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Geopolitica delle vacanze

Con l’arrivo della primavera e dei primi soli nelle menti dei cittadini occidentali inizieranno ad accumularsi pensieri e progetti di vacanze estive.

Fino a qualche decennio fa, tale fenomeno era per lo più concentrato nel proprio paese d’origine, ma benessere e tecnologie hanno rinnovato il concetto vacanziero.

Alle possibilità legate al porter raggiungere ogni luogo del pianeta, con il tempo si sono uniti i rischi legati all’instabilità internazionale e al terrorismo. Così, l’elemento geopolitico è divenuto un’imprescindibile fattore per la determinazione della metà. Un tempo la massima preoccupazione del turista era sapere se un paese fosse all’interno o meno della cortina di ferro, ora è la conoscenza dei gruppi legati al radicalismo islamico in loco oppure lo stato delle trattative tra i leader dell’esotica meta e la coalizione internazionale.

Gli attatati di Parigi dello scorso novembre sono un esempio di questa forte presenza geopolitica nelle scelte che si apprestano di continuo a compiere tour operator e turisti.

Infatti, nei mesi successivi gli attenti si è assistito a una forte concentrazione di disdette dei viaggi prenotati nella capitale francese e a una flessione delle partenze durante il periodo natalizio, il che ha decisamente favorito le mete puramente invernali. Così gli operatori del settore creano a “misura di geopolitica” nuove rotte. Perché, nonostante le crisi politiche – secondo i dati dell’UNWTO, l’organizzazione turistica mondiale che ha sede a Madrid – i turisti sono cresciuti del 4,4% nel 2015 per arrivare alla cifra di 1 miliardo e 184 milioni di persone.Secondo il World Tourism Organization, secondo le quali nel 2013 i viaggiatori internazionali hanno superato per la prima volta il miliardo di unità (+60% sul 2000), sostenendo una spesa di oltre 1.159 miliardi di dollari.

Se nella mia infanzia in ogni bar sentivo parlare del Mar Rosso allo stesso modo di cui si discuteva di Silvi Marina nella Marsica; ora tale metà e il Magreb sono in forte difficoltà. Infatti, le “Primavere Arabe” e la forte presenza di gruppi radicali che si sono islamizzati, concezione che segue la definizione data a tale fenomeno da Limes nel suo ultimo numero, hanno colpito fortemente il settore turistico nord-Africano.

Questo per far spazio a nuove mete, la cui bellezza non è mai stata messa in discussione, ma a quanto pare i turisti apprezzano i rapporti biliterali. Essenzialmente le nuove ambitissime mete sono due: Cuba e la Repubblica Islamica d’Iran. Cuba, l’isola che fu di Ernesto Guevara e che ha puntato contro gli Stati Uniti d’America i missili sovietici – grazie ai buoni uffici di Papa Francesco – e con Obama ansioso di lasciare un segno nella storia, compirà nei prossimi giorni una storica visita, sarà tra le mete più gettonate dei prossimi anni. Nel 2015 l’isola ha superato i record di arrivi internazionali con oltre tre milioni e mezzo di turisti e un incremento del 17,4% secondo la Oficina Nacional de Estadìsticas e Información. Dopo gli accordi bilaterali tra Usa e l’isola caraibica, il flusso turistico aumenterà notevolmente anche quest’anno. Da segnalare è invece la persistenza di accordi e la non revoca dell’embargo da parte dell’Unione Europea. La quale, non soddisfatta degli uffici prima di Giovanni Paolo II e poi di Francesco, sembra ancora non essere soddisfatta dei passi in avanti fatti con gli oppositori politici, nonostante il placet di Washington. Il tutto mentre in Turchia vengono chiuse testate giornalistiche da parte delle autorità governative.

