Home / Tag Archives: spettacolo

Tag Archives: spettacolo

Dicono di lei approda al Teatro Bella Monaca

Al Teatro Tor Bella Monaca approda dal 12 al 14 ottobre DICONO DI LEI, di Roberta Calandra, con Nadia Perciabosco e la regia di Massimiliano Vado.

Presentato dall’Associazione Culturale Attrici Clandestine e dalla Casa Internazionale delle Donne al centro dello spettacolo troviamo Anita Marzo, famosa attrice immaginaria, che fa perdere le sue tracce mentre altri cinque personaggi si interrogano sulla sua fine…Morte, suicidio, capriccio, amore, insoddisfazione professionale, stanchezza, voglia di stupire o solo normalità… la madre borghese, la sorella vagamente ottusa, la sedicente rivale in amore e palco, l’energica manager, la figlia smarrita e assetata di normalità compilano ipotesi senza risposta. DICONO DI LEI non è solo un testo teatrale, ma una collezione maniacale di informazioni, un museo teorico intitolato ad un’attrice, una confessione di impotenza del genere umano, una contraddizione fitta come un gomitolo di corda che nessuno può riuscire a sciogliere.

La sfida intellettuale dell’autrice Roberta Calandra è di disegnare una persona senza mai farla vedere – e ovviamente senza mai sentirla parlare – affidando ogni confessione a chi le stava accanto, per vocazione, per legame familiare o anche solo per invidia professionale quanto umana. La protagonista, una famosa attrice contemporanea, non si vedrà mai, ma compariranno in scena solo le voci familiari che cercano, anche attraverso paradossali contraddittori, di codificarla. Una donna ironica ed ottusa, depressa e iperattiva, una donna di grande fascino e insicura, ci ricorda l’immensa fatica di essere se stessi in una società sempre meno privata e insieme l’irrefrenabile bisogno di piacere per esistere, una donna che, malgrado sia così speciale, assomiglia terribilmente ad ognuno di noi.

dicono di lei

Info

Teatro Tor Bella Monaca, via Bruno Cirino | 00133, Roma
all’angolo di viale Duilio Cambellotti con via di Tor Bella Monaca

Prenotazioni: tel 06 2010579

Botteghino: feriali ore 18-21.30, festivi ore 15-18.30

promozione@teatrotorbellamonaca.it

www.teatrotorbellamonaca.itwww.teatriincomune.roma.it

Biglietto intero 10,50 Euro- ridotto 8,50 Euro

Venerdì 12 e sabato 13 ottobre ore 21.00

Domenica 14 ottobre ore 18.00

Ringo Starr in concerto a Roma

Ringo Starr ha annunciato il suo concerto a Roma. L’ex batterista della leggendaria formazione dei Beatles ha svelato le date del Tour Europeo con la sua All Starr Band. Un ritorno in Europa atteso sei anni che segue la tournée di successo appena conclusosi negli Stati Uniti.  Dopo anni con la stessa formazione Ringo  Starr ha dato il suo benvenuto al ritorno nel gruppo di Colin Hay e al nuovo membro Graham Goudman dei 10CC, storico gruppo di Manchester famoso ai più per l’utilizzo non convenzionale degli strumenti musicali.
Recentemente, dopo anni di attesa, anche Ringo Starr è stato nominato cavaliere “Sir”: il 20 marzo 2018 a Buckingham Palace il Principe William ha nominato Richard Starkey (questo il vero nome dell’artista) Cavaliere dell’Impero Britannico. Un riconoscimento a cui la leggenda di Liverpool teneva particolarmente. Il nuovo tour prenderà il via a giugno e gli All Starr hanno scelto come prima tappa Parigi per poi proseguire in toccherà 9 nazioni Europee. Tra le tre date europee l’11 luglio Ringo Starr ha scelto l’Auditorium Parco della Musica di Roma. Un riconoscimento per l’istituzione musicale romana e per la città, da anni capitale estiva degli eventi musicali.
 Dal live di Ringo Starr e delle sue All Starr non c’è da aspettarsi malinconia. L’ex Beatles ha infatti dichiarato che:
“Sebbene nessuna del- le canzoni abbia meno di 30 anni sia ben chiaro che quella di Ringo Starr e della sua All Starr Band non è una performance nostalgica. La nostalgia implica qualcosa di statico, irrilevante e vagamente frivolo. No, Starr e la sua allegra band sono troppo vivaci per questo e il messaggio di pace e amore che cantano è ancora importante oggi”. 
Una dichiarazione che accresce la curiosità per il concerto di luglio all’Auditorium. Ricordiamo che i biglietti sono disponibili sul circuito di TicketOne e che ora non resta che ripassare le leggendarie musiche di Ringo Starr in attesa di luglio.

