Home / Tag Archives: Roma (page 4)

Tag Archives: Roma

Multiculturalismo e integrazione nel II Municipio di Roma grazie all’associazione Piuculture

Nel 2010 a Roma, grazie all’intuizione di un gruppo di cittadini sensibili alle problematiche sociali del proprio territorio, è nata un’importante realtà associativa che favorisce, da circa 8 anni nel II Municipio dell’Urbe, l’integrazione tra persone appartenenti a culture differenti. Parliamo dell’associazione di volontariato Piuculture, un grande progetto di responsabilità sociale se solo consideriamo il numero degli abitanti stranieri della città di Roma –circa 365.000, ovvero il 12% dell’intera popolazione– e il grande rilievo mediatico che negli ultimi anni ha assunto il problema dell’immigrazione e, con esso, quello dell’integrazione.

Animata da un’effervescente dinamismo, Piuculture opera nel settore del volontariato muovendosi lungo tre direttrici principali. La prima è rappresentata dall’attività che i volontari dell’associazione svolgono presso le scuole pubbliche. In orari prestabiliti viene, dunque, offerto supporto linguistico a tutti quegli studenti che, non avendo una buona conoscenza della lingua italiana, incontrano difficoltà tanto nell’apprendimento delle materie scolastiche quanto, soprattutto, nelle relazioni sociali.

A tal proposito Nicoletta del Pesco, Direttore responsabile del giornale on-line Piuculture, nato contemporaneamente all’associazione per dare voce alla stessa e alle tematiche legate all’intercultura, riferisce che la scuola è uno dei luoghi principe da cui far iniziare l’integrazione. Il supporto che i volontari di PiùCulture offrono non è solo un supporto linguistico, ma anche di introduzione alla società e alla cultura italiana. Non può essere definito un doposcuola, ma l’approccio alla lingua si fa con modalità spesso giocose per facilitare l’interlocuzione con chi, alle volte, non ha neanche la conoscenza dell’alfabeto italiano. I risultati, cui questa prima importante tipologia di attività di Piuculture porta, sono sempre molto apprezzati sia dai giovani apprendisti che dai loro insegnanti i quali effettivamente registrano maggiore integrazione con gli altri compagni”. Ed è questa un’attività che non cessa di proseguire neanche l’estate se pensiamo che l’anno scorso Piuculture è stata impegnata nel progetto di un centro estivo, finanziato con l’8X1000 della Chiesa Valdese e realizzato con le scuole elementari e medie dell’istituto comprensivo Winckelmann di Via Lanciani.

La seconda attività principale svolta dall’associazione è rappresentata dal già citato giornale on-line Piuculture. Nato nel 2010 e composto da una giovane redazione, specializzata nel giornalismo sociale, questa testata registrata è, secondo il suo Direttore responsabile, Nicoletta del Pesco (già giornalista professionista per la Rai, il Gruppo Espresso e diversi quotidiani locali) un “piccolo miracolo”.

Basta collegarsi al suo sito per rendersi conto di ciò che esso rappresenta. Non si tratta solo di un informatore in continuo aggiornamento sulle news provenienti dal mondo dell’intercultura, ma di una piattaforma mediatica in grado di dare voce ad importanti valori sociali oltre che politici.

Lo spirito che anima il giornale in questione, infatti, è volto a debellare la paura e la diffidenza che troppo spesso vengono alimentate, soprattutto da alcune correnti politiche, nei confronti dello straniero.

Proprio in ragione della strumentalizzazione politica che il tema dell’immigrazione soffre da qualche tempo a questa parte, è interessante notare che, nonostante la percentuale degli abitanti stranieri nel II Municipio sia rimasta invariata dal 2008 fino ad oggi (rappresentando il 10% della popolazione), è un fenomeno solo degli ultimi anni quello per il quale la presenza degli immigrati viene avvertita come una minaccia.

Piuculture, proprio attraverso i suoi variegati scritti (tante le sezioni offerte: dalla cittadinanza allo sport, passando per cultura, economia, religioni, scuola e salute), indaga sullo xenos, sulla sua storia, sulla sua cultura rendendolo così conoscibile e meno alieno agli occhi del lettore.

