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UE: Editors vs. Google

“Gli scacchi sono uno sport. Uno sport violento che comporta connotazioni artistiche negli schemi geometrici e nelle variazioni della disposizione dei pezzi, così come nelle combinazioni, nella tattica, nella strategia e nella posizione. È un’esperienza triste, però, qualcosa di simile all’arte religiosa.” (Marcel Duchamp)

Nessuna spiegazione del gioco di strategia degli scacchi, come quella dell’artista dada Marcel Duchamp, potrebbe essere più esplicativa e congeniale all’analisi della battaglia legale che si sta combattendo fra gli editori europei e Google. Come “scacchiera” bisogna immaginarsi il mercato delle notizie e del web dell’Unione Europea. A rappresentare il bianco ed il nero vi sono gli editori europei e Google. A muovere la prima mossa, come nel vero gioco, il bianco degli editori, dipinti dai loro media (in effetti sono loro) come i salvatori dei contenuti e del diritto d’autore. Il nero e apparentemente “fuori legge” è rappresentato da Big G. La “partita” si volge attorno “Privacy Policy” e al “diritto d’autore” che vede Google Inc. sotto inchiesta da parte dell’Antitrust europea. Il 25 aprile del 2013, di fronte la Commissione Europea, il colosso informatico ha proposto il proprio piano per non inciampare in sanzioni dati i regolamenti in materia europea rispetto alle “Violazioni rispetto i dati degli utenti”.

LA MOSSA DEGLI EDITORI – Il 27 Giugno 2013 sarà ricordato nella storia dell’Europa moderna come la più grande azione legale comunitaria, composta da enti e associazioni di diversi membri dell’Unione Europea, che si ricordi. Invitate dalla Commissione Europea a presentare una relazione di analisi riguardo i cambiamenti di Policy da parte di Google. Le osservazioni, recapitate al Vice Presidente della Commissione Europea e Commissario UE per la Concorrenza Joaquin Almunia, hanno evidenziato le criticità nel mercato del web e la difficoltà ad inserirsi e al prevalere della posizione di editori ed autori nelle pagine e sui servizi offerti da Mountain View. L’accusa mossa è di incidere in modo sleale sulla condivisione di testi e opere, come a voler dar “scacco matto”. Nel testo inviato alla Commissione dell’UE risalta la seguente accusa – “Se Google non presenterà al più presto proposte sostanzialmente migliorative, gli editori europei chiedono che la Commissione utilizzi tutti i poteri legali, compreso un immediato Statement of Objections che preveda rimedi efficaci. Una ricerca equa e non discriminatoria realizzata con criteri imparziali nei confronti di tutti i siti web è prerequisito essenziale per lo sviluppo dei media e delle tecnologie a livello europeo”-.

A condurre in prima linea la partita contro Google sono le federazioni tedesche BDZV e VOV. Il Presidente di quest’ultima Helmut Heinen, nella lettera indirizzata alla Commissione Europea, ha dichiarato – “Google deve sottoporre tutti i servizi, inclusi i propri, agli stessi criteri, utilizzando gli stessi meccanismi di analisi, indicizzazione, ordinamento e gli stessi algoritmi. Senza consenso preventivo non deve usare contenuti di terze parti a meno che non sia strettamente indispensabile per la ricerca orizzontale”-.

L’INESPUGNABILE MOUNTAIN VIEW – I fondatori e proprietari della Google Inc, Larry Page e Sergej Brin, stanno da tempo cercando di condurre la partita con la strategia utilizzata di fronte la Federal Trade Commission degli Stati Uniti d’America. Sostanzialmente, come avvenuto in Europa lo scorso aprile, avevano fatto delle modifiche all’indicizzazione delle ricerche . Tra le novità proposte da Big G, oltre alla nuova Policy per i clienti a forma di Contratto telematico, sono state inserite delle “etichette”, in modo da far risaltare l’autore, assieme a riferimenti per prodotti degli stessi gruppi editoriali. Eppure, la vera questione non è tanto sui contenuti e la loro indicizzazione. Le caselle ove si svolge la partita sono quelle del mercato. Infatti, a rendere preoccupante per la Commissione Europea il ruolo di Google, è la posizione di monopolio esercitata da quest’ultimo sugli utenti europei. Se, grazie alla diffusione di Bing e Yahoo!, le ricerche negli USA vengono svolte tramite Google dal “solo” 70% degli utenti, in Europa tale percentuale corrisponde al 90%. Quel che preoccupa non è l’uso dei dati dei clienti negli algoritmi sviluppati da Mountain View, bensì la gerarchizzazione delle offerte commerciali sui prodotti di Google. Basti pensare al servizio AdSense della società di Brin e Page.

