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Roma, allarme verde: a Parco della Vittoria volontari in azione per combattere il degrado

Siamo abituati a vedere Roma come una metropoli caotica e inquinata eppure, oltre ad essere il primo comune agricolo italiano, è tra le province più verdi d’Europa, potendo vantare quasi 8mila ettari tra parchi e aree protette. Simili primati richiedono grandi responsabilità, e purtroppo gli spazi di cui disponiamo vengono spesso abbandonati a loro stessi e lasciati nella totale incuria, complice anche la mancanza di risorse umane e economiche delle istituzioni centrali e locali.

È per questo motivo che i volontari delle realtà associative So.R.Te, Giacomo Vidiri, Comitato Balduina e Noi della Leopardi domenica 19 novembre 2017 alle 10 – armati di scope, rastrelli, sacchi e buone intenzioni –  si incontrano a Parco della Vittoria (I municipio) per liberarlo dalla sporcizie, e provare a restituire alla collettività e ai cittadini un ambiente pulito e vivibile.

Scopo della giornata, oltre alla semplice pulizia, è di offrire uno spunto di riflessione al mondo dell’associazionismo e prima ancora ai cittadini: per poter godere civilmente e appieno di uno spazio pubblico – si legge nel comunicato ufficiale della giornata – e per fare anche una piccola differenza “basta poco”, fosse anche contribuendo a mantenere decorosa un’area, sia come singole persone che in qualità di comunità associative, e prima ancora non sporcandola.

La scelta e l’approccio di So.R.Te e delle altre realtà, allora, è di fare rete e cooperare insieme, di partecipare per il perseguimento di uno stesso scopo e risultato.

Si tratta di concetti banali ma tuttavia dimenticati: “Tutti insieme possiamo fare molto”.

 

Quando l’effimero si fece barocco

1. Roma, G. L. Bernini, Apparato e fuochi artificiali per la nascita del Delfino di Francia, incisione di D. Barrière, 1662.

Prima che si ergesse la scalinata di Piazza di Spagna nel 1725 su disegno di Francesco De Sanctis (1679-1731) il piccolo appezzamento scosceso che divideva Trinità dei Monti da Piazza di Spagna si presentava come un terreno abbandonato la cui posizione, tuttavia, appariva quanto mai favorevole per l’allestimento di alcuni apparati effimeri. Ad esempio in occasione della nascita del Delfino di Francia (1 novembre 1661), agli albori dell’anno seguente venne inscenata una spettacolare macchina pirotecnica, capace di sbalordire e – in tal modo – suggellare implicitamente nel centro artistico per antonomasia dell’epoca la grandezza del sovrano d’oltralpe. La fiorente industria di circostanza romana era giunta ad uno degli apici della sua erudizione e la sofisticatezza dei suoi elaborati sembrava ormai poter competere con le stesse architetture di pietra della città. Tuttavia, si trattava solamente di installazioni temporanee, occasioni ludiche utili a divertire la popolazione e a celebrare un lieto evento; niente di più. Eppure, se da una parte la ‘festa’ barocca sembrava prospettare unicamente momenti di transitoria ilarità che consentivano ai progettisti di dilettarsi in manufatti liberi dal vincolo del giudizio dei posteri e quindi disponibili a sperimentazioni più ardite dal punto di vista del linguaggio, dall’altra gli stessi esiti di queste manifestazioni avevano dei risvolti politici non indifferenti. Infatti, molteplici erano le delegazioni straniere stabilitesi nella città papali e altrettanti i dignitari frequentanti la corte pontificia: personaggi che avevano lo scopo di intrattenere rapporti con le gerarchie ecclesiastiche, ottenere favori dal sovrano, programmare l’elezione dei successivi o arginare possibili candidati poco graditi al corrispondente governo nazionale. Insomma, un lavoraccio. Per di più, questa situazione appariva aggravata dalla imposta convivenza con i propri rivali che si contendevano di dimostrare nella città eterna speculum mundis il primato del regno da cui provenivano rispetto agli altri potentati europei. Dunque, dar costante prova di grandezza e magnificenza costituiva un diktat ineludibile. Pertanto, erigere un imponente costruzione tesa a onorare la casa dei Borboni nella piazza su cui si affacciava l’ambasciata di Spagna – per l’appunto piazza ‘di Spagna’ – non poteva che costituirsi come un diretto atto di sfida.

