Impressioni/Riflessioni Sou Fujimoto

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Polinice

Sou Fujimoto nasce nel 1971 a Hokkaido, Giappone. Dopo aver conseguito la laurea in architettura presso l’Università di Tokyo nel 2000, apre il proprio studio nella capitale giapponese. Il Sou Fujimoto Architects ha progettato numerose residenze private sia in Giappone che in Europa.

Nel 2010, a Tokyo, viene completato il Musashino Art University Museum e la sua biblioteca. Nello stesso anno firma lo spazio espositivo per la mostra “Future Beauty” presso la Barbican Gallery di Londra.

Lo studio ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali. Tra i più importanti, l’invito alla progettazione del padiglione per la Serpentine Gallery 2013 a Londra: un incarico che lo consacra come 14° architetto e più giovane progettista mai selezionato per questa prestigiosa installazione.

Final Wooden House: il corpo come misura dell’architettura

Ammetto di essere arrivato a Sou Fujimoto con la consapevolezza di conoscerlo poco. Eppure i suoi progetti, apparsi qua e là sulle riviste digitali e cartacee, hanno sicuramente influenzato gli studenti di architettura, me compreso.

Tra le sue opere, una su tutte ha lasciato un’impronta indelebile: la Final Wooden House.

Impossibile dimenticare quelle immagini in cui il corpo umano si incastra armoniosamente all’interno di un poroso cubo di legno, quasi fosse un pezzo di Tetris vivente.
Non si tratta di uno spazio “abitato”, ma vissuto.
Un’architettura che esiste davvero solo se fruita, che perde ogni senso senza la presenza umana.

Architecture as Forest: la chiave di lettura della sua poetica

La frase chiave è proprio questa: Architecture as Forest.

Come lui stesso ha dichiarato, la differenza tra la foresta dove è cresciuto e la città dove vive oggi, Tokyo, è tanto grande quanto inesistente. L’artificiale e il naturale, per Fujimoto, posseggono la stessa essenza.

Il suo interesse per l’emulazione degli effetti naturali si traduce in un landscape artificiale dal gusto sorprendentemente classico e insieme indiscutibilmente architettonico.

Un organico astratto tra Lewitt, Superstudio e Eisenman

La sua architettura è organica ma non nel senso canonico del termine.

È un organico intellettuale, che prende forma in soluzioni astratte, evocative, che richiamano alla mente – soprattutto nei lavori più recenti – riferimenti come Sol Lewitt, Superstudio e Peter Eisenman.

Cubi bianchi, puri, compatti all’esterno ma vuoti e cavi all’interno.
Spazi abitabili come caverne, dove l’idea di natura si traduce in moduli geometrici, assi cartesiani, griglie e angoli retti, spesso dominati dal bianco assoluto.

La struttura dell’effimero

Il concetto di leggerezza, di permeabilità visiva e fisica, si concretizza in architetture dove l’effimero è struttura, è materia viva.
Spazi che l’uomo tocca, respira, osserva. E soprattutto vive.

Anche Fujimoto, come tutti gli architetti nella storia, artificializza la natura.
Ma nel suo caso il mix è così equilibrato da meritare un neologismo:
Arturale – tra arte e naturale.

People as In-Between: l’uomo al centro di tutto

Durante una sua lecture, è comparsa una slide che recitava:

  • BETWEEN CITY AND ARCHITECTURE

  • BETWEEN ARCHITECTURE AND LANDSCAPE

  • BETWEEN FURNITURE AND ARCHITECTURE

  • BETWEEN INSIDE AND OUTSIDE

  • BETWEEN NATURE AND ARCHITECTURE

Alla fine della presentazione, una ragazza ha fatto notare l’assenza di una voce:
BETWEEN PEOPLE AND ARCHITECTURE

Una dimenticanza? O forse l’essenza stessa del suo pensiero?

Se People non fosse solo un ulteriore elemento tra i tanti…
Se People fosse il vero “IN-BETWEEN”, il comun denominatore di tutti questi rapporti?

Umanismo architettonico

L’architettura di Sou Fujimoto non è organica.
Non è classica.
Non è radicale.
Non è giapponese.
Non è europea.

È umanista.

È la presenza dell’uomo che trasforma un landscape artificiale, una foresta, una nuvola, un cubo o una caverna in Architettura con la A maiuscola.

Senza l’uomo, le sue opere sarebbero installazioni, concetti, utopie.

Ma con l’uomo, diventano spazi vivi, in cui l’architettura smette di essere forma e torna ad essere relazione.

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