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Carceri: la salute dietro il cancello

L’evento, promosso dal Vice Presidente del Consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Cangemi, organizzato in collaborazione con l’Associazione ‘Gruppo Idee’ e il giornale ‘Dietro il cancello’,  intende approfondire la delicata tematica della sanità nelle  carceri del Lazio dando voce a quanti, ogni giorno, operano all’interno degli istituti penitenziari. “Vogliamo stimolare un confronto costruttivo a tutto campo – spiega Cangemi – per individuare soluzioni utili a migliorare il diritto alla salute nelle carceri, senza compromettere il diritto alla sicurezza”.

Prevenzione e assistenza sanitaria, il trattamento delle dipendenze, le Rems e la salute mentale, la gestione e la prevenzione del rischio suicidario, le malattie infettive, il ruolo della Magistratura di sorveglianza e della Polizia penitenziaria nel diritto alla salute, le nuove frontiere della telemedicina: questi i temi al centro dell’incontro che, dopo i saluti istituzionali del Vice Presidente, Cangemi, e del Vice Presidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, sarà aperto dalla relazione del presidente Commissione Sanità del Consiglio regionale del Lazio, Giuseppe Simeone.

Relatori:

Francesco Basentini, Capo dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Il diritto alla salute e le esigenze di sicurezza della collettività; Stefano Anastasia, Garante dei detenuti del Lazio, La domanda di salute dei detenuti e l’assistenza sanitaria nella Regione Lazio; Maria Antonia Vertaldi, Presidente Tribunale di Sorveglianza di Roma, Il ruolo della Magistratura di Sorveglianza nella tutela della salute del detenuto; Cinzia Calandrino, Provveditore Regionale Amministrazione Penitenziaria, Il rapporto di collaborazione tra i due sistemi: sanità e giustizia; Luigi Persico, Responsabile U.O.S.D. CC Regina Coeli, Medicina e sanità penitenziaria: criticità e proposte; Alessia Forte, Commissario Cord. Nucleo traduzioni e piantonamenti CC Rebibbia NC, Il ruolo della polizia penitenziaria all’interno e all’esterno degli Istituti per la tutela della salute del detenuto e la sicurezza del cittadino; Giuseppe Ducci, Direttore Dipartimento di Salute Mentale ASL RM 1, Il progetto sulla salute mentale della CC di Regina Coeli; Alberto Sbardella, Responsabile U.O.S.D. Dip. Salute Mentale Penitenziaria e P.F. ASL RM 2 , La prevenzione e la gestione del rischio suicidario in ambito penitenziario; Franca Compagnoni, Responsabile U.O.S.D. Patologie da dipendenza in ambito penitenziario – Ser.T. Rebibbia, La tutela del diritto della salute in carcere e il trattamento delle dipendenze; Giuseppe Quintavalle, DG ASL RM 4 – Commissario Straordinario ASL RM 5, L’Esecuzione della Misura di Sicurezza in R.E.M.S.; Samuela Beccaria, Dirigente UOC Medicina Protetta Ospedale Sandro Pertini – L’integrazione tra ospedale e territorio in ambito penitenziario; Giulio Starnini, Direttore UO Medicina Protetta – Malattie Infettive Ospedale Belcolle – Viterbo, Le malattie infettive all’interno degli Istituti Penitenziari del Lazio: prevenzione e controllo; Paola Pancia, Medico incaricato CR Rebibbia Nutrizione e salute in carcere, Nutrizione e salute in carcere; Virna D’Antuono, Psicologa Psicoterapeuta Univ. Cattolica del Sacro Cuore di Roma – FIDAL Lazio , Quando lo sport diventa terapeutico; Raffaele Nudi, Ad Replycare, Smartcare del detenuto nel Lazio; Federico Vespa, Direttore Dietro il cancello – Gruppo Idee-ASI, Il ruolo del volontariato nella tutela della salute in carcere

Wilma Labate presenta Arrivederci Saigon

Arrivederci Saigon, il documentario di Wilma Labate accolto con entusiasmo a Venezia 75 a Roma al Cinema Farnese distribuito da Cinecittà Luce

Venerdì 30 novembre alle ore 20.30 la regista presenterà il film al Cinema Farnese di Roma.