E se all’inizio è stato necessario interpellare le ambasciate, gli istituti di cultura e le moschee al fine di censire ed intercettare gli stranieri presenti nel II Municipio per poterli raccontare, oggi, il magazine Piuculture vanta una rete fatta da 100.000 contatti con più di 9000 follower sui social.

Infine, il terzo ramo, su cui Piuculture spende principalmente le proprie energie, consiste nell’organizzazione di presentazioni di libri, di mostre, di esposizioni fotografiche e, più in generale, di eventi culturali che, sempre connessi con il tema del multiculturalismo, aprono orizzonti e favoriscono integrazione.

Piuculture rappresenta, per tutto quello che abbiamo detto, un prezioso esempio di responsabilità sociale.

Frutto di una società che intende risolvere le problematiche sociali connesse alla coesistenza di tante culture eterogenee, Piuculture studia e monitora il proprio territorio e le persone che lo abitano, offrendo al contempo valide e costruttive soluzioni per il consolidamento di una comunità civile ed integrata.

Daforma: La Magnifica Forma

Venerdì 15 dicembre, ha aperto a Roma, in via dei Cappellari 38, proprio a un passo da Campo dei Fiori, Daformauno spazio espositivo completamente nuovo, tutto dedicato al design.

L’arte del progettare è protagonista di questo concept space nato dall’idea di Simone Menassè, Abigail Lewis e Claudio Salvatore che, appassionati di architettura ed interior deign, ha deciso di mettere in primo piano questo fenomeno artistico, caratterizzato dalla fusione tra forma e funzione, in cui si succederanno esclusivamente mostre di architetti, interior designer e artisti che riflettono sul tema dell’abitare, proponendo un modo alternativo di vivere l’intimità quotidiana.

Ma Daforma non sarà esclusivamente uno spazio espositivo, il respiro del progetto, infatti, è molto più ampio, nella misura in cui anche lo spazio della “galleria” è infatti stato concepito come un luogo vivo, abitato, dal giorno alla notte.

Proprio per questo all’ingresso trova posto un elegante caffetteria, aperta tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.00, offrendo l’opportunità di fare una pausa in un contesto dal sapore internazionale. La sera invece, aprirà le porte la sala rosa, il bar di Daforma, con proposte di altissimo livello tra la ricercata carta dei drink, la food selection e selezioni musicali, per viaggiare lontano tra colori e sapori diversi. Ed ancora, affacciati sula corte interna, tipica dei palazzi antichi nel centro storico di Roma, due temporary store, uno dedicato alla moda, con una proposta esclusiva di brand internazionali e uno dedicato al design in linea con la mission dello spazio.

Non solo, perché, nell’ottica di Daforma, interior design è anche un Floral lab, in cui fiori e piante diventeranno la materia per creare installazioni temporanee. Più avanti aprirà un project space dedicato all’organizzazione di workshop, tutti rigorosamente caratterizzati da uno spirito pratico, volto al recupero di quel “saper fare”, che oggi troppo spesso passa in secondo piano, rispetto ad un concettualismo di maniera che tende a delegare tutte le attività pratiche.

Anche lo spazio espositivo si articola in due ambienti, una sala principale, in cui verranno presentate le mostre e una project room, dal carattere più sperimentale, dedicata, che di volta in volta, ad un singolo artista o ad un’unica installazione.

Daforma inaugura la propria sede con l’esposizione La magnifica Forma, volta a celebrare il design attraverso un percorso che porterà il pubblico dalle sperimentazioni degli anni Cinquanta, fino allo sfarzo degli anni Ottanta, passando per l’incredibile ricerca che ha segnato l’Italia degli anni Settanta, per offrire un’idea della kaleidoscopica mutazione delle forme nella loro continua rincorsa della funzione. Il design, inteso in tutte le sue sfaccettature, dalla ricerca del minimalismo estremo alla sperimentazione dei materiali, rappresenta il focus attorno a cui si sviluppa la ricerca della galleria.

L’attività espositiva di Daforma si articola proprio intorno al dialogo tra gli artisti, i designer e gli architetti ospitati e la collezione di design, per creare un percorso sempre diverso e imprevedibile.

Daforma si propone a Roma come uno spazio internazionale, aperto alla sperimentazione e al dialogo, da vivere in libertà, ogni volta in modo diverso.

