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Roma

San Lorenzo – Giovanni de Cataldo

San Lorenzo di Giovanni de Cataldo

Presso la Z2o Sara Zanin Gallery – Via della Vetrina, 21

Opening: Sabato 10 febbraio 2018 | 6 – 9 pm

Periodo di esposizione: dal 10 febbraio al 17 Marzo 2018

Descrizione della mostra di Cecilia Canziani

Qualche giorno fa, sull’autostrada che percorro quasi una volta a settimana, mi sono soffermata a guardare delle grandi impalcature sospese nel vuoto che da qualche mese punteggiano un viadotto. Nella nebbia della mattina, illuminate da luci pallide, sembravano trabucchi protesi sul mare, o torri merlate, comunque: strutture autosufficienti, e abitate. Magiche.

La stessa strada, immagino, è quella che percorre anche Giovanni de Cataldo quando va a prelevare i guardrail che adopera per le sue sculture in un circuito dove vengono testati i dispositivi di sicurezza delle automobili. Questo circuito si trova in una località remota, immersa nella natura, e mi ha colpito, ­nel racconto che me ne ha fatto Giovanni de Cataldo mentre eravamo nel suo studio di San Lorenzo la descrizione di un silenzio quasi antico, rotto dall’impatto delle automobili lanciate contro i guardrail. Una suggestione forse amplificata dall’apparente contrasto dei materiali nello studio di Giovanni: lamiere, pezzi di acciaio, e poi stoffe, un ferro da stiro, e l’evidente fatto che gran parte del suo lavoro è un silenzioso rammendo.

Se devo individuare una cornice di riferimento per il lavoro di Giovanni de Cataldo, penso a Robert Smithson ai suoi prelievi reali o evocati dal paesaggio urbano – a Monuments of Passaic, ai Non Sites (a qualcosa in altre parole di simile alla visione sub specie aeternitatis delle impalcature sull’autostrada, che per una volta, e una soltanto, ho visto liberate dalla loro funzione e ricomposte come oggetto di apprensione estetica). O alle ricerche condotte attraverso l’impiego di materiali instabili come l’asfalto –con cui ha lavorato anche Giovanni de Cataldo – o la colla, e volte a sfidare la verticalità e autonomia dell’opera modernista con la seduzione del basso, dell’informe, della forza di gravità. La pulsione per la caduta, il collasso.

Ma a ben guardare, nel lavoro di Giovanni de Cataldo si gioca un gioco diverso, e meno ironico – o decisamente post monumental. Non c’è la dimensione monumentale, e non c’è nemmeno la critica al capitalismo avanzato, ma un appello alla capacità di saper vedere forme e materiali che sovrascrivono la città, e di trovare bellezza dove non la aspettiamo, una forma nel disordine.

I suoi Crash Test sono prelievi dal tessuto urbano risemantizzati non solo attraverso un’operazione di appropriazione, ma anche attraverso la trasformazione dell’oggetto la cui superficie viene cromata, smaltata o zincata, o ancora foderata, rendendone leggibili valori plastici e pittorici. Dunque non prelievi di realtà ricontestualizzati in una cornice istituzionale – o per effetto di una cornice istituzionale – ma brani di un paesaggio urbano, più che industriale, che vengono scelti e interpretati in ultima analisi per il loro potenziale estetico, e su cui l’artista interviene per evidenziare una piega o una curva – in sostanza per evidenziarne le qualità scultoree.

Un paesaggio, peraltro, del tutto situato: la città di Roma, il quartiere San Lorenzo, che dà il titolo alla mostra e che ospita dagli anni settanta studi di artisti, ma che è anche, tutt’ora, un quartiere popolare e laboratorio autonomo di politiche di comunità. Un quartiere che di Roma possiede il vero genius loci: una bellezza selvatica.

Proseguendo una ricerca che parte dall’analisi delle proprietà scultoree di materiali edili come asfalto e cemento già esplorata in Cerae (2015) o nei Carottage (2015-2016); dalla ricognizione del contesto urbano nei suoi elementi funzionali – strade, guardrail, recinzioni temporanee (come nei Crash Test, 2017); dall’indagine delle tracce inscritte nel paesaggio – graffiti, segni, forme come testimonianza di un continuum della storia (Prisco vive, 2017) – i lavori in mostra indagano in maniera più precisa la relazione tra oggetto e sguardo. Allora nelle superfici cromate e riflettenti in mostra sembra possibile rintracciare qualcosa di simile ai Mirror Cubes di Robert Morris, che negli anni settanta attraverso la superficie specchiante riconfigurano e complicano la relazione tra oggetto, spazio e spettatore, proiettando il centro all’esterno della scultura e moltiplicando i punti di vista.

Ma anche qui occorre dire che Giovanni de Cataldo non usa lo specchio, ma la cromatura, la zincatura, gli smalti da carrozzeria (il rosso Ferrari, il verde Kawasaki il crema della Vespa), chiamando in causa un immaginario che ha a che fare con la cultura di massa – con Jeff Koons, più che con il Minimalismo, per capirci.

