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La sfida del Kontakt

Prendete Roma e il suo movimento legato alla musica elettronica e troverete tante piccole gemme. Gemme nate dalle rovine di una città che almeno otto anni fa, grazie all’evento di blog come Romafa*******, ha deciso al posto della creatività e condivisione un proibizionismo moralista per far spazio ai grandi centri commerciali. Eppure, soprattutto i più grandi, si ricorderanno che questa è stata la città di Dissonanze. La città dove sono nate le più belle feste al mondo e dove tutt’ora esistono festival di alto livello.

Nel vuoto più o meno generale, con un’assopita generazione che al travertino ha preferito il ferro berlinese, qualche anno addietro è nato Kontakt. Un format diverso da quelli presenti nella partita tra i club romani. Un format che è una grande festa.

Conosco uno dei tre ideatori e fondatori del Kontakt da oltre quindici anni. Con lui è sempre stato chiaro un concetto: che a far da padrone a qualsiasi nostro evento è lo spirito di amicizia e condivisione. Per un duplice motivo: mantenere la propria credibilità e non dover rincorrere le mode. 

Dal Lanificio al Warehouse passando per l’Ex-Dogana, ai parties on the Beach fino a quelli sulla neve questo è stato Kontakt nell’ultimo biennio. L’ultima volta in via Tagliamento n^9, un luogo tanto decadente quanto leggendario, ha tremato un interno palazzo, come non accadeva da anni. Ero presente e sono stato felice di aver visto un mood festoso e genuino.

Le consolle che prevedono sempre l’intervento del padrone di casa Riccardo Morra, aspirano a creare una nuova generazione di dj’s romani. Personalmente, più volte ho criticato la scelta di dar spazio a ragazzi e ragazze troppo avvezzi ai social e all’immagina, ma in quel tentativo si ritrova la bellezza di un gruppo di persone. Persone che utilizzando una festa provano a riportare la musica al centro della passione e del senso per cui si esce tardi la notte. 

Un modo per non inseguire nessuno e da Roma lanciare la propria sfida.

Stasera vi aspettano Riccardo Morra, Alessandro Segamonti e Giuliano Lombardozzi con al seguito Dumfound e altri. Al Lanificio, come accadeva già dieci anni fa. Quando forse erano (eravamo) troppo piccoli per lanciare la sfida. Ma, la traiettoria era ben presente.

La parabola dei “The Martinez Brothers”

A questo mondo non è semplice uscire da scenari quali il Bronx ed esser conosciuti per la propria musica. Non è semplice neppure raggiungere le vette mondiali dell’elettronica, ma ciò che è ancor più arduo è restare ed incrementare il proprio successo rimanendo fedeli a se stessi. Nonostante tutte queste difficoltà, due fratelli di New York City stanno riuscendo in questo compito. I loro nomi sono Steve & Chris Martinez e per l’appunto formano il duo di tech-house “The Martinez Brothers”.

La loro storia si può definire come un’avventura tipicamente americana. Infatti, Steve e Chris Martinez hanno iniziato a suonare e sperimentare a casa, si sono impegnati in diverse formazioni e come da buona tradizione statunitense si conviene, hanno persino calcato la scena di alcune chiese. Non discostandoci troppo dal tema sacro prendiamo come riferimento il numero “tre”. Sono tre, infatti, i momenti chiave per il duo statunitense.

Il primo punto di svolta per i due fratelli del Bronx è stato il club Shelter. Il Club Shelter è fin dai primi anni novanta il tempio della house e techno newyorkese. Un luogo che ha visto dare i natali sulla scena che conta a: Moby, Dmitry, Keoki e Jason Jinx. Ove però a guidare sapientemente ritmi e mani vi è Timmy Regisford. E’ proprio quest’ultimo, da sempre ammirato dai fratelli Martinez, ad ingaggiarli e farli conoscere al vero pubblico della tech house americana. Il secondo momento chiave è stato l’incontro con Dennis Ferrer e Jerome Sydenham, loro effettivi mentori. Anche in questo caso è stato seguito il classico copione americano: produzione e contratto nati da una richiesta del duo del Bronx attraverso il social MySpace. Alla Objektivity Record Label, sotto la guida di Dennis Ferrer e grazie a collaborazioni con mostri sacri quali DJ Sneak e Point G (DJ Gregory) hanno fatto emergere uno stile stratificato acutamente nella loro identità.

Infatti, ciò che distingue “The Martinez Brothers” dai loro coetanei è un senso del ritmo impregnato nelle loro radici latine e nel tempo trascorso all’interno di bande di chiesa dove hanno imparato a suonare le percussioni e le chiavi. Latin jazz, salsa, disco sono state le loro prime influenze e successivamente hip – hop, house e techno sono diventati il loro forte. Questo mix di due fratelli di origine latina nel Bronx ha ridato linfa vitale alla tech-house. Terzo momento fondamentale, ma d’altronde lo è per ogni musicista della scena tech-house, è stato quello segnato dall’entrata nel 2011 all’interno della famiglia del Circo Loco al DC-10 di Ibiza. E’ lì che hanno assorbito i suoni ed i ritmi fondamentali per divenire ciò che ora sono e rappresentano. Questo terzo e fondamentale momento rappresenta il punto cardine per ogni dj e specialmente per “The Martinez Brothers”. Il “live” è il loro vero punto di forza, infatti i loro dj set sono pieni di energia e superbamente curati e mai banali. L’esibizioni live dei “The Martinez Brothers” sono alimentate da una profonda conoscenza della cultura musicale condita da un’innata capacità di guidare la folla.

Ad ogni modo, la storia de “The Martinez Brothers” è la più grande dimostrazione di come la musica possa salvarti la vita. Di come per essere dj e produttori non basta saper mixare, ma è fondamentale conoscere la musica e riconoscere il ritmo delle proprie origini. E se tutto questo non vi ha convinto sul duo del Bronx, non vi serve altro che andare sabato prossimo al Capitol Club di Roma per giudicarli ed essere travolti dalla loro tech-house.