Daforma / via dei Cappellari 38 – www.daforma.it

 

La sfida del Kontakt

Prendete Roma e il suo movimento legato alla musica elettronica e troverete tante piccole gemme. Gemme nate dalle rovine di una città che almeno otto anni fa, grazie all’evento di blog come Romafa*******, ha deciso al posto della creatività e condivisione un proibizionismo moralista per far spazio ai grandi centri commerciali. Eppure, soprattutto i più grandi, si ricorderanno che questa è stata la città di Dissonanze. La città dove sono nate le più belle feste al mondo e dove tutt’ora esistono festival di alto livello.

Nel vuoto più o meno generale, con un’assopita generazione che al travertino ha preferito il ferro berlinese, qualche anno addietro è nato Kontakt. Un format diverso da quelli presenti nella partita tra i club romani. Un format che è una grande festa.

Conosco uno dei tre ideatori e fondatori del Kontakt da oltre quindici anni. Con lui è sempre stato chiaro un concetto: che a far da padrone a qualsiasi nostro evento è lo spirito di amicizia e condivisione. Per un duplice motivo: mantenere la propria credibilità e non dover rincorrere le mode. 

Dal Lanificio al Warehouse passando per l’Ex-Dogana, ai parties on the Beach fino a quelli sulla neve questo è stato Kontakt nell’ultimo biennio. L’ultima volta in via Tagliamento n^9, un luogo tanto decadente quanto leggendario, ha tremato un interno palazzo, come non accadeva da anni. Ero presente e sono stato felice di aver visto un mood festoso e genuino.

Le consolle che prevedono sempre l’intervento del padrone di casa Riccardo Morra, aspirano a creare una nuova generazione di dj’s romani. Personalmente, più volte ho criticato la scelta di dar spazio a ragazzi e ragazze troppo avvezzi ai social e all’immagina, ma in quel tentativo si ritrova la bellezza di un gruppo di persone. Persone che utilizzando una festa provano a riportare la musica al centro della passione e del senso per cui si esce tardi la notte. 

Un modo per non inseguire nessuno e da Roma lanciare la propria sfida.

Stasera vi aspettano Riccardo Morra, Alessandro Segamonti e Giuliano Lombardozzi con al seguito Dumfound e altri. Al Lanificio, come accadeva già dieci anni fa. Quando forse erano (eravamo) troppo piccoli per lanciare la sfida. Ma, la traiettoria era ben presente.

Quello che ho imparato da Giacomo Balla

In una piccola galleria nel cuore di Roma torna in auge il Futurismo. Futurism & Co, situata a Via Mario De’ Fiori n. 68, a pochi passi da Piazza di Spagna, ospita fino all’8/01/2018 le opere di Giacomo Balla e Pietro Dorazio.

Un totale di 26 opere, a cui si aggiungono le tre lettere inedite spedite da Dorazio ad Achille Perilli propedeutiche a portare Balla per la prima volta in mostra oltreoceano a New York nel 1954, che raccontano il rapporto di influenza artistica esercitato dal maestro del Futurismo sull’artista torinese, da cui il puntuale nome dell’esposizione Quello che ho imparato da Giacomo Balla.

Un parallelismo che manifesta i punti di contatto tra futurismo ed astrattismo: “l’allievo” ha appreso dall’artista romano l’importanza della luce e del movimento come espressione della realtà portando nell’astrattismo elementi essenziali che caratterizzeranno l’intero movimento artistico.

La brillante esposizione è risultato dell’azione di Massimo Carpi ed Alessandro Bolic, creatori dell’omonima Associazione Culturale Futurism di Roma e del critico d’arte Giancarlo Carpi, fratello di Massimo e curatore della mostra.

Tra le opere esposte per analizzare l’assonanza stilistica tra l’artista torinese e quello romano risaltano le due versioni di Rumoristica plastica Baltrr di Giacomo Balla (1914 e 1916), riunite di nuovo insieme dopo molti decenni.

Indirizzo

Futurism & Co Art Gallery
Via Mario de’ Fiori, 68
Rome, Italy

 

Digital Yuppies fa tornare a vivere l’Ex Gil di Roma

La conferenza su digital e new media nel palazzo storico Ex-Gil a Trastevere

Il 15 dicembre torna Digital Yuppies presso il palazzo storico WEGIL a Trastevere, mai aperto prima al pubblico.

