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L’importanza del reinserimento: i detenuti e i lavori socialmente utili (soprattutto per loro)

Il fine rieducativo della pena può realizzarsi solo attraverso il reinserimento dei detenuti nel tessuto sociale. Se tale conclusione si può oramai considerare unanimemente affermata, il passaggio dalla teoria alla pratica non è stato così consequenziale. Vari aspetti più o meno diretti (farraginosità delle “innovazioni” sociali; il rifiuto temporaneo del mostro delle “cooperative”; la paura dilagante per il diverso e l’assenza di una visione solidaristica verso l’altro) si sono frapposti nella predisposizione di appositi percorsi di reinserimento.

In direzione diametralmente opposta vi sono alcuni recenti progetti che mirano a riconoscere l’importanza di tali percorsi sotto l’aspetto della specialprevenzione.

Sono di pochi giorni fa alcuni progetti che in alcune delle maggiori metropoli romane si muovono illuminatamente in questa direzione fino ad ora tralasciata o marginale.

A Roma è stata rinnovata la convenzione tra il Comune e il Tribunale finalizzata a permettere che il Giudice adito posso disporre che il reo svolga un lavoro socialmente utile in luogo della ordinaria pena detentiva o pecuniaria.

L’attuazione dell’istituto giuridico della c.d. “messa alla prova” ha trovato non solo conferma nel provvedimento dell’amministrazione capitolina di rinnovo della convenzione con il Tribunale ordinario di Roma, confermandone pertanto l’importanza, ma è stato altresì previsto un aumento dei soggetti coinvolgibili a riprova delle ricadute positive avutesi negli ultimi anni.

È a Torino invece dove si può affermare che lo scopo rieducativo della pena è stato definitivamente fatto proprio dall’amministrazione locale.

La peculiarità del programma di reinserimento sociale previsto per gli ex detenuti del carcere Lorusso e Cutugno risiede nel valore simbolico del locale coinvolto: il bar nel quale gli ex detenuti potranno lavorare per mezzo di una cooperativa non solo è un locale coinvolto in un’inchiesta penale, e pertanto anch’esso coinvolto in un processo di “riabilitazione d’immagine”, ma è anche compreso all’interno del Tribunale di Torino.

Per tali ex detenuti il processo di reinserimento sociale inizierà proprio laddove è terminato il percorso riabilitativo.

 

L’emozione dei colori nell’arte

La mostra l’emozione dei colori nell’arte è presentata nella Manica Lunga del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e nelle sale della GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, con l’esposizione di una straordinaria raccolta di 400 opere d’arte realizzate da oltre 130 artisti provenienti da tutto il mondo che datano dalla fine del Settecento al presente.

© Giorgio Perottino

La mostra collettiva ripercorre la storia, le invenzioni, l’esperienza e l’uso del colore nell’arte

Attraverso una molteplicità di racconti e presentazioni di opere d’arte importanti, si affronta l’uso del colore da svariati punti di vista, tra i quali quello filosofico, biologico, quello antropologico e quello neuroscientifico.

“Durante il secolo scorso sono state organizzate numerose mostre sul colore a partire dalle teorie della percezione divenute popolari negli anni Sessanta. Quel tipo di approccio discende da una nozione universalistica della percezione e da una sua pretesa valenza oggettiva, molto distante dalla consapevolezza odierna della complessità di significati racchiusa nel colore”, afferma Carolyn Christov-Bakargiev.

