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Crimson Peak di Guillermo Del Toro

Più di Tarantino e Peter Jackson, ormai completamente sdoganati presso il grande pubblico generalista, il nerd cinematografico di più alto profilo in attività negli ultimi anni è stato probabilmente Guillermo Del Toro. Dai supereroi ai mecha, dall’horror all’azione, il regista messicano ha messo insieme un curriculum piuttosto eterogeneo, sempre al servizio dei nostri adolescenti interiori.

Per quanto i suoi progetti risultino nella maggior parte dei casi piuttosto interessanti però, mi sono ormai rassegnato al fatto che difficilmente gli vedremo far fare il salto di qualità, e Crimson Peak, il suo ultimo lavoro, è un esempio cristallino della ragione di questo scetticismo.
Ambientato nel diciannovesimo secolo, il film racconta di una giovane ereditiera americana sedotta da un baronetto inglese con ambizioni ingegneristiche, sbarcato oltreoceano alla ricerca di finanziamenti per i propri progetti. Dopo una prima sezione in cui ci vengono introdotti i personaggi, la scena si sposta nella casa signorile di proprietà del protagonista, dove mano a mano verranno a galla le varie magagne che si celano dietro al suo aspetto elegante.

L’idea stilistica del film è piuttosto semplice, e consiste nel rispolverare il genere dell’horror gotico col suo carrozzone di fantasmi e case maledette, aggiungere una spolverata di steampunk e confezionare il tutto in un pacchetto magniloquente e visivamente evocativo.
Gli attori sono tutti all’altezza della situazione (con la parziale eccezione di Jessica Chastain, molto brava come al solito, ma il cui accento britannico risulta eccessivamente innaturale), le ambientazioni sono ricche di fascino e la trama scorre ad un ritmo ragionevole, ma, come spesso succede coi film di Del Toro, il film fa fatica anche solo a dare l’impressione di essere più della somma delle sue parti.

Avere un vasto immaginario ed un’ampia gamma di interessi è sicuramente un buon punto di partenza, e artigianalmente parlando c’è poco da obiettare ai film del cineasta messicano, ma l’impressione che lasciano spesso è quella di un’operazione di spolveratura di atmosfere e immagini che il nostro ama, ma che non padroneggia, che non gli appartengono. Rievocare determinati generi, tirarli a lucido e produrne una versione aggiornata per i tempi può a volte creare nuovo interesse e una forma di rinascenza nell’ambito, ma più spesso, e questo accade regolarmente coi lavori di Del Toro, pur con le migliori intenzioni e delle abilità realizzative non indifferenti, il bersaglio viene mancato di quel tanto che basta da lasciare un retrogusto più amaro di quello che la qualità del lavoro non giustificherebbe.

Crimson Peak non rompe questo circolo vizioso per quanto mi riguarda, e a questo punto non so con quanta fiducia mi approccerò ai prossimi lavori del suo creatore.

About Lorenzo Peri

Studio informatica e sono un vorace -bulimico direbbero alcuni, e avrebbero ragione- consumatore di cultura pop in forme varie ed eventuali. Tutto mi interessa e niente mi conquista, non so proprio cosa farò da grande.

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