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Tag Archives: Shabazz Napier

La dinastia dei playmaker di Connecticut continua. Jerome Dyson e Marcus Williams campioni in Europa.

Non sappiamo se Jim Calhoun, tra una partita di golf per beneficenza e l’altra, si sia goduto i successi di due tra i suoi giocatori più rappresentativi dell’ultimo decennio cestistico di UConn. Il controverso ma vincente coach, infatti, avrebbe che di essere orgoglioso per i due “triplete” realizzati da Marcus Williams e Jerome Dyson, rispettivamente alla Stella Rossa di Belgrado e al Banco di Sardegna Sassari. Benché non sia più in attività, l’allenatore ex Huskies è sicuramente l’uomo che più ha inciso nella formazione della generazione di playmaker che tanti successi sta ottenendo tra college basketball e campionati professionistici in Europa. Dopo 26 anni e 3 titoli NCAA, l’ultimo dei quali vinto nel 2011, Calhoun ha deciso di abbandonare il mondo del college basketball dopo le accuse di aver violato le regole della NCAA truccando i risultati accademici dei suoi giocatori. Non il miglior modo di chiudere una gloriosa carriera universitaria, che ha portato un college di secondo piano come Connecticut a essere una delle potenze della Division I.

Benché la sua credibilità sia stata profondamente macchiata, i tifosi degli Huskies non smetteranno mai di ringraziarlo. Il motivo è proprio legato ai risultati sportivi. Negli ultimi dieci anni, infatti, UConn ha mandato 15 giocatori nella NBA, presentandosi spesso all’inizio della stagione NCAA come una delle squadre favorite, per via dei roster di altissimo livello sui quali poteva contare. Penso soprattutto al triennio in cui passarono per Hartford, sede del college, giocatori del calibro di Hasheem Thabeet, Jeff Adrien, Kemba Walker, Jerome Dyson, Craig Austrie, tutti giocatori diventati professionisti.

 

628x471Come già anticipato, la vera magia di Calhoun l’ha realizzata con le point guards, i playmaker. Negli ultimi dieci anni UConn ha sfornato nel ruolo una quantità di giocatori che, a livello di college o in Europa ha dominato le proprie categorie, motivo per il quale possiamo spingerci a parlare di “sangue UConn” vincente, quando ci riferiamo ai playmaker passati da quelle parti. Tra i più famosi, nonché più forti, possiamo nominare i due profeti in patria, Kemba Walker e Shabazz Napier. Nonostante siano i più giovani della nidiata, questi sono riusciti a vincere prima dell’avvio delle proprie carriere da professionisti, motivo per il quale possiamo considerarli i capostipiti di questa dinastia.

 

 

Il primo, è oggi una stella della NBA, leader della franchigia del presidente Michael Jordan, gli Charlotte Hornets. Walker è stato l’artefice dell’ultimo titolo vinto da coach Calhoun, nel 2011. La squadra era del tutto impreparata per realizzare una cavalcata nel torneo NCAA, eppure, trascinata in solitaria dal suo leader, all’epoca al terzo anno di college, riuscì a imporsi incredibilmente su Butler, in una delle finali più brutte dell’ultimo decennio. D’altra parte UConn non aveva un roster all’altezza per ottenere un risultato del genere, contando su Jeremy Lamb e uno Shabazz Napier appena arrivato al college. Si affidò al suo leader, senza che attorno vi fosse una squadra da titolo. La squadra si fece quindi trascinare da Walker, che aveva giocato come gregario di lusso nella favolosa edizione degli Huskies del 2008/2009 che persero alle Final Four contro la Michigan State di Tom Izzo e Kalin Lucas;  in quella memorabile stagione gli Huskies si scontrarono contro squadre di altissimo livello, Pittsburgh, Villanova, Lousville, Gonzaga, dando vita alla partita più bella che io abbia mai avuto la fortuna di vedere contro Syracuse, che si concluse 117-127 per gli avversari di UConn, dopo sei tempi supplementari.  Fu in quella stagione tanto bella quanto sfortunata a livello di risultati, che Walker, da matricola, poté affrontare con i migliori giocatori di college dell’epoca, creandosi un background di esperienza che gli permise di vincere sostanzialmente da solo un titolo NCAA.

