Home / Tag Archives: techno

Tag Archives: techno

Laurent Garnier – Sua maestà a Roma

Vi sono luoghi leggendari, unici al mondo. Se ritenete che essi siano i luoghi preposti alla funzione di capitali economiche vi sbagliate. Uno di questi luoghi, sul finire degli anni Ottanta, è stato il club l’Haçienda di Manchester, dove un allora giovane dj francese scosse il mondo dell’elettronica. Il club era frequentato anche da gruppi come gli Stone Roses e gli Happy Mondays, che rimasero affascinati dallo stile del giovane galletto già all’epoca molto aperto e ricettivo verso il nuovo. Fu così che le due formazioni iniziarono a contaminare il loro rock con ritmiche house. A mostrare le sue capacità e mostrare un nuovo corso della musica è stato: Laurent Garnier.

Ammetto di disprezzare chi ritiene Parigi una città essenzialmente romantica e rinchiusa nei fantasmi dell’Ancien Régim. La capitale francese nel mio immaginario ha un valore speciale nel novecento per il jazz degli anni venti e, soprattutto, per il French touch di metà anni novanta. E’ in quel periodo che Laurent Garnier, trasferitosi in una Parigi dei primi anni Novanta dove il fervore per la musica elettronica inizia a farsi sentire, prese subito in gestione la consolle del famoso Wake Up Club, rendendolo una cattedrale della musica. Così, in concomitanza con la sua ascesa in qualità di Dj, Garnier inizia anche la sua attività da producer.

Laurent Garnier - Polinice - Ex Dogana

Successivamente all’entrata nel roster della major FNAC, dove rilasciò nel 1993 la raccolta French connection e poi l’EP The Bout de Souffle, con Eric Morand decise di formare una nuova label: la F-Communication, etichetta specializzata nella ricerca all’interno del campo dell’elettronica d’avanguardia, con una concezione puramente crossover. Quella label sarà la chiave per poter presentare al mondo nel 1995 l’album Shot in the dark, seguito poi due anni dopo da 30 e poi nel 2000 da Unreasonable behaviour, il più apprezzato dalla critica, anche grazie alla pietra miliare The man with red face contenuta al suo interno.  Una traccia storica, da alcuni considerata il Sacro Gral della musica elettronica alla quale ogni producer dovrebbe ispirarsi.

Negli anni duemila inizieranno le collaborazioni con jazzisti del calibro di Bugge Wesseltoft e Dhafer Youssef, cui farà seguito il suo quarto album The Cloud Making Machine.

 

Torniamo alla Francia e al suo valore per la cultura mondiale. Evocando il solo suono della parola Frnacia non si può che pensare alla Rivoluzione del 1789 e all’Illuminismo. Opera cardine, decisatoria di un modo di studiare e pensare, del periodo fu l’Enciclopedia. Questo è la compilation di Laurent Garnier The Kings Of… , nella quale ha collaborato con il suo amico, già simbolo della techno, Carl Craig. All’interno di The Kings of Techno ci si ritrova in un lungo viaggio che parte dal soul di Aretha Franklin per giungere alla detroit techno di Jeff Mills.

Penserete che Garnier sia un asettico chirurgo della consolle e invece anche nei live ricerca il pieno appoggio della sua corte ossia il pubblico. Un pubblico che lo vedrà a Ex-Dogana sabato 18 novembre per Spring Attitude Waves. Un viaggio e una celebrazione alla quale, la Roma che non si annoia tra aperitivi e tristi rituali prerivoluzionari nei palazzi nobiliari, non può mancare.

