Report, stasera 26 ottobre, soldi, think tank e strategie politiche

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Polinice

Report, stasera 26 ottobre

La puntata di Report, in onda stasera domenica 26 ottobre in prima serata su Rai 3, si preannuncia come uno degli appuntamenti più esplosivi della stagione. Al centro dell’inchiesta condotta da Sigfrido Ranucci, un’indagine che intreccia potere, politica, finanziamenti internazionali e dinamiche conservatrici tra Stati Uniti ed Europa.

L’obiettivo? Scoprire come e perché alcuni dei più potenti think tank americani stiano investendo milioni per esportare la visione politica di Donald Trump nel vecchio continente, con una particolare attenzione all’Italia e ai suoi nuovi equilibri istituzionali.

L’influenza americana: 100 milioni verso l’Europa

Negli ultimi cinque anni, dodici dei più influenti think tank conservatori statunitensi hanno moltiplicato le loro attività e i loro canali di finanziamento in Europa. Secondo i dati emersi dall’inchiesta di Report, il flusso di fondi provenienti da questi istituti è cresciuto di oltre il 200%, raggiungendo una cifra complessiva che sfiora i 100 milioni di euro.

Lo scopo non è solo culturale o accademico. Questi fondi vengono utilizzati per creare reti di contatto, sponsorizzare eventi, finanziare pubblicazioni e think tank europei, con l’intento di radicare nella politica europea – e soprattutto italiana – valori e modelli ideologici ispirati al trumpismo: sovranismo, conservatorismo religioso, identità nazionale, e critica all’Unione Europea.

L’Heritage Foundation sbarca a Roma

Uno dei protagonisti più attivi di questa strategia è la Heritage Foundation, storico think tank conservatore americano, che da sempre sostiene le politiche della destra statunitense.

Secondo quanto emerso, dall’inizio del governo Meloni nel 2022, la Heritage Foundation ha rafforzato notevolmente la sua presenza in Italia, stabilendo una fitta rete di relazioni con fondazioni, centri studio e figure chiave della nuova classe dirigente.

Nel 2023 è stata siglata una partnership ufficiale con il Centro Studi Machiavelli, un think tank italiano diretto da Guglielmo Picchi, oggi presidente del Sace ed ex sottosegretario agli Esteri. Una mossa che dimostra l’interesse strategico per l’Italia, considerata da molti osservatori il laboratorio europeo della nuova destra.

Il caso dell’associazione Fungo Porcino e i legami politici

Tra i casi più curiosi e simbolici emersi nell’inchiesta, quello dell’Associazione Fungo Porcino, che ha assunto un ruolo ben più ampio rispetto alla sua denominazione apparentemente innocua.

Dal 2015 alla guida dell’associazione c’è Bruno Abbafati, figura chiave nel territorio e sempre affiancato dal figlio Marco, noto per essere un grande sostenitore del ministro Francesco Lollobrigida, nonché attuale segretario dell’assessore Giancarlo Righini.

Secondo quanto svelato da Report, proprio questa associazione avrebbe aperto le porte all’azienda Evolution Trade, una realtà fino ad allora sconosciuta, permettendole di entrare nel padiglione del ministero. Una mossa che ha sollevato interrogativi su trasparenza, merito e rapporti di favore all’interno delle istituzioni.

Il Centro Studi Machiavelli: laboratorio della nuova destra

Il Centro Studi Machiavelli è diventato in poco tempo un punto di riferimento per chi in Italia vuole promuovere idee fortemente conservatrici e anti-globaliste.

La partnership con la Heritage Foundation ha dato nuova linfa alle attività del centro: conferenze, analisi, convegni e dossier sono sempre più orientati a spingere temi cari alla destra americana, come la difesa della famiglia tradizionale, la sovranità nazionale e la critica al multiculturalismo.

Il presidente Guglielmo Picchi, già uomo chiave nella diplomazia italiana, sembra oggi portavoce di una visione del mondo che si allinea con le strategie culturali e politiche promosse dai repubblicani USA.

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