Shabazz Napier ha avuto, se possibile una carriera di college ancor più gloriosa. Dopo aver vinto da matricola il titolo 2011, Napier è stato il giocatore ad aver trasmesso la mentalità vincente dal passaggio di consegne da Calhoun a Kevin Ollie, non casualmente un playmaker, ex UConn, allenato dallo stesso Calhoun. Dopo due anni alla corte del leggendario coach, Napier decise di restare con gli Huskies nonostante la squalifica di un anno imposta dalla NCAA a causa dei già citati pessimi risultati accademici, che impedì a UConn di partecipare al torneo di fine stagione. La scelta di Napier si rivelò alla fine corretta. Il 2013-2014, difatti,  ha visto ancora una volta gli Huskies trionfare, una volta in più inaspettatamente e sempre trascinati da un playmaker leader indiscusso della squadra. L’attuale playmaker dei Miami Heat, ha portato un allenatore sostanzialmente esordiente, vista la squalifica che aveva minato il significato della stagione 2012/2013, a un titolo che ha sancito un’insperata continuità con la dinastia Calhoun. Questo passaggio di consegne  è stato possibile, però, solo grazie ai due playmaker artefici del successo che hanno vissuto l’epoca d’oro degli Huskies, ovvero Ollie e lo stesso Napier. Non è stata una buona pallacanestro, o l’avere una squadra superiore alle altre affrontate, ad aver portato gli Huskies alla vittoria del 2013/2014, così come non erano stati questi i motivi nel 2010/2011. Sono state la consapevolezza dell’uomo al comando, la maturità, la personalità di Napier, formatasi sotto quell’incredibile maestro di pallacanestro qual è Calhoun ad aver reso possibile uno dei cammini più incredibili della storia della March Madness, il torneo di Marzo che assegna il titolo NCAA. UConn ha battuto in quattro delle prime cinque partite, squadre che avevano un posizionamento nel tabellone migliore della #7 con cui si sono presentati gli Huskies. Si trattava di corazzate come Villanova (#2 del tabellone), Iowa State (#3) , una delle favoritissime, la Michigan State (#4) che tanto fece soffrire nel 2009 il giovane Walker, e Florida (#1), compagini che avrebbero dovuto far prima o poi soccombere i modesti, nonché bassi, Huskies di Kevin Ollie. Non è andata così. Il successo contro Kentucky in finale ha innalzato all’immortalità Napier, che ha chiuso così la sua carriera di college con due titoli vinti, il primo giocatore a riuscirci dall’epoca dei Florida Gators di Joakim Noah e Al Horford. D’altra parte la storiadi UConn è particolare, quanto meno nell’ultimo decennio. Essa è o segnata da brutte sconfitte, e questa poteva arrivare contro la modesta St.Joseph al primo turno del torneo, proprio nel 2013/2014, con gli Huskies trionfanti solo dopo un supplementare, o da insperate vittorie.

