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Centrale Montemartini – Semplicemente per un po’ di bellezza

 

Credo che una delle cose su cui rifletto di più sia la bellezza. Se è vero (come mi ha insegnato a credere Dostoevskij) che sarà lei a salvare il mondo, in che forma si presenta, sarà facile riconoscerla? Mi chiedo sempre se sia un valore assoluto o se possa essere relativizzata: un elemento di bellezza inserito in un contesto già pieno di bellezza vale tanto quanto un elemento di bellezza fuori contesto? E vale anche per la bellezza dell’arte? Quanto è più bella se portata in un contesto inusuale?

Mi rifugio nella Centrale Montemartini, probabilmente lì troverò molte risposte.

Un luogo che accosta archeologia classica e archeologia industriale ha già il merito di provare come una forma speciale di bellezza derivi dal contrasto, di dimostrare quanto la decontestualizzazione dall’ambiente tradizionale di un museo sia fonte continua di stupore e meraviglia.

La Centrale Montemartini accoglie infatti numerosi reperti archeologici e sculture antiche rivenute alla luce negli anni delle trasformazioni urbanistiche di Roma. Ospitati nei Musei Capitolini, in occasione delle ristrutturazioni che  nel 1997 hanno interessato ampie aree del complesso capitolino dovevano inizialmente essere solo temporaneamente trasferiti in questa Centrale Elettrica che era stata inaugurata nel 1912 (e che fu la prima centrale elettrica pubblica, tra le altre cose).

Probabilmente nel  destino di questa Centrale era già scritto che non sarebbe rimasta per sempre in balia del frastuono e dei fumi dei macchinari. Una Centrale Elettrica sorta in una sede dal fascino così particolare, una facciata così imponente in stile liberty che si scopre solo una volta varcato un anonimo cancello su Via Ostiense, un edificio bianco ed elegante all’ombra dei maestosi e ferrei Gazometri.

Credo proprio che la bellezza in forma di contrasto fosse fin dall’inizio nelle stelle di questo luogo;  la tentazione di subire il fascino di questa sede ha avuto la meglio sul timore di un azzardato accostamento tra  due mondi diametralmente opposti.  E sì, la bellezza ha salvato questi piccoli mondi: una collezione che rischiava altrimenti di venire parcheggiata in un magazzino e un luogo chiave della vitalità urbana della città che rischiava di finire nel dimenticatoio della collettività romana. Quel trasferimento che doveva essere solo transitorio è divenuto condizione permanente, perché le due realtà sono entrate in perfetta sintonia senza snaturarsi. Chi vaga stupefatto tra gli ambienti della Centrale può soffermarsi ora sul nero delle macchine, ora sul bianco dei marmi, ora sulla rappresentazione del genio umano e della tecnica, ora sulla raffigurazione delle antiche divinità e della forza combinata di scalpello e pietra pomice. “Le macchine e gli dei” è diventato il nome dell’esposizione.

La collezione raccoglie momenti significativi della crescita di Roma dalle più antiche fasi repubblicane fino al VI secolo d.C.; le dimensioni degli spazi che la accolgono hanno permesso di allestire elementi decorativi provenienti da alcuni siti monumentali rispettando le proporzioni originali, fornendo quindi prova eccezionale e tangibile di una realtà non solo artistica, ma anche storica, urbanistica.

La cornice di archeologia industriale è invece composta dai macchinari di quella che all’epoca era la progenitrice di ACEA.  Nelle sale del piano terra si osservano degli elementi in muratura che servivano a raccogliere i residui della combustione del carbone, mentre una serie di pilastri in cemento armato servivano a sostenere le caldaie poste al piano superiore. La sala più affascinante è proprio quella delle Caldaie.

Tutta questa bellezza può essere riassunta forse con un’immagine: la Musa Polimnia nata da un bellissimo marmo pario, bianco e prezioso, raffigurata in atteggiamento sognante e pensoso completamente avvolta nel suo mantello, il mento sulla mano, appoggiata a un pilastro roccioso.

Buona contemplazione.

Gabriele Sandri – Dieci anni dopo

Dieci anni dopo. Dieci anni dopo quell’uggiosa giornata di novembre che si trasformò in lacrime. Dieci anni dopo le vite di una famiglia, degli amici e di un’intera generazione sono cambiate.

Diverse le priorità, le faccende quotidiane, il calcio e la vita. Gabriele Sandri ha lasciato un vuoto enorme tra i suoi cari e tra i suoi amici. Quel giorno una pallottola ne ha distrutto l’esistenza. Ne ha plasmato e cambiato i giorni della sua famiglia.

