Home / Filosofia / Buoni e cattivi

Buoni e cattivi


Dove nasce la morale? Secondo il noto filosofo che dà il nome a questa questa rubrica (sì, Nietzsche, proprio lui), dal risentimento.

Un passo indietro: perché chiedersi in che modo sia nata la morale? Non ha forse più senso domandarsi cosa sia la morale, quali siano i suoi assunti, i suoi fondamenti? No, almeno secondo Nietzsche. La risposta a questi interrogativi sarà chiara una volta definite le circostanze all’interno delle quali la qualifica di “morale” ha assunto per la prima volta rilevanza.

Immaginiamoci il contesto sociale di una polis greca del VIII secolo a.C.
La comunità presenterebbe una cesura netta tra nobili e servi.

Nobile è colui che è ghennaios, ben nato. Colui che non ha di che preoccuparsi, che può vivere la propria esistenza con spensieratezza. Non ha bisogno di curarsi del suo sostentamento e può aprirsi a esperienze di crescita intellettuale. È sicuro di sé, ma non perché arrogante, bensì perché consapevole di essere ben-voluto, in quanto ben-nato. Il concetto di buono è per lui meramente descrittivo. La bontà non è nulla più che una proprietà, una caratteristica.

Il servo è invece colui che ha avuto la sfortuna di nascere in una famiglia povera. Deve barcamenarsi tra mille difficoltà, deve “arrivare a fine mese” (scusate la metafora da tempi di crisi). Il servo deve lavorare, non ha tempo per la cultura e la conversazione. Non può permettersi di essere “aperto” nei confronti dei suoi simili: vive nel timore di essere derubato, di subire violenza. Il servo è chiuso, ha paura dell’altro.
È xeno-fobo.
Dal suo punto di vista, la parola “buono” non è una descrizione di qualcosa, ma la prescrizione del comportamento che deve assumere qualora voglia sopravvivere. Le condanne a morte per i servi si sprecano, basta un furtarello o una parola di troppo.

Il servo vorrebbe vivere come un nobile, vorrebbe essere creatore dei propri valori, ma non può. Vorrebbe una vita spensierata, ma la durezza della sua quotidianità gliela nega. Insomma, finisce per invidiare il nobile, per sentirsi risentito nei suoi confronti.

Ma il servo, al contrario del viziato nobile, è un bel dritto. Anni di vita di strada lo hanno reso furbo e agile. Gli viene così un’idea: imporre al nobile il valore prescrittivo della bontà. Ingabbiare il ben nato nella trama delle regole della morale. Questi, tontolone com’è, ci casca con tutte le scarpe e accetta. Nasce così la società dei pari, in cui i doveri degli individui sono uguali per tutti.

È questa la genealogia della morale, titolo – peraltro – di una celeberrima opera del filosofo tedesco, nella quale queste tematiche vengono trattate nella loro interezza.

Vi convince?

Personalmente mi piace considerare “La genealogia della morale” come una provocazione geniale, uno spettacolare vaccino contro eccessi di buonismo e politically correct (drammatici portatori della peggiore ipocrisia e del più bieco razzismo intellettuale). Ma non di più. Rimango convinto che l’agire morale sia intriso di eroicità.


Giulio Valerio Sansone

About Giulio Valerio Sansone

Triennale in Filosofia a Roma, studente di Economia dell'Innovazione a Milano. Orgogliosamente parte della ciurma di Polinice dai suoi gloriosi albori. Vi fracassa le scatole un mercoledì ogni quattro.

Check Also

Rossano, le clementine sostenibili di Biosmurra

L’azienda guidata da Cristiana e Marina produce da anni agrumi rispettando ambiente e lavoratori Dalle ...