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The Spectacular Now: giovane amore, vecchi stereotipi

Era qualche mese che ero molto incuriosito da un film uscito in America durante l’estate ma che a tutt’oggi non mi risulta abbia una data d’uscita fissata qui da noi. La principale ragione della mia curiosità era il fatto che in più di una recensione questo film fosse stato paragonato a Say Anything, il primo film di Cameron Crowe che è in assoluto uno dei miei film preferiti. Questo film si intitola The Spectacular Now e ha in effetti alcuni punti di contatto col classico di cui sopra: entrambi raccontano di un amore tardo-adolescenziale tra una ragazza con la testa sulle spalle e un simpatico scapestrato e affidano un’importante porzione della propria riuscita al carisma e al talento dei giovani protagonisti. Al di là di questo devo però dire che ho trovato poco che i due film avessero a spartire, a cominciare dal tono generale che è quello di una commedia in Say Anything, mentre è alquanto drammatico e patetico in The Spectacular Now. L’impronta Sundance è avvertibilissima, e per quanto immagino che le intenzioni di sceneggiatori e regista fossero più che oneste, la pellicola finisce con tutte le scarpe in una pozzanghera di pornografia sentimentale che è tanto più sgradevole quanto meno è ammantata dalla patina plastica e industriale di Hollywood.

La storia è infatti raccontata dal punto di vista di Sutter, lo scapestrato di cui sopra che è un po’ il giullare della scuola nonchè di fatto orfano di padre e alcolista in erba. Come spesso succede in questo tipo di film, Sutter incontra Aimee, ragazza timida, acqua e sapone, dopo una nottata di bagordi, e questo incontro diventerà un catalizzatore per i cambiamenti che Sutter ha più o meno sempre saputo di dover fare nella sua vita, ma che non ha mai avuto il coraggio o la risoluzione di mettere in atto. Nonostante il lato B di Shailene Woodley non sia particolarmente messo in evidenza durante il film, la strumentalizzazione cui è sottoposto il suo personaggio, Aimee appunto, è, per come la vedo io, molto più grave e deprimente di quella che spesso viene lamentata in molte produzioni che vanno meno per il sottile. Aimee è infatti un personaggio che non ha altra funzione, non ha altro pensiero probabilmente, che quello di aiutare Sutter nel suo percorso di maturazione; la remissività della ragazza viene fatta passare per un adolescenzialissimo imbabolamento da primo amore, e la Woodley fa davvero tutto quanto in suo potere per far sì che la cosa venga così avvertita dallo spettatore, ma basta un minuscolo passo indietro per rendersi conto di quanto disfunzionale sia il rapporto tra i due e di quanto retrograda sia la concezione di ragazza ideale che viene proposta.

Say Anything, per tornare al paragone iniziale, evitava di cadere in queste trappole innanzitutto perchè era un film più articolato e scritto meglio: pari dignità rispetto ai piccioncini aveva nell’economia del film il padre di lei, e l’attenzione dedicata alle vicende familiari di genitore e figlia facevano molto per riequilibrare la predilezione comunque concessa alla prospettiva del personaggio di John Cusack, che non finiva mai col fagocitare l’intero film o i personaggi intorno a sè.

Ora, non voglio che si pensi che questi problemi siano necessariamente un ostacolo insormontabile, nè che il film non abbia una sua intensità e una sua genuinità, ma è proprio perchè per altri versi la realizzazione di TSN è apprezzabile che spiace che il film ricada in certi stereotipi, a maggior ragione visto che la pellicola evidentemente ambisce ad una resa naturalistica che non fa altro che ingigantire questi aspetti cui sarei passato sopra molto più volentieri in un film di Sandra Bullock.

In parte un’occasione sprecata dunque, ma c’è anche da dire che il regista non è accreditato anche come sceneggiatore e possiamo forse aspettarci qualcosa di buono da questo James Ponsoldt. Staremo a vedere.