Quel giorno la pallottola ha distrutto anche una generazione romana e non solo. Per parlarci chiaro: negli stadi esiste un prima e dopo Gabriele. Perché quella pallottola, come da manuale della strategia della tensione, ha messo una croce sull’intero movimento ultras.

Ultras che Gabriele era. Fieramente e senza proclami di quei social che lo hanno ricordato. Social che furono una benedizione quel maledetto giorno, difronte le fake news ( così sembro alla moda dieci anni dopo ) dell’Ansa.

Il solco quel giorno è stato tracciato. E non da folli che hanno partecipato e contribuito all’ultima utopia di libertà nell’Europa occidentale. Ma, da chi inconsapevole o meno ha soffiato su quella pallottola. Che ha strappato un ragazzo ai suoi cari. Un lavoratore che amava sostenere l’attività di famiglia e un dj che rallegrava un’intera generazione.

Una generazione che sognava appena poco prima della crisi economica.

Ora non so se dalla crisi ci siamo mai ripresi.

Sicuramente da quella pallottola no.

Perché insieme a Gabriele, quel maledetto 11 novembre, siamo morti in tanti di una generazione romana.

A Gabriele e la sua famiglia

Sinergie Solidali, un’idea nuova per l’associazionalismo e il volontariato a Roma

Da circa un anno in Via Volsinio 21 a Roma, in pieno quartiere Trieste, un’originale realtà associativa, SinergieSolidali, sta lavorando ad un progetto innovativo e ambizioso per il mondo dell’associazionismo e del volontariato a Roma.

Nata dall’idea di un gruppo di studenti universitari come Associazione di Promozione Sociale senza scopo di lucro, SinergieSolidali è in realtà molto più di una semplice no-profit. Incardinarla in suddetta tipologia sarà utile ai fini dell’individuazione del più corretto quadro normativo applicabile alla stessa, ma non basterà a rendere l’idea della grande innovazione di cui si sta facendo promotrice.

L’obbiettivo perseguito da SinergieSolidali, secondo quanto ci dice in merito il suo Presidente, Riccardo Leolini, è infatti quello di creare una rete di sinergie in grado di incentivare proficue collaborazioni tra le diverse associazioni del II Municipio che nutrano l’interesse di cooperare, le une con le altre, pur mantenendo la propria autonomia e individualità.

Appare opportuno, a questo punto, approfondire l’etimologia di una parola fondamentale per SinergieSolidali, divenuta motto di gran parte delle iniziative da quest’ultima organizzate, ovvero la parola “sinergia“. Dal greco synérgeia, derivato dal verbo synérgō “cooperare” e, quindi, composto dalla particella sýn “con, insieme” ed érgō “operare, agire”, il significato di sinergia è “Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati“.

Ebbene, far cooperare tra loro realtà associative animate, come spesso accade, da scopi sociali affatto connessi, aiuterebbe, secondo l’intuizione di questi giovani romani, le medesime a crescere, fare rete e ad organizzarsi per l’ottenimento di risultati non altrimenti raggiungibili.

Alla domanda sul perché sia sembrato opportuno, al momento della sua costituzione, fare di SinergieSolidali la casa dell’Associazionismo e del Volontariato solo nei limes del II Municipio, il Presidente Riccardo Leolini, ci risponde sull’odierna necessità, sentita soprattutto nelle grandi città come Roma, di riappropriarsi dei legami, ormai perduti, tra gli abitanti di un medesimo contesto urbanistico. Conoscere il più possibile il territorio nel quale si vive ed, in particolare, le persone che lo abitano, significa costruire rapporti in grado di combattere il malanno che affligge la società contemporanea, ovvero la solitudine.

E se il manifesto dei valori e degli scopi, affisso nella sede di Via Volsinio 21, definisce l’associazione come apartitica, è del tutto evidente il valore politico che la ispira. In applicazione degli artt. 18 e 118 ultimo comma della Costituzione, SinergieSolidali disegna, infatti, un modello sociale, fondato sull’associazionismo e sul volontariato, volto a rendere la collettività più coesa.

Seppur limitato al piccolo contesto territoriale sopra descritto, l’intento degli associati di SinergieSolidali è quello di sviluppare in ogni Municipio della città associazioni simili ad essa che possano condividere le medesime sfide. Un’impresa ardua sulla quale vale la pena scommettere.

