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Spartaco. Schiavi e padroni a Roma. La mostra al museo dell’Ara Pacis

Primo secolo a.C., la Repubblica romana è nel periodo di maggiore espansione della sua storia e Spartaco è uno dei suoi protagonisti. Originario della Tracia, soldato dell’esercito romano in Macedonia, poi ridotto in schiavitù perché disertore, fuggì nel 73 a.C. e nell’arco di pochissimo tempo riuscì a raccogliere attorno a sé migliaia di schiavi fuggitivi. Nello stesso anno fu a capo della rivolta contro Roma diventata il simbolo della lotta degli oppressi contro gli oppressori.

La mostra allestita al Museo dell’Ara Pacis dal 31 marzo al 17 settembre, porta il nome del condottiero e il racconto si articola partendo proprio dalla grande rivolta da lui guidata tra il 73 e il 71 a.C.

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma realizzata da un team di archeologi, scenografi, registi e architetti, con la curatela scientifica di Claudio Parise Presicce, Orietta Rossini e Lucia Spagnuolo e la regia visiva e sonora di Roberto Andò, è un vero e proprio viaggio, reperto dopo reperto, circa 250, più una selezione di fotografie e installazioni audio e video, in cui lo spettatore viene accompagnato, alla riscoperta del più grande sistema schiavistico della storia. Le opere sono inserite in un racconto che si snoda attraverso 11 sezioni che riportano, una dopo l’altra, in vita suoni, voci e ambientazioni del contesto storico. Un’intera economia quella della Roma antica basata sullo sfruttamento di una “merce” cara e redditizia quanto deperibile: l’essere umano. La società, l’economia e l’organizzazione dell’antica Roma non avrebbero potuto raggiungere traguardi tanto avanzati senza lo sfruttamento pianificato delle capacità e della forza lavoro di milioni di individui privi di libertà, diritti e proprietà. Basti pensare che stime recenti hanno calcolato la presenza tra i 6 e i 10 milioni di schiavi su una popolazione di 50/60 milioni di individui.

Il percorso si chiude con il contributo fornito dalla ILO, International Labour Organization, Agenzia Specializzata delle Nazioni Unite nei temi del lavoro e della politica sociale, impegnata nell’eliminazione del lavoro forzato e altre forme di schiavitù legate al mondo del lavoro.

Le sezioni

– Vincitori e vinti, in cui si racconta l’età delle conquiste e la riduzione in schiavitù di decine di migliaia di vinti in ogni campagna militare;

Il sangue di Spartaco, ossia la sconfitta a opera delle legioni di Crasso dei circa 70.000 ribelli guidati, appunto, da Spartaco;

Mercato degli schiavi, fiorente in tutto il Mediterraneo e presente nella stessa Roma;

Schiavi domestici evidenzia il privilegio, rispetto agli addetti ai lavori pesanti, di chi condivideva quotidianamente la vita negli spazi domestici;

Schiavi nei campi, si tratta dell’agricoltura, contesto sicuramente più svantaggiato, per la fatica quotidiana, la presenza di un sorvegliante plenipotenziario e a volte per l’uso delle catene nei campi;

Schiavitù femminile e sfruttamento sessuale, per le quali la prostituzione era così frequente da renderne necessaria la proibizione per legge;

Mestieri da schiavi  alcuni dei quali conferivano ulteriore marchio di infamia, come le prostitute, i gladiatori, gli aurighi e gli attori;

Schiavi bambini, del cui impiego nell’economia domestica padronale restano molte testimonianze archeologiche;

– Schiavi nelle cave e miniere, descrive la condizione di lavoro e di vita cui erano costretti coloro che rifornivano di marmi e metalli preziosi la capitale e gli altri centri dell’impero;

Una strada verso la libertà, dedicata alla manumissio, vera e propria occasione offerta dal diritto romano agli schiavi più meritevoli e a quelli che erano riusciti, arricchendosi, a comprare la propria libertà;

Schiavitù e religione, esplora il rapporto della schiavitù con alcuni aspetti del culto ufficiale romano.

Curatore/i

Claudio Parisi Presicce, Orietta Rossini con Lucia Spagnuolo

Catalogo

De Luca Editore

Tipologia

Archeologia

 

INFO

Spartaco. Schiavi e padroni a Roma

Museo dell’Ara Pacis. Lungotevere in Augusta, Roma

31 marzo – 17 settembre 2017

Tutti i giorni dalle ore 9.30 – 19.30 (la biglietteria chiude un’ora prima)

Info 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

www.arapacis.it, www.museiincomuneroma.it

Twitter: @museiincomune

Biglietto “solo mostra”: intero € 11, ridotto € 9; speciale scuola ad alunno € 4 (ingresso gratuito a un docente accompagnatore ogni 10 alunni); speciale Famiglie € 22 (2 adulti più figli al di sotto dei 18 anni)

Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per non residenti a Roma: intero € 17, ridotto € 13

Biglietto integrato Museo dell’Ara Pacis + Mostra per residenti a Roma: intero € 16, ridotto € 12

 

JEAN-MICHEL BASQUIAT. New York City

Una grande mostra al Chiostro del Bramante di Roma rende omaggio a Jean-Michel Basquiat (New York, 22 dicembre 1960 – 12 agosto 1988), figura iconica e controversa della cultura newyorkese degli Anni ’80.  Una corona per celebrare un genio immortale.

a cura di Gianni Mercurio in collaborazione con Mirella Panepinto

Dal 24 marzo al 2 luglio 2017 continua il percorso di ricerca e indagine da parte di DART Chiostro del Bramante sulle personalità più influenti dell’arte, con una esposizione che indaga le origini e l’importanza della street art e dei graffiti, dopo il grande successo di “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore” che ha registrato un afflusso di oltre 150 mila visitatori.

