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Vestire gli ignudi. Intervista a Vittoria Faro

Vittoria Faro è l’eclettica attrice e regista che ha interpretato Ersilia Drei in Vestire gli ignudi di Luigi Pirandello. Agrigentina di nascita, appassionata e talentuosa. L’abbiamo intervistata per voi

Vittoria Faro non ci è nuova, no perché in effetti l’avevamo incontrata in occasione di Sogno, ma forse no, uno dei testi più brevi di Luigi Pirandello che ha diretto e interpretato. Ci è tanto piaciuta che siamo tornati a vederla al Teatro Palladium di Roma in Vestire gli ignudi. In questa rappresentazione di una delle commedie pirandelliane più complesse, Vittoria Faro è diretta da Gaetano Aronica nel complesso ruolo di Ersilia Drei, la protagonista. Un personaggio difficile e articolato, interpretato anni fa da Mariangela Melato. Vittoria Faro veste i panni o meglio quell’ “abitino decente” di una donna che sceglie di liberarsi dalle catene della parola e di allontanarsi dalle malelingue per far emergere la sua purezza e la sua verità. Una donna oggetto di violenza, ma non vittima, esempio della ribellione femminile tanto quanto della vita che pulsa. La sua interpretazione ci ha incantato al punto di farci affezionare ad Ersilia, di preoccuparci per lei; ci ha coinvolto facendoci sentire parte della rappresentazione, regalandoci il meglio che l’esperienza teatro possa trasmettere. Qualche giorno dopo lo spettacolo pensavo ancora ad Ersilia e così ho chiesto a Vittoria Faro di parlarcene. Ci ha raccontato della sua interpretazione, delle sue origini che si intrecciano come per destino con quelle di Pirandello e abbiamo affrontato uno dei temi trattati da Vestire gli ignudi, quello della violenza contro le donne.

  • Chi è Ersilia Drei?

Ersilia è una giovane donna, e non sappiamo esattamente da dove viene o meglio quali siano le sue origini, è un’orfana, un’anima nuda che sente la necessità di rivestirsi di un abito di rispettabilità, di qualità’ apprezzate dagli altri, per dare un senso alla propria vita e sentirsi concretamente qualcosa.

  • Quello di Ersilia Drei è un personaggio complesso che vive un conflitto interiore dalla prima all’ultima battuta. Come ti sei preparata per interpretarla?

E’ stato molto difficile preparare questo personaggio e soprattutto conoscerlo a fondo a tal punto da farlo mio. Sicuramente un grande aiuto mi è stato fornito dal regista con cui abbiamo fatto un mese di tavolino per scavare, andare affondo quasi nelle viscere per capire realmente chi fosse senza il pregiudizio. Non poteva e non doveva essere una vittima, ma alla fine lo sarà, è una bugiarda ma in quel che dice c’è un fondo di verità, è innamorata ma forse non lo è più … insomma un personaggio abbastanza schizofrenico con molti cambi di registro. Quindi prima appare come un personaggio da rotocalco, poi si trasforma in una sorta di malata immaginaria, poi diventa l’innamorata e poi ancora donna. Ho semplicemente cercato di far spazio dentro me stessa a queste tante donne in una, mi sono lasciata andare e il personaggio ha preso spazio e forma.

  • È la prima volta che ti misuri con un personaggio così?

Posso dire di aver interpretato nel mio percorso da attrice molti ruoli da protagonista o che comunque avessero una loro complessità, e spesso questo ha giocato a mio sfavore dato che in Italia i ruoli da protagonista vengono quasi sempre assegnati ai soliti nomi o ai volti noti, o a donne troppo adulte anche se fuori parte, hanno cercato di farmi fuori con poco! Dunque non è la prima volta che mi misuro con un personaggio complesso ma la prima vera volta in cui riesco ad esprimermi con un personaggio così grande, davanti a un pubblico copioso e sulle tavole di un vero palcoscenico, questo si.

  • Tu sei agrigentina, come Pirandello. Le tue origine ti legano in qualche modo alle sue opere?