Giornate del territorio – 3a edizione

3a edizione delle giornate del territorio

Roma 10,11 e 12 novembre 2017 presso la Casa della cultura di Villa de Sanctis – Via casilina 665

Tre giorni per mettere a confronto pratiche, ricerche e progetti di rigenerazione territoriale fondati sulla salvaguardia e valorizzazionedel patrimonio culturale.
18 ore di lavori, 27 ospiti provenienti da tutta Italia (e non solo), 32 organizzazioni coinvolte. Una maratona che ha l’obiettivo di perimetrare un nuovo modello di rigenerazione “a trazione culturale”, che mette al centro comunità e territorio, e sia fondato su sostenibilità e partecipazione.

PROGRAMMA

10 Novembre 2017

Ore 17.00 | SALUTI ISTITUZIONALI E PRESENTAZIONE LAVORI

Ore 17.30 | LEGGE SUGLI ECOMUSEI: UN’OPPORTUNITÀ PER LO SVILUPPO DEI TERRITORI
Intervengono:

  • Luca Bergamo Assessore Crescita Culturale del Comune di Roma
  • Eugenio Patanè Consiglio Regionale Lazio
  • Marta Bonafoni Consiglio Regionale Lazio
  • Paolo Masini Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo
  • Eleonora Guadagno Pres. Comm. Cultura Capitolina
  • Mariateresa Brunetti Assessore alla Cultura del Municipio Roma 5

a seguire
ECOMUSEO IN “LUCE”: FILMATI INEDITI DEL TERRITORIO DALLA MEDIATECA DELL’ISTITUTO LUCE
Presenta Patrizia Cacciani (Responsabile Mediateca Archivio Storico Istituto Luce)

Ore 19.00 | RIPENSARE I MARGINI: L’ECOMUSEO CASILINO PER LA PERIFERIA DI ROMA
Presentazione del libro prodotto dall’Associazione per l’Ecomuseo Casilino e pubblicato da Aracne edizione.

Intervengono:

  • Alessandra Broccolini Università “La Sapienza” di Roma
  • Vincenzo Padiglione Università “La Sapienza” di Roma
  • Claudio Gnessi Presidente Associazione Ecomuseo Casilino
  • Stefania Ficacci Resp. ricerca storica dell’Ecomuseo
  • Stefania Favorito Resp. ricerca archeologica dell’Ecomuseo
  • Romina Peritore Resp. ricerca urbanistica dell’Ecomuseo
  • Carmelo Russo Resp. ricerca religiosa dell’Ecomuseo

a seguire aperitivo

11 NOVEMBRE 2017

Mattina

Ore 12.00 | CO.HERITAGE: PRESENTAZIONE DEI PROGETTI SELEZIONATI
60 minuti per presentare sei progetti di rigenerazione, salvaguardia e promozione territoriale inviati da cittadini e associazioni.

Presentano

  • Centro di documentazione Maria Baccante
    “Recupero storico e culturale e la valorizzazione ambientale dell’area Ex Snia”
  • Centro studi sul moderno
    “VuotidiSenso_SensodeiVuoti. Esplorazioni e azioni urbane partecipate tra Riva Ostiense, Marconi e Portuense”
  • Melting Pro
    “PLAN. Progettiamo luoghi, costruiamo comunità”
  • Omnia Urbes
    VALE …ROMA. Il nuovo Municipio Roma V. Storie, memorie, luoghi e… immagini per il futuro
  • Sguardo Contemporaneo
    “Nuova Gestione: arte contemporanea come strumento di rilettura del territorio”
  • Sguardoingiro
    “Gordiani in comune”

Pomeriggio

PATRIMONI LOCALI E RIGENERAZIONE
Dalle 15.30 alle 20.00 si parlerà di salvaguardia e promozione del patrimonio culturale come motore di un nuovo modello di rigenerazione e sviluppo locale. Una full immersion per mettere a confronto esperienze, progetti e ricerche regionali, nazionali e internazionali.