Più complesso è il discorso circa la Repubblica Islamica d’Iran. Innanzitutto, sarà per la propagnada della stampa o per la filmografia, ma per anni la popolazione occidentale ha considerato l’Iran


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People at work

Bunaken Island, Indonesia; ( www.the5thsunproject.com )

Brando Giannoni

Un Trip chiamato viaggio

“Ma il vero viaggiatore è chi parte per partire,
 ha il cuore lieve un po’ come i palloni,
 non si allontana mai dal suo destino, 
e senza saper perché ripete sempre: ‘andiamo!’”
(Il viaggio, C. Baudelaire)
Cari lettori, proviamo a fare un piccolo passo indietro nel tempo: torniamo con la mente alla mattina di ieri.
Grigio, buio, pioggia. Siamo ancora sotto le coperte, forse, a pensare cosa sia finito ieri. Stamattina ci siamo svegliati ed è finito un viaggio, un viaggio breve, cominciato ieri tra la folla felice sotto il sole dell’ultimo dell’anno, finito oggi, tra le strade bagnate e desolate, tra vetri rotti e fuochi inesplosi. La città si sente oggi come chi oggi ha finito il suo Trip, impazzito di gioia, rincorse strade fluorescenti ha corso in percorsi nuovi svegliandosi in un deserto di nulla, nella desolazione della fine del viaggio.
Oggi volevo scrivere sul Trip, quello allucinogeno per capirci, il padre dei viaggi mentali che ci siamo fatti in queste ultime ore dell’anno, idea del delirio trascorso in forme diverse, ma con intensità simili, dalle nostre menti. Non solo viaggi di euforia ma anche di solitudine, di riflessione e di dolore; non solamente trip chimici, non solamente alcool e droghe, ma anche attimi di concentrazione sul reale, se pur immaginato, idealizzato o distrutto.
T. McKenna
Il pathos è lingua comune in momenti ordinari di comune euforia: “Dioniso parla la lingua di Apollo, ma alla fine Apollo parla la lingua di Dioniso”.
Il viaggio breve di Terence McKenna,  per la precisione un viaggio mentale di venti minuti si chiama DMT (dimetiltriptamina) porta la mente in una dimensione di trascendenza quasi totale.
McKenna ogni volta che “partiva” diceva di vedere palle da basket ingioiellate autodriblarsi e parlare in greco demotico tra di loro.
Il viaggio lungo dello psicanalista Timothy Leary, “un viaggio verso reami di coscienza” invece fu della lunghezza della sua intera vita: studiò i Trip e l’LSD, sostenendo che le sostanze allucinogene avessero effetti benefici sullo stato di coscienza, “chiavi chimiche” che aprendo la mente, liberando il sistema nervoso dagli schemi e dalle sue strutture ordinarie erano in grado di toccare stati della coscienza ai limiti della trascendenza.
Turn in, tune in, drop out” (“Accenditi, sintonizzati, sganciati”) diventò il mantra di Leary, che laureatosi ad Harvard, diventò icona e guru della Beat Generation affianco ad Alan Ginsberg, John Lennon, Yoko Ono e molti altri; egli promosse le sostanze allucinogene come antidoto alla staticità della massa sociale.
T. Leary
“Accenditi”: sveglia la mente, apri le porte della percezione, “Sintonizzati”: entra in sintonia con l’universo, comprendilo, ascoltalo; “Sganciati”: distaccati da ciò che involontariamente restringe la tua libertà d’azione. In “Flashback”, sua autobiografia dice: «Significa coscienza di sé, è la scoperta della propria singolarità, una promessa di mobilità, scelta e cambiamento. Sfortunatamente le mie spiegazioni dello slogan per il miglioramento di sé fu spesso male interpretato come se significasse ‘Drogati e abbandona le attività costruttive’». Ma il suo estremismo rivoluzionario/sessantottino, per quanto fosse forte la sua battaglia, lo condusse ad un nichilismo non propositivo, giungendo alla conclusione che «Le fedi permettono alla mente di smettere di funzionare. Una mente non funzionante è clinicamente morta. Credi in nulla» («Beliefs allow the mind to stop functioning. A non-functioning mind is clinically dead. Believe in nothing»). 
Le lingue di Dioniso hanno parlato; oggi, primo gennaio, nella poca sobrietà del momento in cui siamo sfido un essere umano ad avvicinarsi ad argomenti filosofici, oggi, primo dell’anno, limitiamoci a quelle impressioni che segnano il passaggio da ieri ad oggi.
Eppure oggi, impressioni deliranti, lasciate spazio anche alle espressioni costruttive!
Oggi passiamo alla seconda fase del nostro viaggio breve, dall’impressione del Trip mentale all’espressione del Trip spazio-temporale.
Infatti il protagonista reale di questo brain storming inizialmente non voleva essere “quel” tipo di Trip, quello irreale di McKenna e di Leary: grigio, buio e piovoso come la giornata di oggi questo alla fine si esaurisce, e ribaltandosi finisce, in una dimensione legata a ieri, all’ultimo dell’anno, all’estremo del dionisiaco, alla follia che da oggi, un po’ tutti noi abbiamo deciso di contenere, seguendo almeno l’idea dei nostri buoni propositi.
Il trip “reale” di oggi è la sua stessa traduzione: è il viaggio, dimensione spazio-temporale, immortale nella storia della formazione dell’uomo moderno, a partire dal “Viaggio in India” di Kipling ai “Diari della motocicletta” del Che, al più attuale e appassionante romanzo di G. Cederna “Il grande viaggio”. E soprattutto immortale nella nostra anima, della quale sa sciogliere i nodi.

