Italia, un meraviglioso pretesto per rinnovare la tradizione dell’Imperiale Accademia di Belle Arti e per restituire un’esperienza accumulata nel tempo, presentando giovani artisti di oggi nella Città eterna.

“Roma e l’Italia hanno avuto e in parte hanno un ruolo importante nella storia della cultura e dell’arte. Questa mostra è una dimostrazione del peso e della vitalità, dell’efficacia di questo ruolo. Sotto la gestione del Polo Museale del Lazio, il Vittoriano conferma la sua capacità di saper coniugare in termini originali e moderni quel che resta il suo mandato principale, la rappresentazione dell’identità nazionale italiana, nei valori originari di Libertà e Unità”.

 

(Edith Gabrielli, Direttrice del Polo Museale del Lazio)

 

L’esposizione presenta giovani pittori russi che hanno assimilato i principi della scuola accademica formatasi, nel XVIII secolo, sulla base della tradizione europea antica e rinascimentale. Con il linguaggio della pittura giovani artisti russi di talento raccontano pagine della propria storia, trasmettono la bellezza della natura nazionale, dipingono ritratti di personalità contemporanee. Le opere degli artisti dell’Accademia “I.S. Glazunov” sono il luminoso esempio di un grande magistero e della perpetuazione delle tradizioni artistiche nazionali più significative nell’ambito della cultura mondiale.

Si tratta di una delle prime iniziative nel contesto delle “Stagioni russe” in Italia, un progetto che nel corso del 2018 farà conoscere al pubblico italiano tutto ciò per cui la cultura russa è famosa: balletto, opera, teatro, pittura, cinema. Sono certo che l’esposizione «Haec est civitas mea» desterà vivo interesse tra gli abitanti e gli ospiti della Città eterna. I lavori presentati raccontano la vita popolare e la storia russa, talvolta s’ispirano a soggetti evangelici.  La storia della scuola pittorica russa è strettamente legata all’Italia. È qui che venivano, e continuano a venire, i nostri pittori, per studiare i migliori modelli artistici e perfezionare la propria maestria.

(Sergej Razov, Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa)

IL PROGETTO

Non è un caso se, come titolo dell’esposizione, è stata scelta la frase latina «Haec est civitas mea»: nella storia russa i pittori italiani hanno avuto un ruolo quanto mai rilevante. Tradizionalmente nel XIX secolo i migliori diplomati dell’Imperiale Accademia di Belle Arti, come stabilito dall’Imperatore in persona, venivano mandati in Italia per un lungo soggiorno, nel corso del quale godevano il privilegio di ricevere una speciale “pensione”, di viaggiare e creare, studiando i sublimi modelli dell’arte, dall’antichità ai tempi moderni. L’Italia divenne luogo di pellegrinaggio sui generis degli artisti russi, fondamento del forte e secolare legame culturale tra le nostre nazioni.

È una gioia particolare vedere ora lo sviluppo e la continuazione di questa interazione culturale. L’anno delle «Stagioni russe» in Italia è un meraviglioso pretesto per rinnovare l’insigne tradizione dell’Imperiale Accademia di Belle Arti, per restituire l’esperienza accumulata nel tempo, presentando giovani artisti di oggi, diplomati dell’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura di Il’jà Glazunòv, nella Città eterna.

Un elemento d’interesse dell’esposizione consiste nel fatto che questi pittori russi contemporanei portano avanti, sulla base della grande scuola greca e romana, a sua volta fondata su tradizioni più antiche, un tema nazionale, e che come all’epoca del Rinascimento italiano raccontano, con linguaggio classico, pagine della propria storia. Questo significa che nel mondo attuale le tradizioni del classico sono vive, e che tale rilettura riesce interessante a chi guarda. Siamo convinti che nell’artista del nostro tempo, educato al classico e già padrone dei rudimenti necessari, si perpetui lo spirito della nostra grande e comune civiltà artistica. E se Roma è il cuore dell’Italia, il cuore della vita artistica e culturale di Roma è il Vittoriano.