Rivaleggiare ed incantare. In questi termini si tratteggiava la dialettica romana extra ecclesiam la quale parallelamente ai grandi spettacoli liturgici intendeva offrire nella Capitale occasioni di svago e, allo stesso tempo, occasioni di esaltazione di personaggi laici a volte anche in diretto contrasto con l’autorità papale. La Chiesa, però, non poteva rimanere estranea a questi sviluppi e non tentare di utilizzarli a proprio vantaggio. Così, se da una parte si moltiplicarono gli apparati per le ’40 ore’ dall’altra le stesse opere sacre che affollavano la città dovevano necessariamente cominciare ad adeguarsi a questi auspici di modernità capaci di richiamare l’attenzione del popolo, onde coltivarne la catechesi. In tal senso, quindi, anche la basilica vaticana divenne oggetto di trasformazione. Giovan Lorenzo Bernini (1598-1680) la riplasmò come un ‘teatro sacro’ e, a partire dalla macchina del baldacchino (dal 1628) sino alla configurazione della nuova piazza (dal 1655) il suo genio si espresse nel tentativo di allestire nel tempio per eccellenza del Cristianesimo Cattolico una rappresentazione della gloria di Cristo e – indirettamente – della sua sposa, per l’appunto la Chiesa. In vista del Giubileo del 1650 la navata centrale venne completamente rivestita da una fitta e vigorosa decorazione di marmi policromi con coppie di putti sorreggenti i simboli e le effigi dei sovrani. Gli stessi monumenti papali si coprirono di onori e, come catafalchi celebranti la magnificenza e le virtù dei successori di Pietro, intrapresero ad articolare la fabbrica in un serrato alternarsi di episodi artistici fra loro in competizione, mentre l’epilogo assoluto dell’incanto si risolveva nella apoteosi della ‘cattedra’ che dominava visivamente la prospettiva di fondo.

2. Roma, San Pietro, interno, particolare.

Dunque, se Roma era un ‘teatro’, Bernini ne era il ‘regista’. Di conseguenza, tutta la realtà costruita poteva diventare occasione di interpretazione secondo questa chiave e, alle volte, per esprimersi necessitava unicamente di un sottile accorgimento: un’astuzia che collocata nella giusta posizione consentisse all’opera si dialogare con le altre attraverso un linguaggio comune, ritrovandosi automaticamente inserita in un circolo virtuoso di contrappunti in cui il singolo monumentum si perdeva nella globalità dell’insieme, senza però privarsi dei suoi specifici connotati. L’architetto valorizzava e trasfigurava gli elementi, gli coniugava avendo nella mente non tanto uno schema predefinito ma un obbietto chiaro e preciso. In tal modo, se era vero che gli artifici sembrano variare di continuo, era altrettanto vero che gli stessi rispondevano tutti al medesimo invito alla fluidità, all’unitarietà, alla coordinazione fra la realtà e la finzione fino a raggiungere il momento in cui il teatro vivesse nel teatro: un metateatro per cui nella cappella Raymondi in S. Pietro in Montorio (dal 1638) Bernini allestì lo spazio per una rappresentazione integrale.

3. Roma, Cappella Raymondi in S. Pietro in Montorio, vista generale.

L’architettura si rese immacolata e un sipario votato alla valorizzazione delle tre arti. Gli accenti più forti emergevano nei risalti delle pareti, con funzione di quinte sceniche e nella intensa luminosità ‘a effetto’ dell’altare. I defunti patroni osservavano inginocchiati energici ma impassibili, ritrovando sé stessi come attori. La verità assisteva alla finzione davanti ai propri occhi: un auspicio che nel suo continuo riconoscersi identificava un teatro totale il cui vero protagonista appariva proprio lo spettatore. Del resto, erano i suoi sentimenti ad animare la composizione, era il dramma della sua lettura a caratterizzare la materia divenendo egli stesso autore e partecipe del dramma della propria coscienza. In Sant’Andrea al Quirinale (dal 1656) tutto ciò si rendeva realtà e l’ascensione del Santo informava tutta la progettazione che, assoggettandosi al tema prescelto, concentrava l’attenzione sull’elevazione agli altari ponendo un ‘pieno’ lungo l’asse trasversale e organizzando le sculture perché rafforzassero esattamente questa percezione. Tutte le arti collaboravano assieme all’esaltazione di Dio che, luce avvolgente, non si limitava a presenziare nel presbiterio ma invadeva tutta l’aula in un ideale descrizione del contatto fra il divino e l’uomo: una magia possibile solo a Roma, «teatro dei teatri».

Bibliografia essenziale.