Così viaggiamo e intanto ossigeniamo la mente, apriamo gli orizzonti di pensiero sul diverso, e ci semplifichiamo mentre l’anima si carica di esperienza ed impara a conoscersi.
Un trip infinito, curativo e rigenerante, teniamolo a mente. 
In India, un luogo che mi è caro, il viaggio ha un valore anche filosofico: rappresenta l’estensione temporale del rito, l’uscita della realtà in un tempo senza tempo, un tempo in cui, per molti secoli, i viaggiatori indiani erano pronti a pazientare per un’infinità di ore e di giorni. Un’attesa senza ansia di arrivare a destinazione, vissuta non solo come spostamento ma anche come momento di incontro ed insieme di evasione dalla realtà: allungata percezione fisica del momento e spazio libero di scambio.
«La ragione del viaggio? Viaggiare», De André  la diceva così.
Costanza Fino

White Man

White Man 

Lucrezia Bisignani

“The 5th Sun Project” : destinazione eclissi solare.

Sunset Close To the Kazan Border

 

Tre italiani hanno programmato un viaggio di due mesi con arrivo il 14 novembre in Australia  per assistere all’eclissi totale di sole.
Partiti a bordo di un furgone da Helsinki, attraversando l’Eurasia, hanno documentato giorno per giorno la loro impresa a cui hanno dato il nome di “The 5th Sun Project”.
Il viaggio, il movimento e la direzione hanno dato occasione a Brando (fotografo), Matteo (regista) e Cristiana (laureata in comunicazione audiovisiva) di creare un documentario che descrive sensazioni poliedriche.
 
Guidati dal viaggiatore finlandese Panu, a volte nomadi, altre volte ricercatori, i protagonisti hanno condiviso con foto e video ciò che hanno incontrato durante il loro tragitto.
Il richiamo dell’avventura li ha portati a realizzare un progetto che ci permette di cogliere anche l’invisibile della loro esperienza.
Il fruscio dei tessuti, il profumo di un’immagine, una folata di colori, tutti racchiusi in questa storia svoltasi al sorgere dell’era del quinto sole.

 

The Black Sun

 

 

Noemi Russo

Fotografie di Brando Giannoni

Per saperne di più : http://www.the5thsunproject.com/