La relazione tra corpo dell’oggetto e corpo dello spettatore si precisa però non solo attraverso il gioco di rifrazione da e verso la superficie delle sculture: i guardrail, i coperchi delle fontanelle pubbliche (oggetto di furto e commercio illegale, e copiati con cura dall’artista in marmo, metallo e cera: originale e copia), vengono in questa mostra ruotati. Collocandoli su un altro asse rispetto alla posizione in cui siamo abituati a vederli, questi oggetti cambiano anche di senso e perdono ogni relazione con la loro funzione d’uso.

In maniera simile l’artista interviene sulle griglie in PVC, applicate su stoffa catarifrangente tirata su telaio e allestite in forma di paravento – un oggetto che fa spazio più che occuparlo – o restituite in forma di quadro appese alle pareti, o riprodotta in alluminio e resa autoportante. Se la superficie catarifrangente assorbe e rifrange la luce, e la cancella se la scultura viene fotografata con il flash, restituendone una sua versione in negativo, la griglia evoca la composizione modernista per eccellenza chiamando in causa la specificità mediale della pittura. Così la griglia in questa mostra è presente come quadro, come spazio, come scultura, e in tutti i casi allo stesso tempo finestra e cornice, centripeta e centrifuga.

La superficie delle opere in mostra sia che evochi la bidimensionalità della pittura, sia che insista nella piega come punto generativo della scultura, è il luogo dialettico dove lo sguardo si appunta e viene riflesso, moltiplicato o negato, ed è bello che in un momento storico in cui le mostre hanno imparato ad essere fotogeniche, questa mostra non si lasci fotografare senza far resistenza all’obiettivo, ma si debba vedere con il corpo: altrimenti le pallide tinte proiettate dal retro delle sculture che colorano il muro, il proprio volto deformato da una curva zincata, il leggero riflesso che cambia temporaneamente la temperatura di una tela, non si percepirebbero.

Allora si chiarisce il fatto che al centro di questi prelievi e rammendi, della cura estrema con cui un materiale ordinario, opaco, ottuso, viene restituito allo sguardo, c’è la figura dello spettatore a cui è affidato in fondo il compito di continuare a guardare e a interrogare lo spazio – così che, pur non somigliando a una scultura di Giovanni, un ponteggio una mattina di nebbia sembri una cattedrale.


 

English version

Text by Cecilia Canziani

A few days ago along a highway I drive nearly once a week, I took closer notice of the enormous scaffolding that has been propping up a viaduct for months now, suspended there in the void. Dimly lit  in the morning fog, I thought of fishnets hung out over the sea, crenellated towers, freestanding structures busy with road workers. Magical.

I thought this might be the same stretch of road Giovanni de Cataldo takes when he goes to get the guardrails he uses in his sculptures from a test track where automobile safety devices are developed. Giovanni described the place to me one day in his San Lorenzo studio: the testing is done on a circuit lost in the countryside, and what struck me most was his description of this vaguely ancient silence and how it was shattered regularly by the sound of cars sent crashing into guardrails at high speed. My  impression was perhaps deepened by the motley assortment of materials Giovanni has assembled  in his studio: metal rails, chunks of steel, fabrics, even an iron. It’s clear that a large part of his work consists in silently mending.

If I had to indicate a reference framework for Giovanni’s work, it would be Robert Smithson and what he extracts physically or figuratively from urban environments – Monuments of Passaic or Non Sites (in other words, something similar to my sub specie aeternitatis vision of scaffolding along the highway which, just this once I’d perceived as released from its intended purpose and recomposed as object of aesthetic appreciation). Or Smithson’s investigations into instable materials like asphalt  – which also Giovanni has worked  – or glue, for example, that challenge the verticality and autonomy of Modernist work with seduction from below, the inchoate, the force of gravity. The impulse towards falling, collapsing.

Upon closer examination, Giovanni de Cataldo’s work has a different, less ironic – or decidedly post monumental – intention. The monumental dimension is absent, as is any critique of  turbo-capitalism, and replaced by a call to really see the shapes and materials with which our cities are overwritten, to find beauty where it may be least expected, discern form from disorder.

His Crash Tests  are swathes cut from our urban tissue, re-semanticized not only through an operation of  appropriation but also by the transformation of the object whose surfaces are subjected to chrome-plating, zinc-coating, glazing or even upholstery,  in this way expressing plastic and pictorial values. Not excerpts of reality recontextualized in institutional settings  – or by institutional settings – but instead samplings of urban, rather than industrial, landscape ultimately selected and interpreted for their aesthetic potential on which the artist intervenes to highlight one particular fold or curve that expresses some sculptural quality

The landscape, however, is firmly rooted: the city of Rome, and its San Lorenzo district, which gives the show its name and has hosted artists’ ateliers since the Seventies, and which remains a working class neighborhood today, an unlicensed laboratory of community policies and politics, one of Rome’s quarters in full possession of the real genius loci of unruly beauty.

In continuation of a practice based on analyzing the sculptural properties of construction materials such as asphalt and concrete previously explored in Cerae (2015) and Carottage (2015-2016), recognizing the urban context in its functional elements – roads, guardrails, provisory fencing (as in Crash Test, 2017), and investigating traces inscribed in the landscape – graffiti, marks,  and shapes that testify to a historical continuum (Prisco vive, 2017) – the works chosen for the show investigate the relationship between the object and the viewer more closely. Hence the chromed, reflecting surfaces on display seem to allude to something similar to Mirror Cubes by Robert Morris that during the Seventies reconfigured and complicated the relationships between objects, space and spectators with their mirroring, turning the sculpture’s center inside out and multiplying points of view.