Stasera tornerà a rivivere uno dei palazzi simbolo di Roma. La Casa Balilla, commissionata a Moretti dall’ONB (Opera Nazionale Balilla), doveva concentrare al suo interno più funzioni e spazi diversi, come uffici di rappresentanza, spazi per attività ginniche e ricreative, attività assistenziali e lavorative.

L’accesso alla GIL, su Largo Ascianghi, avviene attraverso una scalinata a terminazione circolare e un portone collocato al centro della Torre Littoria. Dopo anni di chiusura il capolavoro di Luigi Moretti tornerà a rivivere grazie a Digital Yuppies. Un appuntamento ormai consolidato a Roma che prevede una prima parte di conferenza di un’ora con 4 talk e a seguire un party di networking per scambiare contatti professionali in un ambiente informale accompagnato da musica e drink.

Il community manager Tommaso Politano ha annunciato gli ospiti della conferenza di questa sera che saranno:

Matteo Bulgarelli (Associate Account Strategist @ Google Dublino), Davide Dattoli (Amministratore delegato @ Talent Garden Global), Livio Basoli (Direttore Creativo @ DUDE Milano) e Luigi Maccallini (Communication Retail Manager @ BNL Gruppo BNP Paribas).

I partecipanti potranno assistere, oltre che alla conferenza, anche alle attrazioni presenti alla rassegna culturale che li ospita, tra cui: la mostra di Steve McCurry e le installazioni di WEARE, curate da Nufactory e Regione Lazio

Al talk seguirà il dj-set dei Dumfound, per rivivere attraverso la tech-house spazi mai aperti al pubblico recentemente.

Digital Yuppies è stata fondata nel 2015 da Giorgio Gioacchini, ed è un network di professionisti e talenti dell’industria Digital: marketer, designer, sviluppatori e imprenditori radunati in una community online che conta 2500+ iscritti. La mission di Digital Yuppies è di creare connessioni ed opportunità professionali per i suoi membri, in una rete formata da professionisti, aziende ed istituzioni di alto livello, anche attraverso l’organizzazione di eventi di settore: ad oggi Digital Yuppies ha organizzato più di 17 conferenze ed eventi di networking tra Roma, Milano e Lipsia, in Germania.

La serie di talk Digital Yuppies è sostenuta e promossa da Nastro Azzurro, coerentemente con il suo impegno a sostenere le eccellenze e il talento italiano.

Ora non resta che divertirsi e vivere il capolavoro di Moretti restituito a Roma e ai suoi giovani. D’altronde il futuro a Roma era stato progettato oltre ottanta anni fa e ci spiace davvero per i detrattori dell’Urbe.

Cosa (proprio non) va nella ‘Nuvola’?

E’ passato un anno dall’inaugurazione del Nuovo Centro Congressi della ‘Nuvola’ e ne sono passati quasi 20 da quando venne lanciato il concorso internazionale la cui giuria era presieduta da Sir Norman Foster.