TRACKLIST

  1. We’re On The Road Again – (04:23)
  2. Laughable – (02:58)
  3. Show Me The Way – (04:42)
  4. Speed Of Sound – (03:45)
  5. Standing Still – (03:06)
  6. King Of The Kingdom – (04:35)
  7. Electricity – (03:38)
  8. So Wrong For So Long – (04:02)
  9. Shake It Up – (03:01)
  10. Give More Love – (04:00)
  11. Back Off Boogaloo (Re-do) – (02:55)
  12. Don’t Pass Me By (Re-do) – (03:37)
  13. You Can’t Fight Lighting (Re-do) – (04:21)
  14. Photograph – (03:35)

 

Sin volver la cara. La passione del flamenco

La passione del Flamenco arriva all’Auditorio Parco della Musica con Sin volver la cara, il nuovo spettacolo della Compagnia Algeciras Flamenco, frutto di collaborazioni che come sempre arricchiscono e stimolano la creazione di una pièce, della performance.

Sin volver la cara nasce dall’esigenza di trattare temi attuali, continua la volontà di dare vita non solo a concerti o composizioni coreografiche, ma a spettacoli teatrali con spunti narrativi mediati dal flamenco. “Senza voltarsi”, lasciandosi alle spalle ciò da cui ci si separa, portandone memoria, iniziare un nuovo percorso e dare vita ad una nuova realtà. Questo è ciò che racconta Sin volver la cara. Attraverso diversi tableaux, vengono descritte le emozioni che immaginiamo pervadano gli Esseri Umani nelle diverse occasioni di separazione: dalla tradizione, dalla madre, dall’amore, dalla propria Terra. La separazione per eccellenza è la Nascita: da questo viaggio e dalla relativa e necessaria separazione dal grembo materno germoglia una diversa esistenza. La Nascita è fonte di dolori, gioie, paure, speranze, inquietudini, aspettative, dubbi, desideri.

sin volver la cara

Il Flamenco fa da comun denominatore all’interno dello spettacolo, in cui convivono contaminandosi anche altre forme di musica, di danza e di espressione. Il flamenco, per sua stessa natura, è il risultato di influenze varie, legate anche alle migrazioni che hanno portato all’incontro di culture diverse, musiche e danze, dall’India (secondo alcuni studiosi di Flamencologia) fino allo stanziarsi dei Gitani in Andalusia, la regione della Spagna considerata la culla del flamenco. Nuovi eventi hanno portato altre influenze: l’influenza araba, la scoperta delle Americhe, lo sviluppo canoro, lo sviluppo della tecnica musicale e della danza, el baile, che ha fatto il suo ingresso in teatro e vi ha trovato nuove ed infinite possibilità, anche attraverso l’incontro con altre forme espressive. La musica non soltanto accompagna, ma fa parte integrante del flamenco. Una storia ricca di separazioni e di ritorni, di viaggi, di ricchezza che appartiene al grande tesoro culturale del Mediterraneo. L’andata ed il ritorno (la ida y vuelta) possono avere tregua solo quando ciascuna cosa trova la propria collocazione, il naturale approdo, dopo tanto vagare, ad una condizione migliore.

Sin volver la cara Sin volver la cara

Sin volver la cara

Ideazione, Coreografie e Regia di FRANCISCA BERTON.

BRUNO MAROCCHINI Electronic music, SERGIO VARCASIA Chitarra, RICCARDO GARCIA RUBI Chitarra, JOSÉ SALGUERO Cante flamenco, PAOLO MONALDI Percussioni, CLAUDIO MERICO Violino, ENRICO GALLO Tamburello, CATERINA LUCIA COSTA Bailaora ospite, FRANCISCA BERTON Solista, CHIARA CANDIDI Teatro e pizzica, FLAVIA LUCHENTI-GIULIA PETTINARI Corpo di ballo, PAOLO DE PASCALE Testi e narrazione.

Costumi di Daniela Catone  – Scultura Toro-Chitarra di Alessandro D’Ercole   – Versi di Luigi De Pascalis

Sin volver la cara

INFO

Dove: AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICAVia Pietro De Coubertin, 30 – Roma

Quando: Mercoledì 23 Maggio 2018 ore 21:00

Prenotazioni: Associazione Culturale Algeciras Flamenco www.algecirasflamenco.com Tel. +39 331 5973316  info@algecirasflamenco.com  algecirasflamenco@gmail.com

 

BASSIANI: il club ostaggio dell’esercito che fa la rivoluzione a suon di techno

Sembrerebbe un film di fantascienza, eppure è la realtà di Tbilisi: dove un club  è stato circondato dall’esercito al fine di far chiudere un luogo simbolico per delle libertà individuali. Ora immaginatevi una generazione che a suon di beat, cori e bali assedia il parlamento georgiano per difendere il club simbolo della sua libertà. E non è un film quello della difesa del BASSIANI.

BASSIANI, oltre a presentarsi come una Mecca del clubbing dell’est, rappresenta anche un luogo di pace e tolleranza per molte minoranze osteggiate pubblicamente. Il club da lungo tempo, in un paese che dall’influenza russa è passato a quella statunitense, non ha ricevuto mai il placet della società georgiana. Un Paese che non è molto tenero con le forme d’espressione non convenzionali e che per capirci ha dato i natali a Joseph Stalin.

Lo scorso venerdì BASSIANI e il Cafè Gallery sono stati presi d’assalto da raid armati della polizia militare in tenuta anti-sommossa, come parte della risposta del governo a cinque morti per droga nelle ultime due settimane, che le autorità vorrebbero collegate ai club.