La mostra indaga l’utilizzo del colore nell’arte dando conto di movimenti e ricerche artistiche che si discostano dalle storie canoniche sul colore e l’astrazione, attraverso molteplici narrazioni che si ricollegano alla memoria, alla spiritualità, alla politica, alla psicologia e alla sinestesia. Le opere provengono dalle collezioni di musei quali il Reina Sofia di Madrid, il MNAM Centre Georges Pompidou di Parigi, il Paul Klee Zentrum di Berna, il Munchmuseet di Oslo, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, la Tate Britain di Londra, la AGNSW Art Gallery of New South Wales di Sydney, la Dia Art Foundation di New York, la Paul Guiragossian Foundation di Beirut, la Fondazione Lucio Fontana di Milano, la Cruz-Diez Foundation di Parigi, oltre che dai due musei GAM – Torino e Castello di Rivoli e da numerose collezioni private.
I precedenti dell’arte astratta moderna sono indagati attraverso opere dei seguaci Hindu Tantra (XVIII secolo) e dei Teosofisti (XIX secolo) che utilizzavano le forme-colore come fonti per la meditazione e la trasmissione immateriale del pensiero. Il punto di avvio nell’astrazione teosofica è legato alle ricerche di Annie Besant (1847-1933), la quale scrisse attorno al 1904, “dipingere le forme vestite dalla luce di altri mondi con i colori ottusi della terra è un compito arduo; esprimiamo gratitudine a chi ha tentato di farlo. Avrebbero bisogno di fuoco colorato, ma hanno solo pigmenti e terre a disposizione”.

Alla fine del Settecento, Isaac Newton scopre che i colori che vediamo corrispondono a specifiche e oggettive onde elettromagnetiche non assorbite da materiali. Johann Wolfgang von Goethe, che pubblica nel 1810 la sua Zur Farbenlehre (La teoria dei colori) si oppone a Newton, affermando che i colori sono prodotti dalla mente e non oggettivi. Goethe scopre il fenomeno degli Afterimage colors (il fatto che l’occhio umano percepisce come immagine residua il colore complementare a un colore osservato con persistenza su di una superficie bianca). All’epoca prevalse la teoria di Newton. L’Ottocento è anche il secolo del grande sviluppo della chimica e della scoperta dei colori sintetici derivati dal catrame di carbone. Nell’Ottocento e Novecento si sviluppa la standardizzazione industriale dei colori con i vari codici RAL e Pantone.
Gli artisti reagiscono con sfumature, esperienze sinestetiche, spirituali e psichedeliche del colore, oppure ironizzano sui codici e gli standard con un impulso profondamente libertario. Con il relativismo culturale che caratterizza l’epoca attuale e attraverso le recenti ricerche neuroscientifiche, si torna alla visione di Goethe, attribuendovi un valore nuovo.
L’emozione dei COLORI nell’arte riflette sul tema da un punto di vista che tiene conto della luce, delle vibrazioni e del mondo affettivo. Si pone in discussione la standardizzazione nell’uso del colore nell’era digitale, standardizzazione che riduce sensibilmente le nostre capacità di distinguere i colori nel mondo reale.

Nel corso della mostra, il neuroscienziato Vittorio Gallese – che insieme a Giacomo Rizzolati ha scoperto i neuroni specchio – dirigerà, per la prima volta a livello mondiale, un laboratorio di studio neuroscientifico incentrato sull’esperienza del pubblico di fronte a opere d’arte.

