C’è chi diventa santo restando distante dal mondo, e chi lo diventa restandoci dentro fino in fondo, con un computer acceso e uno zaino di scuola sulle spalle. Domenica 27 settembre 2026, intorno alle 22.00, Canale5 propone in prima visione assoluta “Il mio nome è Carlo”, il tv movie firmato RTI-Movie Magic International e dedicato alla vita di San Carlo Acutis. Non un santo da statuina, immobile e lontano, ma un adolescente di quindici anni come tanti altri: appassionato di informatica, di calcio, di videogiochi. Eppure capace di scegliere, ogni giorno, di trattare chiunque incontrasse sulla propria strada con lo stesso amore, senza eccezioni e senza distinzioni di alcun tipo. È forse proprio questa la ragione per cui la sua storia, a distanza di vent’anni, continua a bucare lo schermo più di tanti racconti agiografici tradizionali.
Un’infanzia normale, una fine segnata dalla leucemia
Il film intreccia presente e memoria, ripercorrendo l’intera esistenza di Carlo: dai primi anni di vita fino agli ultimi giorni, segnati dalla leucemia che lo ha portato via troppo presto, a soli quindici anni. È proprio in questo equilibrio tra ordinario e straordinario che si gioca l’intero racconto. Un ragazzo qualunque, con le passioni di un ragazzo qualunque, capace però di intuire qualcosa che agli adulti intorno a lui sfuggiva quasi del tutto: che uno strumento nuovo, all’epoca ancora largamente incompreso come internet, potesse diventare un mezzo per diffondere il bene e costruire comunità, invece che per dividerle o isolare le persone. Un’intuizione che, vista con gli occhi di oggi, assume quasi i contorni di una premonizione.
Rajesh, e la fede che si fa accoglienza
Tra i passaggi più significativi della storia c’è il legame tra Carlo e Rajesh, giovane immigrato accolto in casa Acutis e interpretato da Brayan Palliyagoda. Non è un dettaglio secondario: è forse il cuore pulsante del racconto, il punto esatto in cui la fede smette di essere teoria astratta e diventa gesto concreto, una casa aperta, una fiducia data senza calcolo e senza condizioni. Anche il rapporto con i genitori, Antonia e Andrea, viene raccontato non come un’eredità trasmessa dall’alto verso il basso, ma come un cammino di scoperta reciproca, in cui sono loro, gli adulti, ad apprendere dal proprio figlio il significato più autentico e più scomodo dell’amore: quello che non sceglie chi merita di riceverlo.
Il cast: chi dà volto a questa storia
Nel ruolo del protagonista Samuele Carrino veste i panni di Carlo Acutis, restituendo allo schermo l’energia e la normalità di un adolescente qualsiasi. Al suo fianco, Lucia Mascino interpreta la madre Antonia e Flavio Parenti il padre Andrea, coppia chiamata a raccontare un lutto e, insieme, una scoperta. Completa il quadro del cast Brayan Palliyagoda, nei panni di Rajesh, figura chiave nel percorso umano e spirituale del protagonista.
Vent’anni dopo, un santo che parla ancora ai giovani
La messa in onda arriva in un momento fortemente simbolico: vent’anni esatti dalla morte di Carlo Acutis e un anno dalla sua proclamazione a santo. Non è un caso che il film scelga di raccontarlo prima di tutto attraverso la dimensione umana, e solo dopo attraverso quella spirituale, della sua storia. È proprio quella vicinanza, quell’essere stato un ragazzo come tanti, con le stesse fragilità e le stesse passioni, a rendere la sua intuizione così sorprendentemente attuale ancora oggi. Secondo quanto racconta il tv movie, il messaggio di Carlo continua a raggiungere milioni di giovani in tutto il mondo, che in lui non riconoscono soltanto un santo da venerare a distanza, ma un coetaneo, quasi un amico, qualcuno che ha percorso davvero la stessa strada che loro stanno percorrendo oggi, tra uno schermo acceso e la ricerca di un senso più grande da dare alle proprie giornate.
Quando vederlo
Appuntamento fissato per domenica 27 settembre 2026, in access e prima serata su Canale5, a partire dalle ore 22.00 circa, con “Il mio nome è Carlo” in prima visione assoluta: la storia di un ragazzo diventato santo senza mai smettere di sembrare, in fondo, uno di noi.