Ore 15.30 – PANEL REGIONALE

  • Sara Le Xuan, Serena Muccitelli | Avanzi (Milano)
    RE-SCAPE workshop: il caso pilota per la rigenerazione dell’ex cava di Monticchio a Sermoneta (LT)
  • Patrizia Gioia | Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
    I musei in periferia: tra realtà e progetto
  • Pasquale Grosso | daSud (Roma)
    Àp – Accademia popolare dell’antimafia e dei diritti: educazione non formale, creatività e nuovi linguaggi
  • Deborah Navarra | Urbanita (Roma)
    Intorno alle mura: per un parco urbano e itinerario pedonale lungo le mura di Roma

Ore 17.00 – PANEL NAZIONALE

  • Mimì Coviello | Agrinetural (Matera)
    Green strategies: il Parco Agoragri a Matera
  • Emanuela Rossi | Università degli studi di Firenze
    Piccole comunità che resistono: l’esperienza di Casa di Zela in Toscana
  • Andrea Colbacchini | Pasubagria (Vicenza)
    Da un’associazione di singoli al marchio d’area, il caso Pasubagria
  • Silvano Falocco | Fondazione Ecosistemi (Roma)
    Acquisti verdi per la trasformazione ecologica dell’economia

Ore 18.30 – PANEL INTERNAZIONALE

  • Chiara Lucchini | Urban Center Torino
    Urban think tanks e coinvolgimento degli attori locali
  • Levente Polyak, Daniela Patti | Eutropian (Ungheria/Italia)
    Finanziare la città cooperativa: finanza di comunità e l’economia degli spazi civici
  • Alessandro Cattunar | Assocazione 47/04 (Udine)
    Strade della memoria. Un progetto di public history sulla storia del confine orientale.

a seguire aperitivo

12 Novembre 2017

Mattina

Ore 9.30 | PASSEGGIATA CULTURALE NEL QUARTIERE
Meeting point: Piazza della Marranella

Ore 12.00 | PATRIMONI LOCALI E TURISMO SOSTENIBILE
Paradigmi e proposte per un nuovo modello di turismo etico, responsabile e sostenibile.

Intervengono:

  • Agostino Riitano | Cultural Manager
  • Luigi Corvo | Professore in Social Entrepreneurship and Innovation
  • Ledo Prato | Segretario dell’Associazione Mecenate 90
  • Giovanna Barni | Presidente CoopCulture
  • Elena De Nictolis | LabGOV

Pomeriggio

Ore 16.00 | ECOMUSEO CASILINO: WORK IN PROGRESS
I principali progetti promossi dall’associazione, l’impegno per la sistematizzazione del patrimonio delle comunità migranti e per la diffusione della conoscenza dei valori culturali del territorio presso le scuole del Municipio.

Ore 17.00 | PER UN NUOVO MODELLO DI RIGENERAZIONE
Tavola rotonda con studiosi, esponenti istituzionali, tecnici e associazioni per produrre un primo documento di linee guida sulla rigenerazione dei territori fondate sulla sostenibilità ambientale, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale locale

Ore 18.00 | PATRIMONI DI QUARTIERE
Leonardo Zaccone facilità un laboratorio partecipativo per individuare i temi di esplorazione e le principali risorse culturali dei quartieri Pigneto, Centocelle e Quadraro Vecchio. Un primo momento di riflessione collettiva per avviare la mappatura del patrimonio culturale di questi territori dell’Ecomuseo Casilino.

a seguire aperitivo

Durante i tre i giorni saranno attivi uno stand della libreria La Rocca Fortezza Culturale, l’esposizione e l’infopoint del Phototelling Project.

L’importanza del reinserimento: i detenuti e i lavori socialmente utili (soprattutto per loro)

Il fine rieducativo della pena può realizzarsi solo attraverso il reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale. Se tale conclusione si può oramai considerare unanimemente affermata, il passaggio dalla teoria alla pratica non è stato così consequenziale. Vari aspetti più o meno diretti (farraginosità delle “innovazioni” sociali; il rifiuto temporaneo del mostro delle “cooperative”; la paura dilagante per il diverso e l’assenza di una visione solidaristica verso l’altro) si sono frapposti nella predisposizione di appositi percorsi di reinserimento.

In direzione diametralmente opposta vi sono alcuni recenti progetti che mirano a riconoscere l’importanza di tali percorsi sotto l’aspetto della specialprevenzione.

Sono di pochi giorni fa alcuni progetti che in alcune delle maggiori metropoli romane si muovono illuminatamente in questa direzione fino ad ora tralasciata o marginale.

A Roma è stata rinnovata la convenzione tra il Comune e il Tribunale finalizzata a permettere che il Giudice adito posso disporre che il reo svolga un lavoro socialmente utile in luogo della ordinaria pena detentiva o pecuniaria.

L’attuazione dell’istituto giuridico della c.d. “messa alla prova” ha trovato non solo conferma nel provvedimento dell’amministrazione capitolina di rinnovo della convenzione con il Tribunale ordinario di Roma, confermandone pertanto l’importanza, ma è stato altresì previsto un aumento dei soggetti coinvolgibili a riprova delle ricadute positive avutesi negli ultimi anni.