 

Il BASSIANI ha risposto alle accuse affermando in una nota ufficiale che

 “non ha mai intrapreso alcun commercio di droghe illecite e ogni frequentatore è accuratamente perquisito prima di entrare” e criticando l’attuale politica del Paese che “non è solo incapace di risolvere i problemi … ma spesso è la vera causa della tragedia“.

 

Prima dell’irruzione nel club, sulla sua pagina Facebook si parlava di minacce di chiusura e c’era scritto: ”BASSIANI / HOROOM è un movimento collettivo in prima linea nei cambiamenti sociali e parla ad alta voce per quanto riguarda la disuguaglianza nel paese, l’alto livello di ingiustizia e discriminazione. A causa dei suoi valori, il club è stato preso di mira dai movimenti di destra, che in cambio hanno lanciato una campagna di discredito contro il club“.

Dopo il raid sono “circa 60 le persone arrestate” inclusi i cofondatori, Tato Getia e Zviad Gelbakhian.

Fino a venerdì al questione era relegata alla Georgia, poi sabato dopo il raid decine di migliaia di ragazzi si sono ritrovati davanti al Parlamento per protestare contro l’azione della polizia ballando (“We dance together, we fight together!”) e per chiedere le dimissioni del Primo Ministro georgiano Giorgi Kvirikashvili e del ministro degli affari interni Giorgi Gakharia e difendere il BASSIANI.

Il coro era “We dance together, we fight together!”

 

Altro che ’68, questa  la vera rivoluzione che parte da un Paese povero, e non dal maggio parigino o da un festival nella prima economia del mondo. Una rivoluzione a suon di techno. E BASSIANI è già storia. Non solo del clubbing. 

Il giovane Karl Marx: quando la politica era scienza.

Il prezzo di un biglietto che vale una lezione. Con il «Giovane Karl Marx», il regista Raul Peck utilizza il cinema nella sua forma più matura e utile: quella didattica.

“I filosofi hanno solo interpretato il mondo. Il punto ora è cambiarlo”.

È un’ Europa in fermento quella degli anni ‘40 del Diciannovesimo secolo. Per le vie di Berlino, nelle piazze di Parigi e nelle fabbriche di Londra, alberga un unico sentimento: quello rivoluzionario. Spinto da esigenze economiche e sociali, il proletariato europeo si ribella alla logica dello sfruttamento di stampo capitalistico. A guidarlo in questa impresa vi è il mondo degli intellettuali, la cui adesione alle rimostranze operaie passa per il comune riconoscimento dell’inumanità della vita all’interno delle fabbriche. Filosofi, attivisti ed economisti danno quindi voce al diffuso malcontento cittadino, oggetto di un’industrializzazione serrata. Tra di essi, spicca per arroganza ed intelletto, un giovane pensatore tedesco che risponde al nome di Karl Marx (August Diehl).

Sullo sfondo degli anni che precedettero i moti popolari del ’48, il film di Raoul Peck racconta con perizia, ed accuratezza, la vita e l’evoluzione del pensiero del giovane Marx a partire dalla pubblicazione degli articoli sulla Gazzetta Renana fino alla stesura del Manifesto del Partito Comunista. Un cammino fatto da successi e fallimenti, da fughe ed esili e da scontri ed incontri, il più importante dei quali avverrà nella Parigi del ‘43 con un altrettanto giovane e brillante economista dell’epoca, Friedrich Engels (Stefan Konrske). Superata la diffidenza iniziale, tra i due nascerà un sodalizio filosofico e fraterno che negli anni delle turbolenze politiche e sociali europee avrà il compito di fornire ai proletari di tutto il mondo una nuova alternativa di vita. Un’alternativa fatta di libertà.

Tuttavia, la libertà passa per la rivoluzione, la rivoluzione passa per la presa di coscienza e la presa di coscienza passa per una solidarietà non astratta ma per una fratellanza reale tra le persone che vivono le stesse condizioni. È inutile – sosterranno Marx ed Engels nell’acceso dibattito con i socialisti utopisti – parlare di diritti astratti se poi nella condizione reale e materiale, la classe dominante perpetra lo sfruttamento attraverso la guerra, attraverso l’espropriazione delle risorse, attraverso le condizioni durissime della fabbrica. Appare quindi evidente come al centro della pellicola di Raoul Peck ci sia un’intellettualità giovane e ribelle che vuole cambiare il mondo.

Eppure, non è l’unico aspetto che emerge. Il film dà allo spettatore soprattutto la rara possibilità di conoscere il lato più umano dei due filosofi tedeschi. Le loro fragilità, le loro aspirazioni, i loro affetti e i loro amori. In modo particolare il rapporto che lega Marx a sua moglie Jenny von Westphalen (Vicky Krieps). Un amore autentico e viscerale fatto allo stesso tempo di stenti e patimenti. Jenny, figlia del barone Freiherr Westphalen avrebbe avuto una vita agiata in Prussia e invece sceglie per amore di scappare con Karl preferendo ad una vita aristocratica una vita di esilio, una vita ribelle, una vita vera. Questo film piacerà non solo a tutti coloro che sono affamati di conoscenza politica e filosofica ma anche a tutti quelli che sentono dentro di sé la necessità di lottare per qualcosa o che anzi hanno già iniziato a farlo.