Che dire….io amo follemente Pirandello, e mi dispiace per chi lo trova borghese chi lo definisce così non ha affatto capito la sua poetica. I personaggi pirandelliani hanno, come dice Giovanni Macchia ne “la stanza della tortura”, un rifiuto dell’essere e della vita così come si presenta nella sua apparenza ingannevole e inconsistente, nella speranza che almeno nella finzione letteraria possa conoscere la felicità e la gioia di vivere. Mostri che vagano alla ricerca di un autore che li scriva, personaggi desiderosi di venire allo scoperto nella loro essenza, nella parte più’ intima del se, nella loro “mostruosità”.  Capisci bene che in una terra come la Sicilia dove la prima regola è il silenzio, un autore come Pirandello ha fatto centro. Aggiungi a questo che io gli sono affezionata perché ho anche avuto la fortuna di crescere giocando tra i suoi ulivi, la mia migliore amica viveva li e noi giocavamo sotto il suo pino, respirando le sue ceneri.

  • Vestire gli ignudi, scritto nel 1922 affronta un tema di grande attualità oggi, quello della violenza sulle donne…

Non esattamente, io credo che affronti il tema della violenza sulle donne e sugli uomini, senza distinzione di sesso ma è più una violenza psicologica che fisica, anche se sull’ultima scena il Console proverà nuovamente ad abusare di lei ma tenendola legata a un senso di colpa di cui riuscirà a liberarsi soltanto attraverso il suicidio. La vera violenza la fa la società, chiedendo quell’abito di rispettabiità,  che però deve rientrare nel gusto altrui! Non a caso prima di morire in una drammatica scena confessa di essersi suicidata la prima volta per dare un addio al mondo “con un abitino decente” ma la lacerazione di quest’ultimo da parte degli astanti la porterà a morire nuda. Ersilia si toglie la vita per la vergogna di essere stata la protagonista di vicende vergognose.

 

 

 

Vittoria Faro è Ersilia Drei in Vestire gli ignudi di Pirandello al Teatro Palladium

Vestire gli ignudi va in scena al Teatro Palladium di Roma dal 15 al 18 marzo per la regia di Gaetano Aronica. Nel cast Vittoria Faro che interpreta la protagonista Ersilia Drei.

Vestire gli ignudi è una commedia di Luigi Pirandello, tra le più intriganti del suo repertorio. Si tratta di una commedia noir, un giallo che  si sviluppa verità dopo verità, in cui niente è come sembra. Vestire gli ignudi è un testo di contrasti, primo tra tutti quello tra “maschile” e “femminile”. L’ uomo rappresenta in modo emblematico la società e il potere, agendo, come in un meccanismo comandato, sempre per dovere; la donna invece  si libera nell’ istinto, non teme la sua interiorità, i suoi sentimenti sa mettersi a nudo, sa rischiare, vivendo la vita senza riserve.

L’eclettica attrice e regista Vittoria Faro diplomata all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico è l’interprete del celebre e complesso personaggio di Ersilia Drei, protagonista di “Vestire gli Ignudi”, per la regia di Gaetano Aronica, già andato in scena al Teatro Pirandello di Agrigento il 22 dicembre scorso, partito in tournée da Modica venerdì 9 marzo. L’attrice agrigentina, dopo “Sogno (Ma forse no)” a Febbraio al Teatro di Documenti di Roma per cui ha curato anche la regia, si misura, ancora una volta, con un testo di Luigi Pirandello interpretando un personaggio dalle mille sfaccettature.

 

È la storia di Ersilia che sentendosi niente, per essere qualcosa, accetta di essere quella che gli altri hanno voluto che fosse. Un dramma interiore il suo, non del tutto risolto che rimane avvolto nel mistero. Una donna romantica ma sventurata che viene investita da una serie di maldicenze che la condurranno a sentirsi colpevole di un delitto non commesso, non amata ed usata dagli uomini che ha incontrato sulla sua strada. Per questo deciderà, alla fine, di abbondare questa vita terrena per rimanere definitivamente “nuda” senza i vestiti che gli altri le hanno fatto indossare.