In mostra opere di: Anonymous Tantra drawings, Isaac Newton, Johann Wolfgang von Goethe, William Turner, Friedlieb Ferdinand Runge, Michel Eugène Chevreul, Antonio Mancini, Édouard Manet, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Annie Besant, Lea Porsager, Erin Hayden, Stanislao Lepri, Mikalojus Konstantinas Čiurlionis, Piet Mondrian, Gabriele Münter, Wassily Kandinsky, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin, Edvard Munch, Hans Richter, Henri Matisse, Leo Gestel, Luigi Russolo, František Kupka, Giacomo Balla, Hilma af Klint, Paul Klee, Johannes Itten, Fortunato Depero, Sonia Delaunay, Oskar Fischinger, Francis Picabia, Alexander Calder, Josef Albers, Mario Nigro, Giulio Turcato, Nicolas De Staël, Hans Hofmann, Mark Rothko, Pinot Gallizio, Karel Appel, Asger Jorn, Paul Guiragossian, Fahrelnissa Zeid, Atsuko Tanaka, Shōzō Shimamoto, Lucio Fontana, Yves Klein, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Carla Accardi, Victor Vasarely, Tancredi Parmeggiani, Giulio Paolini, Mario Schifano, Alejandro Puente, Sergio Lombardo, Estuardo Maldonado, Carlos Cruz-Diez, Luis Tomasello, Warlimpirrnga Tjapaltjarri, Kenny Williams Tjampitjinpa, Michelangelo Pistoletto, Arman, Andy Warhol, Gerhard Richter, Alighiero Boetti, Ellsworth Kelly, Donald Judd, Dan Flavin, James Turrell, Jordan Belson, James Whitney, John Latham, Pietro Caracciolo / Agata Marta Soccini / Ruben Spini, Gustav Metzger, Claude Bellegarde, Gruppo MID, Rupprecht Geiger, Piero Gilardi, Pino Pascali, Helio Oiticica, Raymundo Amado, André Cadere, Franz Erhard Walther, Bas Jan Ader, Lawrence Weiner, Gilberto Zorio, Giovanni Anselmo, Lothar Baumgarten, Mel Bochner, John Baldessari, Robert Barry, Sigmar Polke, Gotthard Graubner, Giorgio Griffa, Channa Horwitz, Nicola De Maria, Tony Cragg, Anish Kapoor, Ettore Spalletti, Haim Steinbach, Wolfgang Laib, Katharina Fritsch, David Hammons, Irma Blank, Thomas Ruff, Damien Hirst, Liam Gillick, Jim Lambie, Arturo Herrera, Olafur Eliasson, Walid Raad & The Atlas Group, Edi Rama, Anri Sala, Ryan Gander, Ed Atkins, Hito Steyerl, Theaster Gates, Etel Adnan, Eugénie Paultre, Giuliano Dal Molin, Cheyney Thompson, Ye Xianyan, Maria Morganti, Mika Tajima, Basim Magdy, Rose Shakinovsky, Simon Starling, Moon Kyungwon & Jeon Joonho, Aslı Çavuşoğlu, Lara Favaretto, Liu Wei, Kerstin Brätsch, Camille Henrot, Heather Phillipson, Otobong Nkanga, Bracha Ettinger, Vittorio Gallese & Martina Ardizzi / Università di Parma.

In occasione della mostra, lunedì 13 marzo alle ore 15, il Castello di Rivoli organizza una conferenza dell’artista tedesca Hito Steyerl presso l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino. La conferenza, introdotta da Carolyn Christov-Bakargiev, è gratuita e aperta a tutti fino a esaurimento posti.

L’emozione dei COLORI nell’arte
Klee, Kandinsky, Munch, Matisse, Delaunay, Warhol, Fontana,
Boetti, Paolini, Hirst…

A cura di Carolyn Christov-Bakargiev, Marcella Beccaria, Elena Volpato, Elif Kamisli
Consulenza scientifica di Vittorio Gallese e Michael Taussig

“Finché siamo vivi, siamo vivi. Il colore è la vita.”
(Etel Adnan, 29 settembre 2016)

GAM – GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA – Via Magenta, 31 – 10128 Torino
Infoline: 011 0881178 email: gam@fondazionetorinomusei.it www.gamtorino.it
Orari di apertura: da martedì a domenica: 10.00-18.00 lunedì chiuso
Biglietti: Intero 10,00€ Ridotto 8,00€ Ridotto per possessori biglietto Castello di Rivoli 8,00€
Ingresso libero Abbonamento Musei e Torino Card
CASTELLO DI RIVOLI – MUSEO D’ARTE CONTEMPORANEA – Piazza Mafalda di Savoia – 10098 Rivoli (Torino)
tel. +39 011.9565222 – 280 fax +39 011.9565230 email: info@castellodirivoli.org  www.castellodirivoli.org
Orari di apertura: da martedì a venerdì: 10.00-17.00 sabato e domenica: 10.00-19.00 lunedì chiuso
Biglietti: Intero 8,50€ Ridotto 6,50€ Ridotto per possessori biglietto GAM 6,50€
Ingresso libero tutti i martedì e Abbonamento Musei e Torino Card