UCONN_Shabazz_Napier_2014

Consapevolezza nei propri mezzi, supplementari, vittorie insperate. Sembra la storia di Jerome Dyson, novello campione d’Italia con Sassari. L’uomo che più è mancato, causa infortunio, a quell’edizione degli Huskies 2008/2009, è finalmente riuscito a vincere un titolo da leader come il DNA di molti pointman di UConn impone. I successi in Supercoppa italiana e Coppa Italia, avevano già elevato lo status nazionale di Dyson, che aveva portato due successi storici in Sardegna. Il primo agognato scudetto, però, ha definitivamente consacrato uno dei giocatori più elettrizzanti del campionato. Dyson non è la classica point guard, come in realtà nè Walker nè Napier sono, è un realizzatore puro già dai tempi del college. Quella della capacità di segnare con continuità è d’altra parte una caratteristica importante per giocatori che spesso nel corso della stagione trascinano i propri compagni alla vittoria. Gli oltre 17 di media segnati nel 2009-2010 avevano dato  una chance all’attuale play di Sassari di entrare nella NBA. Pur non essendo stato scelto, Dyson è riuscito a disputare qualche partita per gli Hornets, salvo poi essere scaricato nella stagione successiva. In Israele la sua carriera è entrata nella giusta dimensione, ovvero quella di leader nel vecchio continente. A Sassari, in un sistema ad alto ritmo, Dyson non poteva che trovarsi a meraviglia. Gli oltre 16 punti di media segnati in campionato, sono stati il biglietto da visita della squadra sarda, che dopo aver eliminato in una serie thrilling Milano, ha cominciato a credere di poter centrare il terzo titolo stagionale. I 21 punti in gara-7 contro l’Armani hanno dato a Dyson una caratteristica che probabilmente non aveva mai posseduto, ovvero quella di poter decidere anche le partite più tirate, nei momenti più concitati della stagione. E’ quello che è successo anche contro Reggio Emilia. Dopo due gare in cui l’ex UConn è sempre stato fuori ritmo, sono arrivate 5 prestazioni monstre, soprattutto quando contava maggiormente, in gara-6 e gara-7. La schiacciata per portare i suoi ai supplementari –  si, i supplementari per un Huskie che si rispetti non possono mai mancare – in gara-6 ha il diritto di entrare nella storia del basket italiano. A difesa schierata, a due secondi dalla fine, Dyson realizza la giocata della consapevolezza, di una pesantezza che avremmo potuto rivedere in una giocata decisiva al college di Napier o Walker, ma con una differenza. La consacrazione sarebbe dovuta avvenire, in primis dopo aver vinto i supplementari, che con due triple da 8 metri dell’ex Huskie hanno preso la via di Sassari, e successivamente dopo un’eventuale vittoria a Reggio Emilia in gara-7.

La missione, però, era oramai quella dei suoi compagni d’ateneo, Walker e Napier. Reggio Emilia nulla avrebbe potuto fare, nonostante la grandissima partita fatta da Kaukenas e compagni, per fermare il quarto quarto di JD. Negli ultimi minuti Dyson segna 6 punti con tiri dal campo; un’entrata in contropiede e due tiri in sospensione, il primo segnato con l’aiuto del tabellone, il secondo schiaffeggiando la retina, con l’uomo addosso, con una calma mortifera. Vittoria a Sassari. Il sangue UConn non mente.

Quest’anno, inoltre, è riuscito a vincere un altro dei pupilli di Calhoun, quel Marcus Williams che ha fallito nella NBA, ma che dalla stagione spesa a Malaga (2012/2013) in poi, ha dimostrato di poter essere un giocatore che sposta in Europa. Ha deciso di farlo nella Adriatic League, che ha dominato per la sua Stella Rossa. Dopo aver messo a segno il record per assist smazzati in una partita di Eurolega, 17, è riuscito a fare anche lui il “triplete” in salsa balcanica, consegnandosi finalmente alla storia non più come un personaggio, oltre che giocatore, inaffidabile. La sua più grande bravata fu quella di rubare quattro computer portatili insieme ad AJ Price, guardia che ha deciso invece di proseguire la carriera da gregario nella NBA, il meno “UConn blooded” dei cinque giocatori nominati, prendendosi una squalifica da parte del suo stesso college. Williams, che nelle sue caratteristiche vanta doti di passatore più spiccate rispetto agli altri giocatori sopra nominati, è riuscito a ricrearsi una carriera e ha finalmente assolto al compito che ogni guardia di UConn deve eseguire. Vincere.

Controverso e, finalmente, vincente, come la storia recente di UConn  insegna.

Foto tratte dal web.