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Labsus: il laboratorio per la sussidiarietà orizzontale

Labsus, il Laboratorio per la sussidiarietà, ha un obiettivo ben preciso, fondato su una certezza. La certezza è che le persone sono portatrici non solo di bisogni ma anche di capacità e che è possibile che queste capacità siano messe a disposizione della comunità per contribuire a dare soluzione, insieme con le amministrazioni pubbliche, ai problemi di interesse generale.

Così inizia la propria descrizione Labsus sul suo sito (www.labsus.org), e lo fa partendo dalla premessa essenziale che è alla base del progetto associativo: in Italia ci sono tantissimi cittadini che voglio prendersi cura dell’ambiente circostante cercando di migliorarne la tutela e la fruizione.  In molti casi non sanno però come fare, come attivarsi concretamente e come relazionarsi con l’amministrazione. Infatti gli ordinari strumenti amministrativi non appaiono, nella maggior parte dei casi, idonei a regolamentare le attività di privati che, per solo amore “comune” dei beni circostanti, vogliono partecipare attivamente per curarli, magari manutenendo un’area verde o eliminando adesivi, manifesti abusivi e tag che imbrattano una superficie. Si tratta di attività volte a curare quei beni comunemente definiti come “comuni”: beni cioè che possono esser usufruiti da tutti, la cui esistenza beneficia ed avvantaggia l’intera comunità mentre, corrispettivamente, la loro frustrazione si ripercuote su tutta la popolazione. È un gruppo eterogeneo di beni, che vanno dal verde urbano alle scuole, dagli spazi pubblici ai beni culturali, la cui essenza non risiede nella proprietà dello stesso, secondo la classica dicotomia tassonomica pubblico-privato, ma altresì sulla base della loro fruizione per il benessere dell’intera collettività.

A tal fine Labsus si è fatto promotore di un progetto innovativo ed unico nel suo genere: proporre un nuovo strumento giuridico che riconosca la possibilità dei cittadini attivi di partecipare alla cura dei beni comuni attraverso una nuova modalità collaborativa.

È nato così il Regolamento per l’amministrazione condivisa, il cui proposito è quello di dare una nuova veste giuridica al rapporto tra pubblico e privato, tra cittadini ed Amministrazione, tra amministrati ed amministranti.

Viene pertanto proposto un nuovo tipo di amministrazione, che non viene più dall’altro, relegando il cittadino a mero destinatario dei servizi erogati dall’Amministrazione, ma vi partecipa attivamente, avviando un progetto di cogestione e condivisione delle scelte; cittadino e amministrazione vengono così posti su un piano paritario, di rispettivo rispetto e collaborazione.

Un pieno ed effettivo riconoscimento della valenza dei cittadini e del loro operato sociale, attraverso la creazione di una struttura aperta a chiunque sia interessato, non solo sotto forma associativa ma anche individualmente.

L’attività dei privati, prevista e individuata nelle linee guida dal Regolamento per l’amministrazione condivisa, viene poi realizzata attraverso dei “patti di collaborazione”, ossia i singoli accordi con i quali i cittadini dichiarano di volersi prendere cura di un bene comune, indicano le concrete modalità di intervento così come l’assunzione dei rischi e delle responsabilità connesse, mentre l’amministrazione si impegna a collaborare fornendo una serie di competenze o sostegni.

Se quindi il Regolamento è la struttura necessaria per permettere la creazione di un’amministrazione condivisa, la sua vera essenza e realizzazione risiede nei patti di collaborazione, la cui declinazione potrà esser la più varia in correlazione alle peculiarità del territorio ed alle necessità locali. Ugualmente differenziati saranno gli impegni delle parti del patto: a seconda del bene comune oggetto dell’intervento nonché delle necessità e degli scopi dello stesso vengono puntualmente indicate le concrete modalità di intervento così come l’assunzione dei rischi e delle responsabilità connesse, con contestuale impegno dell’amministrazione a collaborare alla realizzazione dello scopo comune, fornendo le competenze e le forme di sostegno ritenute più idonee.

