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Deutsche Bank - Il sogno tedesco è svanito

Deutsche Bank – Il sogno tedesco è svanito

Deutsche Bank il sogno sembra esser svanito.

Vi ricordate quando improvvisamente nella vostra estate di qualche anno fa parole quali ” spread ” e ” rating ” divennero più familiari della Settimana Enigmistica sotto l’ombrellone? Ebbene, era il 2011 e come confermato dal Dipartimento di Stato Usa i due cofondatori ( Francia e Germania ) dell’Unione Europea a colpi di spread fecero crollare l’ultimo governo, di cui non giudico l’operato, il cui premier fosse eletto nelle elezioni precedenti per la suddetta carica. Arrivarono i tecnici, tasse ” per salvare il Paese” , che nella realtà salvarono esclusivamente MPS e molti elogi accademici per l’austerità dogmatica tedesca. In quel contesto s’inserisce l’azione della Deutsche Bank che nel giugno del 2011, molto prima della pubblicazione della celeberrima lettera della BCE, iniziò la vendita allo scoperto di miliardi di btp facendo dell’Italia lo spettro delle paure d’Europa. Qualche anno dopo l’aria é cambiata e il vento ora soffia forte verso nord.

Si è soliti dire che i problemi arrivano tutti insieme. Ciò é quel che si sta pensando in Germania nell’ultimo mese. Dapprima, il caso Volkswagen e ora inizia ad aleggiare tra i non addetti al settore il timore che la Deutsche Bank possa fallire o che in ogni caso il suo salvataggio costerà caro.

Un primo indice di problematicità é rappresentato dalle performance dell’istituto di credito tedesco nell’ultimo lustro, infatti, mentre il Dax tedesco correva raddoppiando, Deutsche ha lasciato sul campo quasi metà del suo valore. E anche il confronto con l’indice bancario europeo è impietoso, dato che è in progresso del 13%, per non parlare dello Stoxx600 salito del 57%. Per una banca che ha rischio di credito su soli 400 milioni su un bilancio di 1.700 miliardi e che fa del trading finanziario la sua fonte di guadagni (e perdite) il tema del capitale continua a essere centrale. E così la Borsa è stata finora lontana dalla regina delle banche tedesche. E non sarà un caso ma l’altro ieri S&P ha portato il rating a BBB+.

Nell’ultimo anno, ossia soli quattro anni dopo la fortunata Campagna d’Italia che sistemò i danni procurati dall’esposizione verso i titoli greci, la DB ha annunciato di avviarsi a chiudere il terzo trimestre con una perdita record di 6 miliardi di euro. Lo ha fatto sapere la stessa banca, sottolineando che il consiglio di amministrazione «considererà» la riduzione o l’eliminazione del dividendo per l’esercizio fiscale 2015. Il tutto mentre il nuovo numero uno John Cryan sta cercando da mesi di cambiare rotta rispetto al suo predecessore. Le perdite record nel terzo trimestre di Deutsche Bank sono in parte legate alle svalutazioni nei segmenti di corporate banking e securities. E in parte legate a due asset messi in vendita, Postbank e la quota del 19,9% che Deutsche detiene nella cinese Hua Xia Bank, svalutata di 600 milioni. Inoltre l’istituto ha fatto sapere che sta effettuando accantonamenti per contenziosi legali per un totale di 1,2 miliardi di euro.

Deutsche Bank, nel frattempo, si è adagiata su più di $ 75’000 miliardi di dollari (75 triliardi) in derivati – un importo che è di venti volte superiore a quella del PIL tedesco. La loro esposizione derivati minimizza persino la posizione di JP Morgan, che si ferma ad un incredibile 5000 miliardi di dollari.

Eppure Deutsche Bank aveva superato gli stress test disposti dall’EBA (la European Banking Authority) senza particolari censure. Diverso è stato il risultato di uno stress test disposto dalla FED prima dell’estate che ha bocciato sonoramente la banca tedesca annoverandola tra quelle che non sopravvivrebbero a un’altra crisi finanziaria. Forse, non sbagliava allora chi diceva che gli stress test Europei si concentravano troppo sul fenomeno dello spread dei rendimenti dei titoli governativi tra i vari Paesi membri. Un fenomeno che ci è diventato pericolosamente familiare, tanto che ormai ben pochi si occupano di combatterne alle radici le cause.
E ora quattro anni dopo la Campagna d’Italia e di Grecia condotta con la Francia, Berlino si appresta a lottare sul fronte che viene dall’occidente statunitense per quel che concerne Volkswagen, mentre gli scoppia in mano la Deutsche Bank.

Scompare il mito tedesco di dogmatica perfezione economica ed efficienza. Scompare questa idea di Europa che ha posto la finanza da mezzo a fine della sua Unione. Ci si appresta a ricostruire l’Europa e la concezione di essa. Come nel 1945. Ma, questa è un’altra storia.

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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