È a Torino invece dove si può affermare che lo scopo rieducativo della pena è stato definitivamente fatto proprio dall’amministrazione locale.

La peculiarità del programma di reinserimento sociale previsto per gli ex detenuti del carcere Lorusso e Cutugno risiede nel valore simbolico del locale coinvolto: il bar nel quale gli ex detenuti potranno lavorare per mezzo di una cooperativa non solo è un locale coinvolto in un’inchiesta penale, e pertanto anch’esso coinvolto in un processo di “riabilitazione d’immagine”, ma è anche compreso all’interno del Tribunale di Torino.

Per tali ex detenuti il processo di reinserimento sociale inizierà proprio laddove è terminato il percorso riabilitativo.

 

Anime. Capolavori del cinema d’animazione giapponese

In occasione della mostra Mangasia, al Palazzo delle Esposizioni di Roma una selezione di capolavori animati giapponesi esprime l’immaginario sorprendente creato da Miyazaki, Takahata – fondatori della mitica casa di produzione Studio Ghibli – e altri grandi autori nipponici, che affrontano tematiche universali quali l’amore, l’incomunicabilità, l’innocenza perduta, il dolore della distanza, il rapporto con la natura e il destino dell’umanità. Un’esperienza emozionante, coinvolgente e rivelatoria anche per quel pubblico che raramente si avvicina all’animazione.
Ecco la prima parte del programma delle proiezioni, fino al 26 ottobre:

• 19 ottobre, ore 21.00
Animeland – Racconti tra manga, anime e cosplay
di Francesco Chiatante. Italia, 2015, 93’ – documentario, presentano il regista e Luca Raffaelli

• 20 ottobre, ore 21.00
Nausicaä della valle del vento
di Hayao Miyazaki. Giappone, 1984, 117’

• 21 ottobre, ore 21.00
Laputa – il castello nel cielo
di Hayao Miyazaki. Giappone, 1986, 125’

• 22 ottobre, ore 21.00
La tomba delle lucciole
di Isao Takahata. Giappone, 1988, 89’

• 25 ottobre, ore 21.00
Akira
di Katsuhiro Otomo. Giappone, 1988, 124’

• 26 ottobre, ore 21.00
Pom Poko
di Isao Takahata. Giappone, 1994, 119’

INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI
Sala Cinema, scalinata di via Milano 9 a
I posti verranno assegnati a partire da un’ora prima dell’inizio di ogni incontro.
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card.
L’ingresso non sarà consentito a evento iniziato.
Consultate l’intero programma all’indirizzo:
https://www.palazzoesposizioni.it/pagine/rassegna-cinematografica-anime-mangasia

Perché hanno tutti perso la testa per la nuova Rinascente a Roma

“Ci devi assolutamente andare! Sembra di stare da Saks sulla Fifth Avenue” dice al telefono la signora con borsa di Hermès mentre si fa le unghie in una spa dei Parioli, “finalmente un grande magazzino degno di Roma”. La notizia dell’apertura di una nuova Rinascente a via del Tritone l’avevo considerata poco o nulla: solo un nuovo centro commerciale in una città dove c’è già una Rinascente grande come un palazzo (cosa che molti degli entusiasti del nuovo spazio ignoravano) e dove nessuno si sarebbe mai sognato di riaprire quella che c’era ora che è stata sostituita da uno Zara enorme. Mi sbagliavo. Traffico bloccato per ore, centinaia di persone che postano foto sulle scale mobili, un bombardamento di e-mail pubblicitarie: la frenesia collettiva per l’apertura della nuova Rinascente è stata maggiore di quella per il concerto dei Rolling Stones al Circo Massimo.

Avevo sottovalutato l’effetto centro commerciale, il richiamo inspiegabile dell’odore nauseante del misto di profumi al piano beauty, il sogno di vedere qualcosa di simile alle vetrine natalizie delle Galeries Lafayette di Parigi.

“Ci sono signore da tutta Roma”, ha detto il commesso all’entrata il giorno dell’inaugurazione. Donne che prima di allora non erano mai entrate in un mega store perché i vestiti li fanno solo dal sarto erano in fila perfettamente ordinata lungo il marciapiede di via del Tritone, a sbirciare nelle vetrine dove spiccano le iperrealiste statue avatar del personale staff del negozio. Taglio del nastro alla presenza delle cariche istituzionali della città. Il via vai di clienti è continuo.

Ma com’è davvero questa Rinascente?