  • M. Fagiolo, Roma Barocca, De Luca Editori d’Arte, Roma 2013.
  • M. Fagiolo, Il gran teatro del barocco, De Luca Editori d’Arte, Roma 2007

Laurent Garnier – Sua maestà a Roma

Vi sono luoghi leggendari, unici al mondo. Se ritenete che essi siano i luoghi preposti alla funzione di capitali economiche vi sbagliate. Uno di questi luoghi, sul finire degli anni Ottanta, è stato il club l’Haçienda di Manchester, dove un allora giovane dj francese scosse il mondo dell’elettronica. Il club era frequentato anche da gruppi come gli Stone Roses e gli Happy Mondays, che rimasero affascinati dallo stile del giovane galletto già all’epoca molto aperto e ricettivo verso il nuovo. Fu così che le due formazioni iniziarono a contaminare il loro rock con ritmiche house. A mostrare le sue capacità e mostrare un nuovo corso della musica è stato: Laurent Garnier.

Ammetto di disprezzare chi ritiene Parigi una città essenzialmente romantica e rinchiusa nei fantasmi dell’Ancien Régim. La capitale francese nel mio immaginario ha un valore speciale nel novecento per il jazz degli anni venti e, soprattutto, per il French touch di metà anni novanta. E’ in quel periodo che Laurent Garnier, trasferitosi in una Parigi dei primi anni Novanta dove il fervore per la musica elettronica inizia a farsi sentire, prese subito in gestione la consolle del famoso Wake Up Club, rendendolo una cattedrale della musica. Così, in concomitanza con la sua ascesa in qualità di Dj, Garnier inizia anche la sua attività da producer.

Laurent Garnier - Polinice - Ex Dogana

Successivamente all’entrata nel roster della major FNAC, dove rilasciò nel 1993 la raccolta French connection e poi l’EP The Bout de Souffle, con Eric Morand decise di formare una nuova label: la F-Communication, etichetta specializzata nella ricerca all’interno del campo dell’elettronica d’avanguardia, con una concezione puramente crossover. Quella label sarà la chiave per poter presentare al mondo nel 1995 l’album Shot in the dark, seguito poi due anni dopo da 30 e poi nel 2000 da Unreasonable behaviour, il più apprezzato dalla critica, anche grazie alla pietra miliare The man with red face contenuta al suo interno.  Una traccia storica, da alcuni considerata il Sacro Gral della musica elettronica alla quale ogni producer dovrebbe ispirarsi.

Negli anni duemila inizieranno le collaborazioni con jazzisti del calibro di Bugge Wesseltoft e Dhafer Youssef, cui farà seguito il suo quarto album The Cloud Making Machine.

 

Torniamo alla Francia e al suo valore per la cultura mondiale. Evocando il solo suono della parola Frnacia non si può che pensare alla Rivoluzione del 1789 e all’Illuminismo. Opera cardine, decisatoria di un modo di studiare e pensare, del periodo fu l’Enciclopedia. Questo è la compilation di Laurent Garnier The Kings Of… , nella quale ha collaborato con il suo amico, già simbolo della techno, Carl Craig. All’interno di The Kings of Techno ci si ritrova in un lungo viaggio che parte dal soul di Aretha Franklin per giungere alla detroit techno di Jeff Mills.

Penserete che Garnier sia un asettico chirurgo della consolle e invece anche nei live ricerca il pieno appoggio della sua corte ossia il pubblico. Un pubblico che lo vedrà a Ex-Dogana sabato 18 novembre per Spring Attitude Waves. Un viaggio e una celebrazione alla quale, la Roma che non si annoia tra aperitivi e tristi rituali prerivoluzionari nei palazzi nobiliari, non può mancare.

Centrale Montemartini – Semplicemente per un po’ di bellezza

 

Credo che una delle cose su cui rifletto di più sia la bellezza. Se è vero (come mi ha insegnato a credere Dostoevskij) che sarà lei a salvare il mondo, in che forma si presenta, sarà facile riconoscerla? Mi chiedo sempre se sia un valore assoluto o se possa essere relativizzata: un elemento di bellezza inserito in un contesto già pieno di bellezza vale tanto quanto un elemento di bellezza fuori contesto? E vale anche per la bellezza dell’arte? Quanto è più bella se portata in un contesto inusuale?

Mi rifugio nella Centrale Montemartini, probabilmente lì troverò molte risposte.

Un luogo che accosta archeologia classica e archeologia industriale ha già il merito di provare come una forma speciale di bellezza derivi dal contrasto, di dimostrare quanto la decontestualizzazione dall’ambiente tradizionale di un museo sia fonte continua di stupore e meraviglia.

La Centrale Montemartini accoglie infatti numerosi reperti archeologici e sculture antiche rivenute alla luce negli anni delle trasformazioni urbanistiche di Roma. Ospitati nei Musei Capitolini, in occasione delle ristrutturazioni che  nel 1997 hanno interessato ampie aree del complesso capitolino dovevano inizialmente essere solo temporaneamente trasferiti in questa Centrale Elettrica che era stata inaugurata nel 1912 (e che fu la prima centrale elettrica pubblica, tra le altre cose).