Ps: se potete, guardatelo in lingua originale con i sottotitoli perché il doppiaggio italiano è realmente scadente.

Generazioni scorrette. Storie di illogica realtà

Alessandro Martorelli ed Enrico Sortino ci parlano di Generazioni Scorrette, lo spettacolo che racconta le storie di chi non ritenuto conforme alle convenzioni sociali, viene considerato “diverso” esistendo e/o resistendo ai limiti della normalità.

Il 13 e il 14 aprile invadono il palcoscenico dello Spazio Diamante le storie di illogica realtà di Generazioni Scorrette, con gli artisti Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Francesco Di Cicco e Enrico Sortino.

Generazioni Scorrette (evento Fb) è lo spettacolo composto da una raccolta di storie i cui protagonisti sono persone che si trovano ai limiti o all’esterno di quella sfera inviolabile e sacra in cui l’individuo fin dalla nascita viene spinto per evitare l’esclusione dalla società. Una sfera con un nome preciso: normalità. Generazioni Scorrette  parla del diverso, che in tutte le sue forme ci spaventa e ci allarma. Il diverso, in quanto tale, non può far parte del nostro mondo sociale. Ma al giorno d’oggi, fare affermazioni di questo tipo, potrebbe comportare accuse e recriminazioni da cui è difficile difendersi. Che fare allora? Evitare facendo finta di avvicinare. Più precisamente avvicinare con le parole, ma evitare con i fatti. E questo lo sanno bene i personaggi di Generazioni Scorrette che con i loro racconti, ironici, comici e a volte drammatici ce lo ricordano, gettandoci addosso senza alcun filtro la scomoda verità. Uno spettacolo composto da brevi monologhi e dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc, il cui filo conduttore è la quotidianità, tagliente, a volte amara, ma soprattutto reale.

Abbiamo chiacchierato con due protagonisti dello spettacolo, Alessandro Martorelli, autore dei testi e da sempre appassionato delle storie degli altri, vere o finte che siano e Enrico Sortino, attore, cantante, conduttore e doppiatore.

 

– Come è nata l’idea di Generazioni Scorrette e quanto ti ha assorbito?

Alessandro: L’idea di Generazioni Scorrette (pag. Fb) è nata a seguito di una chiacchierata con Antonio Pellegrini con cui ho fondato la Compagnia Assioma. Avevo dei testi che ancora non prendevano una vera e propria forma. E Antonio buttò l’idea di provare a fare una serata di monologhi. Ma l’idea di eseguire solo dei testi non ci convinceva, perciò decidemmo di coinvolgere Francesco Di Cicco, e il tutto ha preso un’altra forma. Parole e Musica in pratica si sono fuse assieme e hanno creato un effetto particolare che ha suscitato emozioni più coinvolgenti e nitide.

Da lì è iniziata una scrittura frenetica e quasi di getto delle storie di vari personaggi, che probabilmente avevo già da tempo in mente, ma che ancora non avevano trovato il modo per uscire fuori. E scrivendo, poco a poco mi sono reso conto come questi personaggi fossero tutti uniti da un filo conduttore: essere ai margini della società.

Una generazione di persone che non trovano spazio e che vengono isolate perché non sottostanno a quelle norme sociali che sono accettate dalla morale comune. Insomma persone che si comportano in modo non corretto. Ma “non corretto” per chi?

-Come ti sei preparato per questo spettacolo, su cosa hai lavorato di più?

Enrico: La preparazione attoriale è sempre differente tra uno spettacolo e l’altro. Per Generazioni Scorrette ho preferito iniziare dall’analisi di ciò che poteva essere definito scorretto, rapportandolo alla contemporaneità della nostra generazione per l’appunto. In seguito, dopo avere scelto il monologo ho analizzato il testo provando a distaccarmi da qualunque forma di giudizio o pregiudizio personale. Credo che i personaggi di Alessandro Martorelli vivano vicende interessanti, affrontando la paura della diversità, che vista con gli occhi della “normalità sociale” può far apparire i protagonisti come dei pazzi.

– Da dove e/o chi prendi ispirazione?

Alessandro: Dalla vita. Dalle storie che ascolto, che mi raccontano, o che conosco personalmente.

In realtà io non faccio altro che assemblare pezzi di storie reali, mescolarle tra di loro e dargli una forma concreta. Certo, aggiungo molto del mio, ma di fondo, ogni storia narrata si basa su qualcosa di reale. Ed è per questo che le nostre storie piacciono. Perché sono plausibili. Perché ognuno di noi può riconoscerle e immedesimarsi.

Lo spettacolo è composto da una raccolta di storie, quale ti ha appassionato di più?