 

Arrivederci Saigon è l’incredibile storia de “Le Stars” (Viviana Tacchella, Rossella Canaccini, Daniela Santerini e Franca Deni), la giovanissima band italiana che dalla provincia toscana viene spedita inaspettatamente in Vietnam, a suonare nelle basi militari americane.

Hanno voglia di successo e di lasciare la provincia industriale dove vivono: vengono dalle acciaierie di Piombino, dal porto di Livorno e dalle fabbriche Piaggio di Pontedera. È la provincia rossa delle case del popolo e del PCI e uscire da quella provincia è il loro sogno. Siamo nel ’68 e ogni sogno sembra possibile. Ricevono un’offerta che non possono rifiutare: una tournée in estremo oriente: Manila, Hong Kong, Singapore… Armate di strumenti musicali e voglia di cantare, partono sognando il successo ma si ritrovano in guerra, e la guerra è quella vera del Vietnam…

Dopo cinquant’anni “Le Stars” raccontano la loro avventura vissuta nelle basi sperdute nella giungla, tra i soldati americani e la musica soul.

 

È il 1968 e mentre in Italia i giovani occupano le scuole, rinnegano l’autorità di una famiglia patriarcale, rivoluzionano i costumi governati dalla chiesa e decidono di essere soggetti politici – racconta la regista – cinque ragazzine della provincia toscana imparano il Soul insieme ai soldati afroamericani in Vietnam.

Ancora un altro ’68. La sfida è quella di raccontare la Storia con lo sguardo delle protagoniste, riaprendo un capitolo tra i più conflittuali del Novecento con la memoria e la leggerezza di una esperienza incredibile che ha segnato per sempre la loro vita”.

 

La regista: fra un film e l’altro Wilma Labate gira molti documentari, da Genova 2001 alla Palestina, agli anarchici odierni alla fatica del lavoro, convinta che il documentario sia una forma espressiva autentica e necessaria. Tra gli ultimi lavori “Raccontare Venezia”, “Le navi dei veleni” e “Qualcosa di noi”, storia dell’incontro tra una prostituta e un gruppo di giovani aspiranti scrittori. Tra i lungometraggi ricordiamo “La mia generazione”, un viaggio da sud a nord di un furgone blindato con a bordo un capitano dei carabinieri e un detenuto politico.  “Domenica” che racconta Napoli attraverso gli occhi di una bambina dal futuro incerto e un poliziotto gravemente malato. “signorinaEffe” che racconta la storia d’amore fra un’impiegata e un operaio della Fiat durante i 35 giorni di lotta fuori ai cancelli della fabbrica nel 1980.

 

 

La Francia ha imposto sanzioni contro 18 sauditi per l’assassinio di Khashoggi

La Francia ha imposto sanzioni e limitazioni di viaggio nei confronti di 18 cittadini sauditi accusati di essere coinvolti nell’omicidio di Jamal Khashoggi, giornalista saudita e opinionista del Washington Post ucciso nel consolato saudita a Istanbul, in Turchia, lo scorso 2 ottobre. Il ministero degli Esteri francese ha detto in un comunicato che «la Francia si aspetta che sia fatta luce sul modo in cui l’omicidio è stato commesso» e che «vuole una risposta esaustiva, dettagliata e trasparente da parte delle autorità saudite».