Circa 100 i lavori esposti, tra olii, acrilici, disegni, alcune importanti collaborazioni con Andy Warhol, serigrafie e ceramiche, opere realizzate tra il 1981 e il 1987 tra le più rappresentative della sua produzione, tutte provenienti dalla Mugrabi Collection, una delle raccolte di arte contemporanea più vaste al mondo. Un arco di tempo in cui si dipana quasi tutta la turbolenta e sofferta parabola artistica ed esistenziale del pittore americano, diventando presto uno degli artisti più popolari dei nostri tempi. A quasi trent’anni dalla morte avvenuta nell’agosto del 1988, i suoi lavori e il suo linguaggio continuano ancora oggi ad affascinare il pubblico di tutto il mondo.

“Papà un giorno diventerò molto, molto famoso”. Jean-Michel Basquiat aveva questa urgenza, l’urgenza del segno, del gesto, del colore, l’insopprimibile necessità di disegnare, di essere artista.  E proprio i muri di New York saranno, all’inizio della sua carriera, le tele su cui inciderà i tratti distintivi e indelebili della sua arte, pareti sapientemente scelte in prossimità delle gallerie più rinomate.

Apparso con lo pseudonimo di SAMO, Basquiat comincia proprio con il graffitismo che abbandonerà ben presto diventando, a soli 20 anni, una delle stelle nascenti più celebri e celebrate nel mondo dell’arte.

Le sue opere attingono alle più disparate fonti, i suoi mezzi espressivi creano un linguaggio artistico originale e incisivo, che punta ad una critica durissima alle strutture del potere e al razzismo. Orgoglioso delle sue origini afro-americane, Basquiat infonde nelle sue opere quel carattere drammatico, quell’energia e quella determinazione di denuncia sociale, che aprirà una strada alle future generazioni di artisti neri.

La sua produzione sintetizza astrattismo e figurativismo neoespressionista, la sua febbrile e incessante ricerca produce opere dal tratto talvolta viscerale, materico, tribale. Utilizza la pittura, ma soprattutto la scrittura, una presenza costante nelle sue opere, che spesso ne costituisce il tessuto. Basquiat ha usato e trasformato la parole in contesto come segni grafici e significanti – come versi che risuonano al ritmo del suo battito interiore.

Sue muse ispiratrici erano la musica – che non abbandonerà mai e che sarà sempre presente nei suoi dipinti – e ancora l’arte greca, romana, africana. Tra i suoi amici vi erano Andy Warhol con cui aveva una straordinaria e particolare intesa intellettuale, John Lurie,Arto Lindsay, Keith Haring e Madonna.

Basquiat muore di overdose a soli 27 anni, una fine apparentemente inevitabile per una vita divisa tra genio e sregolatezza.

Anche se l’attività artistica di Jean-Michel Basquiat prende forma nell’arco di una sola decade, in questo breve periodo la sua febbrile attività lo ha portato a produrre un vasto corpus di opere caratterizzate da un segno e uno spirito che lo hanno reso uno dei grandi testimoni della sua epoca.

Promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra è prodotta e organizzata da DART Chiostro del Bramante e Gruppo Arthemisia in collaborazione con la Mugrabi Collection ed è curata da Gianni Mercurio in collaborazione con Mirella Panepinto.

Il papa architetto

Da sempre l’architettura è stata non solo espressione dell’arte ma anche immagine del potere. Re, aristocratici, dignitari, mercanti nonché gli ordini religiosi hanno cercato tutti – ognuno secondo le sue possibilità – di esaltare attraverso l’ars aedificatoria la propria condizione distinta. In tal senso, la Chiesa fu tra le prime istituzioni del mondo moderno a comprendere l’importanza delle implicazioni politiche delle istanze di autorappresentazione, intendendo appieno le possibilità intrinseche nella forza comunicativa delle costruzioni e dei suoi apparati accessori.

Così, Giulio II Della Rovere (1503-13) – ricordato come il «il papa terribile» – decretava la ricostruzione dell’antica basilica di San Pietro (dal 1506), incurante della vetustà del manufatto e dei significati culturali legati all’editto di Costantino (313 d.C.). Infatti, obiettivo fondamentale appariva allora una impareggiabile magnificenza che, celebrando il Principe degli Apostoli e implicitamente i suoi successori, affermasse altresì l’autorità della Chiesa di Roma e la sua potenza in espansione del mondo. Si trattava di un momento di apice: rinnovare Roma significava riesumare le vestige dell’antico impero, anelato dagli eruditi ed esaltato dai filologi, ma non come modus vivendi. Al contrario, questo recupero ambiva a trasformare il passato in uno strumento di giustificazione del presente: un’occasione che segnalando in maniera inequivocabile la continuità di governo di Roma dall’imperatore al Pontefice sanciva il ruolo di guida universale di quest’ultimo, superiore «per diritto divino» a tutti gli altri potentati esistenti. Il successo dei giubilei, in atto dal 1300, accertava questo indirizzo e riconosceva nella Capitale dello Stato Ecclesiastico la nuova Gerusalemme, perduta che era l’altra per mano dei turchi. L’architettura si faceva quindi interprete di un mondo in fieri, ansioso di dimostrare la propria «modernità» e bramosa di costruirsi una propria specifica identità.