Sono iniziative che non sono solo idonee, nel concreto, a recuperare dei beni comuni a tutti, ma altresì capaci di creare nuove connessioni, superare diffidente e divisioni, mettere in moto un’energia che altrimenti andrebbe sprecata, superando il solo disprezzo per il degrado in un’azione attiva al miglioramento della situazione effettiva, creando una “società della cura”.

Dal primo prototipo di Regolamento, concretizzatosi con la prima approvazione a Bologna nel lontano 2014, la sua diffusione, dapprima capillare e limitata alle realtà dove sia la sensibilità sociale che l’apertura amministrativa avevano preparato il terreno per tale strumento, è cresciuta esponenzialmente. Ad oggi infatti una versione di Regolamento per l’amministrazione condivisa, anch’essa adattata alle necessità locali, è stato approvata in ben 141 Comuni italiani, tra cui alcuni delle principali città d’Italia quali Torino e Napoli, mentre altre 69 realtà comunali hanno avviato il suo iter di approvazione; tra i Comuni in procinto di concludere tale processo di approvazione c’è Milano, dove l’iter si trova a una fase particolarmente avanzata, alla luce della crescente attenzione che la città milanese sta manifestando per tale nuova prospettiva amministrativa.

Discorso a parte merita Roma, dove l’approvazione, arrivata all’ultimo step durante la pregressa amministrazione, ha subito una battuta d’arresto con la caduta della Giunta Marino, durante il cui governo tutte le forze politiche si erano mostrate aperte a una sua approvazione, portando ognuna in Consiglio Comunale una propria versione del Regolamento.

Ad oggi, sebbene non siano mancati incontri e manifestazioni d’interesse, il Regolamento sembra(va) esser finito su un binario morto. Alla luce di tale stallo alcune delle realtà associative romane più attive e sensibili alla cura dei beni comuni hanno deciso di creare lo scorso 12 gennaio

una Coalizione per i beni comuni, una rete informale che ha come proposito quello di portare in Consiglio comunale una delibera di iniziativa popolare per adottare il Regolamento per la gestione condivisa dei beni comuni.

Come detto, la Coalizione rappresenta una rete informale di diverse associazioni, eterogenee per scopi associativi e matrice, il cui numero cresce esponenzialmente di giorno in giorno, contando ad oggi oltre 110 adesioni.

Per poter presentare la delibera di iniziativa popolare devono esser raccolte almeno 5mila firme entro 3 mesi, ossia entro fine aprile prossimo. Per ciò la Coalizione ha realizzato e programmato vari punti di raccolta firme che sono consultabili sul sito di Labsus e soprattutto tramite la pagina Facebook della Coalizione.

Accanto al progetto “madre” della promozione del Regolamento per l’amministrazione condivisa, Labsus si impegna a raccontare sul suo sito le più importanti manifestazioni sussidiarie e di cura e valorizzazione dei beni comuni in tutta Italia, guardando anche alle esperienze fuori dallo Stivale, conscio della centralità dell’aspetto narrativo e comunicativo della sperata rivoluzione amministrativa.

