Home / Tag Archives: Silvio Berlusconi

Tag Archives: Silvio Berlusconi

Loro 1: la pesantezza dell’inconsistenza.

L’Italia delle cortigiane, l’Italia dei cicisbei. Con la sua nuova opera, «Loro 1», Paolo Sorrentino mostra quel lato del bel paese che il mondo ci invidia: quello del bunga bunga.

 Sono esattamente milleottocentosettantuno i chilometri che separano Roma da Londra. Una distanza davvero ragguardevole se considerate che per percorrerla in macchina ci vogliono più di 19 ore (senza considerare le eventuali e necessarie soste lungo il tragitto). Tuttavia, grazie ai privilegi del mondo moderno, oggi possiamo arrivare nella capitale britannica impiegando solo 2 ore e 45 minuti. Ma non è tutto. Con una giornata soleggiata e con il vento favorevole la durata del viaggio si accorcia di un’ulteriore quarto d’ora. In definitiva, con due ore e mezza si è a Londra. Solo due ore e mezza. Immagino che ora però vi starete chiedendo per quale motivo ho deciso di raccontarvi questa storiella.

Semplice, per mettervi in guardia. Perché se mai vi venisse in mente di andare a vedere il nuovo film di Paolo Sorrentino, è giusto che sappiate che quelle due ore e mezza di proiezione non ve le restituirà nessuno. Loro 1 più che intrattenervi vi scipperà della cosa più preziosa che possedete, il tempo. Tempo che avreste potuto impiegare per leggere, divertirvi, viaggiare e magari, che so, andare proprio a Londra. Ma se proprio siete masochisti è doveroso, da parte mia, darvi qualche elemento su questo im/perdibile capolavoro.

Loro 1 non è altro che un documentario sull’arrivismo italico. La pellicola mostra infatti la ferocia predatoria con cui “coloro che non contano” tentano la “svolta”, sacrificando tutto e tutti, persino se stessi. Una spirale fatta di droga e alcol, di escort e di appalti, di eccessi e successi. È l’Italia a cavallo tra il 2006 e il 2010, quella in cui uno dei protagonisti, Sergio Morra alias Riccardo Scamarcio, tenta la scalata. Un cammino che lo porterà dalle strade di Taranto ai sontuosi salotti di Roma e dai salotti di Roma alle paradisiache spiagge di Porto Cervo. Tutto questo per arrivare a Lui, il solo che conta, il solo che comanda: Silvio Berlusconi (Toni Servillo).

Recluso nel suo eremo sardo, Silvio canta, scherza ma soprattutto pianifica il suo futuro. Pianifica come ritornare alla guida del paese, pianifica come scalzare i suoi rivali, pianifica come portare il suo Milan sulla vetta d’Europa e perfino come riconquistare la sua bella Veronica (Elena Sofia Ricci) l’unico vero amore della sua vita (o quasi). Insomma, Silvio fa quello che sa fare meglio, amministrare il suo impero. Paradossalmente però, anche conducendo un’esistenza del tutto singolare, la vita del Cavaliere sembra essere contraddistinta da un certo grado di normalità. Ma è tutta apparenza. La normalità infatti poco si adatta alla smania di potere e di controllo, specialmente per chi ha già tutto ma che, allo stesso tempo, non ne ha mai abbastanza.

La ricerca dell’eccesso e del divertimento che viene mostrata nel corso della pellicola sembra quindi essere una componente necessaria, quasi vitale, per chi si trova all’apice. Una risultante figlia di un sistema che ha fatto della mercificazione della dignità e del superamento dei limiti i suoi elementi fondanti. Loro 1 ci propone quindi, in una maniera fantasiosa ma comunque reale, l’elementare incontro tra offerta di esuberanza e domanda di sregolatezza. La prima ascrivibile alla figura dell’intraprendente Sergio Morra e la seconda al quella del nostro volubile Silvietto nazionale.

Insomma, si può dire che con Loro 1 Sorrentino abbia giocato sul sicuro. In fondo, si sa che basta nominare Berlusconi e i cinema di tutto il mondo si riempiono incredibilmente. Raccontare scandali resta pur sempre una delle attività più remunerative nel campo dell’intrattenimento. Tuttavia, anche con la presenza dell’illustre cavaliere, la pellicola soffre comunque della mancanza di un aspetto fondamentale: l’originalità. Questo perché Loro 1 si limita solamente a raccontare ciò che gli italiani sanno già da un pezzo, non apportando nulla di nuovo e soprattutto adottando un approccio estremamente semplicistico. Guardandolo attentamente, si ha infatti la sensazione che sia un film pensato per un pubblico internazionale, per lo più ignaro o più propriamente, non avvezzo al decadentismo di stampo italiano.

Certo, bisogna ammettere che la fotografia, come in tutti i film di Sorrentino è qualcosa di incredibile (merito del maestro Luca Bigazzi) ma credere che essa, da sola, possa sopperire alla mancanza di contenuti è pura follia. Più che a un film siamo di fronte a un découpage di scene, ricalcate qui e là e appiccicate senza tener troppa cura della trama. In conclusione, Loro 1 non è altro che un incommensurabile assolo di sbadigli dalla durata di due ore e mezza.

PS: Ora provate ad immaginarvi quanto sarò felice quando il 10 maggio andrò a vedere il secondo capitolo di questo grandissimo capolavoro. Evviva.