Annunciato come il più grande e rilevante progetto completato a Roma negli ultimi 50 anni per le sue caratteristiche sostenibili e l’attenzione alle problematiche sismiche – come se costituisca titolo di merito rispettare le norme vigenti – la scorsa settimana l’edificio ha avuto finalmente un collaudo pubblico: Più Libri più Liberi.
Il grande valore dell’edificio, i grandi spazi pubblici e collettivi che offrirebbe – i due esterni antistanti e i grandi spazi interni che il progettista ha immaginato come piazze – non erano mai stati testati prima da grandi masse e la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria ha finalmente fornito l’occasione per mettere alla prova l’edificio – e l’ente che lo gestisce.
Si tratta, comunque, di un test parziale, l’anno scorso ha infatti inaugurato solo una parte del grande e Nuovo Centro Congressi: il progetto complessivo di 55.000 mq, prevede infatti  anche l’albergo destinato ad ospitare i congressisti che arrivano in città. Beh, l’albergo attende ancora di trovare un acquirente, di completare le finiture architettoniche in relazione al fortunato acquirente e di essere inaugurato; essendo in Italia, naturalmente, non si esclude che l’ordine delle tre operazioni possa avvenire in ordine diverso da quello logico.
Comunque, dal 6 al 10 dicembre gli spazi del Centro Congressi della ‘Nuvola’, quelli caratterizzati dall’impiego di tanto acciaio pari a quello che occorrerebbe per costruire 5 Tour Eiffel e grandi, più o meno, quanto 7 campi di calcio, son stati riempiti di cose e persone: al piano interrato 500 espositori occupavano l’ampio spazio a disposizione con altrettanti stand espositivi. I pannelli scorrevoli progettati dall’architetto che renderebbero questo spazio modulabile e flessibile, inutile a dirlo, assolutamente inutilizzati.
10 piccole Sale rispettivamente Aldus, Sirio, Polaris, Vega, Elettra, Venere, Marte, Giove, Luna, invitavano forse con i loro nomi gli spettatori ad immergersi in una dimensione cosmico – stellare ed ospitavano in spazi piccoli e vagamente claustrofobici – dalle pareti rigorosamente giallo brillante – 550 appuntamenti ed incontri con libri e autori.
Tutto ciò che succedeva all’esterno di queste sale, non prevedeva la possibilità di accomodarsi e sedersi; nel primo pomeriggio, quando i visitatori hanno cominciato ad accusare i primi sintomi della stanchezza, giacevano rassegnati per terra, facendo somigliare vagamente il Centro Congressi ad un aeroporto.
Gli spazi destinati alla caffetteria ed alla ristorazione, forse sottodimensionati, all’ora di pranzo creavano file degne di un lunapark, interrompendo i flussi dei visitatori che resistevano ai morsi della fame e proseguivano il proprio tour de force zig-zagando fra gli stand.
Chi pazientemente dal Piano Forum – il primo, per intenderci – affrontava la fila per entrare all’interno della nuvola, si ritrovava immerso nella suggestiva gabbia di acciaio della struttura della Nuvola ma di entrare all’interno dell’Auditorium non c’era proprio modo: la Sala Nuvola dove si svolgevano le presentazioni era allestita all’esterno dell’Auditorium, presentando un inevitabile inquinamento e disturbo acustico ed adottando discutibili quinte sceniche con nuvole e libri.
Di estintori posizionati in maniera discutibile, assenza di arredi intesi come elementi in grado di definire spazialmente i diversi ambiti, di tubi e canaline a vista in uno spazio progettato da un grande, grandissimo, architetto e di bagni forse si è già parlato abbastanza e probabilmente la Fiera non ha mai vantato un successo ed una partecipazione simile, ma c’è una cosa che proprio sarà difficile perdonare all’organizzazione: nel 2017, alla Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria nella ‘Nuvola’, non è stato possibile pagare il biglietto di ingresso se non in contanti.
L’ingresso
Nuvola Fuksas Più libri più liberi
Il piano interrato
Area relax e ristorazione

Roma, allarme verde: a Parco della Vittoria volontari in azione per combattere il degrado

Siamo abituati a vedere Roma come una metropoli caotica e inquinata eppure, oltre ad essere il primo comune agricolo italiano, è tra le province più verdi d’Europa, potendo vantare quasi 8mila ettari tra parchi e aree protette. Simili primati richiedono grandi responsabilità, e purtroppo gli spazi di cui disponiamo vengono spesso abbandonati a loro stessi e lasciati nella totale incuria, complice anche la mancanza di risorse umane e economiche delle istituzioni centrali e locali.

È per questo motivo che i volontari delle realtà associative So.R.Te, Giacomo Vidiri, Comitato Balduina e Noi della Leopardi domenica 19 novembre 2017 alle 10 – armati di scope, rastrelli, sacchi e buone intenzioni –  si incontrano a Parco della Vittoria (I municipio) per liberarlo dalla sporcizie, e provare a restituire alla collettività e ai cittadini un ambiente pulito e vivibile.

Scopo della giornata, oltre alla semplice pulizia, è di offrire uno spunto di riflessione al mondo dell’associazionismo e prima ancora ai cittadini: per poter godere civilmente e appieno di uno spazio pubblico – si legge nel comunicato ufficiale della giornata – e per fare anche una piccola differenza “basta poco”, fosse anche contribuendo a mantenere decorosa un’area, sia come singole persone che in qualità di comunità associative, e prima ancora non sporcandola.