It should be noted that Giovanni de Cataldo uses not mirrors but chrome-plating, zinc-coating, and the colors of iconic motor vehicles instead  (Ferrari red, Kawasaki green, and Vespa cream-white), and addresses a collective unconscious that evokes media culture – more Jeff Koons than Minimalism, to put it plainly.

The relationship between the object’s body and the viewer’s body is developed not only through the play of refraction from and to the surfaces of the sculptures: the guardrails, the post-caps of public drinking fountains (objects regularly stolen and illegally trafficked carefully reproduced by the artist in marble, metal, and wax, shifting from original to copy and back) are subjected to rotation at the show. Positioned along another axis than the position in which we usually observe them, the meanings of these objects change; every association with their previous practical purpose is lost.

The artist handles PVC netting in similar fashion, applied on reflecting fabric stretched over a frame and set up in the form of a screen (TITOLO) – an object that instead of merely occupying space creates it – or is restituted in the form of  “paintings” hung to the walls or reproduced in aluminum and made freestanding. If reflecting surfaces absorb and refract light, and even cancel it,  if a sculpture is photographed with the flash in order to provide us with its negative, this netting evokes the epitome of  Modernist composition by invoking the specific nature of painting as medium. Therefore netting appears in this show as painting, as space, as sculpture, while everywhere at the same time serving as frame and window, both centripetal and centrifugal.

Whether it evokes painting’s bi-dimensionality or insists on the fold as sculpture’s point of generation, the surface of the works in the show is the dialectical setting in which the gaze focuses and is then reflected, multiplied or denied, and it is noteworthy that in these times when shows have learned how to become photogenic, this one resists selling its soul to the objective lens and demands to be seen with the viewer’s entire body, without which the  faint colors projected from behind the sculptures that tinge the wall, the beholder’s face distorted in reflection from a curved zinc-plated surface, and the shimmer that seems to temporarily alter the canvas’s temperature would not be perceivable.

This explains why the central point in this extraction of materials, patches, and painstaking care lavished on materials considered ordinary, opaque, and dull prior to their return to our gaze has been reserved to the spectator, who has essentially been assigned the task of continuing to consider and query the space in front – so that without any resemblance to any of Giovanni de Cataldo’s sculptures, scaffolding seen along a highway one misty morning may be taken for a cathedral.

Dell’abitare incerto: inaugura il KunstRaum Goethe

Il 15 febbraio apre il  Kunstraum Goethe, il nuovo spazio interdisciplinare del Goethe-Institut di Roma. Qui, attraverso mostre e installazioni, ma anche performance, dibattiti e laboratori, ci si interroga sui temi più sentiti della nostra attualità con lo scopo di stimolare la ricerca e il confronto tra artisti, ricercatori e cittadini.

La #mostra inaugurale, “Dell’abitare incerto”, affronta il tema dell’abitare indagando il concetto da una prospettiva ampia, che va da una riflessione generale sull’esistenza all’incertezza materiale e psichica delle immigrazioni contemporanee. Riflessioni che costituiscono il leitmotiv delle attività culturali del Goethe-Institut Italia, centrate su temi quali la vita, gli arrivi, la crisi e la famiglia in Europa.

“Dell’abitare incerto” offre un confronto tra tre noti artisti, due tedeschi e un italiano: Ulf Aminde racconta la precarietà come condizione ambita tramite persone come gli street punk, che volutamente vivono la marginalità come stato di felicità; Andreas Lutz con un’installazione coglie il crollo (“messa a nudo”) delle certezze della società medio borghese tedesca; Vittorio Messina, infine, con le sue “celle” indaga la precaria condizione esistenziale della società industriale.

Per tutto il 2018 KunstraumGoethe sarà curato da Valentino Catricalà, con cui sono stati individuati tre temi di ricerca che connoteranno le mostre e le attività dello spazio: incertezza, equilibrio e tecnologia.

INFO:

Goethe-Institut Rom di Via Savoia n. 15 – Roma

Il 15 Inaugurazione del nuovo spazio “KunstRaum Goethe” con la mostra “Dell’abitare incerto” // Opening talk ore 18:00 alla presenza degli artisti.


Orari di visita della mostra fino al 29 aprile 2018:
lun 14–19 | mar mer gio ven 9–19 | sab 9–13.
Chiusa dal 30 marzo al 2 aprile e il 25 aprile 2018.

Tutte le info sul nostro sito web:
www.goethe.de/roma/kunstraum #abitareincerto

INQUERCIATA VOL. III

Da non perdere la terza edizione di Inquerciata che si terrà il prossimo venerdì 2 febbraio al Nuovo Cinema Palazzo di Roma

Inquerciata è una manifestazione artistica itinerante, la terza edizione si svolgerà a Nuovo Cinema Palazzo (pag. Fb)(Piazza Dei Sanniti, 9a) e Communia (Pag. Fb) (Via dello Scalo S. Lorenzo, 33).

Cuercia, un collettivo multidisciplinare romano composto da musicisti, fotografi, videomaker, pittori e grafici.