 

“GOOD ITALY, BAD ITALY” – Bill Emmot e la doppia faccia del Belpaese

Nella delicata, precaria fase politica che l’Italia sta affrontando, è sempre interessante e, talvolta, illuminante conoscere la posizione di politici e intellettuali stranieri sulle vicende del Belpaese. Oggetto d’interesse, di domande e di disappunto è spesso Berlusconi che, a livello interazionale, è conosciuto come l’uomo che per quasi un ventennio, anziché guidare l’Italia nella giusta direzione, è stato in grado di farla inesorabilmente deragliare, su più fronti. Tra i vari autori a occuparsi del caso italiano e del “Caso Berlusconi”, uno in particolare si è distinto per la raffinatezza intellettuale e le idee brillanti: Bill Emmott, ex direttore dell’Economist, tra le fonti più autorevoli in fatto di politica e affari internazionali. A Emmott dobbiamo articoli sulla politica interna dell’Italia molto più realistici e istruttivi di molti di quelli firmati dai nostri connazionali. Indimenticabile, tra le sue copertine, “Berlusconi: the man who screwed up an entire country”.

Dopo essersi dedicato all’Italia da giornalista politico, Emmott ha iniziato a farlo in veste di vero e proprio scrittore: dapprima, ha pubblicato il libro “Forza Italia”, scritto in italiano, nel 2010, per poi rivisitarlo e adattarlo alle esigenze di un mercato più internazionale nel 2012, intitolandolo “Good Italy, Bad Italy”. Da un’attenta lettura del libro traspare con chiarezza ciò che Emmott in realtà è: un innamorato deluso. Già, perché il grande giornalista inglese ha sempre nutrito un grande amore nei confronti dell’Italia, metaforicamente tradotto nel documentario “Girlfriend in a coma”. Emmott non accetta, come molti italiani, di vedere quel Paese che un tempo era una potenza, sinonimo di creatività e bellezza, ridotto a essere una caricatura di se stesso e del proprio glorioso passato, sopraffatto da una crisi che va oltre alla sfera economica, estendendosi anche a quella politica ed etica.

Cover del libro Bill Emmott – Good Italy, Bad Italy

In “Good Italy, Bad Italy”, Emmott traccia una netta distinzione tra la “buona” Italia e la “mala” Italia, due facce della stessa medaglia, che competono per determinare il futuro del Paese. Nel descrivere la “mala” Italia, l’autore utilizza una struttura dantesca. Emmott parla, infatti, di “inferno politico” e “purgatorio economico” (rigorosamente in italiano), riferendosi rispettivamente agli scandali a sfondo sessuale di Berlusconi e all’instabilità economica, cui grande caratteristica è l’ingente debito pubblico. Nel caso della “buona” Italia, invece, non vi è esplicito riferimento alla terminologia dell’Alighieri. Definire gli aspetti positivi dell’Italia “paradisiaci” sarebbe un’esagerazione, se non pura falsità. Tuttavia, Emmott è speranzoso e arriva persino ad affermare che quella parte del paese che ancora lavora con serietà e produce onestamente possa dar origine a un nuovo Risorgimento. Dall’analisi della “buona” Italia traspare la dedizione con la quale Emmott ha viaggiato, da Nord a Sud, per tutto il Paese, interrogando gli amministratori delle aziende, gli esponenti dei movimenti antimafia, gli artigiani.

Chi sono, quindi, i maggiori esponenti della “bad” e della “good” Italy?
Emmott percepisce Monti come figura di riferimento dell’Italia buona, un leader serio, preparato, che è stato in grado di ridare attendibilità al Paese sul piano internazionale. Per quanto riguarda la “mala” Italia, ça va sans dire: lui, il famigerato Silvio Berlusconi, etichettato da Emmott già nel 2001 come una presenza incapace di governare a dovere il nostro Paese. A oggi, molti italiani concorderebbero nel dire che già un’accurata descrizione dell’operato di Berlusconi nell’ultimo decennio sarebbe sufficiente a fornire un quadro più che esaustivo di una cattiva Italia. Il potere deleterio di Berlusconi risiede in parte nel fatto che egli abbia un forte impatto mediatico: anche oggi, condannato e rinnegato persino da molti dei suoi storici sostenitori, Berlusconi ha la capacità di catalizzare l’attenzione dei media. Questo non nasce solo dal (pur influente) fatto che egli possieda le reti televisive più famose d’Italia, ma è dato anche dalla sua abilità di apparire in televisione. A qualsiasi talk show egli sia invitato, Berlusconi è in grado di attirare ogni attenzione su di sé e sul suo personale spettacolo. Come lo definisce Emmott, un artista della televisione.

Oltre alla crisi e agli scandali, Emmott individua un terzo, essenziale elemento responsabile di aver trascinato l’Italia ancora più a fondo: l’individualismo degli italiani. Secondo l’autore, anche in questo caso gli anni di governo Berlusconi avrebbero contribuito a radicare negli italiani l’idea che il potere vada ottenuto per essere sfruttato a fini personali o per essere delegato a famiglia, amanti, amici stretti. Questo punto è particolarmente importante poiché evidenzia un concreto e attuale problema dell’Italia: l’assenza di meritocrazia. Per Emmott, abituato all’integrità e all’incorruttibilità della maggior parte delle realtà britanniche, questa assenza deve rappresentare una delle più grandi vergogne per l’Italia.

La lettura di un libro come “Good Italy, Bad Italy”, ora che l’Italia si appresta, faticosamente, a girare pagina, è importante per capire quali siano i nostri punti di forza visti dall’esterno, per potenziarli; ma serve anche a capire quanto la reputazione dell’Italia, nel corso degli anni, si sia deteriorata. L’ovvia conclusione, purtroppo, è che le conseguenze di una crisi cosi profonda e radicata quanto quella dalla quale il Paese sta cercando di uscire, non se ne andranno facilmente. Spetta all’Italia stessa, e agli italiani, riguadagnare la fiducia e la gloria di un tempo.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli