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Verranno da tutto il mondo


“Noi avevamo di tutto: dalla prostituzione, alla droga, al degrado, i capannoni, i capannoni di legno, i depositi di marmo, i meccanici, l’ira di Dio.”
“La Salerno che avevamo” ad opera di Riccardo Petrella, Milano 2013
“Avremo decine di ristoranti e per tutto l’anno avremo i tavolini lì, i giovani, i ragazzi, avremo la musica, avremo l’ira di Dio, avremo la movida, avremo il rock duro, avremo quello che volete voi.”

“La Salerno che avremo” ad opera di Riccardo Petrella, Milano 2013

La sinonimia, è quella figura retorica che prevede l’utilizzo di due o più parole di significato uguale (sinonimi) nello stesso testo o passo. In Italia siamo da sempre abituati ad associare al concetto di politica quello di longevità. Tanto da aver fatto diventare l’espressione “politico longevo” più che un caso di sinonimia un vero e proprio pleonasmo.
Ma nella storia che raccontiamo oggi, anche i nostri usuali costumi crollano di fronte a questi numeri straordinari. Vincenzo De Luca è stato sindaco di Salerno dal 1993 al 2001. Per poi riprendere la guida nel 2006 e proseguirla chissà fino a quando. Quindici anni di governo, ad opera dello stesso leader, per un comune capoluogo di provincia non rappresentano di certo la normalità. Se si apre la pagina di Wikipedia dedicata al sindaco classe 49, campeggia in alto una sua dichiarazione tanto perentoria quanto emblematica: 
“A Salerno, mi votano anche le pietre.”
Ebbene, non è di certo un caso che De Luca venga votato anche dalle pietre, perché è proprio su di queste che ha fondato il suo successo, la sua affermazione ed infine il suo rilancio. Infatti nel suo feudo campano è proprio l’architettura da urlo, quella trainata dalle cosiddette archistar, a fare da volano al suo cursus come primo cittadino.
Sono stati chiamati tutti, uno ad uno: Hadid, Chipperfield, Calatrava, Perrault, Bofill, Fuksas, etc.
Li ha scelti per ridisegnare Salerno. Per catalizzare flussi di turisti provenienti da tutta Europa, da tutto il mondo. Li ha scelti per mettere in scena un “effetto Bilbao 2.0”. L’importante è comunicare, è crederci, è trasmettere questa grande visione. La visione di un uomo lungimirante, di una città ambiziosa. Di una Salerno che sfida Barcellona e Valencia, dalle quali sente provenire nelle notti d’estate, di là dal mare, musiche latine, sensuali, troppo invitanti per non provare a riproporle sul litorale campano.  
Ma qualcosa non torna. Non volendo portare l’inchiesta su questioni di carattere “sociale”, così si potrebbe dire, come il fatto che nell’ultimo decennio, evoluzione demografica alla mano, Salerno abbia perso più di 10.000 abitanti. O come rimanga ancora in secondo piano il tema delle periferie o dei collegamenti infrastrutturali con i restanti comuni della provincia. Porteremo il dibattito in ambito strettamente linguistico, ovvero architettonico.
Di tutti questi interventi si salva ben poco. Anche il buon Chipperfield, di certo il più accorto del gruppo sopracitato, nel suo progetto per la cittadella della giustizia, paga uno spropositato ritardo nei lavori, che paradossalmente farà apparire l’opera come una pallida controfigura dell’omologo lavoro di Barcellona, ad opera dello stesso architetto, concepito dopo ma finito di realizzare prima. Per capire la leggerezza e l’autoreferenzialità dei restanti interventi ci si potrebbe limitare a raccontare che l’Eden Park di Fuksas sembrerebbe il lavoro più calibrato …
Hadid ha spiaccicato sul lungomare il suo ennesimo altare alla poetica del fluido, degli algoritmi e della non architettura. Ma! Ed il sindaco è il primo a ricordarlo nelle sue presentazioni, la copertura sarà rivestita con la ceramica di Salerno “bianca, azzurra, turchese” per un esito che non vediamo l’ora di poter ammirare …  
L’esperimento di riutilizzo di una cava dismessa, di proprietà della famiglia Rainone, che ha affidato l’incarico a Dominique Perrault, appare tanto visionario quanto rischioso. E’ un’operazione da seguire con interesse visti i risvolti che potrebbe avere, costituendo un precedente più o meno riuscito, per aree analoghe lungo lo stivale. Il porto di Calatrava,  il più decontestualizzato tra i progetti elencati (considerando anche la ricca tradizione nostrana in merito ad infrastrutture portuali con le quali si sarebbe dovuto confrontare prima di mettere mano al progetto), lo vedrei benissimo, smontato e rimontato, nel Golfo Persico, lungo la costa di stati come Qatar, Bahrain o Kuwait.
Ed eccoci arrivati, dulcis in fundo, a parlare di PIAZZA DELLA LIBERTA’, cantiere mastodontico a ridosso del mare, ad opera di Ricardo Bofill.
Ma in questo caso è bene fare un passo indietro e, con la massima serenità, lasciare la parola al sindaco, il quale esporrà, con molta più convinzione di chi vi scrive e con dovizia di particolari, il principale intervento della Salerno che verrà.
Jacopo Costanzo – PoliLinea