La scelta e l’approccio di So.R.Te e delle altre realtà, allora, è di fare rete e cooperare insieme, di partecipare per il perseguimento di uno stesso scopo e risultato.

Si tratta di concetti banali ma tuttavia dimenticati: “Tutti insieme possiamo fare molto”.

 

Quando l’ effimero si fece barocco

1. Roma, G. L. Bernini, Apparato e fuochi artificiali per la nascita del Delfino di Francia, incisione di D. Barrière, 1662.

Prima che si ergesse la scalinata di Piazza di Spagna nel 1725 su disegno di Francesco De Sanctis (1679-1731) il piccolo appezzamento scosceso che divideva Trinità dei Monti da Piazza di Spagna si presentava come un terreno abbandonato la cui posizione, tuttavia, appariva quanto mai favorevole per l’allestimento di alcuni apparati dal sapore effimero. Ad esempio in occasione della nascita del Delfino di Francia (1 novembre 1661), agli albori dell’anno seguente venne inscenata una spettacolare macchina pirotecnica, capace di sbalordire e – in tal modo – suggellare implicitamente nel centro artistico per antonomasia dell’epoca la grandezza del sovrano d’oltralpe. La fiorente industria di circostanza romana era giunta ad uno degli apici della sua erudizione e la sofisticatezza dei suoi elaborati sembrava ormai poter competere con le stesse architetture di pietra della città. Tuttavia, si trattava solamente di installazioni temporanee, occasioni ludiche utili a divertire la popolazione e a celebrare un lieto evento; niente di più. Eppure, se da una parte la ‘festa’ barocca sembrava prospettare unicamente momenti di transitoria ilarità che consentivano ai progettisti di dilettarsi in manufatti liberi dal vincolo del giudizio dei posteri e quindi disponibili a sperimentazioni più ardite dal punto di vista del linguaggio, dall’altra gli stessi esiti di queste manifestazioni avevano dei risvolti politici non indifferenti. Infatti, molteplici erano le delegazioni straniere stabilitesi nella città papali e altrettanti i dignitari frequentanti la corte pontificia: personaggi che avevano lo scopo di intrattenere rapporti con le gerarchie ecclesiastiche, ottenere favori dal sovrano, programmare l’elezione dei successivi o arginare possibili candidati poco graditi al corrispondente governo nazionale. Insomma, un lavoraccio. Per di più, questa situazione appariva aggravata dalla imposta convivenza con i propri rivali che si contendevano di dimostrare nella città eterna speculum mundis il primato del regno da cui provenivano rispetto agli altri potentati europei. Dunque, dar costante prova di grandezza e magnificenza costituiva un diktat ineludibile. Pertanto, erigere un imponente costruzione tesa a onorare la casa dei Borboni nella piazza su cui si affacciava l’ambasciata di Spagna – per l’appunto piazza ‘di Spagna’ – non poteva che costituirsi come un diretto atto di sfida.

Rivaleggiare ed incantare. In questi termini si tratteggiava la dialettica romana extra ecclesiam la quale parallelamente ai grandi spettacoli liturgici intendeva offrire nella Capitale occasioni di svago effimero e, allo stesso tempo, occasioni di esaltazione di personaggi laici a volte anche in diretto contrasto con l’autorità papale. La Chiesa, però, non poteva rimanere estranea a questi sviluppi e non tentare di utilizzarli a proprio vantaggio. Così, se da una parte si moltiplicarono gli apparati per le ’40 ore’ dall’altra le stesse opere sacre che affollavano la città dovevano necessariamente cominciare ad adeguarsi a questi auspici di modernità capaci di richiamare l’attenzione del popolo, onde coltivarne la catechesi. In tal senso, quindi, anche la basilica vaticana divenne oggetto di trasformazione. Giovan Lorenzo Bernini (1598-1680) la riplasmò come un ‘teatro sacro’ e, a partire dalla macchina del baldacchino (dal 1628) sino alla configurazione della nuova piazza (dal 1655) il suo genio si espresse nel tentativo di allestire nel tempio per eccellenza del Cristianesimo Cattolico una rappresentazione della gloria di Cristo e – indirettamente – della sua sposa, per l’appunto la Chiesa. In vista del Giubileo del 1650 la navata centrale venne completamente rivestita da una fitta e vigorosa decorazione di marmi policromi con coppie di putti sorreggenti i simboli e le effigi dei sovrani. Gli stessi monumenti papali si coprirono di onori e, come catafalchi celebranti la magnificenza e le virtù dei successori di Pietro, intrapresero ad articolare la fabbrica in un serrato alternarsi di episodi artistici fra loro in competizione, mentre l’epilogo assoluto dell’incanto si risolveva nella apoteosi della ‘cattedra’ che dominava visivamente la prospettiva di fondo.

