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Land grabbing: nuove forme di colonialismo?

10476467_617633138344847_1895297884_nDa qualche anno sta emergendo come uno dei fenomeni più controversi nel panorama del mondo globalizzato e le proteste a riguardo si moltiplicano. Con land grabbing si intende quella pratica per la quale grandi quantità di terre vengono vendute da parte dei governi di paesi tendenzialmente in via di sviluppo a terzi (imprese o governi esteri), senza che le comunità locali che le usano per il loro sostentamento vengano interpellate o coinvolte in alcun modo.L’ “accaparramento di terre” di paesi svantaggiati da parte di governi esteri, piuttosto che misteriose aziende internazionali, è un fenomeno crescente negli ultimi anni. Non è un fenomeno nuovo tuttavia. Per secoli, il colonialismo ha necessariamente previsto il controllo della terra da parte di attori esterni. Le sue nuove direttrici sono varie e le terre vengono sfruttate in modi diversi.

La questione che si è sviluppata a riguardo è legata ai danni che questo fenomeno arreca a coloro che basano la loro esistenza su queste terre. Alle comunità locali viene negato l’accesso alle terre con le quali si sono a lungo sostentate, le economie locali vengono distrutte e la stessa identità delle popolazioni autoctone viene messa a rischio. Tutto ciò avviene spesso grazie alla connivenza fra politica e interessi corporativi.

C’è una chiara correlazione tra le diverse crisi (crisi alimentare, energetica, climatica e finanziaria) in atto, che in diverso modo ha contribuito a trasformare la terra in una risorsa preziosa. Con lo scoppio soprattutto della crisi finanziaria diversi governi hanno riconsiderato le loro politiche alimentari e hanno deciso di delocalizzare la produzione di cibo in modo da garantire un’offerta interna sempre sufficiente, regolare e a basso costo. Così, nazioni con grande disponibilità di capitale e minore disponibilità di terra coltivabile hanno innescato una corsa all’acquisto di terre all’estero, soprattutto dove i governi locali si facevano meno scrupoli nell’assecondarli. La terra si è così trasformata in un bene strategico.

Quest’improvviso aumento della domanda di terra ha portato ad un drastico aumento dei prezzi che ha danneggiato principalmente i piccoli proprietari terrieri locali che ovviamente si ritrovano impossibilitati a competere. Dunque, governi o privati di paesi che hanno ingenti risorse finanziarie ma non risorse naturali sufficienti a soddisfare la domanda energetica o alimentare interna, approfittano della svantaggiosa posizione contrattuale di paesi ricchi di terre e risorse naturali per speculare sulle spalle delle comunità locali, scavalcate in tutto e per tutto.

image1Con la sempre più evidente crisi climatica e la crescente preoccupazione riguardo la crisi energetica, la produzione di biodiesel è stata a lungo incoraggiata e così negli ultimi anni è cresciuta esponenzialmente. La domanda è aumentata, aprendo la strada a un business molto proficuo. Tutto ciò comporta l’innalzamento dei prezzi alimentari, la diminuzione delle terre dedicate alla produzione di cibo, l’espropriazione di terre a danno dei coltivatori, lo sfratto di contadini, pastori e intere comunità e la criminalizzazione di movimenti sociali che si oppongono a questo tipo di modello di sviluppo. Ma la terra non viene utilizzata esclusivamente per la produzione alimentare ed energetica a basso costo. La crescente competizione globale per la produzione di biodiesel e cibo in larga scala è solo un aspetto del fenomeno. Molti sono coloro che investono nella terra come garanzia contro l’inflazione o come un modo per avere accesso a nuovi mercati.

In generale, la pressione di questo fenomeno sulle terre e le risorse naturali è in crescita, causando la proliferazione di conflitti riguardo la terra, a danno delle popolazioni locali. Il colonialismo è ormai finito da diverso tempo e la storia lo ha giudicato come un fenomeno fallimentare e rovinoso. Le sue conseguenze determinano ancora grandi sofferenze per milioni di persone. Tuttavia, in modi e con forme diverse, il controllo e lo sfruttamento di una parte del mondo sulle risorse e le ricchezze di un’altra continua a perpetuarsi.