Il nostro obiettivo è quello di riqualificare gli spazi sociali attraverso rassegne, eventi e incontri che coinvolgano artisti di ogni genere e provenienza tramite collaborazioni, progetti collettivi e personali

Al piano inferiore il main stage ospiterà sette gruppi provenienti da realtà musicali italiane affermate ed emergenti. Il percorso musicale è stato pensato in relazione alla mostra così come la mostra è strettamente legata al concerto. Queste due parti convivranno per tutta la durata della rassegna.

Timmeline Nuovo Cinema Palazzo:

Ore 18.00 – Inizio Mostra [Fotografia/Pittura/Scultura/Visual Mapping/Installazioni/Illustrazioni] Ore 19.00-21.00– Apericena Sociale a base di canapa a cura di “Società Agricola Antichi Grani
Ore 19.00 -20.00– Concerto Cuercia Jazz Quartet
Ore 21.00 – 1.00 – Concerti

  • Cernit – Alternative Rock
  • Inesatto – Post Hardcore
  • Moblon – Art Rock
  • Super Dog Party – Rock ‘n Roll
  • Antares – Speed Rock
  • The Bone Machine – Wild Rockabilly

Cernit
Quattro i Cernit, solo due primogeniti, partoriti umidi da tre madri differenti.
Ruvidi, irregolari, pesanti. Noise, fuzz, inquietudine e fischi.

Inesatto
Post hardcore a pedali, riff spaziali.
Sono queste le armi da battaglia di questo giovane power trio romano mai banale. Hanno all’attivo diverse produzioni in studio e live di pregio.

Moblon
Moblon è un trio art-rock romano.
Tra retaggi grunge e tensioni jazz, il Moblon fissa il suo esordio il 16 giugno 2017, uscendo con l’album “t.i.n.a.” (“tutti i nostri alieni”/ “there is no alternative”) per Bravo Dischi.

Super Dog Party
Una miscela incendiaria di Rock & Roll Blues iniettata di Funk, Punk e Hardcore.
Reduci dal tour californiano sono pronti a spettinarci per bene.

ANTARES
Power trio Punk Rock dall’entroterra pesarese. Ben sette studio album, più un pugno di altri dischi tra Ep, compilation e demo.
Non hanno bisogno di tante presentazioni…sono gli ANTARES.

THE BONE MACHINE
La diabolica perversione del Rock’n’Roll nasce nella palude nell’anno del signore 1999.
Dal vivo non c’è spazio per i convenevoli, per le inutili chiacchiere, per le belle parole: The Bone Machine non è un intrattenitore spiritoso da balera, non è una scimmia ammaestrata da circo. The Bone Machine è un provocatore psicotico, antipatico e diabolico che suona per chi e con chi si rende partecipe e artefice e non semplice spettatore.
Ascoltare The Bone Machine è come fumare Marijuana che ha radici all’Inferno.

La balconata che affaccia sul palco ospiterà le visioni di più di trenta artisti provenienti da diversi ambienti romani e non.

Lo spazio espositivo curato dal collettivo Cuercia, avvolto in un mosaico di opere, prenderà la forma di un vero e proprio percorso nell’arte.
Lo spettatore potrà intraprendere un viaggio nell’introspezione del singolo artista rimanendo coinvolto nella totalità dell’ evento.

Saranno presenti lavori inediti tra cui una serie di scatti a tiratura unica realizzati per il “Pinhole Project”, oltre che dipinti, fotografie, installazioni, illustrazioni, stampe, sculture e nuovi mezzi di comunicazione visiva come visual mapping e proiezioni. Più di trenta artisti parteciperanno all’esposizione e saranno presenti durante l’evento poiché il progetto Cuercia Factory mira anche a creare un interazione tra l’artista e lo spettatore.

Finita la rassegna musicale partirà dal Nuovo Cinema Palazzo una migrazione circense.
Alla testa del corteo Eddy Harper ci guiderà verso Communia a tempo di beatbox, dove continuerà il dj set di “Mondocane” (Balkan, Afro Tekno Kinshasa, Global bass).

Verranno proiettati visual a cura di Cuercia Factory ed esposta una Ziqqurat creata con materiali di scarto.

 

INGRESSO:

Nuovo Cinema Palazzo:  5 euro con bicchiere di vino per chi arriva prima delle 21.00

Communia: 2 euro. Gratuito per chi viene dal Nuovo Cinema Palazzo

CONTATTI: cuerciafactory@gmail.com

EVENTO FACEBOOK: www.facebook.com/events/159965821443585/?active_tab=about

Media Partner: Lab-tv

 

Dumfound & Ayamoon al The Sanctuary Eco Retreat

Nel viaggio c’è un certo sapore di libertà, di semplicità… un certo fascino dell’orizzonte senza limiti, del percorso senza ritorno, delle notte senza tetto, della vita senza superfluo.

Questo il manifesto programmatico del Sanctuary Eco Retreat di Roma. Un locale che vive nella commistione di un design esotico nel cuore della Roma imperiale. La scelta di unire più discipline e aree culturali è il vero fulcro di un luogo insolito e allo stesso modo vincente. Vincente per esser uscito dal culto del minimale a ogni costo, per aver saputo coniugare stili lontani con l’anima romana. Vincente poiché ha scelto la difficile via di una Roma capitale della musica e intrattenimento, nonostante quel che mormorano i media.