2. Roma, San Pietro, interno, particolare.

Dunque, se Roma era un ‘teatro’, Bernini ne era il ‘regista’. Di conseguenza, tutta la realtà costruita poteva diventare occasione di interpretazione secondo questa chiave e, alle volte, per esprimersi necessitava unicamente di un sottile accorgimento: un’astuzia che collocata nella giusta posizione consentisse all’opera si dialogare con le altre attraverso un linguaggio comune, ritrovandosi automaticamente inserita in un circolo virtuoso di contrappunti in cui il singolo monumentum si perdeva nella globalità dell’insieme, senza però privarsi dei suoi specifici connotati. L’architetto valorizzava e trasfigurava gli elementi, gli coniugava avendo nella mente non tanto uno schema predefinito ma un obbietto chiaro e preciso. In tal modo, se era vero che gli artifici sembrano variare di continuo, era altrettanto vero che gli stessi rispondevano tutti al medesimo invito alla fluidità, all’unitarietà, alla coordinazione fra la realtà e la finzione fino a raggiungere il momento in cui il teatro vivesse nel teatro: un metateatro per cui nella cappella Raymondi in S. Pietro in Montorio (dal 1638) Bernini allestì lo spazio per una rappresentazione integrale.

3. Roma, Cappella Raymondi in S. Pietro in Montorio, vista generale.

L’architettura si rese immacolata e un sipario votato alla valorizzazione delle tre arti. Gli accenti più forti emergevano nei risalti delle pareti, con funzione di quinte sceniche e nella intensa luminosità ‘a effetto’ dell’altare. I defunti patroni osservavano inginocchiati energici ma impassibili, ritrovando sé stessi come attori. La verità assisteva alla finzione davanti ai propri occhi: un auspicio che nel suo continuo riconoscersi identificava un teatro totale il cui vero protagonista appariva proprio lo spettatore. Del resto, erano i suoi sentimenti ad animare la composizione, era il dramma della sua lettura a caratterizzare la materia divenendo egli stesso autore e partecipe del dramma della propria coscienza. In Sant’Andrea al Quirinale (dal 1656) tutto ciò si rendeva realtà e l’ascensione del Santo informava tutta la progettazione che, assoggettandosi al tema prescelto, concentrava l’attenzione sull’elevazione agli altari ponendo un ‘pieno’ lungo l’asse trasversale e organizzando le sculture perché rafforzassero esattamente questa percezione. Tutte le arti collaboravano assieme all’esaltazione di Dio che, luce avvolgente, non si limitava a presenziare nel presbiterio ma invadeva tutta l’aula in un ideale descrizione del contatto fra il divino e l’uomo: una magia possibile solo a Roma, «teatro dei teatri».

Bibliografia essenziale.

  • M. Fagiolo, Roma Barocca, De Luca Editori d’Arte, Roma 2013.
  • M. Fagiolo, Il gran teatro del barocco, De Luca Editori d’Arte, Roma 2007

Corti da legare: l’inedito progetto che unisce due mondi complementari: il teatro e la psicologia

Il 16 novembre si darà inizio al progetto “Corti da legare” al Nuovo Teatro Orione di Roma. A partire dalle ore 20.00 avrò luogo il primo appuntamento che tratterà il gioco d’azzardo patologico (GAP) un disturbo caratterizzato da “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco che comprende gli aspetti della vita personale, familiare e lavorativa di chi ne è affetto”.

Il progetto prende vita dal felice incontro di due mondi: il teatro e la psicologia con l’obiettivo di gettar luce sul pregiudizio sul tema del disturbo mentale; mettere a nudo l’infondatezza di credenze diffuse sullo schizofrenico, sul giocatore d’azzardo, sul depresso; turbare l’abitudine di rimettersi a etichette diagnostiche di cui sappiamo poco e niente.

