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I 10 migliori film 2010-2015

Di solito mi trattengo dal compilare liste dei migliori film annuali perchè in realtà la maggior parte delle pellicole di valore uscite negli ultimi anni sono state trattate in questa rubrica con un articolo ad hoc, e i miei lettori assidui si sono probabilmente già fatti un’idea abbastanza precisa di cosa sarebbe incluso in liste del genere. Nei rari momenti di lucidità da cui vengo occasionalmente sorpreso però mi rendo conto del fatto che in effetti mia madre (ciao mamma) è la mia unica lettrice assidua, e per il 99% delle altre quindici persone che sono capitate su questa pagina, per caso o contro la loro volontà, un riassunto potrebbe essere utile/interessante. Ho voluto quindi strafare e mettere insieme una lista dei miei film preferiti degli anni dieci di questo nuovo secolo, dove a far testo sarà la data di uscita internazionale che si può trovare, per esempio, su IMDB e non quella italiana. Il periodo di tempo preso in considerazione è ovviamente ancora in corso, e quindi questa lista lascerà il tempo che trova ancora più di quella che misi insieme per la decade precedente, ma si spera che possa comunque fornire spunti a qualche potenziale spettatore che voglia riempire una o più serate. L’ordine è cronologico.

The Arbor

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di Clio Barnard

Grazie al curioso espediente di far doppiare da attori le classiche teste parlanti da documentario, The Arbor è in grado di creare un’atmosfera pressochè spiritica che amplifica e rende ancor più inquietante la tragica storia di Andrea Dunbar, una drammaturga vissuta nella desolante realtà della provincia post-industriale inglese, e morta prematuramente. A ricordare la sconquassata vita della madr, di cui hanno per molti versi seguito le orme, sono in particolare i figli, che ovviamente sono stati le principali vittime del suo alcolismo. The Arbor è un pugno allo stomaco devastante, ma le scelte stilistiche e l’atmosfera che è in grado di creare ne fanno molto più che una semplice storia strappalacrime.

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The Social Network

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di David Fincher

Punto di svolta nella carriera di un regista che non amavo e che ora idolatro, The Social Network è stato un film molto chiacchierato per l’attualità del suo soggetto. Lo specifico dell’argomento non è irrilevante, ma ciò che fa di questo film un capolavoro è la sua descrizione glaciale dell’alienante ossessione di un uomo troppo pieno di sé per potersi relazionare con gli altri. La raggelante colonna sonora è la ciliegina sulla torta per un mastodonte che ha dato inizio a una striscia di filmoni che Fincher non sembra in procinto di interrompere.

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Oslo, August 31st

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di Joachim Trier

In Oslo, August 31st seguiamo Anders in quella che sarà la sua ultima giornata sulla terra. Aggirandosi per una Oslo deserta e desolante, il protagonista del film cerca di ricollegare i fili della sua vita, tagliati dalla tossicodipendenza, ma il suo vagare lo porta in contatto solo con ulteriore alienazione e artificialità. Girato con eleganza e quasi con superbia, Oslo, August 31st è un altro film annichilente (mi sa che è una costante in questa lista) nonostante il suo nordico controllo delle emozioni più esteriori: non esattamente una passeggiata di salute, ma comunque meritevole del suo posto nella top 10.

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La Pelle che Abito

10 migliori film 2010-2015

di Pedro Almodòvar

Dopo un decennio abbondante passato a produrre alcuni dei più intensi e toccanti melodrammi che il cinema tutto ci abbia regalato di recente, Pedro Almodòvar tocca l’apice con questo thriller che definire perverso sarebbe decisamente eufemistico. Un mix esplosivo di sessualità contorta, violenza -è proprio il caso di dirlo- sottocutanea, e una certa dose del melò di cui sopra, La Pelle che Abito non è uno dei film più classici o rappresentativi dell’opera del maestro iberico, ma è di sicuro il più estremo e avventuroso, e per questo si conquista un posto su questa lista.