Questo venerdì infiammeranno la notte romana i dj-set di Ayamoon, di Chelasea Como e Dumfound. Dumfound è un progetto romano che dopo esser stato protagonista della Boiler Room con Black Coffee nel 2015 e aver nel tempo suonato con Carl Cox e Fatboy Slim, si appresta a far uscire il suo Ep in primavera. Un connubio di sonorità differenti, in un luogo che tutto mescola e unisce. Attraverso la musica e l’intrattenimento. Una formula di cui la sacra Urbe ha disperatamente necessità per ripartire.

Roma Best Practices Award 2018: al via il concorso per le migliori pratiche capitoline

Il Roma Best Practices Award è il primo concorso che premia le migliori idee, i migliori progetti e le migliori soluzioni per il recupero dei beni comuni della città, l’integrazione, la solidarietà, la formazione, l’innovazione, la comunicazione.

A Roma, ogni giorno, migliaia di persone si incontrano per realizzare qualcosa per gli altri. Le associazioni, le scuole, le aziende, le comunità, le istituzioni, i singoli cittadini sviluppano idee, si organizzano, si confrontano per trovare soluzioni nuove per la città. L’edizione 2018 del Roma Best Practices Award “Mamma Roma e i suoi figli migliori” nasce proprio per questo: riconoscere e premiare le migliori pratiche che sono già – o lo diventeranno – un modello e che saranno condivise da tutta la città.

l Roma BPA, non a caso sottotitolato “Mamma Roma e i suoi figli migliori”, si svolgerà a Roma venerdì 21 aprile 2018, in occasione del 2771° Natale della Città di Roma.

Le aree tematiche a cui si può partecipare sono:

  • “Roma cresce bene”, le buone pratiche scuola-territorio;
  • “Roma Tvb”, le buone pratiche che migliorano i beni comuni della città;
  • “Roma accoglie bene”, le buone pratiche per l’integrazione e la solidarietà;
  • “Roma parla bene”, le campagne di comunicazione che fanno bene alla città;
  • “Roma innova bene”, le soluzioni che migliorano la qualità della vita in città,
  • “Roma si muove bene”, le attività sportive e culturali che fanno integrazione.
  • “Roma coltiva bene”  per i tanti progetti legati agli orti urbani ed alla condivisione ambientale.


Ognuno potrà partecipare ad una sola area tematica descrivendo la propria attività in formato testo, immagini, video. Tutto il materiale prodotto sarà pubblicato on line e sarà valutato dalla giuria scientifica e dalla giuria popolare per la fase finale. Il termine per la presentazione dei materiali è il 21 marzo 2018. A fine concorso, tutti i materiali saranno pubblicati sul book della manifestazione.

Link al sito del concorso: http://www.romabpa.it

Per maggiori informazioni: romabpa2018@gmail.com

Laboratorio Roma di poesia contemporanea

Laboratorio – Roma di poesia contemporanea
Genealogie novecentesche – Tendenze della poesia degli anni 2000
a cura di Roberto Antonelli e Luigi Severi

Presso Fondazione Primoli, Via Zanardelli 1 – Roma dal 25 gennaio al 19 maggio.

Ciclo di incontri con i poeti contemporanei a Roma
Tra modelli novecenteschi e tendenze contemporanee: formazione sulla poesia contemporanea con gli autori

La poesia italiana attraversa un momento di notevole vivacità. Tuttavia, non è facile individuarvi delle tendenze unitarie, per via di un crescente attraversamento dei confini tra un genere e l’altro, tra una forma e l’altra. Proprio questa crescente vitalità e, al tempo stesso, questa fisionomia sfuggente alle consuete categorie (anche in accordo con nuovi modelli letterari, in particolare statunitensi e francesi), rende particolarmente degno d’attenzione il panorama dei numerosi poeti letterariamente nati nei primi anni Duemila e oggi operanti a Roma, ovvero della poesia contemporanea, ben rappresentativi non solo della qualità ma anche della multiformità delle scritture poetiche di ambito italiano. Per questa ragione sembra utile proporre tali scritture ad un pubblico che, quando anche di intendenti, resta tuttavia lontano dalla poesia contemporanea, e in particolare dalle sue direzioni più recenti. Poiché decisivi restano i nodi con la tradizione, e anzi con la somma di tradizioni novecentesche, è sembrato opportuno proporre lezioni sugli autori del Novecento, cruciali e tuttora esemplari, oltreché centrali nei programmi scolastici, seguite da incontri con poeti contemporanei, trascelti e raggruppati di volta in volta sulla base di tratti comuni, quanto a visione del mondo, stile, legame con la tradizione novecentesca.

giovedì 25 gennaio, ore 17,30
Preludio: Incontro con PATRIZIA CAVALLI

1. giovedì 22 febbraio, ore 16,00
Il percorso: R. ANTONELLI, Le avanguardie, il canone lirico del Novecento e la scuola
L’incontro: Scomposizioni, ipotesi, metamorfosi del lirico con MARIA GRAZIA CALANDRONE / PAOLO FEBBRARO / GUIDO MAZZONI

2. giovedì 8 marzo, ore 16,00
Il percorso: A. MALAGAMBA, Montale e dintorni. La poetica del Soggetto
L’incontro: Scrittura poetica come opera mondo con MARCO GIOVENALE / VINCENZO OSTUNI