L’obiettivo del progetto, ideato e realizzato da giovani professionisti di entrambi i settori, è gettar luce sul pregiudizio sul disturbo mentale turbando l’abitudine di rimettersi a etichette diagnostiche di cui si sa poco e niente. Ne nasce una serie di corti teatrali di natura al contempo narrativa e didattica, al termine dei quali è previsto un approfondimento sul disturbo di volta in volta messo in scena.

I prossimi appuntamenti, calendarizzati in un evento al mese, tratteranno tematiche come: Il disturbo ossessivo compulsivo – 12 dicembre, La depressione – 22 gennaio, la dipendenza affettiva – 15 febbraio e, a concludere, il 16 marzo la schizofrenia.

Press and media relations

MADE press and events
press@madepressandevents.com
+ 39 348 0905404

Laurent Garnier – Sua maestà a Roma

Vi sono luoghi leggendari, unici al mondo. Se ritenete che essi siano i luoghi preposti alla funzione di capitali economiche vi sbagliate. Uno di questi luoghi, sul finire degli anni Ottanta, è stato il club l’Haçienda di Manchester, dove un allora giovane dj francese scosse il mondo dell’elettronica. Il club era frequentato anche da gruppi come gli Stone Roses e gli Happy Mondays, che rimasero affascinati dallo stile del giovane galletto già all’epoca molto aperto e ricettivo verso il nuovo. Fu così che le due formazioni iniziarono a contaminare il loro rock con ritmiche house. A mostrare le sue capacità e mostrare un nuovo corso della musica è stato: Laurent Garnier.

Ammetto di disprezzare chi ritiene Parigi una città essenzialmente romantica e rinchiusa nei fantasmi dell’Ancien Régim. La capitale francese nel mio immaginario ha un valore speciale nel novecento per il jazz degli anni venti e, soprattutto, per il French touch di metà anni novanta. E’ in quel periodo che Laurent Garnier, trasferitosi in una Parigi dei primi anni Novanta dove il fervore per la musica elettronica inizia a farsi sentire, prese subito in gestione la consolle del famoso Wake Up Club, rendendolo una cattedrale della musica. Così, in concomitanza con la sua ascesa in qualità di Dj, Garnier inizia anche la sua attività da producer.

Laurent Garnier - Polinice - Ex Dogana

Successivamente all’entrata nel roster della major FNAC, dove rilasciò nel 1993 la raccolta French connection e poi l’EP The Bout de Souffle, con Eric Morand decise di formare una nuova label: la F-Communication, etichetta specializzata nella ricerca all’interno del campo dell’elettronica d’avanguardia, con una concezione puramente crossover. Quella label sarà la chiave per poter presentare al mondo nel 1995 l’album Shot in the dark, seguito poi due anni dopo da 30 e poi nel 2000 da Unreasonable behaviour, il più apprezzato dalla critica, anche grazie alla pietra miliare The man with red face contenuta al suo interno.  Una traccia storica, da alcuni considerata il Sacro Gral della musica elettronica alla quale ogni producer dovrebbe ispirarsi.

Negli anni duemila inizieranno le collaborazioni con jazzisti del calibro di Bugge Wesseltoft e Dhafer Youssef, cui farà seguito il suo quarto album The Cloud Making Machine.

 

Torniamo alla Francia e al suo valore per la cultura mondiale. Evocando il solo suono della parola Frnacia non si può che pensare alla Rivoluzione del 1789 e all’Illuminismo. Opera cardine, decisatoria di un modo di studiare e pensare, del periodo fu l’Enciclopedia. Questo è la compilation di Laurent Garnier The Kings Of… , nella quale ha collaborato con il suo amico, già simbolo della techno, Carl Craig. All’interno di The Kings of Techno ci si ritrova in un lungo viaggio che parte dal soul di Aretha Franklin per giungere alla detroit techno di Jeff Mills.

Penserete che Garnier sia un asettico chirurgo della consolle e invece anche nei live ricerca il pieno appoggio della sua corte ossia il pubblico. Un pubblico che lo vedrà a Ex-Dogana sabato 18 novembre per Spring Attitude Waves. Un viaggio e una celebrazione alla quale, la Roma che non si annoia tra aperitivi e tristi rituali prerivoluzionari nei palazzi nobiliari, non può mancare.