Kraftwerk annunciato il concerto a Roma per l’unica data italiana

Il 3D Concert delle leggende dell’elettronica andrà in scena la prossima estate al Teatro Romano di Ostia Antica

I Kraftwerk, la band simbolo dell’elettronica, porteranno il loro live in 3D in Italia. Lo show è una mastodontica rilettura in tre dimensioni di tutto il repertorio della formazione tedesca, da Autobahn a Das Model, e sarà uno degli eventi di punta di Rock in Roma 2019. Il concerto, previsto per il 27 e 28 giugno, sarà ospitato nella splendida cornice del Teatro Romano di Ostia Antica.

 

Sono considerati come i “pionieri” dell’elettronica. Sono due punti ideali e d’indirizzo per la “centrale elettrica musicale”: il minimalismo e Karlheinz Stockhausen. Viene oggi riconosciuto dalla critica, salvo qualche controversia, come uno dei compositori più importanti del XX e XXI secolo. Per alcuni è “uno dei più grandi visionari della musica del XX secolo”.

 

Gli esteti tornano dal futuro a Roma con una produzione di TheBase per RockInRoma

 

 

Yemen senza tregua e pace. Il silenzio colposo dell’occidente

Yemen senza tregua e senza pace. Sono quasi 85.000 i bambini morti di fame o malattia in Yemen dall’inizio del conflitto .

LA STRAGE DEI BAMBINI – Lo riferisce un rapporto pubblicato da Save The Children, basato sui dati forniti dalle Nazioni Unite per stimare i tassi di mortalità in casi di grave malnutrizione e malattia tra i bambini al di sotto dei cinque anni di età. Sulla base di una «stima prudente», Save The Children denuncia la morte di 84.701 bambini per fame o malattie tra l’aprile 2015 e l’ottobre 2018. Il Fondo per l’Infanzia delle Nazioni Unite –Unicef  ha fatto sapere che dal 2015 oltre 2.400 bambini hanno perso la vita e oltre 3.600 sono rimasti feriti a causa degli scontri avvenuti in Yemen.

La guerra ha provocato in tutto oltre 10000 vittime civili. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), a causa della guerra in corso l’80% dei minori residenti in Yemen ha bisogno di assistenza umanitaria, pari a oltre 11 milioni di bambini al di sotto dei cinque anni. L’Unicef sostiene che almeno 2,2 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta in Yemen. Almeno 16,37 milioni di persone, su una popolazione di oltre 27 milioni, hanno bisogno di servizi sanitari di base, mentre la situazione è peggiorata dall’epidemia di colera in corso nel paese arabo, dove ogni 10 minuti muore un bambino per denutrizione.

IL CONFLITTO Il conflitto ufficialmente è iniziato tra il 25 e il 26 marzo del 2015. Da quella notte gli aerei dell’Arabia Saudita, sostenuti da una coalizione di altri otto Paesi arabi, bombardano senza sosta le postazioni dei ribelli sciiti houthi, arroccati nel sud del Paese.

Per comprendere le cause del conflitto bisogna però andare indietro negli anni. Dopo la primavera yemenita, tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, il presidente Ali Abdullah Saleh (alla guida del Paese da oltre trent’anni) ha lasciato il potere. La sua caduta, avvenuta su pressione dei Paesi del Golfo e in particolar modo dell’Arabia Saudita, ha ridato vita alle forze centrifughe del sud del Paese. Mentre le Primavere arabe infiammavano tutto il Medio Oriente, i ribelli houthi sono tornati sulla scena.

Il nuovo presidente Abdel Rabbo Monsour Hadi, sostenuto dagli Stati Uniti e dall’Egitto oltre che dai Paesi del Golfo, non è mai riuscito a prendere del tutto il controllo del Paese né ad avviare le riforme promesse. Dal 2011 in poi gli houthi, appoggiati dall’Iran e frustrati nelle loro inascoltate richieste di autonomia, hanno dato il via a una serie di proteste per chiedere la sua cacciata. Questo stato di instabilità ha portato l’Arabia Saudita a optare per l’intervento militare, mettendosi alla guida di una coalizione guidata dagli Stati del Golfo, dalla Giordania, dall’Egitto, dal Marocco e dal Sudan e mettendosi alla guida di una coalizione di cui fanno parte gli Stati del Golfo, la Giordania, l’Egitto, il Marocco e il Sudan . Inoltre il presidente Hadi nel marzo scorso ha dovuto abbandonare la capitale Sana’a, caduta sotto il controllo dei ribelli. E ora si trova ad Aden – da cui gli houthi si sono ritirati – nel Sud del Paese dove imperversano diverse milizie. A sostenere gli Huoti è il Paese sciita per eccellenza ossia l’Iran.