3. giovedì 22 marzo, ore 16,00
Il percorso: L. SEVERI, Da Campana al secondo Novecento. Percorsi della prosa in poesia
L’incontro: Autore al bivio: tra poesia e narrazione con FIAMMETTA CIRILLI / GILDA POLICASTRO / LAURA PUGNO

4. giovedì 12 aprile, ore 16,00
Il percorso: C. BELLO MINCIACCHI, Ungaretti e dintorni.
L’incontro: Poesia, installazione, dispositivo: politica dell’atto poetico con GIULIO MARZAIOLI / FABIO ORECCHINI / MICHELE ZAFFARANO

5. giovedì 26 aprile, ore 16
Il percorso: R. ANTONELLI, Tra Pasolini e Amelia Rosselli. Scrittura sperimentale e scrittura civile
L’incontro: Storia e scrittura: le forme del tragico con ELISA DA VOGLIO / SIMONA MENICOCCI / FABIO TETI / SARA VENTRONI

6. 19 maggio, Giornata di studio, ore 9,30-18,00
POESIA AL TEMPO DELL’ULTIMA MODERNITÀ: MODELLI, RISORSE, REALTÀ DELLA NUOVA POESIA

Info
tel. 0668801136
mail. info@fondazioneprimoli.it

Il weekend al Nuovo Teatro Orione: Disincantante! e Ti amo sei perfetto ora cambia

Dopo il successo di Lady Oscar e BOOM prosegue il Mindie, la rassegna pensata da Andrea Palotto e Marco Spatuzzi con l’obiettivo di presentare al pubblico i migliori spettacoli indipendenti di teatro musicale sul territorio nazionale in un weekend al Nuovo Teatro Orione del tutto inedito.

Venerdì 12 gennaio alle ore 21.00 andrà in scena il musical off-Broadway “Disincantate! – Le più stronze del Reame”, per la regia di Matteo Borghi. Dopo i successi internazionali le eroine delle fiabe più famose saliranno sul palcoscenico del Nuovo Teatro Orione per riscrivere le loro storie e dimostrare a tutti di essere tutt’altro che indifese. Un varietà esilarante, a ritmo di divertenti esibizioni, gag comiche e numeri da vere star.

Lo spettacolo nasce dall’idea di Dennis T. Giacino, un ex insegnante di storia che, durante una lezione sull’insediamento coloniale a Jamestown, in Virginia, si chiese: come sarebbe stata la vera Pocahontas nel 1616, rispetto all’immagine della ragazza giovane, dai lunghi capelli neri con la minigonna di pelle di cervo che abbiamo amato nel film di animazione del 1995? Ben presto l’autore si rese conto che anche le altre principesse erano ben lontane da ciò che sono diventate agli occhi di grandi e piccini.

Nel cast: Claudia Belluomini (La bella Addormentata), Claudia Cecchini (Biancaneve), Maria Dolores Diaz (La Principessa che baciò il Ranocchio), Simona Distefano (Belle, Rapunzel, La Sirenetta), Giulia Mattarucco (Cenerentola), Angela Pascucci (Mulan, Pocahotas, Badroulbadour)

Il weekend al Nuovo Teatro Orione continua sabato 13 gennaio sarà la volta di TI AMO SEI PERFETTO ORA CAMBIA di Joe Di Pietro e Jimmy Roberts e per la regia di Marco Simeoli.

Questo esilarante, intelligente e ironico musical “da camera” esplora i tormenti e le tribolazioni dell’accidentato percorso verso l’approdo alla vita di coppia – single “sfigati” che non vorrebbero più rimanere tali; emozioni e delusioni del primo appuntamento; gioie e dolori del matrimonio; i suoceri! – mescolando cinico realismo e romantica umanità. Musiche e canzoni sottolineano drammaturgicamente i momenti più significativi, e se la comicità e le risate scandiscono il susseguirsi delle tante situazioni imbarazzanti – in cui molti di noi hanno avuto la sfortuna di incappare – come in tutte le belle scritture si raccontano grandi verità che inevitabilmente commuovono.

Questa commedia, un vero e proprio cult “off Broadway”, ha al suo attivo allestimenti in tutto il mondo. E chissà se alla fine potrete dire anche voi: “Ti amo, sei perfetto, ora cambia!”.

Nel cast: Daniele Derogatis, Piero Di Blasio, Stefania Fratepietro e Valeria Monetti

Roger Waters – La leggenda torna in Italia

L’estate esalta l’arte custodita in Italia, soprattutto a Roma, che da sempre è la capitale dei live musicali durante la stagione più calda. Così, oltre a Björk, tornerà a suonare e incantare Roma, la leggenda dei Pink Floyd. Lo farà Roger Waters, compositore e musicista che ha scritto la storia del rock e della musica. Allo stesso tempo e modo si esibirà in Toscana, che vede come sua capitale musicale Lucca.

