Il Cimitero delle Fontanelle promosso da Renzo Piano: il G124 compie un grande lavoro storico umano

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Polinice

Vogliamo raccontarvi tramite questo articolo di un progetto architettonico senza annoiare come il caso su Renzo Piano e il Cimitero delle Fontanelle. Il racconto riesce a tenere insieme storia, urbanistica e un pizzico di poesia senza mai diventare pesante e noioso, e questo non è scontato quando si parla di rigenerazione urbana. La nostra storia vi accompagna passo passo nella discesa verso la cava, facendovi sentire quasi presente. Per chi ama Napoli e i suoi angoli meno raccontati è da non perdere.

Un ingresso che mancava, nel cuore della Sanità

Il gruppo G124, fondato da Renzo Piano per occuparsi delle periferie italiane, ha appena finito un progetto che vale la pena conoscere. Hanno rimesso a posto l’ingresso del Cimitero delle Fontanelle, nel Rione Sanità, uno dei luoghi più particolari di Napoli. Parliamo di una cava di tufo usata come cimitero già dal Seicento, durante la peste, e diventata famosa per il culto delle anime pezzentelle. Praticamente la gente adottava teschi anonimi e ci parlava, chiedendo protezione in cambio di preghiere. Una tradizione popolare pazzesca, tutta napoletana.

Il problema era semplice da spiegare ma complicato da risolvere: il posto non aveva mai avuto un vero ingresso. Si entrava da dietro e la bocca della cava sulla strada serviva solo per uscire. Quattro architetti giovani, scelti nel 2022 e seguiti dalla Federico II, ci hanno lavorato cinque anni interi. Il risultato è una discesa naturale che collega la strada alla cava, con una panca di pietra che aiuta a gestire il cambio di livello. Il cancello è stato spostato indietro, così finalmente si vede bene la grande apertura nel tufo, senza più coperture provvisorie che la nascondevano.

Anche fuori hanno sistemato tutto con criterio. Pochi materiali, una pietra scura tipo lavica e un cemento colorato per richiamare il tufo. Il sagrato della chiesa del Carmine, prima pieno di macchine parcheggiate, ora è quasi tutto pedonale e si collega a una scalinata che prima era privata. Oggi chiunque può sedersi lì. Anche le pietre recuperate dalle demolizioni hanno trovato posto, usate per ripavimentare via Fontanelle.

La luce come protagonista del progetto

La parte più interessante secondo me è l’illuminazione. Hanno lavorato con gli apparecchi di iGuzzini per creare un passaggio graduale tra la luce della città sopra e il buio della cava sotto. Niente stacchi improvvisi che infastidiscono gli occhi, solo una transizione studiata nei dettagli. Un modo intelligente per far percepire il salto simbolico tra il mondo dei vivi e quello della memoria, senza effetti speciali inutili.

Il sito ha riaperto ad aprile con un corteo che ha attraversato tutto il quartiere, e oggi è gestito da La Paranza, una cooperativa nata proprio lì nella Sanità nel 2006. Lavorano undici persone per tenere vivo questo pezzo di storia napoletana. Renzo Piano ha detto una frase che riassume bene lo spirito del progetto: costruire posti per le persone è fare politica. E guardando il risultato, viene da pensare che abbia ragione.

Quello che colpisce di più è la misura dell’intervento. Non ci sono gesti esagerati o strutture che stravolgono il luogo. Solo un lavoro preciso su un passaggio che mancava, fatto con materiali semplici e tanta attenzione ai dettagli. Un esempio concreto di come l’architettura possa restituire dignità a un posto senza snaturarlo, lasciando che sia la storia a parlare.

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