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Facebook: bolla finanziaria o successo dell’anno?

Tempo fa esponendo la vincente politica finanziaria di Apple su questo blog cercai di dimostrare come acquisizione di un determinato prodotto da parte di molti, potesse rendere maggiore il guadagno finanziario per pochi. A margine espressi e avallai le tesi per le quali sebbene limpido il cielo molte nuvole all’orizzonte si stanno addensando e qualcuna ha iniziato a far sentire i suoi tuoni per Facebook.

Ad ogni modo Facebook Inc. si appresta domani 18 maggio 2012 a entrare nella storia della finanza mondiale con la più grande IPO di sempre per un titolo azionistico che rappresenta un sito internet. Ipo è l’acronimo inglese di Initial Public Offering ovvero è l’offerta al pubblico di una società che vuole quotarsi per la prima su un mercato regolamentato. Se pensate che “The Big Blue Social” si sia mossa da sola sbagliate di grosso. Per coordinare l’Offerta pubblica di acquisto (Ipo) si è affidata al gruppo leader del mercato mondiale: la Morgan Stanley. Tale operazione è stata coadiuvata da altre grandi banche di investimento come Goldman Sachs, JPMorgan, Barclays e Bank of America. Di fatto questa parteniship nell’investimento finanziario attraverso un operazione gestita dalle major della finanzia è stata come una certificazione di affidabilità del titolo.

Forza dell’azienda fondata a Cambridge (Massachusetts) sono gli utenti iscritti e le inserzioni rivolte al vasto pubblico presente sul social network, tant’è che il sito di approfondimento TechCrunch ha creato un calcolatore capace di quantificare il singolo valore di ogni singolo utente per l’azienda di Zuckerberg e soci. Nell’atto depositato al SEC di formalizzazione della richiesta di quotazione presso il NASDAQ è contenuto il riferimento al valore aggiunto rappresentato da Facebook a favore degli investitori delineato in quattro aspetti: il raggio di azione, la pertinenza, il contesto sociale e il coinvolgimento dell’utente iscritto. Ci si riaggancia alla legge fondamentale della finanza ovvero – Dove molti comprano pochi guadagnano -, come largamente dimostrato nell’articolo sull’Apple sopracitato.

Negli ultimi giorni è stato innalzato il numero di azioni da vendere sul mercato dalle iniziali 334,7 milioni alle attuali e ormai definitive 421, che in termini pratici corrisponde dato il valore di ogni singola azione in media tra i 36 ed i 38 U$D a 16 miliardi di dollari. Questa astronomica cifra è pari ad un terzo del valore delle manovre finanziarie del Governo Italiano nel 2011, ciò dovrebbe rendere comprensibile la spasmodica attesa del mercato e dei media per l’Ipo di Facebook. Il solo fondatore e Ceo di Facebook Mark Zuckerberg guadagnerà con il solo primo giorno di collocamento al mercato delle azioni del social network una cifra che si aggira intorno ad 1 miliardo di dollari, ma a fare la parte del leone la farà il gruppo finanziario Accel Partners, con 1,37 miliardi di dollari. Per i piccoli gruppi finanziari e banche che sottoscriveranno le azioni Facebook il guadagno raggiungerà 1/5 rispetto a quello delle major, ma l’esatta cifra potrà essere quantificata esclusivamente quando si concluderà la seduta di venerdì a Wall Street. Se si considera il gruppo che ha coordinato l’Ipo della società che partì dall’Università di Harvard ed i gruppi che hanno coadiuvato tale offerta pubblica di acquisto è facilmente intuibile che ad i piccoli investitori sarà riservato pressoché il nulla. Se per Apple spronai a rivedere i propri investimenti nell’acquisizione di titoli e non di IPhone dell’azienda di Cupertino, questa volta lo sconsiglio apertamente, anche entrare nelle operazioni finanziarie delle banche d’investimento sopracitate è molto difficoltoso.

La prima doccia fredda dopo una marcia trionfale, che ha portato alla preparazione della quotazione del titolo del social network, è venuta dal colosso automobilistico General Motors. La General Motors dal 2009 ha condotto investimenti pari a 10 milioni di U$D nelle inserzioni a pagamento su Facebook, ma indirizzata da analisti di Markenting verso la pubblicità attraverso pagine gratuite sul sito di condivisione, ha deciso di ritirarsi dalle inserzioni a pagamento.

Ciò è dovuto alle analisi di mercato che prevedendo un crollo dei consumi nel biennio 2012-2013 in Europa (che rappresenta il 25% del pubblico di Facebook) e quindi l’inutilità di investimenti non diretti e in secondo luogo alla non pubblicazione del numero di visualizzazioni dirette delle inserzioni a pagamento da parte del pubblico del social network. Sebbene la grafica di Facebook sia stata ripetutamente modificata negli ultimi ventiquattro mesi per agevolare le inserzioni a pagamento, la non visibilità dei report ha provocato attrito con gli investitori pubblicitari, ove Google con AdSense e Yahoo ne hanno fatto un punto di forza.

A sconvolgere analisti di mercato, banche d’investimento ed investitori è stata l’acquisizione da parte di Facebook dell’applicazione per smartphone Instangram. L’operazione è stata conclusa per una cifra pari ad 1 mld di U$D. Valore la cui effettiva risolutezza è messa in dubbio visto il ristretto numero di utilizzatori e l’immensa concorrenza attualmente presente nel mercato delle applicazioni per smartphone. Accortosi della maretta, Zuckerberg e Co. ha deciso di posticipare dal secondo trimestre a fine anno la fase conclusiva dell’acquisizione.

Sul Financial Times Ernst Malmsten e Michael Birch hanno avvertito del rischio di una nuova bolla Dot-Com e visto il fulmine a ciel sereno lanciati (non per caso) da General Motors e analisti, forse, qualcosa di vero c’è. Ma il mercato insegna che c’è sempre una possibilità e mai una certezza. Per quanto riguarda domani l’unica certezza è che Mark Zuckerberg guadagnerà il suo miliardo di dollari mentre il sottoscritto sul suo social network nulla.