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Computer Chess

10 migliori film 2010-2015

di Andrew Bujalski

Ambientato negli anni ’80 durante un torneo di intelligenze artificiali scacchistiche, Computer Chess è un curioso quadretto lisergico di un miscuglio di sottoculture. Girato in un bianco e nero a bassa fedeltà che gli conferisce una certa atemporalità, il film si snoda tra suggestioni disparate, in bilico tra nerdaggine d’annata, drug culture, complottismo e una certa dose di non senso. Resta in un limbo imprecisato da cui ricava il suo fascino, ed è probabilmente il film più storto della lista, il più insolito e indefinibile. Se non fosse chiaro sono tutti complimenti.

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Pain & Gain

10 migliori film 2010-2015

di Michael Bay

È raro che un film di Michael Bay trovi spazio in raccolte di questo tipo, ma il regista americano è spesso ostracizzato dalla critica per ragioni ideologiche che non prendono in giusta considerazione i forti tratti autoriali della sua opera. La fotografia iper-saturata e il cinetismo estremo delle sue pellicole non si erano mai saputi coagulare in un singolo lavoro di qualità uniforme, ma è bastata una sceneggiatura che smorzasse con abbondanti dosi di umorismo nero alcune derive oggettivamente censurabili degli episodi precedenti per regalarci un film che mostra il cinema di Bay al pieno delle sue potenzialità. Pomposo e ipertrofico come i suoi protagonisti, Pain & Gain è una girandola impazzita di colori accecanti e un continuo vomito di esilarante cinismo. Non mi stupirei troppo se Michelino non raggiungesse mai più questo tipo di vette, ma una volta è più che sufficiente.

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Solo Dio Perdona

10 migliori film 2010-2015

di Nicolas Winding Refn

Sublime esercizio di stile e al contempo brutale attacco ai sensi e alla sensibilità dello spettatore, Solo Dio Perdona ci porta nei peggiori bar di Bangkok dove un attempato poliziotto assume il ruolo di tristo mietitore ai danni della gang di Ryan Gosling. La trama è a mala pena comprensibile, ma quello che davvero conta nel film è l’intensa resa dell’estrema violenza di molte scene, mixata in un cocktail deflgrante con echi edipici e perversioni varie. Stroncato dalla critica, Solo Dio Perdona è da evitare come la peste se siete quelli che alla fine dei film commentano sulla credibilità delle azioni dei personaggi.

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La Vita di Adele

10 migliori film 2010-2015

di Abdellatif Kechiche

La caratteristica che unifica la maggior parte delle pellicole in questa lista è l’intensità con cui sono in grado di investire lo spettatore. Ciascuno dei film declina questa caratteristica in una maniera differente, e La Vita di Adele lo fa con un approccio puramente fisico. Le lunghe scene di sesso per cui il film è rimasto celebre contribuiscono molto a questo senso di fisicità dirompente, ma il tema si concretizza in sequenze anche molto più quotidiane, come pasti e conversazioni, che mostrano una tangibilità pressochè scultorea raramente osservabile al cinema. Narrativamente il film è meno efficace, e chi ci volesse andare a cercare un manifesto LGBT rimarrebbe deluso, ma come melodramma corporale La Vita di Adele è incomparabile e su questa base si conquista l’inclusione nella squadra all-cinema 2010-2015.

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National Gallery

10 migliori film 2010-2015

di Frederick Wiseman

Mosca bianca in una collezione di film di forte impatto, National Gallery è una pellicola meditativa e cerebrale, che più che colpire lo spettatore alla pancia vuole sommergerlo di domande e spunti di riflessione. Descrivendo i meccanismi interni della National Gallery di Londra, Frederick Wiseman esplora annessi e connessi tecnici, di gestione finanziaria e di politiche culturali con una pazienza e una perizia proporzionate a quelle che vengono richieste allo spettatore per affrontare questo mastodontico documentario. Lo stile del cineasta è consolidato, ma rappresenta una tela bianca in grado di ospitare ancora molte indagini di questo arzillo nonno della cinepresa.

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Due Giorni, Una Notte

10 migliori film 2010-2015

di Jean-Pierre e Luc Dardenne

Concludiamo con l’ultimo lavoro di quelli che possiamo sicuramente annoverare in un ristrettisimo club dei migliori cineasti del ventunesimo secolo. Anche nel caso dei fratelli Dardenne lo stile registico è ormai una costante, ma film dopo film lo schema si rivela abbastanza flessibile e raffinato da poter soffiare vita in storie nuove senza perdere la potenza dei capolavori passati. Due Giorni, Una Notte è un film che rappresenta senza retorica un’umanità dolente ma non per questo priva di forze o sconfitta, e dovrebbe essere impresso a fuoco sulle retine dei neo-neo-realisti della domenica che appestano entrambe le sponde dell’Atlantico.