Enrico: Onestamente ti dico che ho letto tutti i monologhi di Alessandro Martorelli (stiamo parlando di un centinaio di scritti)! Devo ammettere che è stato difficile sceglierne uno, perché sono arrivate tante ispirazioni da diversi pezzi. Sicuramente il monologo che ho scelto mi ha calamitato a sé perché analizza la sensazione della paura, quella nello specifico di un genitore (e io non sono un genitore) che, per un imprevisto violento, rischia di lasciare la sua famiglia. Ho affrontato questo ruolo con curiosità e delicatezza abbandonando ogni forma di sicurezza per accogliere il crollo emotivo che sfocia nel pianto e, nel caso del personaggio, nell’alcol. Come sempre evito di stare ‘comodo’ dentro i panni di un personaggio, amo sperimentare attraverso la scomodità emotiva e fisica che sensazioni e sentimenti differenti possono far scaturire dentro il cuore. Tra i monologhi di Alessandro molti mi hanno appassionato: queste storie di apparente diversità che non rientrano nella “normalità sociale” andrebbero vissute tutte!

 

– Per te gli scorretti sono più intriganti dei “politicamente corretti”, perché?

Alessandro: Assolutamente sì. A prescindere dal fatto che i cosiddetti “politicamente corretti” hanno altissime probabilità di essere degli “scorretti frustrati”, i personaggi che suscitano in me emozioni, sono quelli che non riesco ad inquadrare. Mi piace allora andare a fondo. Cercare di capire perché hanno quel determinato comportamento, capire quali sono i loro pensieri, quali sono le loro paure, emozioni. Cerco di fare una mia personalissima analisi e di entrare in contatto con loro a livello empatico.

E a volte devo dire che ciò mi provoca molto disagio. Ci sono storie che sembrano troppo assurde per essere vere. Che ti colpiscono come un pugno allo stomaco.

Ed è questo quello che ci piace fare con questo spettacolo. Raccontare attraverso le parole e la musica storie che partono come carezze ma che arrivano come pugni allo stomaco

-Il valore della recitazione

Enrico: Il “valore della recitazione” è un’affermazione molto molto importante. La recitazione non è altro che il colore della vita, dove la vita è una tela bianca e alla recitazione si affidano i colori. Sin dalla nascita ci si approccia naturalmente alla recitazione: ognuno veste panni di un personaggio; il bambino identifica la madre, identifica il padre, quindi assegnando un ruolo ai propri genitori riuscirà ad identificare se stesso per creare il suo personaggio. Io credo che la recitazione sia fondamentale per la crescita di ogni adolescente; confrontarsi con le proprie sensazioni, abbattere le protezioni e gli scudi che la società ci impone ci permette di vivere autenticamente per avere il privilegio di “esistere” realmente e di essere autentici, veri, rispetto ai sentimenti, agli impulsi del cuore. La recitazione ha un valore introspettivo fondamentale per la vita.

-Chi è il “diverso”?

Alessandro: A mio avviso il diverso è tutto ciò che da cui ci allontaniamo perché non è simile a noi. Ma chi è che ha stabilito le regole per definire cosa è normale e cosa no? Quali sono le norme comportamentali da seguire per essere accettato e rispettato dalla comunità? Il fatto è che non esiste una risposta certa. Ognuno di noi nel suo piccolo almeno una volta nella vita si è sentito “diverso”. Magari a scuola, a lavoro, o forse mentre faceva la fila alle poste. Almeno una volta ciascuno di noi si è chiesto se stava facendo la cosa giusta, o se ci fosse qualcosa di sbagliato in lui perché magari aveva un pensiero non conforme alla comunità. Ecco, in quel momento siamo stati diversi, e forse non ci siamo sentiti a nostro agio… ma se invece ci fosse piaciuto?

Enrico: Diverso è colui che non guarda con i suoi occhi ma con gli occhi del mondo; quel mondo che impone di vedere il bello sotto una convenzione preimpostata. La diversità secondo me rappresenta la normalità, o al massimo una parte di essa: il diverso fondamentalmente è speciale perché ha una indole, un’appartenenza o uno stile di vita che oltrepassa i canoni convenzionali che la collettività è abituata a vedere. Esistono naturalmente tantissime forme di diversità ma la diversità risiede nell’essere umano e ogni essere umano è differente dall’altro, pertanto io credo che le differenze, le diversità, per l’appunto, fondamentalmente non esistano: c’è solo un modo diverso di guardare le cose; ed è guardando le cose da una prospettiva differente che spesso si riscopre un’altra faccia della verità dove tutto è consentito e tutto è possibile.

INFO Generazioni Scorrette

Dove: Spazio Diamantevia Prenestina 230 B– Roma

Biglietti: Intero 15 € + 2 € prevendita, Ridotto 13,5 €

Info. Tel 06 6794753

Il botteghino aprirà 1 ora prima della spettacolo

Lo spettacolo non è adatto ai minori di 13 anni.

Prevendita:

Botteghino di Teatro Sala Umberto, via della Mercede 50 – Roma

Botteghino di Teatro Brancaccio, via Merulana 244 – Roma

Ticketone.it e presso i punti vendita tradizionali

Meglio Tacere! Al teatro Ar.Ma di Roma

«Meglio Tacere! è la nuova brillante commedia scritta e diretta da Alessandro Martorelli in scena al Teatro Ar.Ma di Roma»

Teatranti Tra Tanti presentano Meglio Tacere! La nuova entusiasmante commedia scritta e diretta da Alessandro Martorelli Con Luca Avallone, Alessandro Martorelli, Antonio Pellegrini, Gianluca Zanellato, Chiara Della Rossa e Chiara David. Lo spettacolo andrà in scena al Teatro Ar.Ma (Pag. FaceBook) di Roma sabato 24 febbraio alle ore 21:00 e domenica 25 febbraio alle ore 18:00.