Aspetti positivi:15mila metri quadrati, sedici scale mobili per 7 piani: casa, profumeria, due piani per l’uomo, due per la donna, food e terrazza panoramica. Gli spazi sono enormi e ricordano subito quelli dei grandi magazzini all’estero. Colpisce l’area dedicato alla casa e all’arredamento: c’è qualunque oggetto di qualunque marca, dai mobili di design ai pezzi per nostalgici come la polaroid o la colla Coccoina. Se il rischio dei centri commerciali è quello di avere l’impressione di trovare “scarti” delle collezioni di abbigliamento e vestiti delle stagioni passate, alla nuova Rinascente si capisce subito che non è così: c’è la prima linea di tutti i grandi brand, da Gucci a Stella McCartney, da Loewe a Sandro e soprattutto un enorme reparto dedicato alle scarpe. Il pezzo forte dello store è però sicuramente il bar sulla terrazza all’ultimo piano con vista panoramica sulla città da togliere il fiato.

Aspetti negativi: Il negozio probabilmente è ancora in fase di rodaggio. Su tre ascensori due sono rotti. Alla fine di ogni scala mobile gli incaricati del negozio ti obbligano a fare tutto il giro del piano prima di poter salire a quello superiore. I brand sono perlopiù di lusso, borse di Celine, scarpe di Yves Saint Laurent: sicuramente non il classico shopping del sabato pomeriggio. Ci si rifugia quindi nell’area food dove nonostante l’indubbia varietà e qualità dei prodotti, che si possono comprare o mangiare sul posto, si respira un po’ quell’odore da bar della stazione. Per accedere al ristorante sulla terrazza bisogna ovviamente fare una lunghissima fila. Dopo una mezz’oretta d’attesa riesco a sedermi e dopo altri 30 minuti buoni riesco a ordinare un toast e una centrifuga. Mi portano un panino freddo e una spremuta: “Ci scusi ma la centrifuga non funziona ed è andata via la corrente per scaldare il toast, il conto me lo dovrebbe saldare subito”. Faccio un bel respiro e penso al panorama. 

RINASCENTE 2.0

Il 12 ottobre in Via del Tritone a Roma apre il nuovo flagship store RINASCENTE. Per celebrare l’evento un invito aperto a tutti. Dalle ore 12.00 musica, live performances di Beppe Fiorello, Francesco Gabbani, Vals e DJ Set by Marcelo Burlon.

Nel cuore della Capitale, venite a scoprire gli spazi disegnati da talenti dell’architettura e del design, il fascino senza tempo dell’acquedotto vergine, riportato alla luce e visibile a tutti, il panorama unico di Roma dall’alto che toglie il fiato fruibile da una terrazza adibita alla ristorazione.

Dove: Via del Tritone 61, Roma

Quando: 12 ottobre 2017, dalle 12.00 alle 23.00

Link Facebook dell’evento:  http://bit.ly/2ygQqkD

IL DIALOGO TRA RIFUGIATI E I ROMANI ESISTE. La Best Practice Casa Scalabrini 634

Immigrazione, accoglienza, rifugiati. L’ossessione degli ultimi due anni sta facendo resuscitare ideologie e sentimenti che credevamo sepolti dalla polvere del dimenticatoio. C’è che si fa nostalgico dei vecchi tempi, dove c’era un ordine e un’omogeneità etnico-religiosa che regalava sicurezza e c’è chi si fa serbatoio di memoria, si rimbocca le maniche e apre baracche e burattini.
C’è di certo qualcosa di assolutamente positivo: il tema migrazione ha risvegliato il dibattito pubblico e la partecipazione politico-sociale, nel bene e nel male, della cittadinanza romana assopita da decenni di staticità e circolarità. In fondo la migrazione è proprio questo, movimento.
Tuttavia l’ossessione mediatica dei numeri, delle immagini, gli accostamenti terrorismo-migrazione e la sovrapposizione di decreti su decreti nazionali, sovranazionali creano un groviglio che lascia spazio alla confusione più totale, sorella prediletta della paranoia sociale nella quale schiere di persone si tengono per mano, al riparo da qualcosa che non si sa cosa.
Arriviamo proprio al punto focale. Chi si ripara da cosa o da chi?!
Chi sono questi rifugiati, migranti, immigrati, extracomunitari? È bene notare che la sovrapposizione nell’utilizzo e nell’attribuzione di diverse definizioni, sia in ambito colloquiale che, per lungo tempo, in ambito legislativo, rende più evidente la confusione nell’identificazione del soggetto.
Capire e conoscere questi migranti non è poi così facile, il che, spesso, rende la paranoia un cane che si morde la coda. Entità fluttuanti all’interno di questi centri dai nomi astrusi come SPRAR,CAS, CARA, CPA, entità che si limitano al TG mentre ripassi il sugo all’amatriciana.