L’affissione delle 95 tesi di Martin Lutero (1483-1546) era però dietro l’angolo e lo sconvolgimento che impresse lo scisma che ne seguì dilaniò la res publica christiana. Ecco quindi che costruire nuove chiese diventata indispensabile non tanto per affermare un status sociale quanto per evangelizzare, impedire al seme dell’eresia di espandersi e mietere nuove ‘vittime’. Purtroppo, vane si rivelarono le speranze riposte in questo ultimo tentativo di mediazione o, meglio, autoritaria reazione nei confronti dei dissidenti. Le paci di Vestfalia (1648) ratificarono sulla carta il principio «Cuius regio, eius et religio» che, nella sostanza, stabiliva l’autonomia religiosa di ciascun regno dalla guida papale la quale quindi, non potendo più appellarsi ai governanti, cercò di ribadire con forza presso il popolo la propria leardship. Imponenti ed eccezionali sorsero allora le opere del Barocco, tese a costruire un’immagine spettacolare della Chiesa, per niente debole e succube dei proto-stati nazionali che la insidiavano militarmente e culturalmente. Sotto questa stella si edificarono le due chiese gemelle di Piazza del Popolo (dal 1655), opera per lo più di Carlo Rainaldi (1611-91): una sorta di porta ‘celeste’ che introduceva alla città Santa, alla roccaforte della dottrina cristiana saldamente tenuta nelle mani del suo sovrano, disposto però ad accogliere chiunque si convertisse, come testimoniava ‘l’abbraccio’ di Piazza San Pietro (dal 1656) voluto da Alessandro VII Chigi (1655-67) lontano parente dei Della Rovere: un intervento urbanistico che conciliava la tradizione con le moderne necessità della liturgia creando al contempo un luogo unico ed irripetibile.

P. P. Baldini, L’architetto Francesco Laporelli mostra al Papa Pio IV i disegni delle nuove fortificazioni di Castel Sant’Angelo, dei bastioni del Colle Vaticano e della città Leonina, affresco (sec. XVII), dettaglio

Ciononostante, il declino era ormai avviato e nulla si poteva per arrestarlo; solo si poteva intervenire ritardandone gli effetti. Conseguentemente, ancora una volta le gerarchie ecclesiastiche cercarono un ultimo colpo di coda rintracciando nell’elogio delle origini del cristianesimo la chiave per uscire dalla loro empasse e riaffermare nuovamente il magistero religioso romano. Non solo. Opportuno appariva anche rimettere mano alle opere rimaste incompiute nonché riattivare quel circolo virtuoso di grandi ‘fatti’ architettonici che confermassero indirettamente il vigore dell’amministrazione che li proponeva. Bisognava tornare indietro, a Giulio II, non a caso. Così, Clemente XII Corsini (1730-40) lanciava nel 1732 il grande concorso per la facciata di San Giovanni in Laterano che – seppure la sua finzione – segnalò il cambio di registro culturale e le intenzioni delle nuove massime cariche dello Stato. Funzionalità, utilità, comodità: questi erano i termini di un pensiero preciso che ora informava l’architettura. Non più solo volontà di stupire o ingannare: adesso necessaria appariva una «soda» architettura certa delle sue potenzialità e capace di rispondere alle esigenze di una società in evoluzione desiderosa di dotarsi di infrastrutture pubbliche adeguate ed efficienti.

La linea era stabilita, il solco tracciato. Breve però fu questo segnale di riscossa. Infatti, già il suo successore, Papa Benedetto XIV Lambertini (1740-58) lasciava da parte questi desideri di gloria, preferendo agli stessi una sobria indicazione di «buon senso» rivolta ad avere architetture di qualità che rispondessero ai bisogni del popolo. Del resto, tale era lo scopo primario degli edifici; l’aspetto veniva dopo.

Bibliografia essenziale.

A. Bruschi (a cura di), Storia dell’architettura italiana. Il primo Cinquecento, Utet, Milano 2002, passim.
A. Scotti (a cura di), Storia dell’architettura italiana. Il Seicento, Utet, Milano 2003, passim.
G. Curcio (a cura di), Storia dell’architettura italiana. Il Settecento, Utet, Milano 2000, passim.

Roma/Parigi – Parigi/Roma – la settimana della Cultura francese

Era il 30 gennaio 1956 quando a Roma, l’allora Sindaco Salvatore Rebecchini e il Presidente del Consiglio comunale di Parigi Jacques Féron, suggellarono il gemellaggio Roma/Parigi con il motto «Solo Parigi è degna di Roma e solo Roma è degna di Parigi».


Per l’occasione alle Terme di Diocleziano fu innalzata una colonna di epoca romana sulla quale venne fissata una nave a vele spiegate, emblema di Parigi che gli antichi romani chiamavano Lutezia Parisiorum. Una riproduzione della Statua della Lupa capitolina fu invece donata a Parigi e posta in Square Paul Painlevé.

Il giuramento di fratellanza rappresenta un patto esclusivo, l’unico gemellaggio in essere per entrambe le città. Un patto rinnovato negli anni: il 1° aprile del 1994 da Jacques Chirac e Francesco Rutelli, il 7 dicembre 2006 da Bertrand Delanoë e Walter Veltroni, il 1° ottobre 2014 da Anne Hidalgo e Ignazio Marino.

«Amo Roma: è una città splendida, l’unica gemellata con Parigi»ha dichiarato la Hidalgo quando le due città si confrontavano nella sfida per ospitare le Olimpiadi del 2024. Il 30 gennaio 2016 la sindaca di Parigi insieme al Commissario Straordinario di Roma Francesco Paolo Tronca hanno celebrato i 60 anni del Gemellaggio tra Roma e Parigi.

Giunta alla VII edizione la Settimana francese a Roma lo scorso anno ha rinnovato il legame non solo simbolico tra le due città, in particolare grazie al supporto e l’impegno del Municipio Roma I Centro e del 13° Arrondissemente di Parigi che patrocinano l’iniziativa curata da madame Jacqueline Zana-Victor che dall’8 al 19 marzo 2016 ha portato in città “L’Art dans la Cité” un ricco programma di eventi culturali ed artistici aperti ai cittadini e tutti rigorosamente ad ingresso libero.

