Quarto Grado, anticipazioni 9 gennaio, Jacques Moretti in carcere

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Polinice

Un nuovo e drammatico sviluppo scuote la tragica vicenda del rogo di Capodanno a Crans-Montana, in Svizzera, dove il locale “Le Constellation” si è trasformato in un inferno di fiamme e morte nella notte di festa. Il bilancio, confermato dalle autorità, è di 40 vittime, molte delle quali giovani, decedute mentre erano all’interno del locale per celebrare l’arrivo del nuovo anno.

Nelle ultime ore è stato arrestato Jacques Moretti, titolare dell’esercizio insieme alla moglie Jessica. L’uomo è stato trasferito in carcere con l’accusa di omicidio colposo plurimo aggravato e violazione delle norme sulla sicurezza.

Secondo i primi riscontri investigativi, l’interno del locale presentava gravi irregolarità: materiali altamente infiammabili, uscite di emergenza inadeguate e una mancata osservanza delle misure antincendio. Gli inquirenti indagano ora su una filiera di responsabilità, compresa la possibilità di controlli omessi o non effettuati da parte delle autorità competenti.

Il caso sarà al centro della puntata di Quarto Grado, il programma di approfondimento condotto da Gianluigi Nuzzi, in onda questa sera, venerdì 9 gennaio, in prima serata su Rete 4.

Il caso irrisolto di Maria Chindamo

Nel corso della stessa puntata, i riflettori si accenderanno anche su una vicenda ancora avvolta nel mistero: la scomparsa di Maria Chindamo, imprenditrice calabrese svanita nel nulla il 6 maggio 2016, nelle campagne di Limbadi, in provincia di Vibo Valentia. A distanza di quasi dieci anni, il corpo della donna non è mai stato ritrovato, alimentando il sospetto di un omicidio premeditato e accuratamente coperto.

Durante la recente udienza del processo in corso a Catanzaro, ha deposto per la prima volta il fratello della vittima, Vincenzo Chindamo, rivelando un dettaglio cruciale: Maria, pochi giorni prima di sparire, aveva espresso la volontà di ottenere il porto d’armi, temendo per la propria sicurezza. Un segnale chiaro di un pericolo imminente che la donna avrebbe percepito, ma che non è stato intercettato in tempo.

Un processo tra omertà e interessi criminali

Alla sbarra per il presunto omicidio c’è Salvatore Ascone, vicino di terreno della vittima. Secondo la Procura, Ascone avrebbe agito all’interno di un contesto criminale più ampio, con collegamenti alla ’Ndrangheta. Il movente sarebbe legato a questioni di terreni agricoli contesi: Maria, dopo la morte del marito, si era opposta alla spartizione forzata delle sue proprietà, ricevendo pressioni sempre più intense da parte di ambienti vicini alla criminalità organizzata.

Nonostante il processo in corso, restano numerosi punti oscuri: mancano complici identificati, non si conoscono i mandanti, e l’intera dinamica del delitto è tuttora priva di un quadro completo. A rendere tutto più difficile, il muro di omertà che circonda la vicenda, segno evidente di una realtà in cui la paura continua a governare i silenzi.

I legali della famiglia e le prossime udienze

La famiglia Chindamo è assistita dagli avvocati Nicodemo Gentile e Antonio Cozza, impegnati da anni in una battaglia che va oltre il singolo caso, chiedendo verità e giustizia per Maria e per tutte le vittime di un sistema che colpisce chi sceglie di non piegarsi alla logica mafiosa.

La prossima udienza è fissata per il 24 febbraio, e potrebbe segnare un momento decisivo nel procedimento. Sono attese nuove testimonianze e l’acquisizione di elementi investigativi potenzialmente rilevanti per delineare con maggiore precisione le responsabilità individuali e collettive.

Il coraggio di Maria e il silenzio che fa male

Maria Chindamo è diventata, suo malgrado, simbolo di resistenza civile: una donna che ha scelto di vivere libera, nonostante le pressioni, e che ha pagato con la vita il prezzo del rifiuto al compromesso. La sua figura rappresenta una delle tante storie di donne coraggiose lasciate troppo spesso sole.

Attraverso testimonianze dirette, documenti inediti e una ricostruzione dettagliata, Quarto Grado offrirà al pubblico una visione profonda del caso, senza tralasciare le inadempienze, i ritardi e i possibili depistaggi che hanno compromesso il raggiungimento della verità in questi anni.

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