Lo Spettacolo:

Il detective Rothery viene assoldato dalla bellissima e affascinante vedova Miss Hogarth per scoprire chi ha ucciso suo marito Frank Mosley. Solo uno dei componenti della splendida villa di Los Angeles è il vero assassino ma per il detective non sarà così facile scoprirlo … O almeno questa dovrebbe essere la storia da raccontare a meno che gli attori della commedia non comincino a mettere in piazza le loro stesse vite…Una destrutturazione dell’attore che da professionista deve immedesimarsi nell’attore improvvisato e goffo che, incurante dello spettacolo, mette avanti i suoi problemi personali con i suoi colleghi dando vita al più puro metateatro. Una commedia coinvolgente e carica di ironia che ha conquistato il pubblico al suo debutto.

Teatranti Tra Tanti:

La compagnia “Teatranti Tra Tanti” è la naturale conclusione di un percorso artistico avviatosi nel lontano 1998 tra persone di età diverse ed esperienze eterogenee.

I componenti, inizialmente, si sono fatti conoscere come la proposta teatrale di un’Associazione Culturale locale, mettendo in scena commedie di grande impatto sul pubblico, quali:

  • Non tutti i ladri vengono per nuocere – di Dario Fo (1999)
  • L’Importanza di chiamarsi Ernesto – di Oscar Wilde (2000)
  • Le pillole d’Ercole – di C. M. Hennequin & P. Bilhaud (2001)
  • Taxì a due piazze – di Ray Cooney (2002)
  • Miseria e Nobiltà – di E. Scarpetta (2003)
  • Caviale e Lenticchie – di Scanicci e Tarabusi (2004)
  • Rugantino – di Garinei e Giovannini (2005-2006)

Nel 2007 la compagnia si sgancia dall’Associazione Culturale per fondare un gruppo teatrale autonomo.

Nasce così la Compagnia Teatrale Amatoriale “Teatranti Tra Tanti” che si presenta al suo pubblico con la commedia:

E’ una caratteristica di famiglia – di Ray Cooney (2007-2008).

La compagnia dei T.T.T. per gli anni 2010-2012 ha portato in scena la commedia brillante del duo comico romano Lillo & Greg:

Il mistero dell’assassino misterioso

con la quale ha vinto i seguenti premi: Premio Gradimento del Pubblico al concorso “Passaggio a Teatro” svoltosi a Passaggio di Bettona (Pg), Miglior allestimento scenografico al concorso “Il Confetto d’Oro” svoltosi a Sulmona (Aq).

Nel 2013 la compagnia è stata attiva su vari fronti attraverso la produzione e la realizzazione di due spettacoli:

Anche i Pink Floyd possono sbagliare
un monologo con musica dal vivo di e con Alessandro Martorelli, con il gruppo Dark Side Theater e la regia di Silvia De Grandis

Doppie Punte
due atti unici di Fabio Salvati con la regia di Virgilio Scafati

Nel 2014 i T.T.T. presentano al suo pubblico una nuova commedia brillante scritta da Alessandro Martorelli

Follia d’Ufficio

Una nuova commedia brillante scritta da Alessandro Martorelli, che si è aggiudicata il terzo premio del Concorso Nazionale per Autori Teatrali “Parole in Scena” indetto dalla F.I.T.A. di Messina. Inoltre lo spettacolo è stato vincitore dei i seguenti premi al concorso “Confetto D’Oro” di Sulmona AQ:
• Miglior Attore Protagonista
• Miglior Commedia Giuria dei Giovani

Nel 2015/16 i Teatranti realizzano due nuove produzioni:

Effetti Collaterali
Commedia in due atti di Alessandro Martorelli, seconda classificata al concorso nazionale Teatrin100, che vede la partecipazione di Luca Avallone (Fiction Rai Un’altra vita,Melevisione ecc.) per la regia di Alessandro Martorelli.

Generazioni Scorrette
Brevi monologhi o dialoghi intervallati e accompagnati da commenti musicali ad hoc.
Generazioni Scorrette è un format e ciò fa sì che ogni sera lo spettacolo sia diverso dalla sera precedente: ogni rappresentazione infatti viene arricchita con ospiti che hanno libertà di esprimersi con la propria arte, interpretando i temi trattati.

Il tessuto connettivo dei Teatranti Tra Tanti è dato dall’amicizia che, ad ogni spettacolo, si manifesta sul palco in una mirabile intesa artistica.

Insieme al talento di ogni componente della compagnia, maturata anche attraverso studi personali, va sicuramente menzionata la capacità di saper raccogliere la sfida delle imprese più difficili.

L’esperienza fatta di Teatri, Piazze e Concorsi, in questi anni, ha creato una fidelizzazione del  pubblico sempre maggiore, che alla fine risulta essere la miglior gratificazione per il lavoro svolto dalla compagnia.