  

Quale gioia, nel vedere gli sguardi luminosi e i giovani volti ispirati di ragazze e ragazzi che vengono a studiare da noi dalle più remote città dell’immensa Russia. Arrivano a Mosca, accedono all’Accademia in virtù del loro talento, affrontando prove difficili, sostenendo esami, superando un concorso. Hanno la meravigliosa opportunità di copiare dai grandi maestri all’Ermitage e alla Galleria Tret’jakòv, e di fare pratica nelle antiche città russe, studiando le icone, gli affreschi, l’architettura. Sono persuaso che un artista non può intraprendere il proprio percorso creativo prima di aver varcato le soglie del classico. Sono sempre stato molto innamorato dell’Italia e dei suoi grandi artisti. Oggi, nel secolo XXI, il nostro compito è preservare e trasmettere ai giovani il retaggio della grande scuola europea di pittura, e io sono felice che i miei allievi si mettano, con abnegazione, al servizio di questo ideale.

Il’jà Glazunòv

 

L’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura

Nel 1987 l’eminente artista russo Il’jà Glazunòv è riuscito a fondare l’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura nella storica sede moscovita dell’insigne Istituto di pittura, scultura e architettura di Mosca, del quale ha resuscitato le tradizioni. La convinzione che «gli studi sono le ali, senza le quali un artista non può innalzarsi fino alle vette dello spirito e della maestria», comune a Il’jà Glazunòv e ai suoi allievi, continuatori della tradizione della scuola russa, ha dato lo stimolo alla creazione di un’istituzione russa che, alla base del suo processo formativo, ha il metodo classico di educazione artistica. La presente esposizione è dedicata al trentennale dell’Accademia, e presenta opere pittoriche di diplomati di diverse annate, eseguite alla fine del corso di studi. Nelle varie facoltà dell’Accademia studiano più di quattrocento giovani: pittura, scultura, architettura, restauro e storia e critica d’arte, oltre alla cattedra, unica nel suo genere, di salvaguardia del retaggio culturale. Benché gli studenti sappiano lavorare in diversi generi e settori della pittura, in una fase precisa della loro formazione possono scegliere, in base alle aspirazioni, alle capacità e ai progetti creativi, a quale indirizzo riservare un’attenzione speciale: la classe di ritratto, di paesaggio o di pittura storico-religiosa. Nelle migliori accademie europee dei secoli passati, al primo posto stava l’insegnamento della composizione complessa con varie figure, su temi storici o religiosi. Per questo presso l’Accademia russa di pittura, scultura e architettura è stato aperto un corso di pittura storico-religiosa, guidato da Ivàn Il’ìč Glazunòv, rettore pro tempore, titolare della cattedra di composizione, membro effettivo dell’Accademia russa di Belle Arti e pittore emerito della Federazione Russa. Ai giovani artisti s’insegna a restituire la viva plastica delle figure, le relazioni psicologiche tra i personaggi, la capacità di organizzare gli spazi e la perizia nella pittura en plein air. Gli studenti dipingono quadri su temi evangelici, su soggetti tratti dalla storia nazionale e universale, dalla mitologia e dalla vita quotidiana del popolo russo. La classe di paesaggio, a sua volta, perpetua le tradizioni del realismo, ricevute in eredità dall’esperienza ottocentesca. Esperienza insostituibile per gli aspiranti pittori rappresentano le escursioni di studio e pratica creativa, grazie alle quali gli studenti hanno la possibilità di perfezionare la propria tecnica in luoghi di particolare rilievo per la storia e la cultura russa. C’è poi la classe di ritratto, alla quale gli studenti accedono alla conclusione del terzo anno di corso. Qui si studiano i modelli di ritratto classico. Comprendere la forza di un’influenza prodotta dal sincretismo di virtuosità nel disegno, tecnica sopraffina e talento psicologico – imprescindibile prerogativa dell’artista – è condizione per il viatico al pittore principiante che si avventura negli spazi, complessi e seducenti, della ritrattistica. La maggior parte delle tele esposte sono lavori di diploma: si tratta dell’ultimo lavoro da studente e della prima opera creativa di un giovane artista. Il compito dell’accademia è di armonizzare, attraverso la pratica, i contenuti personali e una professionalità di alto profilo. Per tradizione, gli studenti dell’Accademia scelgono liberamente il soggetto del quadro di diploma. Il sesto anno di corso è interamente dedicato a questo lavoro. Si considera che a questo punto lo studente padroneggi in modo compiuto tecnica e metodi del lavoro dal vero, sia dal punto di vista della memorizzazione che da quello dell’inventiva. Il diplomando al sesto anno di studi si prepara a un percorso creativo autonomo. Indipendentemente da quale scelga, per ogni studente dell’Accademia il quadro di diploma è destinato a rimanere senz’altro una delle esperienze creative più rimarchevoli. Per la scuola classica russa di arte figurativa, gli antichi maestri europei sono sempre stati un punto di riferimento fondamentale. Gli Italiani in particolare. Proprio la scuola europea, a suo tempo, innescò in Russia la scuola pittorica accademica, destinata a divenire la scuola nazionale russa. Oggi nel paese l’Accademia Russa di pittura, scultura e architettura è famosissima. Esposizioni di lavori di studenti e diplomati dell’Accademia si svolgono regolarmente a Mosca, a Pietroburgo e in altre città. I talenti dell’Accademia sono richiesti in tutto il mondo, dal Vaticano e molti paesi europei fino agli Stati Uniti.

Le esposizioni dei nostri diplomati hanno grande successo in Russia e all’estero, e oggi io ho l’onore di presentare le loro opere a Roma, la Città eterna. È una gioia constatare che la nostra Accademia sia divenuta oggi il centro di tutela della scuola nazionale. I nostri professori e studenti condividono l’amore per la classicità, e come tutte le persone di talento sono originali e poliedrici. È bellissimo che giovani pittori, scultori e architetti contemporanei non abbiano smesso di vivere l’ispirazione sprigionata dal contatto con le grandi tradizioni della scuola classica e con le immagini della storia russa; ed è bellissimo che guardino al presente attraverso la tradizione.

(Ivan Glazunov, Rettore pro tempore dell’Accademia russa di pittura, scultura e architettura di Il’ja Glazunov)

 

Gli Arctic Monkeys annunciano due concerti in Italia

Sono passati ben quattro anni dall’ultima apparizione in pubblico per la band più seguita d’oltremanica. Gli Arctic Monkeys hanno annunciato il loto ritorno in Italia. Nome di spicco del post punk revival si esibiranno il 26 maggio al Roma Summer Fest, il nuovo Festival dell’Auditorium Parco della Musica, nella Cavea che per la prima volta avrà un parterre con soli posti in piedi, e il 4 giugno a Milano, al Mediolanum Forum.

Parliamoci chiaro, esulando dal valore tecnico, gli Arctic Monkeys sono i 5 Stelle della musica. Infatti, il gruppo è spesso citato come esempio di band emersa dal web, una delle primissime emerse in questo modo, in questo senso essi hanno plasmato la possibilità di un cambiamento nel modo in cui i gruppi ottengono attenzioni e promuovono la loro musica. Il grosso del lavoro su internet è stato fatto dai loro amici e fan, mentre il gruppo si è limitato a dare gratuitamente dei demo ai loro concerti. Una mossa che li ha resi celebri e li ha portati nell’olimpo della sfera musicale indie rock, anche se successivamente ha cambiato nettamente stile ad ogni album, un tratto distintivo della band.

AM, l’ultimo album della band, è uscito nel 2013, è stato l’album che ha emancipato la formazione dai perenni e nostalgici accostamenti con il Brit Pop.  L’ultima volta che li vidi dal vivo fecero saltare per ore ed ore Rock in Roma a Capannelle.

La notizia del nuovo tour, e conseguente album, è arrivata da una fonte inaspettata, il magazine di moto For the Ride, che ha scattato alcune foto al bassista Nick O’Malley “il giorno prima dell’inizio delle registrazioni del sesto disco, iniziate in una location segreta a settembre”.

Special guest di Arctic Monkeys sarà l’australiano Cameron Avery, l’ultima volta erano stati i The Vaccines ad accompagnarli. Ma, ne varrà comunque la pena. A produrre sarà Live Nation Italia.

Ricordiamo che sia i biglietti per il concerto di Roma che quelli per il concerto di Milano saranno in vendita dalle ore 10 di venerdì 9 marzo: quelli per la data romana potranno essere acquistati su Ticketone, quelli per la data milanese su Ticketone e Ticketmaster. Sempre dalle ore 10 di venerdì 9 i biglietti saranno disponibili anche presso tutti i punti vendita autorizzati.

La neve a Roma, addio a Dario Passi

L’architettura come il fiume scorre sempre uguale dinanzi a noi per essere colta e determinata secondo forme e leggi di autobiografica immaginazione_ D. Passi, La costruzione del progetto.

Ci ha lasciato Dario Passi, poco prima che la neve arrivasse ammantando Roma, preservandola per poche ore dal chiacchiericcio elettorale, dalle fitte trame di tessitori mai esausti.

I medesimi biechi personaggi, molti dei quali colleghi, che circa una trentina di anni fa riuscirono — indirettamente diremmo — a dissuadere Dario Passi dalla pratica architettonica, orientandolo verso un percorso artistico altro. Egualmente esperito con quella grazia decisa, quel metodo schivo, che da sempre ha caratterizzato uno dei maestri dell’ultima Scuola Romana.

Roma appunto.

Città fatta di case, case fatte per la loro città, in un susseguirsi di situazioni e di luoghi efferati, tragici, impietosi, mai graziosi, mai ipocriti per venire accettati dalla buona società. Architetture dure, perentorie, massicce, a testimoniare che l’architettura non si manifesta al di fuori di una cultura del costruito capace di rileggere la vicenda della sua lenta, faticosa, silenziosa, ma ineluttabile evoluzione materiale_ G. Muratore, D. Passi, Parere sull’architettura.

Intensivo Romano, Dario Passi. Immagine tratta dall’archivio di Archiwatch di Giorgio Muratore.

Dario Passi architetto è stato lungo gli anni Settanta ed Ottanta, uno dei più autorevoli esponenti di una certa tendenza progettuale, interpretata in chiave prettamente romana ed in egual misura vicina e distante dalle coeve declinazioni nazionali ed internazionali.

Tra gli altri, hanno scritto di lui CalvesiBonito Oliva, Moschini, Muratore, PortoghesiPurini, Savi.
Non è un caso che proprio Vittorio Savi ne analizzò la produzione con attenzione, analogamente a quanto già fatto per Aldo Rossi. Non sono pochi i punti di contatto tra i due e non stupisce apprendere come Rossi, in veste di curatore della Biennale del 1985, invitò personalmente Passi al concorso per la sistemazione dell’area del Ponte dell’Accademia.

Savi scrisse di una conciliazione del realismo con l’avanguardia — avvicinando con un’intuizione felice, la sensibilità passiana a quella di Cy Twombly — di processi creativi alchemicamente intesi a mete sublimi, e ancora di realismo tipologico e di architetture metropolitane.

Forma Urbis, Dario Passi. Opera presente nella mostra La Tendenza, Italian Architectures 1965-1985, curata da Frédéric Migayrou al Centre Pompidou. Immagine tratta da Archiwatch di Giorgio Muratore.

Passi inseguiva, per mezzo dello strumento architettonico, un’urbanità compatta, discreta, borghese. Ricercava pezzi di città normali, di gente che vive una minima vita urbana. Inseguiva il ruolo spesso rilevante dei personaggi apparentemente minori ma forse solo più discreti, le piccole storie, le peculiarità desuete, gli eventi senza firma.

Emblematiche le parole di Francesco Moschini:

Il suo ritrovarsi solo, isolato, con i suoi pochi ma affezionati estimatori non può che rassicurarlo sul senso preciso di scelte così fastidiose, scostanti e così poco amabili e pur così necessarie se non urgenti.

La seconda fase della sua ininterrotta attività di ricerca, si è focalizzata quasi esclusivamente sul gesto artistico. Arazzi, ceramiche, dipinti, disegni, murales, il supporto poteva cambiare, il tratto rimase il medesimo, lieve ma efficace e mai banale. Da Capogrossi a Perilli, i riferimenti, anche in ambito artistico, indugiarono su di un orizzonte romano.

Nel corso dell’ultimo anno, due personali ben fatte, hanno raccontato parte di questa storia, di questo percorso generoso, finalmente meno schivo ai riflettori. Disegni alla Fondazione Cerere e Pittura di segni/segni di pittura alla Nomas Foundation (mostra in corso) hanno reso un meritato omaggio a Dario Passi, artista, architetto.

Chissà lungo quali itinerari dell’Urbe si starà incamminando ora, di nuovo al fianco dell’amico Giorgio Muratore. Probabilmente ripartiranno dal Tuscolano, quartiere dove si impernia la poetica di Dario Passi, che già descrisse in Una giornata al Tuscolano, brano dagli echi pasoliniani:

Credo di poter legare l’inizio di questo genere di attrazione o comunque di rapporto con quelle strade, con quegli slarghi, con quegli edifici che si avviano a divenire per me emblematici, a certi lunghi pomeriggi feriali della mia adolescenza passati in interminabili partite di calcio con piccole squadre locali in quei campetti terrosi e senza docce sotto l’acquedotto che ci rimbalzava amichevolmente il pallone_