La partita fra Editori & Google è ad uno stallo, con la Commissione Europea divisa tra il voler proteggere gli editori ed il restar fedeli alla propria politica liberal-capitalista. Eppure, la società di Mountain View, tramite il documento sulla nostra stessa piattaforma, “Answer the People Want” ha ribadito la chiave della sua ragione sociale e del proprio successo ovvero. Le parole affidate al Vice Presidente della Google Kent Walker Inc. recitano “Costruiamo Google per gli utenti, non per i portali. E non vogliamo fermare l’innovazione […] Abbiamo risposto così alla Commissione europea e pensiamo di aver fatto un buon lavoro”.

Personalmente mi schiero con la Google Inc. per tre fondamentali ragioni. La prima risiede nel fatto che il progetto “Polinice” è potuto iniziare solo ed esclusivamente grazie al servizio gratuito Blogger della società di Mountain View. La seconda risiede nell’impossibilità, voluta dalla firmataria della lettera alla Commissione Europea FIEG, di rendere libero il web. Ciò costringere i blogger a dover sottostare a giornalisti di ruolo o a dipendere totalmente dagli stessi per la Registrazione della Testata. La terza è insita nella concezione dell’utente, ove Google mi lascia scegliere tra molteplici fonti, mentre gli Editori Europei vendono dispacci di ciò che fa comodo ai propri azionisti.

Antonio Maria Napoli – AltriPoli

Lungo la nostra breve, ma grande strada per passione ed impegno, abbiamo trovato finora numerosi ostacoli alla ricerca di un Direttore Responsabile. Tale strada, per nostra fortuna, si è incrociata con quella di Giuseppe Scaraffia. Il quale, credendo nel progetto di un gruppo di ragazzi, si è messo a disposizione per divenire Direttore Responsabile della testata “Polinice”, senza pretendere nulla in cambio. A lui va la nostra più sincera stima e gratitudine.

Erdogan: ancora un eroe?

Nel corso dell’ultima decade, RecepTayyip Erdogan ha governato con successo la Turchia, portandola a una prosperità economica senza precedenti e accrescendone l’influenza a livello internazionale. Tuttavia, dopo essere stato eletto Primo Ministro per tre mandati consecutivi, Erdogan è ora al centro di animate proteste che mirano alle sue dimissioni.

L’insoddisfazione per il recente operato di Erdogan si sta diffondendo anche tra alcuni deputati del suo partito, l’AKP (Partito per la Giustizia e lo Svilluppo – PPE), che sostengono che le sue politiche dovrebbero assumere un carattere più “soft”: le critiche vertono sull’attitudine troppo autoritaria del Primo Ministro. Erdogan è stato recentemente accusato di fondamentalismo, per aver posto restrizioni sul commercio di alcolici, non per preservare la salute dei cittadini, bensì per motivi religiosi. Inoltre, in molti credono che il Primo Ministro punti a sostituire la repubblica secolare Turca con un regime islamico.

Gli oppositori sembrano aver dimenticato i progressi ottenuti da Erdogan nell’ambito dei diritti umani, quali l’avvio delle negoziazioni per annettere la Turchia all’Unione Europea, l’abolizione di un National Security Council dominato dal potere militare e il riconoscimento dei diritti della minoranza Curda. Per difendersi dalle accuse, Erdogan rivendica la sua legittimità di leader, affermando di aver ricevuto il 50% dei voti alle ultime elezioni e di detenere la netta maggioranza in Parlamento. E’ un dato di fatto che, a oggi, Erdogan non abbia alcun valido rivale, né il suo partito abbia una solida opposizione.

A far da contralto alle critiche, il fatto che molte comunità locali identifichino ancora la figura del Primo Ministro con quella di un eroe nazionale. In un interessante articolo, “The Guardian” ha intervistato alcuni cittadini che ancora sostengono Erdogan, nel quartiere conservatore di Kasimpasa. Tra questi, il barbiere di Erdogan e i suoi clienti abituali. Secondo il loro punto di vista, quando l’AKP è salito al potere, la Turchia è migliorata sotto ogni aspetto: meno rifiuti per le strade, modernizzazione degli impianti di elettricità e acqua, sviluppi dell’ambito scolastico e della sanità, utili lavori stradali. Un altro abitante del quartiere accusa il CHP, partito dell’opposizione, di aver sfruttato le proteste degli ultimi giorni per indebolire l’AKP.

Che cosa accadrà ora in Turchia? Alla luce dei fatti, c’è la concreta possibilità che Erdogan non si ricandidi alle elezioni presidenziali del 2014 e Gul diventi il nuovo Primo Ministro. Comunque vada, Erdogan si è guadagnato un posto di rilievo nella storia del suo Paese, essendo stato il leader politico più importante dai tempi di Ataturk. Soltanto il tempo dirà se Erdogan potrà essere ricordato come l’uomo che unì la Turchia, a meno di un secolo dalla fine del dominio asiatico.

Giulia Aloisio Rafaiani – AltriPoli