Probabilmente nel  destino di questa Centrale era già scritto che non sarebbe rimasta per sempre in balia del frastuono e dei fumi dei macchinari. Una Centrale Elettrica sorta in una sede dal fascino così particolare, una facciata così imponente in stile liberty che si scopre solo una volta varcato un anonimo cancello su Via Ostiense, un edificio bianco ed elegante all’ombra dei maestosi e ferrei Gazometri.

Credo proprio che la bellezza in forma di contrasto fosse fin dall’inizio nelle stelle di questo luogo;  la tentazione di subire il fascino di questa sede ha avuto la meglio sul timore di un azzardato accostamento tra  due mondi diametralmente opposti.  E sì, la bellezza ha salvato questi piccoli mondi: una collezione che rischiava altrimenti di venire parcheggiata in un magazzino e un luogo chiave della vitalità urbana della città che rischiava di finire nel dimenticatoio della collettività romana. Quel trasferimento che doveva essere solo transitorio è divenuto condizione permanente, perché le due realtà sono entrate in perfetta sintonia senza snaturarsi. Chi vaga stupefatto tra gli ambienti della Centrale può soffermarsi ora sul nero delle macchine, ora sul bianco dei marmi, ora sulla rappresentazione del genio umano e della tecnica, ora sulla raffigurazione delle antiche divinità e della forza combinata di scalpello e pietra pomice. “Le macchine e gli dei” è diventato il nome dell’esposizione.

La collezione raccoglie momenti significativi della crescita di Roma dalle più antiche fasi repubblicane fino al VI secolo d.C.; le dimensioni degli spazi che la accolgono hanno permesso di allestire elementi decorativi provenienti da alcuni siti monumentali rispettando le proporzioni originali, fornendo quindi prova eccezionale e tangibile di una realtà non solo artistica, ma anche storica, urbanistica.

La cornice di archeologia industriale è invece composta dai macchinari di quella che all’epoca era la progenitrice di ACEA.  Nelle sale del piano terra si osservano degli elementi in muratura che servivano a raccogliere i residui della combustione del carbone, mentre una serie di pilastri in cemento armato servivano a sostenere le caldaie poste al piano superiore. La sala più affascinante è proprio quella delle Caldaie.

Tutta questa bellezza può essere riassunta forse con un’immagine: la Musa Polimnia nata da un bellissimo marmo pario, bianco e prezioso, raffigurata in atteggiamento sognante e pensoso completamente avvolta nel suo mantello, il mento sulla mano, appoggiata a un pilastro roccioso.

Buona contemplazione.

Gabriele Sandri – Dieci anni dopo

Dieci anni dopo. Dieci anni dopo quell’uggiosa giornata di novembre che si trasformò in lacrime. Dieci anni dopo le vite di una famiglia, degli amici e di un’intera generazione sono cambiate.

Diverse le priorità, le faccende quotidiane, il calcio e la vita. Gabriele Sandri ha lasciato un vuoto enorme tra i suoi cari e tra i suoi amici. Quel giorno una pallottola ne ha distrutto l’esistenza. Ne ha plasmato e cambiato i giorni della sua famiglia.

Quel giorno la pallottola ha distrutto anche una generazione romana e non solo. Per parlarci chiaro: negli stadi esiste un prima e dopo Gabriele. Perché quella pallottola, come da manuale della strategia della tensione, ha messo una croce sull’intero movimento ultras.

Ultras che Gabriele era. Fieramente e senza proclami di quei social che lo hanno ricordato. Social che furono una benedizione quel maledetto giorno, difronte le fake news ( così sembro alla moda dieci anni dopo ) dell’Ansa.

Il solco quel giorno è stato tracciato. E non da folli che hanno partecipato e contribuito all’ultima utopia di libertà nell’Europa occidentale. Ma, da chi inconsapevole o meno ha soffiato su quella pallottola. Che ha strappato un ragazzo ai suoi cari. Un lavoratore che amava sostenere l’attività di famiglia e un dj che rallegrava un’intera generazione.

Una generazione che sognava appena poco prima della crisi economica.

Ora non so se dalla crisi ci siamo mai ripresi.

Sicuramente da quella pallottola no.

Perché insieme a Gabriele, quel maledetto 11 novembre, siamo morti in tanti di una generazione romana.

