Home / Tag Archives: Santa Maria Assunta ad Ariccia

Tag Archives: Santa Maria Assunta ad Ariccia

Le chiese di Bernini

Si sa: Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) era un genio. Tuttavia, forse non tutti sanno che l’architetto si dedicò alla costruzione di edifici sacri solo a partire dalla tarda età. Infatti, se si escludono gli interventi risalenti al pontificato di Urbano VIII Barberini (1623-44) e riguardanti l’aggiornamento parziale della chiesa di Santa Bibiana (dal 1624) e la sistemazione dell’interno di San Giovanni ad fontes – l’attuale Battistero di San Giovanni in Laterano – l’attività del professionista in questo ambito si concretizzò sostanzialmente sotto il regno di Alessandro VII Chigi (1655-67). E, certamente, influirono in tal senso la personale amicizia e reciproca stima che intercorrevano fra l’artista e il sovrano.

fig. 1 – G. L. Bernini, Chiesa di San Tommaso da Villanova, Castel Gandolfo.

Il primo incarico consistette nella collegiata di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo (dal 1658) presso cui – come noto – i papi non mancavano ormai da alcuni anni di trascorrervi la villeggiatura. Il progetto non era banale. Infatti, il sito presentava la qualità di affacciare sia sulla strada principale del borgo – in asse con il Palazzo Apostolico – sia sul lago Albano: una duplice potenzialità che imponeva una peculiare riflessione sul trattamento dei fronti che Bernini non mancò di sfruttare per valorizzare la sua proposta. Così, mentre la facciata «su strada» fu elaborata tenendo conto della sua dimensione urbana, il prospetto posteriore venne ampliato immettendo due ambienti accessori ai lati del presbiterio della croce greca informante il disegno della chiesa. In questa maniera, in direzione dello specchio d’acqua il fronte assumeva una dimensione maggiore e più compatta, il che lo rendeva più facilmente individuabile nel contesto paesistico circostante.

Appare subito chiaro, quindi, il comportamento dell’architetto che, partendo dalla tradizione, cerca una rielaborazione delle componenti che consenta di dar luogo a un prodotto originale: una propensione che sembra contraddistinguere anche la chiesa di Sant’Andrea al Quirinale (dal 1658).

In questo caso, la posizione del lotto non presentava però vantaggi. Al contrario, la stessa determinava numerose difficoltà. E questo perché si trattava di uno spazio largo e stretto, inadatto agli impianti centrali – solitamente all’epoca preferiti – e lo svolgimento della liturgia religiosa. Ciò nondimeno, l’artista superò la prova con scaltrezza, adottando artifici ottici che, mutando la percezione dell’aula unica, camuffarono la pianta dell’ovale traverso in circolare senza però abolire la longitudinalità imposta dal credo cattolico; nella fattispecie, l’introduzione di un pieno in asse – utile a concentrare l’attenzione del visitatore sull’altare maggiore – la reciproca fusione delle membrature e il puntale utilizzo della luce a sottolineare solo alcuni elementi. E se l’interno riuscì in tal modo a concludersi in una straordinarietà inaspettata senza eludere la matrice classicista sempre presente in Bernini, lo stesso si può affermare anche per l’esterno, dove la composizione a trittico, l’utilizzo dell’edicola prospicente il tempio e la previsione di contrafforti a voluta – citazione colta di quanto fece Francesco Cipriani da Volterra (1535-95) nella chiesa di San Giacomo degli Incurabili a via del Corso (dal 1584) e propose tempo prima Antonio da Sangallo il Giovane (1484-1546) nel suo progetto irrealizzato per la chiesa di San Giovanni dei Fiorentini – traducono in novità la consuetudine dando nuovo ordine a elementi prima assemblati con staticità e indifferenza per il contesto.

fig. 2 – G. L. Bernini, Chiesa di Sant’Andrea al Quirinale, Roma, incisione.

Dunque, evidente emerge l’attenzione per l’intorno nell’esperto papale: un interesse che – non a caso – riemerge infine anche nell’ultimo degli organismi ecclesiastici dallo stesso immaginati e innalzati. Si tratta della chiesa di Santa Maria Assunta ad Ariccia (dal 1663), di fronte al palazzo della famiglia del Pontefice. In questa occasione, però, l’ambiente circostante, piuttosto che venir immesso nel circolo dell’invenzione e sfruttato come perno della medesima, venne nascosto con l’obiettivo di creare invece una piazza prospetticamente controllata e capace di esaltare la residenza del Papa e l’edificio sacro da quest’ultimo patrocinato: un occultamento operato attraverso l’edificazione di due ali in muratura che, parallelamente a incorniciare la chiesa, negassero allo spettatore le abitazioni retrostanti. Di forma circolare, Santa Maria Assunta appare perciò come l’apice di un disegno ideale che, in effetti, trova conferma nella sua stessa volontà di imitare il Pantheon: due episodi distinti – il pronao e lo spazio sacro – accostati nonostante la dissonanza e capaci di restituire una versione attualizzata del tempio classico, ora cristianizzato.

fig. 3 – G. L. Bernini, Chiesa di Santa Maria Assunta, Ariccia.

Si potrebbe concludere qui ma vale la pena di segnalare che la ricerca del professionista non si limitò alla sola globalità del progetto ma discusse in dettaglio anche i motivi ornamentali. E, in particolare, è da notarsi l’intradosso delle cupole, caratterizzato da un sistema di lacunari e costoloni: una soluzione – in verità – inventata da Pietro Berrettini da Cortona (1596-1669) nella chiesa dei Santi Luca e Martina in Campo Vaccino (dal 1634) e qui ripresa e potenziata nell’ottica di rilegarla alle apparecchiature sottostanti in un continuum che fosse immagine stessa dell’unitarietà propria del linguaggio barocco.

In definitiva, pertanto, si può affermare che per Bernini l’architettura sacra non rappresentò soltanto un’occasione per modernizzare quanto già convenuto dalla consuetudine ma, altresì, fu un momento di riflessione sulle stesse novità allora in circolazione: un’attenzione al presente che testimoniava tanto l’acume dell’architetto quanto la sua eccezionalità.

Bibliografia essenziale:

M. Bevilacqua, Sant’Andrea al Quirinale, in A. Coliva, M. Fagiolo (a cura di), Bernini e la Roma di Alessandro VII, Società editrice EDI. V. 2000, Roma pp. 208-227.

M. Fagiolo Dell’Arco, L’Ariccia del Bernini, De Luca, Roma 1998.

A. Paolucci, La chiesa di san Tommaso da Villanova: un progetto di Gian Lorenzo Bernini a Castel Gandolfo, Edizioni Musei Vaticani, Città del Vaticano 2012.