Il programma ufficiale della VIII edizione, è stato presentato in Campidoglio venerdì 3 marzo 2017  alle ore 12:oo alla presenza di Sabrina Alfonsi, presidente del Municipio Roma I Centro, della direttrice artistica Jacqueline Zana-Victor, dall’Assessore alla Cultura del Municipio Roma I Centro Storico Cinzia Guido, dall’addetta culturale dell’Ambasciata di Francia Anouk Aspisi, dal Presidente dell’Associazione Jours de France Dario Marcucci, dal direttore de l’Institut français – Centre Saint-Louis Olivier Jacquot e dal presidente dell’Associazione Roma-Parigi Massimo Gazzè.

Cinema, teatro, musica, letteratura, mostre di arte contemporanea e fotografia, ma anche occasioni di incontro e confronto enogastronomico, intitolata «L’art dans toutes ses formes» anche quest’anno la Settimana francese offrirà alla cittadinanza un cartellone di eventi di qualità coinvolgendo splendide location della Città eterna, a partire dalla meravigliosa Chiesa di San Silvestro al Quirinale che ospiterà la splendida mostra di Ives Hayat, un grande protagonista della scena internazionale dell’arte contemporanea.

Da Yves Montand a Jean Cocteau, tra gli omaggi della prossima edizione spicca quello al celebre scrittore, drammaturgo e regista cinematografico Marcel Pagnol. Per l’occasione sbarcherà a Roma il nipote Nicolas Pagnol autore tra l’altro del libro “J’ai ecrit le role de ta vie” edito dalla casa editrice Laffont che terrà una conferenza sull’opera e la vita del famosissimo nonno prima di assistere alla speciale proiezione di “Marius”, la storica pellicola del 1931 da poco restaurata che sarà proposta al Centre Saint-Louis in versione originale sottotitolata in italiano in occasione della serata conclusiva della manifestazione che si svolgerà lunedì 20 marzo 2017 al Centre Saint-Louis in largo Toniolo.

L’intero programma è disponibile sul sito dell’evento: http://romaparigi.info

AgNO3 @ Lab 174

“COLOR IS DESCRIPTIVE, BLACK AND WHITE IS INTERPRETIVE” (cit. E. Erwitt)

presso Lab.174 – via Pietro Borsieri 14, 00195 Roma

Inaugurazione:  sabato 4 marzo dalle 18:30
DOMENICA 5 MARZO: dalle 15:00 alle 18:00
DAL 6 AL 10 MARZO: dalle 16:00 alle 19:30

[ ingresso gratuito ]

Lab 174 vi invita alla seconda edizione di AgNO3, mostra di fotografia in bianco e nero che ha l’intento di far conoscere nuove realtà legate al mondo dello scatto in analogico della scena romana e internazionale.
Per l’occasione esporranno sette artisti, molti dei quali mai in mostra al Lab 174 con sette nuovi progetti e sette storie da raccontare.

ARTISTI IN MOSTRA:
Alejandra Arzola
Lucia Caputo
Giorgio Coen Cagli-Photographer
Michele Daniele
Elena Lasala
Filippo Romano Valtore
Francesca Zonars

 

 

Carnevale romano

 

Daniele Frongia, assessore capitolino e Marco lepre, presidente dell’associazione culturale carnevale romano, presentano oggi in Campidoglio, sala della piccola protomoteca, la nona edizione del Carnevale Romano, che si terrà tra eventi per grandi e piccoli dal 25 al 28 febbraio 2017. Ma i festeggiamenti cominciano già da oggi, 23 febbraio, nonché giovedì grasso.

Le iniziative sono moltissime: feste in maschera, sfilate che coloreranno il centro storico tra piazza del Popolo e piazza di Spagna, poi via del Corso fino a piazza Navona, street food, laboratori a tema e molto altro.

Gli appuntamenti da non perdere

PARTY

Giovedì 23 febbraio 2017

– La festa è al Piper Club, in consolle il Capitano, Gigi d’Agostino che vi farà ballare tutta la notte.

Piper Club, via Tagliamento

dalle ore 23.00

Pista: 20€ con drink

Tavoli: 30€ a persona con drink o 1 bottiglie ogni 5 pax

Per maggiori info: piperclub.it

  • Carnival Rock, per gli amanti del genere e non solo, i Rocking the Stones si esibiranno al Big Mama per farvi ripercorrere gli anni d’oro dei Rolling Stones, rigorosamente in maschera.

Big Mama, Vicolo di San Francesco a Ripa 18

dalle ore 23.00

  • SbRock! Festa in maschera di Amka onlus al Lanificio, il dresscode di qualsiasi genere purché ci si travesta, in pieno spirito carnevalesco!

Lanificio 159, via di Pietralata 159/A

dalle ore 22.30

Dj set: Vinavyl #leparticelleelementari

#INDIE-ROCK #FUNK #POP- DANCE #VINTAGE

DJ LEO & TAUMAZO

Ingresso: 10€ + drink

AMKA Onlus è un’ organizzazione no profit che, dal 2001, porta avanti progetti di sviluppo integrato nella Rep. Dem. Congo e in Guatemala, nei settori di salute, educazione, microcredito e accesso all’acqua potabile, visita il sito www.amka.org

Per maggiori info: info@lanificio.com, 06.41780081

Venerdì 24 febbraio 2017

  • Guerra di coriandoli all’Ex Dogana! Una pioggia di coriandoli vi sommergerà la notte del 24 febbraio.

L’ ingresso è gratuito fino alle 23.30 se ci si iscrive con il proprio nome sulla bacheca Facebook dell’evento.

Ex Dogana, Viale dello Scalo San Lorenzo 10

dalle ore 23.00

Dj set: Terence Fixmer e Luciano Lamanna + hip hop non stop in Cocktail Bar.