Versus di Carl Craig

Quando si uniscono le parole classica ed elettronica in molti storciono il naso. La loro unione è assai sgradevole se non in casi di strema capacità tecnica e di creatività mista a virtuosismo. Versus di Carl Craig ne è uno dei connubi più riusciti. Nato a Detroit, la famosa “motor city” all’interno della quale, 15 anni dopo un effervescente movimento musicale afroamericano gettò le basi per la musica techno. L’attuale successo di Passion Fruit con sample di Moodyman ne è uno degli esempi della forza e del tenore della Seconda “gloriosa” generazione di Detroit. Di quell’America tanto povera e degradata quanto immensamente creativa ed affascinante

La seconda generazione di Detroit si è incontrata nell’album Versus con l’anticonformismo del direttore d’orchestra François-Xavier Roth.Darkness crea tensioni attraverso accordi atmosferici, “Tecnology” è un esercizio di puro minimalismo, e “Domina” è il brano che rappresenta la meglio questo “scontro” tra mondi lontani quanto superbi e affascinanti nella loro sintesi.

Sandstorms, è un brano decisamente techno utilizzabile sapientemente da qualsiasi bravo dj sul floor di una qualsiasi location.  Se Carl Craig è definito da molti il Miles Davis della techno la riprova ne è The Melody, dove sapientemente tempi e bpm trasportano l’ascoltatore.

Esemplare è l’inserimento della capacità tecnica del lussemburghese Francesco Tristano Schlimé, che con il pianoforte sposta lo sguardo in un’atmosfera cinematografica.

Uno scontro d’autore. Una sintesi tra classica e techno unico.

Fresh Prince

I primi mesi dell’anno sono un periodo particolare per un ascoltatore di musica, preso tra la foga di tappare i buchi dell’anno precedente e il desiderio di proiettarsi sul futuro. Spesso è la prima di queste due tendenze a prevalere, rinnovando un salubre ritardo nel ciclo che solo le macchine da recensione possono auspicare di non subire, ma è forse proprio per questo che il primo disco dell’anno nuovo riveste un ruolo un po’ speciale.
Un po’ perchè arriva in un periodo in cui si tende a dare un particolare valore alle cose con un numero più alto di quello cui siamo abituati, un po’ perchè verosimilmente verrà ascoltato nei mesi a seguire più spesso di quanto non avremmo fatto se fosse uscito banalmente a maggio, il primo disco (bello, ovviamente) dell’anno è sempre una questione delicata.
Per molti il 2013 è iniziato nel nome dei My Bloody Valentine, per il sottoscritto in quello di Hendrik Weber, al secolo Pantha Du Prince, ragazzo di Amburgo ormai giunto a un livello di raffinazione tale del suo suono morbidamente techno da porlo tra i produttori più interessanti in circolazione.
Il suo ultimo lavoro, Elements of Light, uscito a nome Pantha Du Prince & The Bell Laboratory, incorpora ancor più che in passato gli analogicissimi contributi -cortesia del laboratorio della campana, credo- di strumenti inusuali come xilofoni, campane e campanelli vari che erano sempre stati parte del repertorio di PDP, ma che in quest’ultima uscita vengono portati definitivamente alla ribalta.
In generale Elements of Light ricorda più This Bliss del 2007 che l’ultimo Black Noise, più spigoloso ed inquieto, e rappresenta sicuramente un ragionevolissimo punto d’approccio per un aspirante nuovo ascoltatore, in particolar modo per chi non fosse troppo avvezzo alle rigidità di certa techno teutonica. Questo principalmente perchè pur conservando l’approccio “a lungo termine” del genere, gli inserti strumentali donano al disco una dinamicità più convenzionale e immediatamente coinvolgente, abbinata a una durata pressochè dimezzata rispetto ai dischi precedenti, che è sempre un bell’incentivo al riascolto.
Non che questo rappresenti un annacquamento o un particolare compromesso. Elements of Light è un disco più maturo e compiuto rispetto a This Bliss e Black Noise, entrambi ottimi work in progress di una mente creativa e consapevole, ma entrambi lontani dall’adulta eleganza di quest’ultima uscita che oltre a suonare più personale e peculiare, funziona innegabilmente meglio come album in termini di scorrevolezza e organicità della tracklist.
Con la data romana di maggio che si avvicina, fareste una gran cosa a prestare un orecchio al buon Hendrik e in particolare al suo ultimo disco, poi non dite che non ve l’ho detto.
Lorenzo Peri