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Il Liceo Artistico Caravaggio rinasce grazie all’Associazione Flavio Tortosa

Domenica 8 luglio l’Associazione Flavio Tortosa, in collaborazione con la Polisportiva Città Futura, inaugura il restauro dell’area esterna del Liceo Artistico Caravaggio, nel quartiere romano Tor Marancia.

Il progetto: un esempio per i più giovani e per tutti i cittadini
Dopo tanto sudore, una lunga campagna di sensibilizzazione e diversi eventi di raccolta fondi, l’Associazione Flavio Tortosa può finalmente rivendicare l’utilità sociale del suo primo anno di lavoro e la fine della sua prima iniziativa: il “Progetto Caravaggio”. L’omonimo Liceo può adesso vantare un’area esterna sicura e fruibile, completamente rinnovata dal punto di vista estetico grazie alla posa in opera di un giardino ed alla costruzione di un campo bivalente per basket e calcetto con annessa tribuna e illuminazione notturna: il Playground Flavio Tortosa. Il tutto a disposizione degli alunni e dei cittadini.

Il Playground Flavio Tortosa: lo sport come simbolo dell’amicizia
Il nuovo playground non si pone soltanto al centro dell’area esterna del Liceo Artistico Caravaggio, ma anche simbolicamente al centro di tutto il Progetto. La passione per lo sport come strumento per stimolare l’aggregazione sociale e rinsaldare l’amicizia: è stato questo il motivo trainante dell’iniziativa dell’Associazione Flavio Tortosa. Ed è questo il motivo che ha ispirato la pittura murale dell’artista Violetta Carpino sulla parete interna della scuola, in virtù della quale il playground si presenta come una vera e propria opera d’arte a disposizione della collettività.

L’evento d’inaugurazione: la festa del quartiere e di tutta la città
Alle ore 18:30 si terrà una conferenza stampa in presenza della Polisportiva Città Futura e delle istituzioni locali e scolastiche. Alle 19:30 sarà presentato il Playground Flavio Tortosa con un’anteprima del torneo di basket “Ball don’t lie”, che vedrà in campo alcune vecchie glorie del basket nostrano e non solo. A seguire aperitivo di beneficenza con i live di Luca Hang Bertelli e Vittorio Belvisi, per poi continuare fino a esaurimento scorte col dj set di Borghetta Stile.

L’Associazione Flavio Tortosa
L’Associazione nasce nel 2017 allo scopo di onorare, attraverso opere di promozione sociale, la memoria di Flavio Tortosa: un ragazzo che, scomparendo neppure ventinovenne, lasciava in eredità ai propri cari l’amore per la vita, la passione per lo sport e il dono inestimabile dell’amicizia. Scopo principale dell’Associazione è la riqualificazione di aree di aggregazione sociale, con un raggio d’azione che raggiunge gli ambiti dell’istruzione, dello sport e dell’arte.

 

Street art e murales

Gucci, dopo aver già collaborato con Jayde Fish e Angelica Hicks, ha rinnovato il suo interesse per i murales firmando la collaborazione con Ignasi Monreal, artista incaricato di dipingere tre nuove pareti a New York, Milano e Hong Kong. Per le opere, interpretate in questo caso più come forma di comunicazione pubblicitaria che come azione puramente artistica,  è stata definita  una data di scadenza: avranno due mesi di vita.

Solo qualche settimana fa era comparsa sul ponte abbandonato di Scott Street, a Kingston upon Hulk, nel Regno Unito, la nuova opera di Banksy: un bambino armato di scolapasta e spada in legno riporta la scritta Draw the raised bridge. Il murales, probabile critica all’esito della Brexit, è stato  da subito meta di pellegrinaggio da parte dei londinesi, ma è  stato presto rovinato e imbrattato e solo la segnalazione di un attento cittadino è riuscita a preservare l’opera da ulteriori danni. Ripulita e protetta con una pellicola,  si presta di nuovo agli sguardi dei curiosi cittadini.
A Napoli, una delle due opere dell’artista, quella che rappresentava l’estasi della beata Ludovica Albertini con in mano delle patatine e un panino, è stata cancellata e coperta dal lavoro di un altro writer nel 2010. L’altra, la Madonna con Pistola, uno stencil in Piazza dei Girolamini, è stata protetta grazie all’iniziativa di un privato con una lastra in plexiglass.

Due anni fa, a Roma, William Kentridge ha completato sulle sponde del Tevere Triumphs and Laments, un fregio lungo 550 metri e composto da 80 figure alte fino a dieci metri. L’opera urbana, è stata realizzata con una tecnica diversa da quella impiegata per i murales: l’artista sud africano si è impegnato infatti a rimuovere la patina biologica dai muraglioni in travertino per rappresentare i trionfi e le sconfitte della città eterna con le sagome di uomini, eroi e dei. Solo lo scorso mese si sono registrati le ultime attività vandalistiche che continuano a sfregiare l’opera.

La street art, viene impiegata come strumento di trasformazione, riqualificazione e riattivazione di quartieri vulnerabili. Tor Marancia, edificata in cinquanta giorni per dare un alloggio agli abitanti del centro storico di Roma quando il regime fascista decise di costruire via dei Fori Imperiali, era chiamata Shanghai per le sue difficili e malsane condizioni di vita.
Nel 2015, il progetto promosso dall’associazione culturale 999 contemporary e finanziato dal comune di Roma e dalla fondazione di Roma, ha inaugurato i 21 murales alti 14 metri e dipinti sulle facciate delle case popolari del lotto n.1 di Tor Marancia. I disegni raccontano episodi e storie del quartiere, come quella de Il Bambino redentore, un bambino che si arrampica su una scala colorata per guardare oltre i palazzi di cemento del caseggiato, omaggio alla memoria di Luca, che abitava nel palazzo ed è morto mentre giocava a calcio. O quella di Veni, vidi, vinci, realizzata da Lek&Sowat come dedica ad Andrea Vinci, un ragazzo che ha perso la mobilità agli arti inferiori e che abita al secondo piano di una delle palazzine popolari prive di ascensore.

In Sardegna Orgosolo custodisce tra le sue strade e piazze oltre 100 opere, che hanno attribuito al “paese dei Murales” la notorietà degna di un Museo a cielo aperto. Nato inizialmente come espressione di protesta e dissenso contro il potere e le ingiustizie sociali, il murales è diventato in molte località sarde lo strumento di raffigurazione della cultura e dell’identità tanto quanto le opere realizzate con tecniche più tradizionali come la pittura su tela e la scultura. I volti e le figure di Pina Monne e Angelo Pilloni raccontano il passato ed il presente dell’Isola.

Rimane dunque incerta la questione: bisognerebbe tutelare e contemplare la street art in quanto espressione artistica o piuttosto interpretarla come testimonianza effimera e transitoria, destinata a essere goduta e fruita per un tempo determinato?

Alice Pasquini, una delle più famose street Artist romane, le cui opere sono state ospitate nella mostra che il Macro di Roma ha dedicato alla street art lo scorso anno, ha colto nel segno l’atteggiamento confuso con il quale si approccia la street art: “Se da un lato nell’ultimo periodo è tutto un fiorire di festival alternativi, di gallerie che si occupano di street art, di associazioni che la promuovono, dall’altro lato però i ragazzini che fanno tag per strada vengono denunciati per devastazione e in alcuni casi per associazione a delinquere e rischiano diversi anni di prigione e multe salate. (…) L’impressione è che da una parte si istituzionalizza la street art, ma dall’altra operazioni come quella di Tor Marancia servono anche a segnare un confine tra legalità e illegalità, tra quello che è arte e quello che non lo è”.