Un progetto che mira quindi a permettere di sprigionare l’enorme energia che hanno i cittadini interessati a prendersi cura dell’ambiente circostante, superando gli inadeguati strumenti odierni e le varie situazioni al limite (spesso superato) della legalità. Il tutto instaurando un nuovo tipo di rapporto tra cittadini ed Amministrazione, che spesso si vedono con diffidenza o addirittura inimicizia, lamentando la reciproca inefficienza ed assenza di comprensione, lasciando tale ruolo avversativo per una nuova consapevolezza del ruolo essenziale di entrambi gli agenti per una corretta amministrazione pubblica e della necessitò di una loro collaborazione virtuosa, incentrata sul nuovo ruolo del cittadino che, posto su un piano parallelo rispetto all’Amministrazione, ne riconosce la valenza e l’importanza, accrescerà la propria fiducia nell’agente pubblico. Un circolo virtuoso anche dal punto di vista dei soggetti che beneficeranno di tale impianto: accanto ai “primi destinatari”, ossia i cittadini che potranno attivarsi per rendere migliori l’ambiente circostante, sentendosi anche più felici in virtù della consapevolezza di aver partecipato a migliorare il territorio, ed alle amministrazioni, che avranno proprio nei cittadini un nuovo alleato nell’attuazione del proprio fine istituzionale, beneficeranno di tale innovazione anche gli altri cittadini che, vedendo come i cittadini coinvolti svolgano la propria attività di recupero e cura di beni che migliorano il benessere di tutti, collettivamente e felicemente, creando anche nuove sinergie e rapporti interpersonali, potranno esser spinti ad aderire anche essi a questa innovazione. Infine anche i cittadini che rimarranno estranei all’attività concreta beneficeranno delle migliorie dell’ambiente circostante, reso maggiormente fruibile ed accessibile a tutti.

Un progetto che ha quindi una peculiarità giuridica ma radici e ramificazioni marcatamente sociali, mirando a far emergere il sottobosco del volontariato, vero motore della società spesso dimenticato o relegato a ruolo secondario (o meglio terziario), destinandogli il palcoscenico che si merita.

 

Sul sito di Labsus è possibile visionare tutti i Regolamenti per l’amministrazione condivisa approvati ad oggi con l’elenco dei relativi Comuni approvanti e di quelli che stanno in fase di adozione, nonché le notizie più rilevanti di esperienze volte alla cura e valorizzazione dei beni comuni, anche attraverso l’analisi delle sentenze e dei provvedimenti più rilevanti ed attinenti.

http://www.labsus.org/

 

Per info e contatti sulla Coalizione dei beni comuni di Roma

coalizioneperibenicomuni@gmail.com389 5826326 – 338 6587 734

I fondatori della Colazione dei beni comuni di Roma in data 11 gennaio 2018

Comitato Parco Giovannipoli, Labsus, CdQ Grotta Perfetta, Comitato Amici di Villa Sciarra, CSOA La Strada, Comitato Parchi Colombo, Comitato Verde Ferratella, Gruppo Archeologico Romano, Associazione Forum Ambientalista, CdQ Montagnola, Legambiente Lazio, Comitato Acquafredda, Parco di Montespaccato e Aurelio, Associazione Attivamontesacro, Associazione culturale Monteverde Attiva, Agire Sostenibile, Villetta Social Lab, Orti Urbani Tre Fontane, Comitato di Quartiere San Lorenzo, A.EDUC.A. Città Vivibile, Movi Lazio: Ai.Bi. – Amici Dei Bambini, Antea Associazione Onlus, A.C.SE.MA., Approdo Paulus, Casato Filo Della Rosa, Ass.Ne Camminare Insieme Onlus, A.M.S.O. – Assistenza Morale E Sociale negli Istituti Oncologici, Ass.Ne “Carlo Favilli”, Cantieri Dei Giovani Italo Marocchini, Eidos In Rete, Fondazione Don Cosimo Fronzuto – Onlus, Insieme Oltre Il Muro, Primavera ’86 . Onlus, Arpa, S.O.S. Razzismo, Rete Emergenze, Associazione Rowni-Roma Women, Hippo Pet Therapy, Ass.Ne Amici Di Claudio, Tamburi Di Pace, Aifo Roma, Anfe, Avis Formia, Informare Onlus, Televita, Comitato Di Quartiere Monteverdenuovo, Ass.Ne Invalidità Civile Roma, Associazione Casamica Onlus, Il Girotondo Della Parole, Ass.Ne Er Core De Roma, La Casa sull’Albero, Restoinpiedi, Io No, Ass.Ne Protezione Civile Solidarietà Italiana, Arap, Assoepilessia, Solidabile Onlus, Dress For Success, Zero Waste Lazio, Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare, Non Sono Rifiuti, Aisa, Ylenia E Gli Amici Speciali, Accademia Kronos, Associazione Guardie Zoofile, CdQ Tor Carbone Fotografia, Testaccio in piazza, Associazione Zappata Romana, Associazione Abitanti Prato della Signora e Zone Collegate, Retake Roma, Touring Club Italiano, Arci Roma