Accendi la TV e senti numeri, esci di casa e l’unico contatto che hai con i nuovi arrivati sono al massimo Mohammed, il cugino di Abdul, il proprietario del Fruttarolo sotto casa a Conca D’Oro. Ma dove sono?

La seconda accoglienza, che dovrebbe promuovere l’interazione con il territorio esiste davvero nella nostra Capitale? O forse è stata sepolta da Mafia Capitale?
Per rispondere a questa domanda, insieme ad un grande promotore delle relazioni interculturali nel sistema educativo che ha compreso che per capire la complessità bisogna conoscere, visitare e vedere, Andrea Iacomini, Portavoce UNICEF Italia, siamo andati a visitare una best practice di Roma, Casa Scalabrini 634. Tra gli obiettivi, mostrare a UNICEF Italia, che dopo circa 70 anni è tornata ad operare sul campo a tutela dei minori per la preoccupante situazione dei minori stranieri, che gli esempi positivi esistono e andrebbero fatti conoscere e riprodotti.
Sono venuta a conoscenza di Casa Scalabrini 634 durante una conferenza sui flussi migratori di circa due anni fa. Tra gli ultimi interventi quello di Emanuele Selleri, Direttore esecutivo e cooperante “per davvero” e per natura, che ha subito risvegliato gli animi presentando un progetto illuminato, visionario eppure così concreto.
Casa Scalabrini 634 è un programma dell’ASCS Onlus – Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo, si trova a Roma in Via Casilina 634 ed è il centro operativo del programma CAI “Comunità Accogliente Inclusiva” promosso dalla Congregazione Scalabriniana che da 130 anni è al servizio di migranti e rifugiati in 32 paesi del mondo.

Con Andrea Iacomini l’abbiamo soprannominata “Il mondo delle meraviglie”, che si nasconde dietro una porta molto piccola e nascosta sulla Casilina, quartiere che presenta numerose difficoltà. Oltrepassata la porta si apre un giardino meraviglioso e una struttura molto grande che sa subito di casa.


E così fu. Ad accoglierci il caloroso Staff: Emanuele Selleri, Direttore Esecutivo, Rita Urbano, Responsabile Area Socio-Legale, Marianna Occhiuto, Responsabile Comunicazione e Raccolta Fondi, Claudio Oroni, Responsabile Area Sensibilizzazione e Cittadinanza Attiva e Fratel Gioacchino Campese, Missionario Scalabriniano e Direttore Generale.

COME NASCE: L’OSSERVAZIONE DEL FENOMENO
Casa Scalabrini 634 nasce nel 2015 come risposta all’appello di Papa Francesco di aprire le strutture della Chiesa ai più bisognosi. Da subito, gli Scalabriniani, in virtù della loro missione individuano i migranti e i rifugiati come risposta, ma per capire cosa offrire decidono di andare sul campo, visitare i diversi centri e i rifugiati stessi.
Ci racconta Emanuele Selleri, capiscono che la criticità più diffusa è il periodo successivo la perdita di diritto a risiedere in un centro del sistema di accoglienza istituzionale. La maggior parte delle persone infatti, avrebbe bisogno di un ulteriore supporto per consolidare il loro processo verso l’autonomia definitiva. Noi giovani possiamo certamente comprendere la difficoltà nel trovare un lavoro stabile e non troppo precario e imbattersi nell’amaro mercato degli affitti romano.
Da questa osservazione nasce il progetto pilota di Casa Scalabrini 634. Si tratta di un programma di semi-autonomia dove risiedono giovani adulti rifugiati e due nuclei familiari, titolari di asilo politico e protezione umanitaria e che hanno già avviato un percorso lavorativo, anche se precario. Nei primi due anni di attività sono stati accolti 100 beneficiari, di cui circa 70 hanno già completato il percorso di autonomia. Non rientra nel sistema istituzionale di accoglienza.
Il programma ha come obiettivo primario la promozione della cultura dell’accoglienza e dell’integrazione tra rifugiati, migranti ma, per nulla scontato, con la comunità locale e il territorio.
La peculiarità di Casa Scalabrini 634 è l’essere una casa aperta dove chiunque voglia può entrare, partecipare ai corsi, mangiare, giocare. Proprio grazie alla loro totale apertura hanno abbattuto, in un quartiere che presenta già le sue peculiarità, la paranoia sociale del pregiudizio, attraverso il contatto e la relazione. I risultati poi, ci sono e questo ci dà speranza.