Il ritorno di Roger Waters è previsto a Luglio. Lo farà però con una rappresentazione molto diversa, una produzione imponente e spettacolare finora messa in scena solo a Città del Messico e allo storico Desert Trip Festival lo scorso anno. Una lunga attesa che la più eclettica mente creativa d’Europa ha scelto di far approdare nel continente. Il format live del Desert Trip, portato in Italia da D’Alessandro & Galli, prevede elementi di altissima spettacolarità, a partire da un palco innovativo che riproduce la Battersea Power Station di Londra che evoca la storica copertina di Animals. Un album decisamente degno di un maggior rilievo, ma racchiuso in penombra dalla portata musicale e soprattutto dell’immaginario collettivo evocato di due colossi come Wish You Were Here e The Wall.

Se la Brexit spaventa i salotti e gli alternativi di Monti, stavolta un inglese, Roger Waters ha scelto solamente tre città europee. Partirà da Londra, la capitale culturale del vecchio continente, che ospiterà il concerto ad Hyde Park a cui si aggiungono ben due date italiane: Lucca e Roma. 

Lo spettacolo di una delle colonne portanti dei Pink Floyd, debutterà in Italia l’11 Luglio al Lucca Summer Festival, nell’area adiacente alle Mura Storiche. Non si tratta di una scelta casuale ma di un indirizzo preciso dell’Artista affascinato dal collegamento tra le Mura cinquecentenarie che avrà al fianco del palcoscenico e The Wall, la sua opera principe, i cui brani avranno una parte fondamentale nella scaletta di questo show che vedrà Roger Waters interpretare tutti i grandi classici del repertorio dei Pink Floyd insieme ai brani del suo nuovo album “Is This The Life We Really Want?”

La seconda data Italiana si terrà invece nell’affascinante scenario del Circo Massimo di Roma, laddove si respira come in nessun altro posto il fascino della storia. Un concerto che segnerà il ritorno di Roger Waters a Roma a 5 anni di distanza dalla sua rappresentazione di The Wall allo Stadio Olimpico.

Due occasioni imperdibili per coloro che amano la musica e dopo Venezia e Pompei, vogliono poter dire di aver visto la leggenda suonare. Incantare. A pochi chilometri dal cimitero di Anzio che è sede delle sue origini e dei motivi per cui la musica si è evoluta così come la conosciamo noi.

Multiculturalismo e integrazione nel II Municipio di Roma grazie all’associazione Piuculture

Nel 2010 a Roma, grazie all’intuizione di un gruppo di cittadini sensibili alle problematiche sociali del proprio territorio, è nata un’importante realtà associativa che favorisce, da circa 8 anni nel II Municipio dell’Urbe, l’integrazione tra persone appartenenti a culture differenti. Parliamo dell’associazione di volontariato Piuculture, un grande progetto di responsabilità sociale se solo consideriamo il numero degli abitanti stranieri della città di Roma –circa 365.000, ovvero il 12% dell’intera popolazione– e il grande rilievo mediatico che negli ultimi anni ha assunto il problema dell’immigrazione e, con esso, quello dell’integrazione.

Animata da un’effervescente dinamismo, Piuculture opera nel settore del volontariato muovendosi lungo tre direttrici principali. La prima è rappresentata dall’attività che i volontari dell’associazione svolgono presso le scuole pubbliche. In orari prestabiliti viene, dunque, offerto supporto linguistico a tutti quegli studenti che, non avendo una buona conoscenza della lingua italiana, incontrano difficoltà tanto nell’apprendimento delle materie scolastiche quanto, soprattutto, nelle relazioni sociali.

A tal proposito Nicoletta del Pesco, Direttore responsabile del giornale on-line Piuculture, nato contemporaneamente all’associazione per dare voce alla stessa e alle tematiche legate all’intercultura, riferisce che la scuola è uno dei luoghi principe da cui far iniziare l’integrazione. Il supporto che i volontari di PiùCulture offrono non è solo un supporto linguistico, ma anche di introduzione alla società e alla cultura italiana. Non può essere definito un doposcuola, ma l’approccio alla lingua si fa con modalità spesso giocose per facilitare l’interlocuzione con chi, alle volte, non ha neanche la conoscenza dell’alfabeto italiano. I risultati, cui questa prima importante tipologia di attività di Piuculture porta, sono sempre molto apprezzati sia dai giovani apprendisti che dai loro insegnanti i quali effettivamente registrano maggiore integrazione con gli altri compagni”. Ed è questa un’attività che non cessa di proseguire neanche l’estate se pensiamo che l’anno scorso Piuculture è stata impegnata nel progetto di un centro estivo, finanziato con l’8X1000 della Chiesa Valdese e realizzato con le scuole elementari e medie dell’istituto comprensivo Winckelmann di Via Lanciani.

La seconda attività principale svolta dall’associazione è rappresentata dal già citato giornale on-line Piuculture. Nato nel 2010 e composto da una giovane redazione, specializzata nel giornalismo sociale, questa testata registrata è, secondo il suo Direttore responsabile, Nicoletta del Pesco (già giornalista professionista per la Rai, il Gruppo Espresso e diversi quotidiani locali) un “piccolo miracolo”.

Basta collegarsi al suo sito per rendersi conto di ciò che esso rappresenta. Non si tratta solo di un informatore in continuo aggiornamento sulle news provenienti dal mondo dell’intercultura, ma di una piattaforma mediatica in grado di dare voce ad importanti valori sociali oltre che politici.