Un personaggio difficile e articolato quello di Ersilia Drei, già interpretato molti anni fa dalla grande Mariangela Melato. Una donna che sceglie di liberarsi dalle catene della parola e di allontanarsi dalle malelingue per far emergere la sua purezza e la sua verità. Una donna oggetto di violenza, ma non vittima. Ersilia è l’esempio non solo della ribellione femminile, ma della ribellione della vita che pulsa. “Vestire gli ignudi” entra nel pieno nelle tematiche attualissime sulla violenza contro le donne, con la sconvolgente modernità di Pirandello.

INFO

Vestire gli Ignudi – Adattamento e regia di Gaetano Aronica

Cast: Andrea Tidona, Gaetano Aronica, Vittoria Faro, Stefano Trizzino, Barbara Capucci, Fabrizio Milano

Scene e costumi: Antonia Petrocelli
Disegno luci: Luca Pastore
Assistente alla regia: Riccardo Contrino
Assistente scena e costumi: Francesca Rossetti
Sartoria Farani – Roma

Una produzione Teatro Pirandello (Agrigento)

Orario spettacolo: da giovedì 15 a sabato 17 ore 21.00 – domenica 18 ore 18.00

Prezzi: Intero € 15 / Ridotto € 10 / Studenti € 5

Prevendite:
biglietteria.palladium@uniroma3.it – tel. 327 2463456 (orario 10:00-13:00 / 15:00 – 20:00)
http://www.liveticket.it/TeatroPalladium

Teatro Palladium – Università Roma Tre
Piazza Bartolomeo Romano, 8
00154 ROMA

Sogno ma forse no al Teatro dei Documenti

Sogno ma forse no… La soluzione al dubbio? Andare a teatro!

Sogno ma forse no è lo spettacolo teatrale, per la regia di Vittoria Faro, che andrà in scena dal 23 al 25 febbraio al Teatro dei Documenti nella zona Testaccio a Roma. Il testo è di Luigi Pirandello e nel cast: Vittoria Faro, Ivan Giambirtone e Elisabetta Ventura.

Lo Spettacolo

Una camera da letto. (O forse un salotto)

Una Giovane Signora(Vittoria Faro) giace su un letto. (O forse un divano).

Tutto galleggia in un’atmosfera sospesa e onirica, ottenebrata appena da una luce innaturale che proietta ombre inquietanti.

Domina la scena un grande specchio. (O forse una finestra. O forse la finestra è solo riflessa nello specchio).

Nella tenebra, dall’ombra angosciante di un uomo dall’aspetto stravolto, orribile maschera d’incubo, emerge un Uomo in frak (Ivan Giambirtone), presenza (forse) reale dell’amante, del quale però la Giovane donna, ambiziosa e vanesia, è stanca: attratta, si direbbe, da un antico innamorato, tornato in patria con un cospicuo patrimonio.

Punto focale del dramma una preziosa collana di perle che l’Uomo in frak vorrebbe regalare alla sua Giovane Signora ma che invece le sarà inviata in dono dall’altro uomo.

L’amante deluso e furioso strangolerà la donna per gelosia? Sì, forse, o almeno così accade nel sogno angoscioso della Giovane signora.

I due personaggi si attraggono e si respingono in un gioco spietato, a volte brutale, che solo alla fine si ricompone e si congela in un quadro surreale e angosciante. I due appaiono e scompaiono: sulla scena incorrono come in un sogno le loro voci che si propagano come rievocate in uno spazio irreale ( o forse vero?)

La Cameriera (Elisabetta Ventura), muta, ha il ruolo di testimone degli accadimenti e di una verità che verrà chiarita solo sul finale quando finalmente si udirà la sua voce.

Il sogno descritto come la proiezione di una realtà vissuta tra sensi di colpa e timori: un’immersione nella coscienza di una donna annoiata e imprigionata dalla forma della vita borghese.