Ingresso: 10€

Per maggiori info: info@exdogana.com o www.exdogana.com

  • Radiosonar Carnival Party at Locanda Atlantide. Dalla mezzanotte in poi e per tutta la notte, i des della web radio più “antica” della capitale vi faranno ballare sulle note di ogni genere musicale, dal reggae al pop, dal punk al rock.

Locanda Atlantide, via dei Lucani 22

dalle ore 00.00 alle 04.30

Per maggiori info: locanda@locandatlantide.it o www.locandatlantide.com

Sabato 25 febbraio 2017

  • Le Bal Surréaliste de Madame Rothschild. Il Cohouse Pigneto organizza una festa a tema, omaggio a Madame de Rothschild, famosa per i suoi favolosi balli in maschera. L’intento è quello far vivere a tutti i partecipanti la sfarzosa atmosfera barocca del 1972. Inoltre per l’occasione sarà possibile prenotare una cena esclusiva, i posti disponibili sono solo 120, al #CohouseTemporaryKitchen, ospite lo Chef Gianni Lettica del ristorante Cortile Pepe di Cefalù.

Cohouse, via Casilina Vecchia 96

dalle ore 21.00

Dress Code obbligatorio, prendi ispirazione qui https://cohousebalsurrealiste.tumblr.com/

Dj set: PillowTalk, Lowheads, Ayamoon & Pise

Ingresso: 20€ tessera inclusa / 10€ se hai già la tessera (consigliato scrivere i propri nominativi sulla bacheca Facebook)

Cena: Menù Degustazione 55€ prenotazioni: 3462735632

  • IED Carnival Party. Occasione per festeggiare non è solo il carnevale ma anche la conclusione della sessione d’esami! Il party è organizzato da IED Roma, La Consulta IED, La Congrega Observatory, Forever Young Rome, BIG e Ex Magazzini.

Ex Magazzini, via dei Magazzini Generali 27

dalle ore 23.00

Ingresso: free fino alle 02.00 con IED Student Card, 5€ fino all’ 01.00, 10€ dopo l’ 01.00

  • Carnival Party, Città dell’altra Economia. I Rust Events, artisti che uniscono ai ritmi della musica tech house la magia dell’atmosfera circense e surrealista animeranno la festa in maschera di cui voi sarete i protagonisti! In due sale verrà proposta una diversa selezione musicale, alla consolle si alterneranno dj emergenti e professionisti.

Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo

dalle ore 21.00

Ingresso: 5€ erasmus student card, 10€ in prevedita/bracciale, 15€ alla porta

Per maggiori info: inforustevents@gmail.com oppure chiama 389-2680068/ 392-9948414

Martedì 28 febbraio 2017

  • Escopazzo Carnival party. Escopazzo come tutti gli anni non perde occasione per celebrare in maniera divertente una delle serate più colorate dell’anno, maschere di ogni genere e un solo obiettivo comune, divertirsi e ballare! Shot gratuiti per coloro che verranno mascherati, free drink all night long per la maschera più bella!

Escopazzo, via d’Aracoeli 41

dalle ore 22.00

Ingresso: 10€ con drink (solo in prevendita)

Per maggiori info: Info e Prenotazioni +39.06.6784371 / +39.389.6835618

FOOD LOVERS

Venerdì 24- martedì 28 febbraio 2017

  • Food Truck Fest Carnival. Dal 24 al 26 febbraio arriva all’Auditorio Parco della Musica il festival del cibo Food Truck Fest Carnival che all’insegna del buon cibo, della tradizione e del divertimento è pronto a farvi scoprire le migliori cucine “trasportabili” e ad intrattenervi con giochi, teatro, balli e musica per l’intero week-end.

Auditorium Parco della Musica, Viale Pietro de Coubertin 30

24 febbraio dalle 17.00 alle 23.00

25 febbraio dalle 11.00 alle 24.00

26 febbraio dalle 11.00 alle 23.00

Per maggiori info: foodtruckfest.it

EVENTI

Venerdì 24- martedì 28 febbraio 2017

– Intrappola.to EscapeRoom Carnival edition. L’ Escape Room è il game di fuga dal vivo ormai sulla bocca di tutti e se volete dare al vostro carnevale dal 24 al 28 febbraio, un pizzico di adrenalina è l’attività perfetta per passare del tempo con i vostri amici.

Intrappola.to è stata la prima stanza Escape Room ad aprire in Italia nel 2015 e da subito ha riscosso un grande successo, in modo particolare tra i giovani. Il formato è di successo, un misto tra gioco di ruolo, caccia al tesoro, soluzione di enigmi, codici e combinazioni, si gioca in squadra e lo scopo è quello di trovare la chiave, il più in fretta possibile (tempo max 60 min) per uscire dalla stanza in cui si è rinchiusi e conquistare la libertà…come fosse la scena di un film! Un’esperienza più che un gioco. I percorsi e le ambientazioni di gioco sono sei, ognuna con enigmi e sfide differenti.

Intrappola.to, via dei Fonte 18

dal 24 al 28 febbraio

dalle ore 10.30 all’ 01.00

Ingresso: 60€ a squadra

Per maggiori info: @inTrappola.Roma/ http://roma.escaperoom.intrappola.to/

oppure chiama 3347733737

Domenica 26 febbraio 2017

  • Il Carnevale Romano. Un’affascinante passeggiata notturna per scoprire come è nato il carnevale, come era vissuto dalla popolazione e come Roma si trasformava in vista di questa festività. Si entrerà a pieno nel clima carnevalesco grazie alla lettura di racconti e testimonianze. Portate una candela con voi per rivivere uno dei momenti più tradizionali di questa festa. Le visite guidate organizzate da Radici associazione culturale sono pensate per coinvolgere tutti, anche chi ha disabilità.