Lo spirito che anima il giornale in questione, infatti, è volto a debellare la paura e la diffidenza che troppo spesso vengono alimentate, soprattutto da alcune correnti politiche, nei confronti dello straniero.

Proprio in ragione della strumentalizzazione politica che il tema dell’immigrazione soffre da qualche tempo a questa parte, è interessante notare che, nonostante la percentuale degli abitanti stranieri nel II Municipio sia rimasta invariata dal 2008 fino ad oggi (rappresentando il 10% della popolazione), è un fenomeno solo degli ultimi anni quello per il quale la presenza degli immigrati viene avvertita come una minaccia.

Piuculture, proprio attraverso i suoi variegati scritti (tante le sezioni offerte: dalla cittadinanza allo sport, passando per cultura, economia, religioni, scuola e salute), indaga sullo xenos, sulla sua storia, sulla sua cultura rendendolo così conoscibile e meno alieno agli occhi del lettore.

E se all’inizio è stato necessario interpellare le ambasciate, gli istituti di cultura e le moschee al fine di censire ed intercettare gli stranieri presenti nel II Municipio per poterli raccontare, oggi, il magazine Piuculture vanta una rete fatta da 100.000 contatti con più di 9000 follower sui social.

Infine, il terzo ramo, su cui Piuculture spende principalmente le proprie energie, consiste nell’organizzazione di presentazioni di libri, di mostre, di esposizioni fotografiche e, più in generale, di eventi culturali che, sempre connessi con il tema del multiculturalismo, aprono orizzonti e favoriscono integrazione.

Piuculture rappresenta, per tutto quello che abbiamo detto, un prezioso esempio di responsabilità sociale.

Frutto di una società che intende risolvere le problematiche sociali connesse alla coesistenza di tante culture eterogenee, Piuculture studia e monitora il proprio territorio e le persone che lo abitano, offrendo al contempo valide e costruttive soluzioni per il consolidamento di una comunità civile ed integrata.

Daforma: La Magnifica Forma

Venerdì 15 dicembre, ha aperto a Roma, in via dei Cappellari 38, proprio a un passo da Campo dei Fiori, Daformauno spazio espositivo completamente nuovo, tutto dedicato al design.

L’arte del progettare è protagonista di questo concept space nato dall’idea di Simone Menassè, Abigail Lewis e Claudio Salvatore che, appassionati di architettura ed interior deign, ha deciso di mettere in primo piano questo fenomeno artistico, caratterizzato dalla fusione tra forma e funzione, in cui si succederanno esclusivamente mostre di architetti, interior designer e artisti che riflettono sul tema dell’abitare, proponendo un modo alternativo di vivere l’intimità quotidiana.

Ma Daforma non sarà esclusivamente uno spazio espositivo, il respiro del progetto, infatti, è molto più ampio, nella misura in cui anche lo spazio della “galleria” è infatti stato concepito come un luogo vivo, abitato, dal giorno alla notte.

Proprio per questo all’ingresso trova posto un elegante caffetteria, aperta tutti i giorni, dalle 9.00 alle 19.00, offrendo l’opportunità di fare una pausa in un contesto dal sapore internazionale. La sera invece, aprirà le porte la sala rosa, il bar di Daforma, con proposte di altissimo livello tra la ricercata carta dei drink, la food selection e selezioni musicali, per viaggiare lontano tra colori e sapori diversi. Ed ancora, affacciati sula corte interna, tipica dei palazzi antichi nel centro storico di Roma, due temporary store, uno dedicato alla moda, con una proposta esclusiva di brand internazionali e uno dedicato al design in linea con la mission dello spazio.

Non solo, perché, nell’ottica di Daforma, interior design è anche un Floral lab, in cui fiori e piante diventeranno la materia per creare installazioni temporanee. Più avanti aprirà un project space dedicato all’organizzazione di workshop, tutti rigorosamente caratterizzati da uno spirito pratico, volto al recupero di quel “saper fare”, che oggi troppo spesso passa in secondo piano, rispetto ad un concettualismo di maniera che tende a delegare tutte le attività pratiche.

Anche lo spazio espositivo si articola in due ambienti, una sala principale, in cui verranno presentate le mostre e una project room, dal carattere più sperimentale, dedicata, che di volta in volta, ad un singolo artista o ad un’unica installazione.

Daforma inaugura la propria sede con l’esposizione La magnifica Forma, volta a celebrare il design attraverso un percorso che porterà il pubblico dalle sperimentazioni degli anni Cinquanta, fino allo sfarzo degli anni Ottanta, passando per l’incredibile ricerca che ha segnato l’Italia degli anni Settanta, per offrire un’idea della kaleidoscopica mutazione delle forme nella loro continua rincorsa della funzione. Il design, inteso in tutte le sue sfaccettature, dalla ricerca del minimalismo estremo alla sperimentazione dei materiali, rappresenta il focus attorno a cui si sviluppa la ricerca della galleria.

L’attività espositiva di Daforma si articola proprio intorno al dialogo tra gli artisti, i designer e gli architetti ospitati e la collezione di design, per creare un percorso sempre diverso e imprevedibile.

Daforma si propone a Roma come uno spazio internazionale, aperto alla sperimentazione e al dialogo, da vivere in libertà, ogni volta in modo diverso.

Daforma / via dei Cappellari 38 – www.daforma.it