COSA FANNO: Volere è potere

La qualità e la quantità di attività che è stato capace di organizzare un team di 4 giovani supportato da 40 volontari è davvero impressionante e dà carica. Volere è potere.
Oltre che le numerose feste, le Bruschettate, Carnevali anche le attività e i corsi sono rivolti non solo ai migranti ma a tutta la comunità locale. Grazie a questa totale apertura si sfida paura, pregiudizio ma stimola soprattutto l’interazione e lo scambio; si creano relazioni affettive, punti di riferimento che sono parte essenziale di un percorso verso l’autonomia.
Tra i corsi i “fiori all’occhiello”: il Laboratorio di Sartoria “Taglia e Cuci in tutte le Lingue del Mondo” in collaborazione con l’Associazione Migranti e Banche, il progetto in Agricoltura Sociale “Campi Ri-aperti” in collaborazione con l’Associazione Oasi e la Cooperativa Kairos e il Corso di formazione per autori, tecnici e conduttori di web-radio.

In particolare ci tengo a sottolineare come esempio virtuoso, il laboratorio di cucito, frequentatissimo dai ragazzi della Casa e dal territorio, alla fine del quale è stata attivata una collaborazione con la compagnia teatrale Torpignattori che commissiona i vestiti per lo spettacolo annuale proprio ai ragazzi del laboratorio supportando nuovamente relazione, esperienza e dialogo con il territorio.

PAROLE CHIAVE: INTERAZIONE E RESTITUZIONE

Quanto volte abbiamo sentito: “Tutti che pensano ai migranti e ai poveri italiani?”.
Casa Scalabrini 634 ha pensato anche a quello e come forma di restituzione alla comunità, i ragazzi portano avanti diverse iniziative di cittadinanza attiva tra cui: Ri-diamo: visite alla stazione Tiburtina, in collaborazione con l’Associazione Project Rome, dove un gruppo di volontari rifugiati, migranti e locali consegna i vestiti ai senza tetto italiani, migranti e trascorrono del tempo con loro; con cadenza regolare i ragazzi della Casa si occupano di ridonare il decoro urbano pulendo le strade del quartiere, inoltre si occupano di distribuire beni di necessità alle famiglie che ne abbiano bisogno.
Davvero un posto speciale, dove viene voglia di rimanere anche solo per attingere da questa energia positiva che sprigiona lo staff e i ragazzi che vi risiedono. Una ventata contro l’asfittica paranoia.
Per chiunque voglia disintossicarsi dall’ossessione dei numeri, Casa Scalabrini 634 è aperta a tutti.

IL SITO: www.scalabrini634.it
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Stato liquido – Falcone e Borsellino al Nuovo Teatro Orione

STATO LIQUIDO – Falcone e Borsellino al Teatro Orione

Scritto e diretto da Sofia Bolognini – Produzione Young Theatre – Intervallo Teatro.
Con Alessandro Di Giulio, Alberto Albertino, Roberta Azzarone, Eletta Del Castillo, Tony Scarfì.

Uno spettacolo pensato per le nuove generazioni da una giovane autrice e regista nata proprio mentre Via D’Amelio s’infuocava.
Stato Liquido e’ la storia di quei bui anni che rivoluzionarono l’antimafia e che segnarono indelebilmente l’opinione pubblica scoperchiando definitivamente la tana del mostro mafioso.

A venticinque anni dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio Intervallo Teatro propone il progetto  Stato Liquido”, con cui si rappresenterà la storia di quei bui anni che rivoluzionarono l’antimafia, ripercorrendo i momenti cruciali della vita dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino dagli anni ‘80 fino a giungere al 1992, l’anno delle stragi; eventi che segnarono indelebilmente la storia della lotta antimafia, scoperchiando definitivamente la mafia tentacolare nel territorio italiano.

Le scene sono realizzate in collaborazione con i ragazzi del Liceo Artistico Paritario “San Giuseppe” di Grottaferrata.

La piéce si svela in una serata-evento di anteprima per poi intraprendere una tournée di matinée dedicati alle scuole.

Prevendite su I-Ticket.it
Info allo 0692926680

Presentazione il 13 ottobre 2017

Nuovo Teatro Orione – Via Tortona n. 7 . Roma.