Appuntamento alle ore 17.15 in piazza del Campidoglio alla fine delle scale

Contributo evento: 10€ (prenotazione obbligatoria, num. minimo di 5 partecipanti)

Maggiori info e prenotazioni: info@radiciassociazioneculturale.it oppure chiama al 329-1755086

  • Passeggiata a Trastevere. Da quartiere “ai margini” a cuore della “Movida”: una passeggiata nel cuore di Trastevere, percorrendo i vicoli dell’antico rione, dove ancora si respirano le vere tradizioni e che resta il cuore pulsante della città. Con le sue storie e leggende, tradizioni e curiosità, architetture antiche e moderne, l’antica XIV regione augustea è oggi il rione della “movida” romana, ma che conserva intatta la “Festa de Noantri”, unica festa di antica tradizione ancora oggi esistente; il tutto condito dai versi di due grandi protagonisti della Romanità trasteverina: Gioachino Belli e Trilussa. Ad organizzare l’evento è l’associazione culturale Calipso e le relatrici saranno Isabella e Anna Maria.

Appuntamento alle ore 16.40 a Piazza Trilussa davanti la statua, animali ammessi!

Contributo visita: 10€, 8€ studenti e convenzionati, 2€ minori di 18anni

Maggiori Info e prenotazioni: associazioneculturalecalipso@yahoo.com oppure chiama al 340-1964054

La prenotazione è obbligatoria, anche per essere avvisati in caso eccezionale di annullamento o modifica di orario. Vi ricordiamo, però, che per prenotare non è sufficiente il “parteciperò” su Facebook. Le adesioni vanno date via e.mail o telefonica, con i nominativi dei partecipanti e comunicazione di eventuale adesione di minori o titolari di riduzioni + numero telefonico come riferimento, entro 12 ore dall’inizio dell’evento al fine anche di consentire il noleggio degli auricolari, come appresso specificato. Gli eventi dell’associazione culturale Calipso sono riservati ai Soci. Per associarsi, basta inviare i propri dati anagrafici (nome, cognome, luogo e data di nascita, C.F. e residenza) a mezzo e.mail, sms o telefono. La tessera associativa al costo di € 2,00 con scadenza 31.12.2017 verrà consegnata in occasione della prima partecipazione.

AltaRoma trova la sua strada: largo ai giovani

Paragonare le sfilate di Roma a quelle di Parigi, New York o Londra sarebbe impietoso e francamente inutile. Chi cerca nelle passerelle della Capitale le firme dell’haute couture, i front row con le celebrità internazionali e i selfie delle super modelle o solo quel clima di glamour che si respira in quelle città che fanno delle fashion week uno dei periodi focali dell’anno non potrà che rimanere deluso. La maggior parte dei cittadini ignorano anche solo quando si svolga AltaRoma.

Ma abbandonata l’idea di voler prendere il posto a Milano, sembra che AltaRoma oggi abbia trovato la sua strada. La missione è lo scouting di giovani talenti, l’offerta di un palcoscenico alle start up e lo sviluppo della creatività. «Roma in questa sfida è il luogo ideale: una realtà inserita nel passato che diventa la culla del nuovo. E il gran numero di eventi, mostre, aperture di negozi che si affiancano alla moda dimostrano che la città risponde», ha dichiarato la presidente Silvia Venturini Fendi.

Altaroma è divisa in tre sezioni. Intown è destinata alle iniziative connesse alla moda che si svolgono in questi quattro giorni, dal ciclo di lezioni sui grandi protagonisti della fotografia alla performance degli studenti del corso di culture e tecnologie della moda dell’Accademia di Belle arti di Roma, all’inaugurazione del negozio di Chiara Boni, alla mostra di Penone.

Fashion hub è dedicata allo scouting, alla formazione e promozione dei creativi emergenti: per esempio, i finalisti di Who is on next? presentano le collezioni autunno-inverno 2017-2018 al Guido Reni District in un allestimento creato da una studentessa della facoltà di architettura a La Sapienza di Roma. Prosegue la collaborazione con Coin Excelsior per lo scouting, è arrivato alla quarta edizione Portfolio Review: gli studenti under 40 di scuole, università e accademie presentano i propri lavori a Sara Maino, senior editor di Vogue Italia e Vogue Talent, e Simonetta Gianfelici, talent scout di Who is on next?.

Atelier infine è il contenitore di sfilate, presentazioni di maison di couture, neo-couture, sartorie e artigianalità. The Secret of couture, che si tiene per la seconda volta, dà la possibilità di raccontare quattro griffe, Jabotian, Paris, Grimaldi e Bazaza, interpretati dal fotografo Jeff Bark mettendo in relazione la moda e la tecnologia.

Vanessa Hessler, attrice, scoperta da Gattinoni a 15 anni, interpreta la favola couture dedicata dal direttore creativo della maison Guillermo Mariotto alle giovani
Vanessa Hessler, attrice, scoperta da Gattinoni a 15 anni, interpreta la favola couture dedicata dal direttore creativo della maison Guillermo Mariotto alle giovani

I nomi nuovi sono molti: arrivano dalle selezioni del concorso “Who is on next?”, altri dalle accademie, altri ancora dai contatti internazionali. Novità che si affiancano alle firme storiche, come Balestra e Gattinoni.