Quando si assiste ad una commedia brillante messa in scena dai Teatranti Tra Tanti ci si dimentica di essere  in presenza di attori non professionisti, avvolti dalla magia del teatro.

 

Info

Dove: AR.MA TEATRO, Via Ruggero de Lauria 22 (Zona Prati)

Quando: Sabato 24 febbraio ore 21:00 e Domenica 25 febbraio ore 18:00

Intero 12 Euro – Ridotto 10 Euro

Loving Vincent: il genio oltre la follia

Non è né un romanzo né una mostra. Loving Vincent è un omaggio cinematografico alla bellezza.

Anche l’occhio meno esperto sa riconoscere un van Gogh. Le tele del pittore olandese godono di fama mondiale. I paesaggi di campagna, le notti stellate, le composizioni floreali, i ritratti e gli autoritratti fanno tutti parte dell’immaginario collettivo. Insomma, si può dire che chiunque conosce van Gogh. Ma è veramente così?

Già il fatto che sbagliamo la pronuncia del suo nome dovrebbe essere un dato indicativo. Eh si, signore e signori, Vincent van Gogh si pronuncia Vincent fan Hoock. Il trucco per non sbagliare sta nel ricordarsi che la “G” di Gogh è muta e nel saper emettere un suono gutturale quando si  pronuncia Hoock. Il video qui sotto potrebbe esservi d’aiuto.

Bene, se siete stati in grado, come me, di superare la sfida lanciata dalla fonetica olandese è giusto ammettere a noi stessi  (per una volta) che abbiamo raggiunto un traguardo importante nella nostra vita. Malgrado ciò,  la domanda che ci siamo posti all’inizio attende ancora una risposta. Conosciamo veramente van Gogh? ( questa volta sono sicuro che l’avete pronunciato bene)

È ormai assodato che chiunque sa della storia legata all’orecchio e delle turbe psichiche ed emotive che hanno reso celebre Vincent come il pittore più folle d’Olanda, ma oltre a questo? Certo, è anche vero che abbiamo un’eredità artistica notevole. Più di 800 quadri, esposti per lo più al Van Gogh Museum di Amsterdam, che proprio per il loro valore simbolico e culturale diventano spesso merci itineranti nelle varie mostre in giro per il mondo. E poi che altro? Insomma, siamo veramente sicuri che sia possibile comprendere l’essenza di un’artista esclusivamente guardando le sue opere?

Fortunatamente nell’ottobre del 2017, il film Loving Vincent è venuto in nostro soccorso. Proponendoci un viaggio unico nel suo genere, Loving Vincent ripercorre l’esistenza di Van Gogh attraverso gli occhi di chi lo ha amato, odiato e pianto. Non è di certo la prima volta che un film tenta di far luce sulla tormentata quanto misteriosa vita del pittore, tuttavia Loving Vincent è senza alcun dubbio una delle trasposizioni cinematografiche più originali mai realizzate. Definirlo semplicemente come un film d’animazione sarebbe quanto mai riduttivo o, più propriamente, è impossibile considerarlo come un pellicola d’animazione qualsiasi. Questo perché per la prima volta nella storia del cinema gli attori fatti di carne ed ossa lasciano il posto ai dipinti su tela.

La tecnica utilizzata si chiama Rotoscope, e consiste nel prendere le scene girate con attori veri e usarle come riferimento per ricrearle a mano successivamente. In pratica, in un primo momento il film è stato  girato in modo tradizionale e poi, in fase di post-produzione, ogni singolo fotogramma realizzato è stato trasformato in un dipinto. Per ottenere questo straordinario risultato Loving Vincent ha richiesto 6 anni di lavoro e uno staff composto da 125 pittori che, tenendo sempre fede allo stile di Van Gogh,  hanno rielaborato all’incirca 65.000 fotogrammi. E’ il caso di dirlo, siamo di fronte ad una vera e propria impresa titanica.

Ma si sa, la pazienza è la virtù dei forti e si può dire che quella dei registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman è stata ampiamente ripagata. Loving Vincent oltre ad ottenere una nomination sia ai Golden Globes che agli Oscar ha  incassato 30 milioni di euro a fronte di un modesto budget di 5.5 milioni. Un risultato davvero notevole se si considera che in molti paesi europei la pellicola è stata proiettata solo per un week-end. A tal proposito fa piacere ricordare che l’Italia nel suo piccolo ha giocato un ruolo rilevante nel raggiungimento di questo successo.

In soli 3 giorni di programmazione, dal 16 al 18 ottobre dello scorso anno, Loving Vincent ha attirato 130 mila spettatori  arrivando ad incassare più di 1.2 milioni di euro, divenendo così il film evento più visto di sempre in Italia. Un successo tanto eclatante quanto inaspettato, infatti, sebbene la pellicola fosse stata distribuita in ben 283 sale, gli innumerevoli sold-out hanno costretto gli esercenti ad  aggiungere una data extra fissata per il 20 novembre 2017. Ma come si spiega questo trionfo?

