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Girogirocorto, la seconda edizione al Centre Saint Louis

Ce l’hanno fatta. Anche quest’anno i 27enni Matteo Bonanni e Gianlorenzo Lombardi, rispettivamente presidente e consulente dall’estero (Lombardi vive e studia a Parigi) del festival di cortometraggi Girogirocorto giunto alla sua 2a edizione, sono riusciti a presentare al pubblico una selezione di corti dignitosissima tra Francia e Italia, passando per la Bulgaria, la Nigeria, la Siria e Cuba.

Il festival si è tenuto in due lunedì separati all’Institut français “Centre Saint Louis” grazie alla preziosa collaborazione col direttore Olivier Jacquot e la coordinatrice degli eventi culturali Nolwenn Delisle. Si è potuto inoltre contare sulla presenza nella giuria di alcuni membri noti dello spettacolo che hanno visionato i 14 cortometraggi del programma, selezionandone i 2 vincitori per la sezione “A better future” e per il concorso ufficiale (più informazioni sulle selezioni sul sito ufficiale http://www.girogirocortofilmfestival.com ) : hanno dunque partecipato alla giuria l’attrice Blu Yoshimi (apprezzata di recente in “Piuma”), la documentarista Giulia Merenda (di cui potete vedere il trailer della sua ultima opera “Terra terra” qui https://vimeo.com/160213767 ) , l’editrice Alessandra Gambetti, il regista Pietro Reggiani (“L’estate di mio fratello”), il ‘line-producer’ Ivan Fiorini (che ha recentemente collaborato a “Smetto quando voglio: Ad honorem”) e il presidente della giuria Stefano Tummolini, regista di “Un altro pianeta”.

Insieme queste menti creative hanno deciso di dare due Menzioni d’Onore, rispettivamente al documentario “Cuba en la telaraña” di Pietro Traversa & Lavinia Tommasoli e “Rules” del bulgaro Yassen Genadiev e hanno infine premiato nella sezione “A better future” il film nigeriano “Gone nine months” di Lola Okusami.

Qui le motivazioni

Ambientato in un campus universitario della Nigeria all’inizio degli anni Novanta, Gone Nine Months presenta un ritratto di famiglia e rivela con capacità narrativa quelle che possono essere le tensioni sottese alla quotidianità, ai gesti e ai rituali di un piccolo nucleo sociale. Il desiderio di crescita professionale della madre Agnes, docente universitaria, si scontra con l’aspettativa contraria del marito, che mal sopporta l’esuberanza adolescenziale delle figlie.

In 22 minuti il cortometraggio di Lola Okusami sviluppa una storia su vari piani, senza perdere di unità. I contrasti vengono espressi indirettamente dietro l’apparente descrizione naturalistica e la recitazione concitata degli attori quasi tutti non professionisti: più che nelle parole si percepiscono negli sguardi e nelle allusioni, nell’atteggiamento delle ragazze e della moglie in presenza del capofamiglia. Questa qualità “sottile” – valorizzata dalle musiche originali di Alessandro Mastroianni – perdura oltre il tempo della visione, dando allo spettatore la sensazione di essere entrato non visto, attraverso l’apertura e la chiusura di cancelli reali e metaforici, in un interno di famiglia, per osservare il drammatico sgretolarsi dei sogni e delle speranze causato da un evento imprevisto. I rigidi ruoli sociali, il difficile emergere dell’individualità, soprattutto femminile, pur calati nel contesto africano, si rivelano temi universali, centrali nella riflessione contemporanea ad ogni latitudine.

Per quanto riguarda il premio del Concorso Ufficiale ha vinto il francese “Salade tomates oignons” di Jules Talbot :

Attraverso una vicenda quasi di cronaca – l’incontro fortuito tra un giovane che ha appena passato una notte in cella e una bambina rimasta sola all’uscita di scuola –  “Salade tomates oignons” costruisce in venti minuti una narrazione ispirata che lascia col fiato sospeso, ricca di contrasti: fragilità e resistenza, metropoli e individuo, solitudine e compassione, fiducia e rischio. Il regista indugia sui volti espressivi dei due protagonisti cercando tra le loro parole, nei loro sguardi, il nascere di una complicità tra due esseri umani. Distanti tra loro per età e provenienza, ma accomunati dall’essere soli e per motivi diversi ai margini del mondo, affrontano insieme  le incognite che ogni nuovo incontro porta con sé,  per poi tornare a casa più consapevoli.

Antoine e Soline, una novella Alice nella città”, si riconoscono a dispetto delle apparenze, della vita che intorno scorre frenetica e a volte cattiva. Si scambiano l’essenziale: un po’ del loro tempo, un disegno, un’insalata di cipolle e pomodoro. Sicuramente non si rivedranno mai più, ma il loro incontro contiene qualcosa di vero e di profondo, che valeva la pena di salvare anche per celebrare le tante storie che ogni giorno nascono e finiscono dimenticate. Per il ritmo serrato di montaggio e linguaggio il regista Talbot e l’attore Benssalah sono sicuramente due figure da tenere docchio.

Nella splendida cornice della sala, sotto la mediateca del Centre Saint Louis, non è mancato un aperitivo gentilmente offerto alla fine della seconda serata dall’equipe dell’Institut.

C’è chiaramente l’idea che questo festival non sia un gentile ‘gioco da ragazzi’ e possa  accompagnarsi ad altre iniziative come proposta giovane culturale in pieno centro a Roma per dare uno sguardo ai possibili talenti cinematografici di domani.

 

 

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