10 dischi Garage Rock fondamentali

1. The Stooges – The Stooges (1969): impossibile scegliere un disco dalla magnifica tripletta che gli Stooges inanellarono dal 1969 al 1973. Degenerati, teppisti, degradati. Questo disco incarna il vero spirito del rock n’ roll. E gli Stooges sono state una delle migliori rock band della storia.

2. The Sonics – Here are The Sonics (1965): anche qui la scelta fra questo fantastico esordio e il successivo Boom è stata molto difficile. Ai tempi dell’uscita di questo album non si era sentito nulla di così selvaggio. Il punto di congiunzione fra i grandi Stooges e il rock primordiale di Little Richard.

3. The 13th Floor Elevators – The Psychedelic Sound of (1966): archetipo della musica psichedelica, capolavoro del garage rock. Questo è uno dei dischi più importanti della musica del Novecento. La opener ‘You’re Gonna Miss Me’ è il perfetto esempio di pezzo garage deformato dagli stupefacenti.

4. MC5 – Kick out the Jams (1969): il grande Lester Bangs definì quest’album “ridicolo, prepotente e pretenzioso”, e questo non certo il primo errore del vulcanico Bangs. Sì, perché questo è un live album registrato in due take consecutive, che sprigiona una violenza senza precedenti, capace di essere diretto nei suoi classici e capace di deliri psichedelici come Starship. Un must.

5. The Count Five – Psychotic Reaction (1966): è semplicemente un album eccitante, appassionato e appassionante che incarna molto bene quello che il garage era e dovrebbe sempre essere.

6. The Troggs – The Troggs (1966): diciamo la verità, i Troggs meritano una menzione in questa piccola guida/classifica anche solo per il loro singolo di maggior successo: la depravata e selvaggia “Wild Thing”. Ma in questo disco c’è molto di più: la censurata “I Can’t Control Myself”, e la sporca “Cousin Jane”. Quando il rock era marcio… per davvero.

7. The Seeds – The Seeds (1966): due accordi per dodici brani, questa è l’eredità che i Seeds lasciano alla musica, e in particolare al punk. Rozzi, turpi e violenti. In una parola spettacolari.

8. Monks – Black Monk Time (1965): “Mentre i Beatles cantavano <la-la, yeah yeah> i Monks impressionavano folle di ragazzini per bene con ‘Drunken Maria’, ‘I Hate You’, ‘Shut Up’, ‘Complication’.” (Scaruffi)

9. The Remains – The Remains (1966): quinto album dell’anno di grazia ’66 in questa classifica. Immotivatamente dimenticati, ricordati solo talvolta con il nome Barry & The Remains, questi quattro ragazzi di Boston aprirono l’ultimo tour americano dei Beatles nel 1966. Questo è senz’altro uno dei dischi registrati, suonati e arrangiati meglio degli anni ’60.

10. The Cramps – Songs The Lord Tought Us (1980): unico disco che oltrepassa il 1969 di questa classifica, scelto perché punto di congiunzione fra il garage rock anni ’60 e la new wave, lavoro originale e capace dello stesso conturbante fascino degli album succitati. Sinistri, ironici nei loro momenti anche più stereotipici, riaccolgono la violenza e la primordialità del garage incastrandola con un’estetica horror accoppiata a un’immediatezza bubblegum che sembra un occhio attento sul consumismo più gretto che ci accompagnerà per tutti gli anni ’80.

La classifica di fine anno: i 10 earworm del 2013 più presenti nella mia testa

Dovete sapere che c’è una malattia – o meglio un disturbo – che tormenta alcuni tra gli amanti della musica: l’earworm. Il fenomeno, ampiamente trattato da Oliver Sacks in “Musicophilia”, consiste in alcuni secondi di musica immaginata (spesso un ritornello conosciuto) che si ripetono quasi all’infinito nella testa del malaugurato musicofilo fino a farlo impazzire. 
Affetto ma non sconfitto dall’earworm, ho deciso di sfruttarlo per cimentarmi nello sport preferito dai blogger: il classificone di fine anno. Ecco dunque

I DIECI EARWORM DEL 2013 PIU’ PRESENTI NELLA MIA TESTA

(Ovviamente, per una canzone, essere un earworm fastidioso è spesso indice di qualità ed efficacia. Inoltre, i pezzi in lista sono ordinati in base a quanto earworm mi provocano, non a quanto mi piacciono).