A Gabriele e la sua famiglia

Sinergie Solidali, un’idea nuova per l’associazionalismo e il volontariato a Roma

Da circa un anno in Via Volsinio 21 a Roma, in pieno quartiere Trieste, un’originale realtà associativa, SinergieSolidali, sta lavorando ad un progetto innovativo e ambizioso per il mondo dell’associazionismo e del volontariato a Roma.

Nata dall’idea di un gruppo di studenti universitari come Associazione di Promozione Sociale senza scopo di lucro, SinergieSolidali è in realtà molto più di una semplice no-profit. Incardinarla in suddetta tipologia sarà utile ai fini dell’individuazione del più corretto quadro normativo applicabile alla stessa, ma non basterà a rendere l’idea della grande innovazione di cui si sta facendo promotrice.

L’obbiettivo perseguito da SinergieSolidali, secondo quanto ci dice in merito il suo Presidente, Riccardo Leolini, è infatti quello di creare una rete di sinergie in grado di incentivare proficue collaborazioni tra le diverse associazioni del II Municipio che nutrano l’interesse di cooperare, le une con le altre, pur mantenendo la propria autonomia e individualità.

Appare opportuno, a questo punto, approfondire l’etimologia di una parola fondamentale per SinergieSolidali, divenuta motto di gran parte delle iniziative da quest’ultima organizzate, ovvero la parola “sinergia“. Dal greco synérgeia, derivato dal verbo synérgō “cooperare” e, quindi, composto dalla particella sýn “con, insieme” ed érgō “operare, agire”, il significato di sinergia è “Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati“.

Ebbene, far cooperare tra loro realtà associative animate, come spesso accade, da scopi sociali affatto connessi, aiuterebbe, secondo l’intuizione di questi giovani romani, le medesime a crescere, fare rete e ad organizzarsi per l’ottenimento di risultati non altrimenti raggiungibili.

Alla domanda sul perché sia sembrato opportuno, al momento della sua costituzione, fare di SinergieSolidali la casa dell’Associazionismo e del Volontariato solo nei limes del II Municipio, il Presidente Riccardo Leolini, ci risponde sull’odierna necessità, sentita soprattutto nelle grandi città come Roma, di riappropriarsi dei legami, ormai perduti, tra gli abitanti di un medesimo contesto urbanistico. Conoscere il più possibile il territorio nel quale si vive ed, in particolare, le persone che lo abitano, significa costruire rapporti in grado di combattere il malanno che affligge la società contemporanea, ovvero la solitudine.

E se il manifesto dei valori e degli scopi, affisso nella sede di Via Volsinio 21, definisce l’associazione come apartitica, è del tutto evidente il valore politico che la ispira. In applicazione degli artt. 18 e 118 ultimo comma della Costituzione, SinergieSolidali disegna, infatti, un modello sociale, fondato sull’associazionismo e sul volontariato, volto a rendere la collettività più coesa.

Seppur limitato al piccolo contesto territoriale sopra descritto, l’intento degli associati di SinergieSolidali è quello di sviluppare in ogni Municipio della città associazioni simili ad essa che possano condividere le medesime sfide. Un’impresa ardua sulla quale vale la pena scommettere.

Giornate del territorio – 3a edizione

3a edizione delle giornate del territorio

Roma 10,11 e 12 novembre 2017 presso la Casa della cultura di Villa de Sanctis – Via casilina 665

Tre giorni per mettere a confronto pratiche, ricerche e progetti di rigenerazione territoriale fondati sulla salvaguardia e valorizzazionedel patrimonio culturale.
18 ore di lavori, 27 ospiti provenienti da tutta Italia (e non solo), 32 organizzazioni coinvolte. Una maratona che ha l’obiettivo di perimetrare un nuovo modello di rigenerazione “a trazione culturale”, che mette al centro comunità e territorio, e sia fondato su sostenibilità e partecipazione.

PROGRAMMA

10 Novembre 2017

Ore 17.00 | SALUTI ISTITUZIONALI E PRESENTAZIONE LAVORI

Ore 17.30 | LEGGE SUGLI ECOMUSEI: UN’OPPORTUNITÀ PER LO SVILUPPO DEI TERRITORI
Intervengono:

  • Luca Bergamo Assessore Crescita Culturale del Comune di Roma
  • Eugenio Patanè Consiglio Regionale Lazio
  • Marta Bonafoni Consiglio Regionale Lazio
  • Paolo Masini Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
  • Eleonora Guadagno Pres. Comm. Cultura Capitolina
  • Mariateresa Brunetti Assessore alla Cultura del Municipio Roma 5

a seguire
ECOMUSEO IN “LUCE”: FILMATI INEDITI DEL TERRITORIO DALLA MEDIATECA DELL’ISTITUTO LUCE
Presenta Patrizia Cacciani (Responsabile Mediateca Archivio Storico Istituto Luce)

Ore 19.00 | RIPENSARE I MARGINI: L’ECOMUSEO CASILINO PER LA PERIFERIA DI ROMA
Presentazione del libro prodotto dall’Associazione per l’Ecomuseo Casilino e pubblicato da Aracne edizione.