 

Quella in Yemen è sempre più una guerra per procura che vede uno scontro tra due filoni dell’Islam, due potenze regionali (Iran e Arabia Saudita), tra alleanze globali (Russia/Cina contro Occidente) e tra etnie. Le vittima invece è solo una: la popolazione civile.

LA TREGUA DELLA SCORSA SETTIMANA – È durata solo qualche decina di ore la tregua stipulata tra i ribelli Houti e la coalizione a guida saudita in Yemen.Nella giornta di ieri Mohammed Ali Al Houthi, capo del Comitato Rivoluzionario Supremo degli Houti, aveva infatti accettato leh richieste dei negoziatori delle Nazioni Unite, che da tempo cercano di instaurare un tavolo di pace con poco successo, e aveva annunciato che sarebbero stati sospesi gli attacchi missilistici e con i droni contro l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti e le forze lealiste da loro sostenute sul territorio dello Yemen. La coalizione araba aveva invece accettato di sospendere l’offensiva contro Hodeidah, quarta città del paese e importante porto sul Mar Rosso.

L’obiettivo del governo appoggiato dalle Monarchie del Golfo è la presa del porto strategico di Hudaydah. La cui presa potrebbe segnare un passo militare di assoluta rilevanza per la coalizione appoggiata dall’occidente.

Nel frattempo lo Yemen resta un Paese senza tregua e senza pace. Ma, tanto all’opinione pubblica occidentale non importa. Troppo importanti le sponsorizzazioni agli editori di chi con la guerra in Yemen fa grandi affari.

La Cina nel Pacifico spaventa l’Australia

L’inferenza cinese nel Pacifico spaventa l’Australia. La nazione oceanica ha deciso di rispondere a quello che viene visto come un disegno di influenza capillare nel sud-est Pacifico annunciando ingenti spese militari e l’esclusione di colossi come Hauwei dai piani di sviluppo tecnologico.

Il premier australiano Scott Morrison ha infatti promesso di aumentare l’impegno militare e diplomatico australiano nel Sud del Pacifico in risposta ai forti investimenti e alla presenza massiccia di vettori navali cinesi nella Regione. E’ stato annunciato dall’Australia la creazione un fondo infrastrutturale da $ 2 miliardi (1,26 miliardi di Euro) per l’area del sud Pacifico, aumentando di fatto gli schieramenti navali. Inoltre, come accade nell’Europa Orientale con la NATO e gli USA, anche l’Australia svolgerà più esercitazioni militari con le nazioni insulari della zona.

Se molti sostengono che la Cina, in termini prettamente geopolitici e militari, non sia una potenza globale, ma regionale è indubbio che il suo attivismo dal Mediterraneo (nel quale ha ripreso influenza e basi la Russia, salda alleata di Pechino).

L’Australia, alleato chiave degli Stati Uniti nel Pacifico con il Giappine, ha toccato un terreno diplomatico roccioso lo scorso anno con la Cina, il suo principale partner commerciale. Le tensioni sono state sollevate quando il governo ha espresso preoccupazione per le società sostenute da Pechino che finanziavano le infrastrutture nelle nazioni del Pacifico. Tra i timori vi è la paura che Pechino possa aprire basi militari cinesi nella regione, cosa accaduta in passato nell’Oceano Indiano.