Second Generation Aid – Quando si aiuta sul campo

“Tutto ciò che non viene donato va perduto”.  È un proverbio indiano, il mio preferito, il motto che meglio di ogni altro arriva all’essenza stessa del valore delle cose: non acquistano valore le cose che si accumulano, bensi quelle che si condividono, quelle che si passano in consegna.

E tra queste cose che acquistano valore con la trasmissione, più che gli oggetti puramente materiali, c’è la conoscenza.

È per questo motivo che trovo sempre strardinario chi, nell’ambito dell’aiuto agli altri, non si limita ad un puro aiuto economico, ma mette in gioco e a disposizione se stesso e il proprio baule di doti e abilità.

La Dottoressa Lucia de Conno, ad esempio. “Sono Dermatologa e, presentandomi nella sede della ONLUS locale (in Libano) che si occupa di progetti educativi nei campi profughi, ho messo a disposizione la mia professionalità, ove potesse servire.”

In questo modo è nata Second Generation Aid, una onlus che è nata “al contrario” nel senso che prima c’ è stata un’esperienza di volontariato sul campo e poi proprio alla luce di questa esperienza si è pensato di far nascere un progetto più grande e strutturato, che potesse arrivare anche più lontano.

Ci può raccontare qualcosa più una portavoce d’eccezione, che ha visto muovere I primissimi passi di questa associazione.

  • Ciao Eleonora! Intanto vorrei dire che quando si parla con voi, due cose non mancano mai: il sorriso e l’energia. Raccontaci un po’ di questa esperienza nata per caso!

Ciao! Sono Eleonora Silvestri socio fondatore di Second Generation Aid una Onlus costituita per aiutare i popoli disagiati del Medio Oriente. La sede legale è a Roma città nella quale abitiamo tutti noi soci fondatori e attualmente operiamo in Libano per aiutare i profughi Siriani presenti nei campi allestiti da organizzazioni umanitarie nella valle della Beqaa. Tutto è nato da Lucia, l’occasione di un viaggio in Libano a febbraio 2016 per motivi familiari é stata la “miccia” che ha dato il via all’esperienza sul campo .
Durante una visita ad una Onlus locale ha iniziato a offrire cosi, spontaneamente, la sua professionalita’ medica. Subito le é stato suggerito, non senza qualche iniziale perplessità dei dirigenti, di essere scortata nelle scuole su container nate accanto agli insediamenti per  una serie di visite su bambini con evidenti patologie. Nessuno avrebbe scommesso sulla validità delle idee e soprattutto nessuno poteva credere ad un volontariato puro, non sostenuto da qualche organizzazione: due donne sole con il bagagliaio pieno di prodotti e farmaci.
Pensate che alla fine, nei soli 3-4 giorni operativi della prima esperienza appunto nel febbraio del 2016 sono stati visitati circa 300 bambini.

  • E già questo bastererebbe a capire la portata della situazione. Immagino che sia stata questa la spinta a fondare la Onlus.