Intervengono:

  • Alessandra Broccolini Università “La Sapienza” di Roma
  • Vincenzo Padiglione Università “La Sapienza” di Roma
  • Claudio Gnessi Presidente Associazione Ecomuseo Casilino
  • Stefania Ficacci Resp. ricerca storica dell’Ecomuseo
  • Stefania Favorito Resp. ricerca archeologica dell’Ecomuseo
  • Romina Peritore Resp. ricerca urbanistica dell’Ecomuseo
  • Carmelo Russo Resp. ricerca religiosa dell’Ecomuseo

a seguire aperitivo

11 NOVEMBRE 2017

Mattina

Ore 12.00 | CO.HERITAGE: PRESENTAZIONE DEI PROGETTI SELEZIONATI
60 minuti per presentare sei progetti di rigenerazione, salvaguardia e promozione territoriale inviati da cittadini e associazioni.

Presentano

  • Centro di documentazione Maria Baccante
    “Recupero storico e culturale e la valorizzazione ambientale dell’area Ex Snia”
  • Centro studi sul moderno
    “VuotidiSenso_SensodeiVuoti. Esplorazioni e azioni urbane partecipate tra Riva Ostiense, Marconi e Portuense”
  • Melting Pro
    “PLAN. Progettiamo luoghi, costruiamo comunità”
  • Omnia Urbes
    VALE …ROMA. Il nuovo Municipio Roma V. Storie, memorie, luoghi e… immagini per il futuro
  • Sguardo Contemporaneo
    “Nuova Gestione: arte contemporanea come strumento di rilettura del territorio”
  • Sguardoingiro
    “Gordiani in comune”

Pomeriggio

PATRIMONI LOCALI E RIGENERAZIONE
Dalle 15.30 alle 20.00 si parlerà di salvaguardia e promozione del patrimonio culturale come motore di un nuovo modello di rigenerazione e sviluppo locale. Una full immersion per mettere a confronto esperienze, progetti e ricerche regionali, nazionali e internazionali.

Ore 15.30 – PANEL REGIONALE

  • Sara Le Xuan, Serena Muccitelli | Avanzi (Milano)
    RE-SCAPE workshop: il caso pilota per la rigenerazione dell’ex cava di Monticchio a Sermoneta (LT)
  • Patrizia Gioia | Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
    I musei in periferia: tra realtà e progetto
  • Pasquale Grosso | daSud (Roma)
    Àp – Accademia popolare dell’antimafia e dei diritti: educazione non formale, creatività e nuovi linguaggi
  • Deborah Navarra | Urbanita (Roma)
    Intorno alle mura: per un parco urbano e itinerario pedonale lungo le mura di Roma

Ore 17.00 – PANEL NAZIONALE

  • Mimì Coviello | Agrinetural (Matera)
    Green strategies: il Parco Agoragri a Matera
  • Emanuela Rossi | Università degli studi di Firenze
    Piccole comunità che resistono: l’esperienza di Casa di Zela in Toscana
  • Andrea Colbacchini | Pasubagria (Vicenza)
    Da un’associazione di singoli al marchio d’area, il caso Pasubagria
  • Silvano Falocco | Fondazione Ecosistemi (Roma)
    Acquisti verdi per la trasformazione ecologica dell’economia

Ore 18.30 – PANEL INTERNAZIONALE

  • Chiara Lucchini | Urban Center Torino
    Urban think tanks e coinvolgimento degli attori locali
  • Levente Polyak, Daniela Patti | Eutropian (Ungheria/Italia)
    Finanziare la città cooperativa: finanza di comunità e l’economia degli spazi civici
  • Alessandro Cattunar | Assocazione 47/04 (Udine)
    Strade della memoria. Un progetto di public history sulla storia del confine orientale.

a seguire aperitivo

12 Novembre 2017

Mattina

Ore 9.30 | PASSEGGIATA CULTURALE NEL QUARTIERE
Meeting point: Piazza della Marranella

Ore 12.00 | PATRIMONI LOCALI E TURISMO SOSTENIBILE
Paradigmi e proposte per un nuovo modello di turismo etico, responsabile e sostenibile.