A tal proposito il governo australiano ha recentemente respinto l’offerta di 13 miliardi di dollari (9,4 miliardi di dollari) di CK Group per l’operatore del gasdotto APA Group per timori sulla sicurezza nazionale, una decisione che ha il potenziale per infiammare ulteriormente le tensioni diplomatiche.

 

Mentre il Pacifico è stato tradizionalmente considerato il territorio diplomatico australiano ed è il maggior beneficiario di aiuti esteri da Canberra, la Cina ha aumentato i prestiti alle piccole e indebite nazioni delle isole del Pacifico alfine di entrare in uno spazio d’influenza maggiore. L’annuncio di Morrison di un maggiore coinvolgimento nel Pacifico arriva dopo che la settimana scorsa ha detto che l’Australia sta formalmente impegnandosi in un’iniziativa congiunta con Papua Nuova Guinea per sviluppare una base navale, a margine di un’offerta della Cina.

A seguito di un annuncio di giugno, l’Australia contribuirà a finanziare un nuovo cavo di telecomunicazioni che va da Sydney alle Isole Salomone, spremendo Huawei Technologies Co. – una società che nel mese di agosto è stata vietata la fornitura di apparecchiature wireless di prossima generazione agli operatori di telecomunicazioni australiani a livello nazionale motivi di sicurezza.

 

Morrison ha recentemente affermato che “la Cina è il paese che sta cambiando maggiormente l’equilibrio del potere” e “esercitando un’influenza senza precedenti nell’Indo-Pacifico”.

 

L’occidente, gli Usa e  i suoi alleati sono avvertiti.

Sanzioni Iran, gli Usa esentano l’Italia. Primo partner europeo

C’è anche l’Italia tra i Paesi che verranno esentati dalle sanzioni Usa a Teheran e che potranno temporaneamente continuare a importare petrolio dall’Iran. Gli altri Paesi sono Cina, India, Corea del Sud, Turchia, Grecia, Giappone e Taiwan. Lo hanno annunciato il segretario di Stato Usa Mike Pompeo e il segretario al Tesoro Steve Mnuchin.

Italia principale partner Ue, davanti a Francia e Germania
In ambito Ue, l’Italia è il principale partner commerciale dell’Iran, prima di Francia e Germania. Nel 2017 l’interscambio ha raggiunto i 5,1 miliardi di euro (in crescita del 97% rispetto al 2016). Parigi si è fermata a 3,8; Berlino a 3,3 miliardi. La bilancia pende a favore delle importazioni dall’Iran verso l’Italia, soprattutto di prodotti energetici. La stretta ha già determinato una contrazione dell’interscambio commerciale: nel 2011 aveva raggiunto i sette miliardi di dollari, due anni dopo le sanzioni internazionali avevano fatto crollare i volumi a meno di un quinto, appena 1,3 miliardi.

Paolo Pellegrin. Un’Antologia al MAXXI

Oltre 200 scatti per scoprire il percorso creativo e i temi che animano la ricerca del grande fotografo. L’antologia di Paolo Pellegrin al MAXXI di Roma-

Dopo un lavoro di due anni sull’archivio di Paolo Pellegrin, la mostra restituisce i temi che animano il percorso del fotografo che nei decenni ha intrecciato la visione del reporter con l’intensità visiva dell’artista.

Vincitore di dieci edizioni del World Press Photo Award e membro dell’agenzia Magnum dal 2005, l’opera di Pellegrin è approfondita in mostra attraverso due grandi sezioni: la prima dedicata all’essere umano, la seconda focalizzata sulla sua visione della natura, mostrandone le vicende intense e sofferenti. Contestualmente alla progettazione e organizzazione della mostra, il MAXXI ha richiesto al fotografo di realizzare un lavoro dedicato a L’Aquila e alla sua ricostruzione.Un’Antologia, dedicata a uno dei protagonisti della scena fotografica internazionale, che da oltre 20 anni percorre il mondo con la sua macchina fotografica, testimoniando gli orrori della guerra, storie e persone, la bellezza potente della Natura.