Esatto! L’esigenza di costituire questa ONLUS  nasce da qui… dall’esperienza! Ci si è  ben presto resi conto di essere insufficiente a coprire le esigenze di tutti , perché il campo di azione si era esteso ben oltre la dermatologia, che è il settore di specializzazione di Lucia. La necessità spaziava dalla chirurgia alla ginecologia , alla rieducazione motoria, e tante altre branche mediche . È  nato quindi il desiderio di fare di più. Perciò  è stata chiamata a raccolta la “second generation”, professionisti figli di una seconda generazione, nati in Italia da  genitori che il passaggio migratorio (almeno una dei due) lo hanno fatto nelle loro vite. Lo hanno vissuto e si sono integrati in nuove culture. Il ponte gettato tra due culture dai genitori- il testimone- viene raccolto dai giovani in una sorta di percorso di ritorno, caratterizzato dal servizio e dalla disponibilità.

  • Immagino che la decisione di creare un’associazione strutturata abbia aiutato a combattere anche un po’ diffidenza: quanto è difficile convincere che di voi ci si puòfidare, sia li dove sia aiuta sia qui dove si cerca di raccogliere sostegno?

In realtà basterebbe pensare che le Nazioni Unite hanno dichiarato che la crisi Siriana è la peggior crisi umanitaria del ventunesimo secolo per “convincere” che sia fondamentale aiutare. Chi sta lì ha assolutamente bisogno di speranza, non di diffidenza. L’ambiente ostile, la richiesta di asilo, la morte dei cari, la separazione delle famiglie sono traumi sufficienti direi. Ecco perché crediamo fermamente che il nostro operato seppur piccolo possa alleviare e migliorare le condizioni dei nostri beneficiari ed aiutarli a combattere disagi di qualunque tipo.

  • Capita spesso di pensare che per migliorare la vita di qualcuno ci sia bisogno di grandi gesti fuori dalla nostra portata. E invece ci stai facendo capire che basta davvero poco per aiutare. Quali sono gli obiettivi principali che cercate di raggiungere?

Non vi voglio annoiare con tutto il nostro programma, anche perché di idee ne abbiamo davvero tante e sono tutte nel nostro statuto! Cerchiamo di non sottovalutare nessun aspetto della dignità di ognuno, perciò i settori in cui proviamo a fare qualcosa sono formazione, assistenza sociale e sanitaria, tutela dei diritti civili, beneficenza e, non dimentichiamo, promozione della cultura e dell’arte!

  • C’è una campagna di crowdfunding in corso, dove possiamo trovarvi per contribuire?

C’ è una sezione sul nostro sito dedicata alla missione che partirà a marzo (http://secondgenerationaid.it/missione-marzo-2108/). I nostri prossimi obiettivi sono visite specialistiche, idonee terapie gratuite, screening visivi ed audiologici tra la popolazione scolastica, formazione degli insegnanti e tutoring ai medici locali.

Saremmo onorati di avere nuovi amici al nostro fianco!

 

Roma, allarme verde: a Parco della Vittoria volontari in azione per combattere il degrado

Siamo abituati a vedere Roma come una metropoli caotica e inquinata eppure, oltre ad essere il primo comune agricolo italiano, è tra le province più verdi d’Europa, potendo vantare quasi 8mila ettari tra parchi e aree protette. Simili primati richiedono grandi responsabilità, e purtroppo gli spazi di cui disponiamo vengono spesso abbandonati a loro stessi e lasciati nella totale incuria, complice anche la mancanza di risorse umane e economiche delle istituzioni centrali e locali.

È per questo motivo che i volontari delle realtà associative So.R.Te, Giacomo Vidiri, Comitato Balduina e Noi della Leopardi domenica 19 novembre 2017 alle 10 – armati di scope, rastrelli, sacchi e buone intenzioni –  si incontrano a Parco della Vittoria (I municipio) per liberarlo dalla sporcizie, e provare a restituire alla collettività e ai cittadini un ambiente pulito e vivibile.

Scopo della giornata, oltre alla semplice pulizia, è di offrire uno spunto di riflessione al mondo dell’associazionismo e prima ancora ai cittadini: per poter godere civilmente e appieno di uno spazio pubblico – si legge nel comunicato ufficiale della giornata – e per fare anche una piccola differenza “basta poco”, fosse anche contribuendo a mantenere decorosa un’area, sia come singole persone che in qualità di comunità associative, e prima ancora non sporcandola.