Intervengono:

  • Agostino Riitano | Cultural Manager
  • Luigi Corvo | Professore in Social Entrepreneurship and Innovation
  • Ledo Prato | Segretario dell’Associazione Mecenate 90
  • Giovanna Barni | Presidente CoopCulture
  • Elena De Nictolis | LabGOV

Pomeriggio

Ore 16.00 | ECOMUSEO CASILINO: WORK IN PROGRESS
I principali progetti promossi dall’associazione, l’impegno per la sistematizzazione del patrimonio delle comunità migranti e per la diffusione della conoscenza dei valori culturali del territorio presso le scuole del Municipio.

Ore 17.00 | PER UN NUOVO MODELLO DI RIGENERAZIONE
Tavola rotonda con studiosi, esponenti istituzionali, tecnici e associazioni per produrre un primo documento di linee guida sulla rigenerazione dei territori fondate sulla sostenibilità ambientale, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale locale

Ore 18.00 | PATRIMONI DI QUARTIERE
Leonardo Zaccone facilità un laboratorio partecipativo per individuare i temi di esplorazione e le principali risorse culturali dei quartieri Pigneto, Centocelle e Quadraro Vecchio. Un primo momento di riflessione collettiva per avviare la mappatura del patrimonio culturale di questi territori dell’Ecomuseo Casilino.

a seguire aperitivo

Durante i tre i giorni saranno attivi uno stand della libreria La Rocca Fortezza Culturale, l’esposizione e l’infopoint del Phototelling Project.

L’importanza del reinserimento: i detenuti e i lavori socialmente utili (soprattutto per loro)

Il fine rieducativo della pena può realizzarsi solo attraverso il reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale. Se tale conclusione si può oramai considerare unanimemente affermata, il passaggio dalla teoria alla pratica non è stato così consequenziale. Vari aspetti più o meno diretti (farraginosità delle “innovazioni” sociali; il rifiuto temporaneo del mostro delle “cooperative”; la paura dilagante per il diverso e l’assenza di una visione solidaristica verso l’altro) si sono frapposti nella predisposizione di appositi percorsi di reinserimento.

In direzione diametralmente opposta vi sono alcuni recenti progetti che mirano a riconoscere l’importanza di tali percorsi sotto l’aspetto della specialprevenzione.

Sono di pochi giorni fa alcuni progetti che in alcune delle maggiori metropoli romane si muovono illuminatamente in questa direzione fino ad ora tralasciata o marginale.

A Roma è stata rinnovata la convenzione tra il Comune e il Tribunale finalizzata a permettere che il Giudice adito posso disporre che il reo svolga un lavoro socialmente utile in luogo della ordinaria pena detentiva o pecuniaria.

L’attuazione dell’istituto giuridico della c.d. “messa alla prova” ha trovato non solo conferma nel provvedimento dell’amministrazione capitolina di rinnovo della convenzione con il Tribunale ordinario di Roma, confermandone pertanto l’importanza, ma è stato altresì previsto un aumento dei soggetti coinvolgibili a riprova delle ricadute positive avutesi negli ultimi anni.

È a Torino invece dove si può affermare che lo scopo rieducativo della pena è stato definitivamente fatto proprio dall’amministrazione locale.

La peculiarità del programma di reinserimento sociale previsto per gli ex detenuti del carcere Lorusso e Cutugno risiede nel valore simbolico del locale coinvolto: il bar nel quale gli ex detenuti potranno lavorare per mezzo di una cooperativa non solo è un locale coinvolto in un’inchiesta penale, e pertanto anch’esso coinvolto in un processo di “riabilitazione d’immagine”, ma è anche compreso all’interno del Tribunale di Torino.

Per tali ex detenuti il processo di reinserimento sociale inizierà proprio laddove è terminato il percorso riabilitativo.

 

Anime. Capolavori del cinema d’animazione giapponese

In occasione della mostra Mangasia, al Palazzo delle Esposizioni di Roma una selezione di capolavori animati giapponesi esprime l’immaginario sorprendente creato da Miyazaki, Takahata – fondatori della mitica casa di produzione Studio Ghibli – e altri grandi autori nipponici, che affrontano tematiche universali quali l’amore, l’incomunicabilità, l’innocenza perduta, il dolore della distanza, il rapporto con la natura e il destino dell’umanità. Un’esperienza emozionante, coinvolgente e rivelatoria anche per quel pubblico che raramente si avvicina all’animazione.
Ecco la prima parte del programma delle proiezioni, fino al 26 ottobre:

• 19 ottobre, ore 21.00
Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay
di Francesco Chiatante. Italia, 2015, 93’ – documentario, presentano il regista e Luca Raffaelli

• 20 ottobre, ore 21.00
Nausicaä della valle del vento
di Hayao Miyazaki. Giappone, 1984, 117’