1) Guided by Voices – Littlest League Possible

Naturalmente il primo posto non poteva che spettare al Re del pop, Robert Pollard. A 56 anni suonati, un alcolismo galoppante e un centinaio di album alle spalle, riesce ancora a sfornare capolavori accattivanti come questo. The “P” stands for POP!

2) Guided by Voices – Islands (She Talks in Rainbows)

Ok, ok, è un altro pezzo dei Guided by Voices, ma stavolta non è di Robert Pollard, bensì di Tobin Sprout, ed è incredibile. Provate ad ascoltarlo, e dite addio a qualsiasi forma di concentrazione per qualche ora (o mese, se siete come me).

3) Unknown Mortal Orchestra – Swim and Sleep (Like a Shark)

Riff di chitarra elettrica baroccheggiante, quando te ne andrai dalla mia testa?

4) Robert Pollard – I Killed a Man Who Looks Like You

Sì sì lo so. Un’altra canzone di Pollard, sto perdendo credibilità. Però voi cliccate sul link, io non dico niente.

5) I Cani – Lexotan

Niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente niente no

6) Foxygen – San Francisco

Il 2013 iniziò benissimo con questa canzone irresistibile, che se non ricordo male ho canticchiato per 6 mesi anche nel sonno.

7) The Clever Square – February Is a Lie

Altro validissimo gruppo italiano che si è divertito a infestare la mia mente nell’ultimo anno. Entrate pure, il piacere è tutto mio.

8) Janelle Monàe – Q.U.E.EN.

Che pezzo incredibile. Amo quest’artista, odio quello che ha fatto alla mia capacità di concentrazione.
HEY BROTHER CAN YOU SAVE MY SOUL FROM THE EARWORM?

9) Departure ave. – How We Sang

Altri romani, altro brano accattivante (anche se decisamente downbeat) che non si dimentica facilmente.

10) Dumbo Gets Mad – Radical Leap

Last but not least, “Quelle tastiere… quelle dannate tastiere non mi si levano dalla testaghhhh”

Buon 2014 e buon earworm a tutti!

PoliRitmi – Gianlorenzo Nardi

10 gruppi da non ascoltare


Il mondo del web è intasato da elenchi, classifiche, liste di Dos & Don’ts di qualsiasi genere. Questa formula particolarmente fortunata è uno dei cavalli di battaglia dell’amato/odiato Vice Magazine.

Dedichiamo questa nostra lista a tutti i creatori delle top 10 già esistenti.

DIECI GRUPPI DA NON ASCOLTARE PER NESSUN MOTIVO AL MONDO
883 Gli 883 mi piacevano tanto. Poi sono finite le elementari. La loro presenza in questa classifica è un’eccezione. Gruppi di questo tenore non saranno parte di questo post. In primis, perché non ci piace sparare sulla croce rossa, ma anche perché è piuttosto futile criticare chi fa già schifo in modo piuttosto lapalissiano. Il motivo per cui sembrava importante includerli è la assurda rivalutazione di cui sono oggetto ultimamente. Ricordiamo a tutti che Max Pezzali, oltre ad essere uno dei parolieri più coatti della storia della musica leggera, musicalmente è anche uno dei meno ‘talentuosi’ fra i suoi colleghi italiani di successo. Ammettendo anche che le prime cose potessero avere un senso le ultime sono musica brutta per quarantenni arrapati.

The Killers Ecco l’esempio di un gruppo che avrebbe dovuto smettere dopo i primi due singoli o al limite, volendo essere estremamente generosi, al primo album. Se ‘Hot Fuss’ aveva il pregio di contenere qualche buon pezzo e, tutto sommato manteneva un tenore medio accettabile, dal secondo disco in poi il gruppo di Los Angeles guidato dal fastidioso Brendan Flowers ha comincato a fare arrangiamenti pomposi, cercando di riproporre il synth pop anni ’80 da classifica. Un disastro. ‘Human’ è una delle canzoni più brutte degli ultimi anni. Testo insulso, musica pacchina. Un’oscenità.