La quattro giorni romana che ha il suo baricentro nella ex Caserma di via Guido Reni si chiude oggi. In programma la sfilata di Gattinoni che porta in passerella abiti da Cenerentola. lldirettore creativo della maison Guillermo Mariotto ha dedicato la sua collezione alle giovani clienti (“mi sento il loro nonno perché ho lavorato già per tre generazioni”) e per coerenza ha deciso di sfilare nel casale cinquecentesco dove visse Papa Pio V, che ora ospita la Link Campus University. Per l’evento gli studenti dell’università accoglieranno gli ospiti nei giardini della villa, in pigiama, avvolti in piumini bianchi con logo Gattinoni. Poi all’interno, su una passerella circolare dipinta a nuvole, con al centro un abete rosa firmato dall’artista Guido Borghi, le modelle sfileranno come in un carillon.

Anamorphis

La mostra fotografica “ Anamorphis ” nasce dalla maestria e dall’intuizione del giovane talento di
Edoardo Cozzani che ha raffigurato in un reportage d’autore l’animo umano nella quotidianità di New
York. Il percorso fotografico, prodotto dall’associazione culturale CultRise, sarà ospitato da B.O.X., un
luogo dedito alla passione per il vino, che immerso nella Roma Rinascimentale ospiterà la prima personale del fotografo di scuola newyorchese.
Edoardo Cozzani nasce a Roma, dove si laurea in giurisprudenza con una tesi in diritto d’autore. Grazie a un’esperienza di lavoro presso uno studio legale di New York comincia a sviluppare un forte interesse verso il concetto della disgregazione dell’individuo nella società contemporanea. Decide quindi di dar vita ai suddetti pensieri attraverso la fotografia, passione che da sempre coltiva. Prende parte al programma GS dell’International Center of Photography di New York, scuola di fotografia fondata nel 1974 da Cornell Capa. Grazie al programma, di matrice prettamente artistica, si avvicina alla fotografia concettuale, lavorando sulla rappresentazione delle forme, delle persone e dei loro comportamenti sociali. Da questo programma stilistico e accademico prende forma il progetto “Anamorposis”.
Anamorphosis nasce con lo scopo di esplorare alcune tra le inclinazioni più controverse della mente umana.

L’instabilità̀ emotiva porta a rifuggire la realtà e creare costruzioni sociali che conducono inevitabilmente alla disgregazione dell’individuo. La perdita dell’io.

Il percorso della mostra, ambientato in una location unica al mondo, aiuta e sostiene l’introspezione dello spettatore che a distanza riconosce gli ambiti più nascosti della quotidianità e del suo Io, anche se raccolti in un reportage d’autore che racconta questi ambiti a migliaia di chilometri di distanza. 
Le diverse prospettive sono necessarie per sondare l’animo umano. Un puzzle infinito fatto di apparenza e 
profondità, pienezza e vacuità oppressione e fuga. Le inclinazioni controverse dell’essere umano sono 
sondate in questa mostra dal fotografo Edoardo Cozzani. Esperto conoscitore della realtà apparente ed 
esploratore delle geometrie del profondo. L’estetica perfetta e la geometria opprimente si sposano con 
la fugacità delle figure umane che seppur ingombrano la scena sono assenti in una perenne attesa e fuga. Le molteplicità degli io disgregati che vengono proposti in questo percorso espositivo, si nascondono dietro 
convenzioni sociali che non fanno che accentuare, in un circolo vizioso, la perdità dell’essere. La fuga 
dall’abisso e dalla sua instabilità emotiva conduce ad uno stato di apparente e temporanea stabilità in 
attesa della manifestazione della follia latente. Ciò che in superficie si presenta come confortevole ed invitante, nasconde ombre e pluralità di forme che favoriscono perdita di fisionomie e coscienze. 

La rassegna fotografica Anamorphis è la prima tappa di un progetto che vedrà protagonisti due continenti e tre città. Essa renderà realtà lontane, apparentemente vicine attraverso l’obiettivo di Edoardo Cozzani e il suo studio dei comportamenti sociali. Scatti che raccontano superfici di profondità umane.

Anamorphis
Mostra fotografica presso B.O.X. Vicolo Sugarelli,22 (Via Giulia) Roma
8 – 12 Gennaio 2017 dalle ore 18 alle ore 21
Apertura alla Stampa: Domenica 8 Gennaio 2017 – ore 18:00
Apertura al pubblico: Domenica 8 Gennaio 2017 ore 19:00
Contatti
info@cultrise.com; +39 340 6026835

Com’è l’Ara Com’era

Tutti i giorni fino all’8 Gennaio, e solo nei Venerdì e i Sabato dei mesi successivi, sarà possibile sperimentare un’insolita visita multimediale dell’Ara Pacis.

Non è la prima volta che l’Ara Pacis si presta a questo tipo di esperienze: già nel 2009 l’allestimento de “I colori dell’Ara” proponeva in occasione delle celebrazioni del bimillenario della morte di Augusto, l’apertura serale del sito con tanto di proiezione di luci sul monumento, riproducendo gli effetti di quelli che sarebbero i suoi colori originali. Proprio a partire dagli studi realizzati per quelle ricostruzioni, basate su analisi di laboratorio, confronti con pittura romana e ricerche cromatiche su architetture e sculture antiche, è stata organizzato il racconto multimediale de “L’Ara Com’era”, affidato a ETT Spa, industria digitale e creativa che già in passato ha collaborato con Musei ed Istituzioni, proponendo la fusione fra i contenuti virtuali e il patrimonio culturale.

Così, quest’anno, l’esperienza visiva si arricchisce di profondità spaziale, grazie all’impiego di occhiali 3d, e di voci narranti che, in nove diverse postazioni intorno all’Ara, arricchiscono la visita di quell’altare che Augusto volle per celebrare la pace e la prosperità all’interno dell’impero Romano. Partendo dal plastico del Campo Marzio, vengono illustrate le trasformazioni dell’Ara Pacis e dell’area circostante, quindi il culto ed i riti legati all’Ara e le decorazioni del recinto dell’altare. L’impiego degli occhiali 3d e il sopraffollamento delle postazioni, rendono indispensabile l’acquisto del biglietto online, nel tentativo di rendere l’esperienza ottimale per tutti i visitatori.