In occasione di questo importante appuntamento istituzionale, verrà presentata in anteprima la prima parte del progetto fotografico realizzato da Pellegrin lo scorso gennaio a L’Aquila, nell’ambito della committenza affidata dal Maxxi.

All’ingresso della Galleria 1 al piano terra, che ospiterà anche la cena, sarà esposto un polittico di circa 2 metri per 3 composto da circa 150 immagini in bianco e nero, fortemente contrastate, “frammenti di visioni” che ritraggono scorci e dettagli della città. L’altra parte del lavoro, composta da grandi fotografie a colori, verrà esposta per la prima volta a Palazzo Ardinghelli, sede del Maxxi L’Aquila, in occasione dell’inaugurazione nel 2019.

I magnifici scatti di Pellegrin saranno protagonisti del Gala grazie anche a una grande installazione site speficic che farà da scenario alla cena: un grande wallpaper di 18 metri che ritrae un ghiacciaio su un mare plumbeo.

La serata, accompagnata da una cena firmata dallo chef stellato dell’Hotel Hassler di Roma Francesco Apreda, ispirata anch’’essa alle fotografe di Paolo Pellegrin, vedrà la partecipazione del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Alberto Bonisoli  e di due ospiti d’eccezione: Neri Marcorè che, insieme allo Gnu Quartet accompagnerà gli ospiti con interventi tra musica e parole e l’astronauta Samantha Cristoforetti.

Alla serata è stato invitato anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi.

Sono solo alcuni degli ingredienti dell’Acquisition Gala Dinner 2018 del Maxxi (Museo nazionale delle arti del XXI secolo), quest’anno alla sua sesta edizione, e che fino ad oggi, grazie alla generosità di aziende e singoli mecenati italiani e internazionali, ha raccolto oltre un milione e 800 mila euro.

Chi è e cosa pensa Jair Bolsonaro, il nuovo Presidente del Brasile

Bolsonaro è stato eletto nuovo Presidente del Brasile, il quinto Paese più grande del globo. Nei suoi intenti vi è la promessa di sostituire la Bibbia al marxismo latino. Non ha dimenticato di ringraziare Dio per aver superato l’attentato di un mese fa che lo ha tenuto lontano dalla campagna elettorale per un po’ di tempo e che gli ha impedito di partecipare ai dibattiti televisivi con gli altri candidati. Ha affermato a caldo che “Sono molto felice per questa missione di Dio, e una missione non si discute né si sceglie, ma si compie. Insieme compiremo la missione di riscattare il nostro paese”.

Garantendo di voler seguire la Costituzione e di rispettare la democrazia e la libertà, ha affermato di voler garantire la governabilità del paese, ma che la burocrazia verrà tagliata così come anche i privilegi e gli sprechi, per permettere ai cittadini di avere un futuro. Un altro suo punto forte è la decentralizzazione amministrativa: “Più Brasile, meno Brasilia”, ha affermato Bolsonaro.

 

RELIGIONE –  Le Sacre Scritture, prontamente citate nel discorso della vittoria, verranno interpretate per spiegare il suo operato in una maniera che soddisfi i decisivi elettori cattolici ed evangelici. Nella vittoria di Bolsorano vi è anche la sconfitta di Francesco, Vescovo di Roma, e di quella che comunemente viene chiamata Teologia della Liberazione, poiché nei risultati brasiliani si propaga l’immensa potenza del tradizionalismo e dell’uomo bianco impaurito, marginalizzato per anni dalla relativizzazione nella Chiesa di Roma e dall’avanzata del marxismo (vedi il Venezuela) in Sud America.

POLITICA ESTERA – In politica estera la priorità di Bolsonaro, che sostiene il presidente degli Stati Uniti da prima che quest’ultimo vincesse le elezioni, sarà riavvicinare il Brasile agli Usa e ridurre l’influenza della Cina, diventata da qualche anno primo partner commerciale di Brasilia.

