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Emmanuel Macron – Nuovo Imperatore d’Europa

Quando la Francia negli ultimi seicento anni non ha governato in Europa, perché sempre più debole della perfetta macchina economica tedesca o degli Imperi (Britannico e Asburgico), ha scelto la via della guerra. Poi con il Trattato di Roma (mi spiace tanto per Severgnini che non lo abbiano sottoscritto a Milano) le cose si sono modificate.

Da quel momento è iniziato il lungo e tortuoso processo che ha portato alla costituzione e formazione dell’ente sovranazionale denominato attualmente Unione Europea. La Francia ne è stata tra le fondatrici e alle volte, guidata dal suo Padre, il generale De Gaulle ne ha condizionato tempi e struttura.

La storiografia racconta che siano stati dei funzionari francesi ad aver imposto il tetto del 3% del deficit.

Il 2017 sarebbe dovuto esser l’anno della conferma della stabilità tedesca e del magma incerto francese, alle prese entrambi con le votazioni per il rinnovo del potere esecutivo nazionale. Ebbene, se la Große Koalition, che solamente oggi ha ancora visto una risoluzione al vuoto di potere in Germania, i transalpini hanno incoronato come loro leader l’ambizioso Emmanuel Macron. Allo stesso tempo e modo la Francia, da cui nacquero le moderne destra e sinistra, nella contemporaneità ha distrutto i paradigmi del passato in nome del pragmatismo e della società liquida ha nuovamente segnato la strada che verrà nei processi decisionali collettivi.

Il giovane presidente ha fatto della bilateralità e degli stretti rapporti internazionali, si badi non per l’Unione Europea, la chiave del proprio successo personale.

Solamente in questo mese Emmanuel Macron è stato in Cina per rinsaldare i ricchi rapporti che rendono la Francia il player europeo d’eccellenza. L’approccio che caratterizza Macron è certamente il pragmatismo, che l’analista Tian Dongdong di Xinhua sintetizza in un’uscita del francese: quando durante la campagna elettorale gli fu chiesto di commentare la divisione tra sinistra e destra, l’allora candidato di En Marche rispose che

 “non importa se il gatto è nero o bianco, a patto che catturi i topi”, ossia usò una famosa massima del leader cinese Deng Xiaoping.

 

A dicembre Macron ha risolto la complicata e, in parte ancor oggi misteriosa, questione Ḥarīrī. Il quale il 4 novembre 2017 ha annunciato le sue dimissioni durante una visita di Stato in Arabia Saudita, denunciando una forte interferenza dell’Iran (che supporta Hezbollah, a sua volta una delle forze politiche a sostegno del Governo Ḥarīrī) in Libano ed ha dichiarato di sentirsi in pericolo di vita. Dopo aver avuto colloqui in Francia con il presidente Emmanuel Macron, è rientrato nel paese dei cedri il 22 novembre e, su richiesta di Aoun, ha sospeso le dimissioni, per poi revocarle definitivamente il 5 dicembre. Il Libano vede la Missione di pace sotto l’effige ONU guidata da Italia e Francia. Ma, se la prima è in scia, la seconda ne trae benefici.

E’ palese come durante l’ultima legislatura italiana appena conclusa, la Francia si sia impossessata degli asset del Bel Paese di maggior valore: da Telecom, a parte di Mediaset, fino ad arrivare a Luxottica. Senza scordare il possesso di quella che fu la Banca Nazionale del Lavoro e le intenzioni di prenderci Generali.

In questo quadro se la sponda con i sauditi è salda, Macron nel vuoto di carisma degli altri grandi è volato recentemente in Qatar. Nei giorni in cui il mondo discuteva sull’opportunità di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele, la Francia ha guidato il fronte contrario a tal decisione. Al contempo il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Doha, ha firmato contratti per il valore di 14 miliardi di dollari con il piccolo ma ancora ricchissimo Emirato del Qatar, potenza mondiale del gas naturale liquefatto. Qatar proprietario anche del PSG. Nella fattispecie si è trattato di contratti per l’acquisto di almeno 12 caccia Rafale e 50 aerei passeggeri Airbus A-321.

Se questo non bastasse la Francia di Macron ha strappato i contratti maggiormente vantaggiosi dall’accordo con l’Iran, piazzando la Total e la Renault.

Il mondo europeo, nell’attesa che l’eterna potenza del mare si riorganizzi, ha ritrovato nella Francia la sua guida. Giusta o sbagliata che sia, la Francia di Macron si è ripresa un ruolo che gli mancava dal 1870 e lo ha fatto a dicembre. D’altronde ai francesi è sempre piaciuto farsi imperatori sotto Natale.  

About Antonio Maria Napoli

Calcio, geopolitica ed economia. Qualche pillola di musica elettronica. Il mio concetto di perfezione è un libro di Paul Krugman o un romanzo di Dumas, con in sottofondo un remix di Frankie Knuckles o i Pink Floyd. Allo spritz preferisco il Nikka

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