La scelta e l’approccio di So.R.Te e delle altre realtà, allora, è di fare rete e cooperare insieme, di partecipare per il perseguimento di uno stesso scopo e risultato.

Si tratta di concetti banali ma tuttavia dimenticati: “Tutti insieme possiamo fare molto”.

 

Sinergie Solidali, un’idea nuova per l’associazionalismo e il volontariato a Roma

Da circa un anno in Via Volsinio 21 a Roma, in pieno quartiere Trieste, un’originale realtà associativa, SinergieSolidali, sta lavorando ad un progetto innovativo e ambizioso per il mondo dell’associazionismo e del volontariato a Roma.

Nata dall’idea di un gruppo di studenti universitari come Associazione di Promozione Sociale senza scopo di lucro, SinergieSolidali è in realtà molto più di una semplice no-profit. Incardinarla in suddetta tipologia sarà utile ai fini dell’individuazione del più corretto quadro normativo applicabile alla stessa, ma non basterà a rendere l’idea della grande innovazione di cui si sta facendo promotrice.

L’obbiettivo perseguito da SinergieSolidali, secondo quanto ci dice in merito il suo Presidente, Riccardo Leolini, è infatti quello di creare una rete di sinergie in grado di incentivare proficue collaborazioni tra le diverse associazioni del II Municipio che nutrano l’interesse di cooperare, le une con le altre, pur mantenendo la propria autonomia e individualità.

Appare opportuno, a questo punto, approfondire l’etimologia di una parola fondamentale per SinergieSolidali, divenuta motto di gran parte delle iniziative da quest’ultima organizzate, ovvero la parola “sinergia“. Dal greco synérgeia, derivato dal verbo synérgō “cooperare” e, quindi, composto dalla particella sýn “con, insieme” ed érgō “operare, agire”, il significato di sinergia è “Azione combinata e contemporanea, collaborazione, cooperazione di più elementi in una stessa attività, o per il raggiungimento di uno stesso scopo o risultato, che comporta un rendimento maggiore di quello ottenuto dai varî elementi separati“.

Ebbene, far cooperare tra loro realtà associative animate, come spesso accade, da scopi sociali affatto connessi, aiuterebbe, secondo l’intuizione di questi giovani romani, le medesime a crescere, fare rete e ad organizzarsi per l’ottenimento di risultati non altrimenti raggiungibili.

Alla domanda sul perché sia sembrato opportuno, al momento della sua costituzione, fare di SinergieSolidali la casa dell’Associazionismo e del Volontariato solo nei limes del II Municipio, il Presidente Riccardo Leolini, ci risponde sull’odierna necessità, sentita soprattutto nelle grandi città come Roma, di riappropriarsi dei legami, ormai perduti, tra gli abitanti di un medesimo contesto urbanistico. Conoscere il più possibile il territorio nel quale si vive ed, in particolare, le persone che lo abitano, significa costruire rapporti in grado di combattere il malanno che affligge la società contemporanea, ovvero la solitudine.

E se il manifesto dei valori e degli scopi, affisso nella sede di Via Volsinio 21, definisce l’associazione come apartitica, è del tutto evidente il valore politico che la ispira. In applicazione degli artt. 18 e 118 ultimo comma della Costituzione, SinergieSolidali disegna, infatti, un modello sociale, fondato sull’associazionismo e sul volontariato, volto a rendere la collettività più coesa.

Seppur limitato al piccolo contesto territoriale sopra descritto, l’intento degli associati di SinergieSolidali è quello di sviluppare in ogni Municipio della città associazioni simili ad essa che possano condividere le medesime sfide. Un’impresa ardua sulla quale vale la pena scommettere.