• 21 ottobre, ore 21.00
Laputa – il castello nel cielo
di Hayao Miyazaki. Giappone, 1986, 125’

• 22 ottobre, ore 21.00
La tomba delle lucciole
di Isao Takahata. Giappone, 1988, 89’

• 25 ottobre, ore 21.00
Akira
di Katsuhiro Otomo. Giappone, 1988, 124’

• 26 ottobre, ore 21.00
Pom Poko
di Isao Takahata. Giappone, 1994, 119’

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI
Sala Cinema, scalinata di via Milano 9 a
I posti verranno assegnati a partire da un’ora prima dell’inizio di ogni incontro.
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card.
L’ingresso non sarà consentito a evento iniziato.
Consultate l’intero programma all’indirizzo:
https://www.palazzoesposizioni.it/pagine/rassegna-cinematografica-anime-mangasia

Perché hanno tutti perso la testa per la nuova Rinascente a Roma

“Ci devi assolutamente andare! Sembra di stare da Saks sulla Fifth Avenue” dice al telefono la signora con borsa di Hermès mentre si fa le unghie in una spa dei Parioli, “finalmente un grande magazzino degno di Roma”. La notizia dell’apertura di una nuova Rinascente a via del Tritone l’avevo considerata poco o nulla: solo un nuovo centro commerciale in una città dove c’è già una Rinascente grande come un palazzo (cosa che molti degli entusiasti del nuovo spazio ignoravano) e dove nessuno si sarebbe mai sognato di riaprire quella che c’era ora che è stata sostituita da uno Zara enorme. Mi sbagliavo. Traffico bloccato per ore, centinaia di persone che postano foto sulle scale mobili, un bombardamento di e-mail pubblicitarie: la frenesia collettiva per l’apertura della nuova Rinascente è stata maggiore di quella per il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo.

Avevo sottovalutato l’effetto centro commerciale, il richiamo inspiegabile dell’odore nauseante del misto di profumi al piano beauty, il sogno di vedere qualcosa di simile alle vetrine natalizie delle Galeries Lafayette di Parigi.

“Ci sono signore da tutta Roma”, ha detto il commesso all’entrata il giorno dell’inaugurazione. Donne che prima di allora non erano mai entrate in un mega store perché i vestiti li fanno solo dal sarto erano in fila perfettamente ordinata lungo il marciapiede di via del Tritone, a sbirciare nelle vetrine dove spiccano le iperrealiste statue avatar del personale staff del negozio. Taglio del nastro alla presenza delle cariche istituzionali della città. Il via vai di clienti è continuo.

Ma com’è davvero questa Rinascente?

Aspetti positivi:15mila metri quadrati, sedici scale mobili per 7 piani: casa, profumeria, due piani per l’uomo, due per la donna, food e terrazza panoramica. Gli spazi sono enormi e ricordano subito quelli dei grandi magazzini all’estero. Colpisce l’area dedicato alla casa e all’arredamento: c’è qualunque oggetto di qualunque marca, dai mobili di design ai pezzi per nostalgici come la polaroid o la colla Coccoina. Se il rischio dei centri commerciali è quello di avere l’impressione di trovare “scarti” delle collezioni di abbigliamento e vestiti delle stagioni passate, alla nuova Rinascente si capisce subito che non è così: c’è la prima linea di tutti i grandi brand, da Gucci a Stella McCartney, da Loewe a Sandro e soprattutto un enorme reparto dedicato alle scarpe. Il pezzo forte dello store è però sicuramente il bar sulla terrazza all’ultimo piano con vista panoramica sulla città da togliere il fiato.

Aspetti negativi: Il negozio probabilmente è ancora in fase di rodaggio. Su tre ascensori due sono rotti. Alla fine di ogni scala mobile gli incaricati del negozio ti obbligano a fare tutto il giro del piano prima di poter salire a quello superiore. I brand sono perlopiù di lusso, borse di Celine, scarpe di Yves Saint Laurent: sicuramente non il classico shopping del sabato pomeriggio. Ci si rifugia quindi nell’area food dove nonostante l’indubbia varietà e qualità dei prodotti, che si possono comprare o mangiare sul posto, si respira un po’ quell’odore da bar della stazione. Per accedere al ristorante sulla terrazza bisogna ovviamente fare una lunghissima fila. Dopo una mezz’oretta d’attesa riesco a sedermi e dopo altri 30 minuti buoni riesco a ordinare un toast e una centrifuga. Mi portano un panino freddo e una spremuta: “Ci scusi ma la centrifuga non funziona ed è andata via la corrente per scaldare il toast, il conto me lo dovrebbe saldare subito”. Faccio un bel respiro e penso al panorama.