Muse I Muse sin dal primo disco sono stati una versione di serie Z dei Radiohead. Nel loro evolversi durante il tempo hanno provato a rinnovare il loro sound e a colpire nel segno con gli arpeggi pianistici e la voce drammatica di Matt Bellamy (che palle!) . Oltre al fatto di ripetere qualsiasi mezza idea fino alla morte, i Muse hanno il difetto di scegliere arrangiamenti esageratamente barocchi accoppiati a suoni scandalosamente dozzinali.

Madonna nemesi totale della musica vera, Madonna è considerata – talvolta anche da persone con gusti musicali discreti – la regina del pop. Facendo leva sulla promiscuità sessuale, produzioni multimiliardarie, una vita privata turbolenta, Madonna è stata l’emblema della cultura pop degli anni ottanta. Pur pubblicando anche un disco bello,(Ray of Light, 1998) la Ciccone è stata continuamente costretta a reinventarsi per continuare ad alimentare il suo mito. Lei è la rappresentazione dell’intrusione massiccia delle regole di mercato nella musica, la paladina della musica di consumo, prodotto delle major e niente più. Ah sì, ha anche fatto film orribili.

Linkin Park Ecco forse i Linkin Park sono la band con il sound più obbrobrioso degli ultimi vent’anni; sono arrivati a fare nu-metal o come si chiama con circa vent’anni di ritardo, uccidendo ufficialmente un genere musicale che aveva dato comunque molto poco al mondo della musica. L’equivalente musicale di un fast food: dischi brutti ben impacchettati.

Incubus Embelma del rock alternativo innocuo di fine anni 90 – inizi 2000, gli Incubus hanno cavalcato l’onda crossover provando a disfarsi delle soluzioni più (finto) rockettare, mescolando un’evidente anima pop con funk, grunge e hip hop. Purtroppo non sono mai riusciti a fare nulla che non fosse annacquato, noioso, e che alla fine dei conti fosse solo materiale proponibile a ragazzine che guardano MTV.

Ska P Inutili. Se non fosse per i testi politici non avrebbero neanche un fan, e infatti fuori dai banchi di scuola nessuno osa ascoltarli.

Vasco Rossi Vasco è uno degli artisti più infidi che esistano. Quando pensi di avere degli amici con cui poter parlare di musica serenamente capita che una persona insospettabile ti dica: ‘Però il primo Vasco non era male, anzi!’. Il suo terrificante aspetto è lo specchio del suo modo di fare musica. Con il passare degli anni è diventato sempre più viscido, aspetto abbastanza evidente dagli improponibili testi che scrive. La sua totale mancanza di talento è direttamente proporzionale al suo inspiegabile successo.

System of a Down Una volta su Radio Rock un Dj disse che non c’erano gruppi nuovi all’altezza dei grandi classici. A parte la frase in sé, inutile, banale, trita e ritrita, il conduttore, rispondendo ai messaggi degli ascoltatori che citavano gruppi validi come Radiohead, Sigur Ros, Explosions in the Sky, ecc. disse, minimizzando questi ultimi, che il gruppo migliore di questi anni, il più originale è senza dubbio quello di Tankian e soci. Ecco da quel momento Radio Rock non è più fra i sei canali radiofonici programmati nella mia macchina. Non so se è la voce fastidiosissima di Tankian, i dozzinali riff pseudo-metallari, o le pacchiane contaminazioni armene, ma i celebri SOAD sono fra i gruppi più inascoltabili del pianeta.

Placebo Questo trio è l’esempio perfetto di come si possa fare musica orribile pur avendo bei gusti musicali. La miscela fra glam-rock, brit pop, e chitarre distorte ed atonali non è abbastanza per dare uno sprint ad una band che casca sempre nei soliti cliché, lo stesso Molko non sembra mai autentico e i suoi lamenti all’apparenza rientrano solo in una posa del gruppo, non in un’ autentica urgenza espressiva. Per fortuna con il passare del tempo di sono suicidati con dischi sempre più brutti.

L.C.