Pechino che ha rappresentato un valido appiglio per sganciare, durante la Presidenza Lula, il Brasile dalle onnipresenti scelte di Washington. Washington, che mal digerisce nel proprio emisfero la possibilità di emersione a leader e potenza globale di un’altra nazione.  Con la sua fame di materie prime, Pechino ha determinato un aumento dei prezzi delle stesse che ha contribuito al rafforzamento del real, acuito la dipendenza dalle esportazioni di risorse naturali e in ultima istanza rallentato lo sviluppo di settori più avanzati.

E’ certo nel frattempo l’appoggio a Israele nel cambio di sede d’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme. Un passo quasi obbligato ormai per tutti i Paesi a trazione conservatrice nel mondo, a eccezione europea.

SUD AMERICA – Bolsonaro, che entrerà in carica il 1° gennaio 2019 per quattro anni, non ha intenzione di risolvere alla radice la debolezza economica del Brasile. Spera piuttosto che l’allineamento geopolitico a Washington produca i benefici che una Cina in rallentamento non può garantire. Ad oggi è nella partita per il Venezuela che una ritrovata sintonia con Washington potrebbe inserirsi il Brasile. Se da un lato la vittoria del liberalismo sul socialismo rivoluzionario nel breve medio periodo potrebbe relegare sempre sotto l’influenza statunitense il Sud America, una forte partnership con gli Stati Uniti d’America, potrebbe rendere Brasilia l’unica vera potenza regionale, con il placet questa volta di Washington.

POLITICA ECONOMICA – La politica economica del Paese sarà affidata all’economista Paulo Guedes. Nato a Rio de Janeiro nel 1949, Guedes è considerato un discepolo dei Chicago boys, i riformisti liberali americani guidati da Milton Friedman. Il suo pensiero economico e politico è spiegato negli articoli che regolarmente pubblica sul quotidiano O Globo. Crede nella “morte della vecchia politica” e la nascita di “una nuova grande società aperta”. Guedes è molto critico della gestione del Partito dei Lavoratori, che dal 2015 ha portato l’economia brasiliana in recessione. Il suo programma prevede la privatizzazione di tutte le imprese statali, tra cui la Banca del Brasile e la petrolifera Petrobras. Guedes ricorda che il Brasile ha un debito enorme (77,3% del Pil) e paga circa 88 miliardi di euro all’anno di interessi. Ma, senza espansionismo economico pubblico e debito le riforme sociali non si sarebbero potute fare in Brasile, il PCI nel 1975 insegna. Ma, il programma di Bolsorano assomiglia economicamente in Italia a quello di +Europa, una ricetta di neo liberismo contro il debito e per l’austerità.

“La centralizzazione di risorse e poteri corrompe la politica e frena l’economia. È uno stato che è in tutto e interviene ovunque, perché è minimo nella consegna e massimo nel consumo”, ha scritto Guedes. L’economista ha l’intenzione di eliminare completamente e riformare il sistema di assistenza sociale e il sistema di pensioni. Vuole rendere quest’ultimo un regime di capitalizzazione individuale. Secondo Guedes, i contributi “riducono la competitività delle imprese, fabbricano diseguaglianze sociali e minacciano la crescita dell’economia”.

Ora la sfida per il Brasile è o prendersi il ruolo che dimensioni e posizione gli potrebbero concedere o rischiare di finire nel baratro economico come l’Argentina di Macrì, laddove le ricette neo-liberiste hanno prodotto un effetto inverso sulla lotta la debito e una macelleria sociale, priva di crescita economica.

 

Startup Weekend Roma si svolgerà il 26-27-28 Ottobre presso TAG – Poste Italiane

Startup Weekend è un movimento globale di imprenditori attivi e responsabili che vogliono imparare le basi della fondazione di startup ed il lancio di progetti di successo. È la più grande comunità di imprenditori appassionati, con eventi in oltre 100 paesi e 600 città in tutto il mondo. Dalla Mongolia al Sudafrica, passando da Londra ed il Brasile, persone di tutto il mondo si riuniscono per un fine settimana per lanciare idee, formare i team ed avviare le imprese.