Sogno (ma forse no) è un atto unico del ’28 poco rappresentato, che Pirandello ha scritto e messo in scena per la prima volta a Lisbona. La grande influenza surrealista del periodo e alcuni temi tipici della sua poetica fanno della piéce un piccolo gioiello di inganni: una moltiplicazione di piani che si intersecano e si sviluppano in un groviglio di verità e finzioni. I personaggi sognano accadimenti che noi scopriremo reali, ma con prospettive diverse dalla realtà, tanto da lasciare anche lo spettatore nel dubbio di cosa sia realmente avvenuto e cosa sia invece il frutto di un incubo.

La Regia

La regia di taglio prettamente cinematografico ha continui richiami all’espressionismo tedesco, per riassumerla in un termine unico “caligarica”: ricrea infatti un’allucinante atmosfera di orrore e di angoscia con tagli di luci ed ombre che mantengono intatta la drammaticità della situazione con netti riferimenti al cinema muto degli anni ’20.

Lo spettacolo interamente costruito su di una partitura musicale, ricrea momenti di poesia e altri di orrore dettati dalle sonorizzazioni delle porte che scricchiolano o dalle urla della Giovane Signora.

Uno specchio/finestra  incombe al centro della scena: una porta di passaggio tra sogno e realtà.

“La Faro costruisce lo spettacolo su una partitura musicale ed interseca con maestria il tema pirandelliano del sogno e della realtà. Il ricorso all’espressionismo tedesco è indiscutibile: la regia infatti recupera i trucchi del vecchio cinema delle attrazioni che, nel richiamare modelli irreali, distorti e allucinanti, sostituiscono la percezione della realtà.” (Luigi Mula)

Vittoria Faro

Agrigentina, classe 1984, studia danza, musica e teatro. Conseguito il diploma di maturità classica si trasferisce a Roma dove attualmente vive.

Nel 2009 supera le prove di ammissione all’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico di Roma dove si diploma con il massimo dei voti nel 2012. Nel corso degli studi ha modo di approfondire il suo percorso formativo nei laboratori di Mario Ferrero, Paolo Giuranna, Giuseppe Bevilacqua, Anna Marchesini, Michele Monetta, Rosa Masciopinto, Nicolaj Karpov, Sergio Rubini, Daniela Bortignoni, Arturo Cirillo, Valentino Villa, Lorenzo Salveti.

Partecipa a workshop internazionali fra cui: Workshop a S.Cristina con il maestro Luca Ronconi; Workshop di Site specific and sound acoustic voice con Charlotte Munksø (SceneKunstSkole, Copenaghen);

Nel 2008 entra a far parte del collettivo di TestaccioLab di Roma, partecipando alla produzione di progetti culturali in diverse discipline artistiche. Dal 2012 è responsabile del settore Arti Performative dell’associazione, in seno alla quale approfondisce la sua ricerca artistica producendo:

2017 Metamorfosys, progetto di ricerca teatrale su Le Metamorfosi di Publio Ovidio Nasone

2014 SPEXIFIC#INVASION, progetto di site specific su drammaturgia originale di interpretazione e lettura dell’architettura contemporanea;

2013 Destruction, recital performativo di testi classici e contemporanei;

2015 Poe Suite, letture su partitura musicale dei racconti più celebri di Edgar Allan Poe, con il jazzista Raffaele Pallozzi;

2015 [M:DEA] performance elettronica sul mito di Medea;

2016 Vanessa, thriller teatrale dai tratti di fumetto noir;

PREMI

Premio Siae 2012;

Borsa di Studio Andrea Biondo di Palermo 2012 ,come migliore attrice siciliana;

Menzione speciale Premio Siae 2015 con un suo monologo;

Premio Ignazio Buttitta Sezione Teatro 2015;

Premio Pippo Montalbano 2017.

INFO

 

venerdì 23 Febbraio ore 21.00

sabato 24 Febbraio ore 21.00

domenica 25 Febbraio ore 18.00

Dove:

TEATRO DEI DOCUMENTI, Via Nicola Zabaglia 42 (Zona Testaccio)

Ingresso:

Intero 12 + 3 Euro Tessera Associativa

Ridotto 10 + 3 Euro Tessera Associativa

 

Info & Prenotazioni: 3358160566 (anche whatsapp)