La corsa di Bruno e del Toro

INTRO- “Bruno! Bruno! Bruno!” E’ il 20 di settembre, Stadio Olimpico di Torino; al ’76 il pubblico si alza, per l’ennesima volta, a causa del suo beniamino. Bruno Peres viene infatti sostituito, ed il popolo granata desidera tributargli una standing ovation degna di quelle riservate ai migliori numeri 10. Bruno è scosso, infastidito dal cambio che avrebbe favorito l’esordio stagionale di Davide Zappacosta, uno dei tanti colpi di mercato della squadra di Cairo. Bruno vuole giocare. A malapena si è accorto di aver mandato in visibilio oltre diciottomila spettatori per più di un’ora, facendoli alzare dai seggiolini neanche questi ultimi fossero infuocati. Come dare torto d’altra parte all’esterno destro del Toro. La sua partita contro la Sampdoria è stata pressoché perfetta, le condizioni fisiche gli permetterebbero di andare avanti ancora fino al ’90 per provare a coronare la prestazione con una rete. Il pubblico, però ha ben impressa la prestazione dell’esterno destro e, tra uno scrosciante applauso e l’invocazione del suo nome, fa si che Bruno Peres lasci il campo in una standing ovation generale. Ventura nota il disappunto, lo richiama, lo catechizza, ma come farebbe un padre con il figlio amato. Perché Bruno è come tutti gli altri, ma un po’ più speciale degli altri. Ventura gli fa notare l’ovazione del pubblico e la stizza per non aver concluso la partita lascia spazio alla gioia di aver regalato ancora una volta una grande prestazione. E che prestazione.

La sensazione per chi ha avuto la fortuna di trovarsi all’ex Comunale di Torino per la quarta giornata di campionato di Serie A è quella di aver visto un giocatore attualmente all’apice della forma, in un ruolo, quello di esterno destro del 3-5-2, nel quale non vi è particolare ricchezza al momento. Sono pochi, infatti, i giocatori che riescono ad interpretare le partite nella maniera in cui riesce a farlo questo Bruno Peres. D’altra parte, le richieste pressanti di Roma e Porto di quest’estate avevano fatto intravedere come società di primo piano nel panorama europeo puntassero all’ex Santos.

STATS- La partita contro la Sampdoria ha permesso a Bruno di toccare uno dei punti più alti della sua carriera, nonostante le dichiarazioni del brasiliano volte a minimizzare parzialmente la prestazione. I dati statistici parlano in questo caso chiaramente. Utilizzando due differenti database, di whoscored.com e legaseriea.it, si può evincere come le sensazioni avute a caldo dal sottoscritto e dagli altri 18.000 presenti dell’Olimpico fossero esatte. Il Torino ha giocato una partita di altissimo livello, il suo esterno destro, se possibile, ha fatto qualcosa in più:

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Le statistiche della Lega Serie A sono eloquenti. Nove cross tentati in ’76 minuti, due recuperi, due falli subiti due conclusioni in porta e tre occasioni da gol. Basterebbe questo per valutare come ottima la prestazione di Bruno Peres, eppure, grazie a WhoScored.com abbiamo ottenuto ulteriori dati, ancor più dettagliati sulla partita dell’esterno destro. All’Olimpico, infatti, la sensazione è che Bruno Peres avesse realizzato una quantità di dribbling degna di un’ala offensiva, e che grazie a questi e alle sue sgroppate che hanno letteralmente arato la fascia destra del campo, avesse creato più di tre palle gol per i propri compagni, oltre l’assist realizzato per Fabio Quagliarella che ha permesso di sbloccare il risultato. La conferma è difatti arrivata:

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ben sei dribbling, quattro passaggi decisivi, tre tiri di cui uno in porta

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ma anche nove (!) cross, di cui quattro “a segno” per un compagno, 90% di precisione nei passaggi, e tre lanci lunghi di cui due catturati da giocatori del Torino.
Il livello espresso nella gara dell’Olimpico da parte del numero 33 del Toro è ben evidenziato da queste statistiche, eppure per valutarne l’incidenza nel gioco della squadra di Ventura dobbiamo avvalerci di ulteriori dati, che permettono, non solo sulla base della gara contro la Sampdoria, ma anche sulla piccola frazione di campionato sinora disputata, di capire quanto Peres sia decisivo nell’economia di gioco della sua squadra.
Il Torino nelle prime quattro gare stagionali ha creato in media oltre sei occasioni da gol, con circa undici azioni d’attacco a partita. Se valutiamo che più di otto di questi attacchi vengono sviluppati sulla fascia destra, si può evincere come il due Peres-Acquah abbia sinora condizionato la maggior parte delle azioni offensive della squadra di Ventura, dati che la partita contro la Sampdoria del 20 di Settembre sono stati ampiamente confermati, nonostante la zona centrale del campo sia stata sfruttata maggiormente che in altre occasioni, spesso anche dallo stesso Peres, che ha dimostrato di poter rientrare spesso sul sinistro per concludere direttamente a rete.

Valori medi:
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Contro la Sampdoria. Cross in gioco:

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Bilanciamento offensivo. Numero di attacchi per fasce di campo:

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MAGICO- Le statistiche ci aiutano moltissimo, eppure non possono dirci tutto. D’altra parte il calcio è fatto anche di istinti, sensazioni, senza le quali i tifosi del Toro difficilmente avrebbero passato una giornata a fare continui squot per osannare ogni singola discesa del loro beniamino.

Bruno ha qualcosa che non è facilmente descrivibile. Non solo è velocissimo, tatticamente preciso, tecnico. Ha un feeling per il gioco speciale. Quando Tasso nella Liberata voleva descrivere qualcosa di non afferrabile dalla razionalità, perché avvolta da un aura di magia, di ignoto, faceva precedere la formula da “un non so che di…”. Ecco, Bruno Peres ha “un non so che di unico” che attualmente gli permette di essere il miglior esterno destro del campionato, non me ne vogliano Lichtsteiner, attualmente non al top della carriera, e Florenzi, un terzino destro in fieri che potrà senza dubbio raggiungere i livelli di Peres.
Non è sempre stato così. Il rendimento di Peres è stato altalenante nella scorsa stagione. Dopo grandi prestazioni come quella nel derby nel quale il brasiliano ha realizzato un gol dopo un’indimenticabile cavalcata sulla fascia, sono arrivate le tirate d’orecchio da parte di Ventura, che, anche su un prospetto del livello di Bruno Peres ha impostato il proprio lavoro certosino, per far si di poter ottenere il massimo vantaggio per il Toro inserendo adeguatamente nel contesto di gioco un talento per certi versi anarchico.

Il gol contro la Juventus dell’anno scorso è stato sicuramente il miglior momento in Serie A per Bruno, eppure, sono la concentrazione difensiva e l’integrazione nel collettivo di Ventura che hanno lanciato definitivamente la carriera dell’ex Santos. Se la continuità di prestazioni dovesse aumentare progressivamente, con la base fisica e tecnica che solo lui può abbinare, non vi sarebbero limiti alle possibilità di questo calciatore. Il Torino e Ventura in questo senso sono la palestra adatta per un giocatore classe ’90 con ancora ampi margini di miglioramento.