L’edizione autunnale di Startup Weekend Roma si svolgerà dal 26 al 28 Ottobre in Talent Garden Poste Italiane. Inizieremo Venerdì intorno alle 18.30-19 accogliendo i partecipanti. Successivamente, chiunque di esso sia venuto con un’idea, ha 30 secondi di tempo per presentarla agli altri partecipanti. Un pitch molto veloce, senza materiale a supporto. Concluso questo momento, ceniamo tutti insieme e ci conosciamo. Durante la cena, i partecipanti voteranno le idee che riterranno migliori. Le più votate verranno poi sviluppate durante il weekend. Chi ha presentato le idee “vincenti”, ha poi il compito di costruire il proprio team di lavoro che si rivedrà dalla mattina successiva.

Sabato i team inizieranno subito a mettersi al lavoro sul business model canvas, con l’aiuto dei mentor che arriveranno nell’arco della mattinata. Avremo mentor con competenze trasversali, dal marketing con Federico Giannini, all’UX con Carlo Frinolli, nonché mentor che hanno avviato una loro startup come Monica Archibugi, founder e CEO di Le Cicogne. Questi sono solo alcuni dei mentor che offrono il loro tempo ai ragazzi, la lista completa è sempre aggiornata sul nostro sito: www.swroma.com.

Il Sabato è sempre una giornata molto elettrica, con i partecipanti che si immergono nella validazione dell’idea e spesso nella creazione di mock-up. Ovviamente avremo anche momenti di relax, ma la concentrazione rimane sempre alta! Finita la giornata, ci si saluta, oppure si va a bere qualcosa insieme (solo i più temerari resistono!).

Arriviamo quindi a Domenica, giornata conclusiva. Nella mattinata, sempre con l’aiuto dei mentor, i partecipanti ultimano le presentazioni che devono essere poi consegnate entro pranzo o primo pomeriggio. Il pitch ai giudici sarà in inglese, dunque i mentor e noi organizzatori, ci impegnamo ad aiutare anche i

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partecipanti più titubanti a buttarsi e presentare in inglese. Spesso il problema è che non si crede abbastanza in sé stessi, e molti si riscoprono più fluenti in inglese di quanto pensassero.

Inoltre quest’anno abbiamo deciso di introdurre una novità. Il pitch della Domenica, che inizierà intorno alle 16.30, sarà aperto a chiunque sia curioso di ascoltare le idee nate durante il weekend. Seguirà poi un momento di networking grazie a Talent Garden che ci lascia la location fino alle 20.30 e a Nastro Azzurro, nostro partner per questo evento. È gradita la registrazione per motivi logistici tramite questo link: http://go.startupweekend.org/sundaypitch

Abbiamo ancora gli ultimi posti disponibili per partecipare a Startup Weekend Roma a questo link: http://go.startupweekend.org/buyticket

Il prezzo del biglietto comprende (2 cene, 2 colazioni e 2 pranzi), bevande, cartoleria etc.., che saranno offerti ai partecipanti, dall’inizio alla fine della manifestazione, grazie anche al supporto degli sponsor locali e nazionali sensibili al tema dell’innovazione e dell’imprenditoria.

Infine, per questa edizione abbiamo previsto anche un Bootcamp gratuito per introdurre Startup Weekend a chiunque non lo conoscesse e per dare modo ai partecipanti di “prepararsi” all’evento. Il Bootcamp si terrà sempre in Talent Garden Poste Italiane, Venerdì 12 ottobre dalle 16 alle 18. Sarà quindi l’occasione per conoscere noi organizzatori e farci quante più domande possibili! Anche qui ci sono posti limitati ed è possibile registrarsi a questo link:http://go.startupweekend.org/bootcamp