Semplice, è bastato unire due ingredienti fondamentali: un’esecuzione impeccabile ed una trama originale. Appena si spengono le luci, dopo i primi minuti di spaesamento iniziale, Loving Vincent trascina lo spettatore nel turbine delle meraviglie create dal massimo rappresentante dell’arte post-impressionista, facendo sentire il pubblico parte attiva di un processo creativo. Come se non bastasse ad “animare” il tutto vi è una trama coinvolgente, in bilico tra una lezione di storia ed un’indagine poliziesca. Ma non vi darò altri elementi a riguardo. Come ho già avuto modo di dire precedentemente, Loving Vincent deve essere vissuto come un viaggio e come tale nessuno ha il diritto di rovinarvelo anticipandovi le tappe che percorrerete.  Il mio compito è stato solo quello di farvi salire la voglia di partire, quindi non mi resta che augurarvi, Buon Viaggio!

Lo Stato liquido e la lotta alla mafia: la storia di Falcone e Borsellino in scena al Teatro Orione

Lo Stato Liquido

Scritto e diretto da Sofia Bolognini – Produzione Young Theatre – Intervallo Teatro.
Con Alessandro Di Giulio, Alberto Albertino, Roberta Azzarone, Eletta Del Castillo, Tony Scarfì.

“Che cosa è lo Stato?”

In un gioco di flashback che incornicia la storia delle stragi dell’estate 1992, viene posta la suddetta domanda da un giovane Paolo Borsellino alla figlia Lucia, Cassandra premonitrice dei tragici eventi. Grazie alla scenografia dei ragazzi del liceo artistico San Giuseppe di Grottaferrata di Roma e il talento degli attori* , il palco si trasforma nella Palermo corrotta, posta sotto scacco da Cosa Nostra; ma come afferma Falcone all’amico e collega Borsellino “il vento sta cambiando”, perché si sta per celebrare il maxi processo. L’impegno dei magistrati antimafia viene rappresentato con cura nei dettagli storici del processo penale più famoso di tutti i tempi: una voce fuori campo ricorda l’ingente numero degli imputati, degli interrogatori, degli avvocati, dei pentiti, per non dimenticare e per insegnare l’impegno antimafia ai ragazzi. Questo spettacolo infatti è pensato per le nuove generazioni e riesce a trattare in maniera “leggera” un tema molto delicato.  Il pool antimafia composto dai magistrati Caponnetto, Falcone e Borsellino sta per arrivare alla verità sui traffici della mafia e per questo i veri servitori dello Stato vengono minacciati più volte dai boss, finché arriva quel 23 maggio. La strage di Capaci, e solo dopo 56 giorni, quella di Via D’Amelio. Lo Stato, da aggregazione di materia, diventa “liquido”, perché non è più solido nelle sue istituzioni, ormai infettate dalla illegalità e dalla mafia che si è insinuata nel tessuto sociale. Tramite gli occhi della figlia Lucia Borsellino, si ripercorrono i giorni precedenti le stragi, quando i due magistrati continuavano il proprio lavoro con impegno e dedizione, pur sapendo che avevano le ore contate. La storia dei servitori del vero Stato è anche vita privata: Falcone e Francesca Morvillo, colleghi e coniugi, si difendono l’un l’altro per rimanere uniti fino alla fine. Molto toccante è il monologo della Morvillo davanti a un Falcone spiazzato dalle sue parole dolci e al contempo forti, per rispondere al marito che voleva allontanarla, al fine di proteggerla da una morte certa. Con le ricerche e l’approfondito studio della regia si è riusciti a delineare la personalità di una donna magistrato su cui purtroppo non si è mai saputo molto dalle cronache, una donna  che ha amato tanto la giustizia, quanto il suo Giovanni. E ancora, un’altra donna è la giovane Lucia, combattuta tra la voglia di una vita normale e la volontà di stare accanto al padre magistrato, Paolo Borsellino. La scelta di affidare il timone della trama alla giovane ragazza è vincente, in quanto la platea è e sarà composta, nei successivi spettacoli, da ragazzi delle scuole superiori. Nel momento della prima strage in cui persero la vita i giudici Falcone e Morvillo e  i tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, il pubblico riceve un fascio di luce accecante, proprio come la strategia mafiosa colpì all’epoca la società civile. Da quel momento in poi l’amico Borsellino vuole dedicarsi nella prosecuzione del lavoro investigativo e processuale del collega estirpato dalla lotta alla mafia, ma anche lui sarà ucciso il 19 luglio, mentre si recava a far visita alla madre, insieme ai cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (aveva solamente 24 anni, prima donna a far parte di una scorta e prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Quel 19 luglio scosse ancora una volta il Paese e in particolar modo una ragazza che si era affidata al coraggio e alla protezione di Borsellino, Rita Atria, che in seguito si suicidò. Quel 19 luglio qualcuno trafugò l’agenda rossa del giudice dal luogo dell’attentato. Tuttavia  la mafia non ha vinto perché “gli uomini passano ma le loro idee restano e camminano sulle gambe di altri uomini”, come affermava il giudice Borsellino.

La storia dell’antimafia deve esser ricordata sempre per non dimenticare, non solo in occasione delle commemorazioni delle stragi, e soprattutto deve essere insegnata alle nuove generazioni, affinché lo Stato ritorni alla sua integrità.