Sebbene gli esiti dell’esperimento non siano ancora esattamente perfetti – non sarebbe inopportuno qualche accorgimento in merito agli occhiali e all’esclusività dell’esperienza della realtà aumentata solo all’interno delle nove postazioni prescelte – l’impiego della tecnologia virtuale sul monumento segna un nuovo tentativo di dialogo fra la Storia e il Contemporaneo. Dialogo che appare però ancora molto difficile non appena si esce dal Museo dell’Ara Pacis e, solo dopo attente ricerche, fra la vegetazione, si riesce a scorgere la forma del Mausoleo di Augusto; solo qualche mese fa son ripartiti i lavori di restauro e riqualificazione di Piazza Augusto Imperatore, ad appena 10 anni di distanza dall’annuncio del progetto vincitore della gara.

Elisa Russo

I RITMI INSTABILI DI ANDREA VIVIANI

Nella straordinaria location della Casina delle Civette (presso Villa Torlonia), sarà possibile ammirare, fino al 15 gennaio, le originali opere dell’artista contemporaneo Andrea Viviani le cui abilità di artigiano-ceramista ci permettono di delineare i tratti singolari della sua arte seguendo due principali fili conduttori.

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In primo luogo dobbiamo porre la nostra attenzione sulla tecnica che il Viviani predilige per la creazione dei 15 totem di cui si compone il percorso espositivo che si snoda tra le sale della Casina. Tramite la sovrapposizione di vari elementi in ceramica, questi complessi scultorei, che si articolano verso l’alto (restituendo all’occhio dell’osservatore una sensazione di instabilità – solo apparente), sono stati realizzati con la tecnica Raku di origine giapponese e risalente al XVI secolo d.C.

Questa tecnica di lavorazione della ceramica, appresa dal francese Roger Capron,  ceramista con cui il Viviani entra in contatto tramite il maestro Riccardo Schweizer, viene modificata in alcune sue fasi procedurali e quindi fatta propria dall’artista grazie all’ausilio delle moderne tecnologie.

Proprio grazie all’utilizzo di tale tecnica che, nelle fasi della cottura prevede l’impiego di vari elementi naturali (foglie, arbusti, ma anche ossido di rame e minerali), l’artista è in grado di conferire un elevato grado di imprevedibilità alle proprie creazioni: saranno gli elementi naturali, variamente inseriti nel forno e dosati nelle loro quantità a definire, di volta in volta, il colore del prodotto finito.

A tal proposito Gialuca Ranzi, critico d’arte e curatore della mostra scrive nel relativo catalogo che «[c]ome le equazioni lineari non sono sufficienti a dar conto della gran parte dei fenomeni del mondo, così la scultura di Andrea Viviani non si sottrae all’eccentricità dell’accidente e si porta vicinissima alla complessità della natura».

Dunque l’instabilità. Tanto nella struttura dei totem che, sfruttando lo spazio in verticale, si alzano in disequilibri vertiginosi. Tanto nella scelta (rectius non scelta) dei colori, le cui combinazioni sono determinate dal caso. Questa precarietà sia nei volumi (le forme sono bizzarre, strane, alle volte prendono le sembianze di pietre, altre volte di rocce vulcaniche, altre ancora di pesci dalle bocche larghe), sia nelle tonalità cromatiche  affascina lo spettatore e rappresenta il carattere peculiare di tali manufatti.

In secondo luogo, per capire in quale rapporto si pongono il Viviani da una parte e lo spazio che lo ospita dall’altra (ossia la Casina delle Civette), bisogna riferirsi alle Arti Applicate. La Casina è infatti famosa per le eleganti vetrate dai colori vivaci che arricchiscono gli ambienti. Risalenti ad un periodo che va dal 1908 al 1930, tutte realizzate dal laboratorio di Cesare Picchiarini, si pongono in dialogo con le opere del Viviani riuscendo a filtrare la luce che illumina, in modo diverso, i colori e gli smalti delle ceramiche esposte. Ancora, non possiamo dimenticare un ulteriore elemento di connessione tra l’artista e la Casina. La Casina presenta la struttura, del tutto singolare nell’Urbe, di un rifugio alpino che ci proietta nell’ambiente della montagna, da cui lo stesso Andrea Viviani proviene, perché originario della Val Rendena, e dal quale lo stesso ha tratto ispirazione per l’ideazione dei suoi progetti verticali.

Tuttavia la mostra non si compone solo di totem: sono presenti alcune installazioni site specific che l’artista ha voluto concepire appositamente per lo spazio dell’esposizione. Si possono quindi ammirare la Camera dei Nodi o Ritmi Instabili, espressioni di enviromental art che non tanto dialogano con lo spazio, quanto piuttosto contribuiscono a crearlo articolandolo e organizzandolo in modo differente.

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Un ulteriore aspetto che ci preme sottolineare attiene alla duplicità di Andrea Viviani. Esso è artigiano, ma anche artista. Questi due ruoli, secondo Maria Grazia Massafra, Responsabile del Museo della Casina delle Civette, «rappresentano due facce di una stessa medaglia a dal loro dialogo e confronto nasce quell’eccellenza che si traduce in differenza, in unicità» (fonte: catalogo della mostra).

Vi invitiamo dunque a visitare la mostra, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a consultare il sito dei Musei di Villa Torlonia, per aver informazioni circa i costi del biglietto e gli orari di visita: http://www.museivillatorlonia.it/.

Catalogo “Andrea Viviani. Ritmi instabili” con testi di Maria Grazia Massafra, Responsabile del Museo della Casina delle Civette e di Gianluca Ranzi, critico d’arte, 2016.