BRASILE- Impensabile l’evoluzione della carriera dell’esterno brasiliano. A 20 anni arriva l’esordio in Serie B con il Bragantino, che lo preleva in prestito dall’Audax Sp, la squadra di formazione guidata all’epoca da Antonio Carlos Zago, ex centrale scudettato della Roma e dal presidente Vampeta, storico membro della nazionale verdeoro campione del mondo nel 2002 in Corea, meno apprezzato nel ruolo di guida del centrocampo dell’Inter. Dopodichè passa al Guaranì, che lo valorizza dandogli una maglia da titolare. L’arrivo al Santos appare una consacrazione. Giocare titolare accanto a Neymar a soli 22 anni, avrebbe potuto rappresentare un rampa di lancio considerevole per il giocatore nativo di San Paolo. La prima stagione, infatti, si rivela un successo. Peres in pochi settimane si guadagna una maglia, e alla tredicesima giornata sigla la sua prima rete nel Brasilerao contro il Ponte Preta.

Le voci di mercato aumentano e lo status del brasiliano cresce, anche fuori dalla patria, dove è contattato dall’Internacional di Porto Alegre. Il Santos, tuttavia, riscatta il calciatore, rinnovando il contratto fino al 2016, misura con la quale Roma e PSG vengono escluse dalla corsa al terzino destro. Zago, primo allenatore di Bruno Peres, aveva difatti consigliato il suo pupillo a Zeman, all’epoca alla ricerca di un terzino destro d’alto livello.

Al Santos, tuttavia, le cose prendono una piega inaspettata. Stavolta non c’entra la Roma, società alla quale Bruno Peres è legato da passato, presente sia direttamente che indirettamente. La squadra, oramai orfana di Neymar, sbarcato non si sa per quale cifra al Barcellona, acquista Cicinho. Non si tratta, tuttavia, di Cicero Joao, bensì di Neuciano de Jesus Gusmão, anche lui in arte Cicinho. Il terzino destro proviene dal Ponte Preta, prima squadra battuta da Bruno Peres in carriera. Viste anche le oltre 80 presenze collezionate tra i professionisti, Ramalho si affida al terzino attualmente in forza al Ludogorets. Bruno gioca poco, esce dalle rotazioni, ma soprattutto dai radar delle più forti squadre d’Europa. In questo contesto è il Torino ad assicurarselo, per appena due milioni di euro. Una cifra ridicolmente bassa. Il resto della storia la conosciamo.

FUTURO- Non è facile pronosticare il futuro di Peres. Attualmente il calciatore ha subito un infortunio grave, che lo terrà per un mese fuori dai campi di Serie A. Il Toro è coperto con Zappacosta. Sarà molto interessante valutare le quotazioni dei due tra quattro settimane. L’ultima volta che Peres si è trovato a dover competere per un posto da titolare è stato schiacciato dall’esperienza di Cicinho. Questa volta, con un anno di Toro in più rispetto al suo rivale potrebbe riconquistare rapidamente il suo posto in campo. D’altra parte, attualmente il tocco di palla e le abilità fisiche di Peres non sono eguagliabili neanche da un prospetto di livello come Zappacosta.

Il Toro ad ogni modo è chiamato ad una stagione di conferme. L’inizio sfavillante di campionato potrà rappresentare il definitivo volano per la carriera di Peres, che dovesse ottenere una qualificazione Europea con i granata potrebbe lasciare dopo due anni di grandi successi, tra cui l’eliminazione dell’Athletic Bilbao ai sedicesimi di Europa League dell’anno scorso, approdando in un club di prima fascia.

Se il motore di Bruno anche dopo l’infortunio dovesse essere ai livelli di quello portato sul campo contro la Sampdoria

Immagine 10non ci sarebbero più dubbi. I seggiolini di qualunque altro stadio nel mondo, tornerebbero ad infiammarsi con la rapdità che solo Bruno Peres può garantire.

 

 

Foto: Tratte dal web.
Statistiche: Tratte da legaseriea.it e whoscored.com
Video: Tratti dal web.