US Open, oggi le semifinali: Zverev favorito ma New York sogna una finale americana

Per settimane abbiamo immaginato gli US Open 2026 come l'ennesimo capitolo della rivalità tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Invece New York, come spesso accade, ha strappato il copione e ne ha scritto uno completamente diverso. Sinner non è nemmeno riuscito a presentarsi al torneo, Alcaraz è caduto nella folle notte contro Ben Shelton e adesso, quando manca pochissimo alla finale, il tabellone maschile ha improvvisamente mille possibilità. Oggi, venerdì 11 settembre, l'Arthur Ashe Stadium assegna i due posti per la partita che vale il titolo: alle 21 italiane Alexander Zverev affronta Karen Khachanov, mentre all'1 di notte tra venerdì e sabato toccherà al derby americano tra Ben Shelton e Frances Tiafoe. Tutto in diretta su Sky. Quattro uomini, quattro modi differenti di interpretare il tennis, nessun padrone assoluto. Sulla carta il favorito esiste e si chiama Zverev. Ma questo US Open ci ha già spiegato abbastanza chiaramente che la carta, a New York, brucia molto facilmente.

Zverev ha davanti la grande occasione, ma Khachanov è il peggior avversario da prendere alla leggera

Alexander Zverev arriva alla semifinale con i numeri del grande favorito. Ha appena liquidato Botic Van de Zandschulp in tre set, 6-2, 7-5, 6-1, mostrando quella versione del proprio tennis che per anni abbiamo aspettato di vedere con continuità negli Slam: servizio pesante, pochissimi regali, grande profondità e soprattutto la sensazione di sapere esattamente cosa fare nei momenti importanti. Il dato più significativo della sua stagione è persino più grande del risultato di New York: Zverev è stato l'unico uomo capace nel 2026 di raggiungere le semifinali in tutti e quattro i tornei dello Slam. Significa che la continuità c'è, il livello c'è e probabilmente manca soltanto il passaggio definitivo, quello che separa un grandissimo giocatore da un campione Slam. New York, poi, per lui non è una città qualsiasi. Nel 2020 arrivò a due punti dal titolo contro Dominic Thiem dopo essersi trovato avanti di due set. Una ferita che nel tennis resta appiccicata addosso per anni.

Oggi dall'altra parte della rete ci sarà però un giocatore costruito quasi apposta per rendere una semifinale scomoda: Karen Khachanov. Il russo non vive di ricami e variazioni, non cerca necessariamente la soluzione più elegante. Cerca quella più efficace. Servizio, primo colpo dopo la battuta, diritto pesante, pressione continua da fondo. È un tennis che può sembrare lineare finché non te lo trovi davanti per tre o quattro ore. Nei confronti diretti Zverev è avanti 6-3, dato che rafforza ulteriormente il ruolo di favorito del tedesco, ma una semifinale Slam ha una grammatica diversa. Basta un tie-break, un turno di servizio giocato male, un paio di seconde palle aggredite nel momento sbagliato e improvvisamente la partita cambia volto. Khachanov ha anche un piccolo elemento dalla propria parte: nei quarti la sua partita contro Alexander Blockx si è interrotta per il ritiro del belga quando il russo conduceva 6-2, 7-5, 3-2. Ha dunque risparmiato qualche energia preziosa. A questo livello può contare. Soprattutto perché Zverev-Khachanov promette di essere una sfida estremamente fisica, costruita molto più sulla potenza che sull'improvvisazione. Due giocatori alti, due servizi capaci di togliere immediatamente il tempo all'avversario, due rovesci solidissimi e la tendenza a trasformare il centro del campo in un territorio da conquistare centimetro dopo centimetro. Non aspettatevi necessariamente il tennis leggero e creativo: potrebbe essere una battaglia di pressione, profondità e nervi.

Shelton-Tiafoe, l'America sa già di essere in finale

Qualche ora più tardi cambierà completamente l'atmosfera. Ben Shelton contro Frances Tiafoe significa Stati Uniti contro Stati Uniti, Arthur Ashe trasformato in un'arena e soprattutto una certezza che il tennis americano aspettava: domenica ci sarà un giocatore di casa in finale. Shelton arriva dal successo più rumoroso del torneo, quella vittoria contro Alcaraz terminata alle 3.33 del mattino dopo cinque set che sembravano non voler finire mai. Ha eliminato il campione in carica affidandosi al servizio, alla potenza del mancino e a una personalità che negli ultimi due anni è cresciuta quasi quanto il suo tennis. Tiafoe ha percorso una strada diversa ma altrettanto complicata: contro Alex Michelsen si è trovato sotto di due set e ha dovuto ribaltare una partita quasi persa. Due semifinalisti americani, quindi, che arrivano all'appuntamento dopo aver già attraversato il limite della fatica e della tensione.

La semifinale ha anche qualcosa di profondamente newyorkese. Shelton e Tiafoe si conoscono, si sono già affrontati due volte agli US Open e hanno costruito qui una piccola rivalità tutta americana. Shelton conduce 3-1 nei precedenti complessivi, mentre Tiafoe ha vinto proprio il loro confronto a Flushing Meadows del 2024. Ma i numeri questa volta valgono fino a un certo punto. Shelton possiede probabilmente il colpo più devastante dei quattro semifinalisti: il servizio. Quando trova percentuali elevate con la prima può sostanzialmente impedire all'avversario di entrare nello scambio. Tiafoe, però, ha qualcosa che spesso a New York pesa più della velocità della battuta: conosce l'Arthur Ashe, sa usare il pubblico, vive di emozioni e quando entra in quella zona quasi agonisticamente irrazionale può diventare difficilissimo da controllare. E poi c'è la storia. Gli Stati Uniti aspettano un nuovo campione maschile degli US Open dal 2003, l'anno di Andy Roddick. Taylor Fritz è riuscito a raggiungere la finale nel 2024, fermato allora da Sinner, ma questa volta la sensazione è diversa. Shelton o Tiafoe arriveranno all'ultima domenica con uno stadio intero dalla loro parte e con una possibilità reale di interrompere un'attesa lunga ventitré anni. Non significa che saranno favoriti. Significa però che chi uscirà vivo dal derby arriverà alla finale dentro una tempesta emotiva difficilissima da riprodurre per un avversario europeo.

Senza Sinner e Alcaraz è lo Slam delle occasioni irripetibili

Ed è forse proprio questo il fascino inatteso degli ultimi tre giorni degli US Open. Non ci sono Sinner e Alcaraz, i due uomini attorno ai quali il tennis aveva costruito buona parte delle proprie previsioni. Non c'è nemmeno Novak Djokovic, eliminato clamorosamente al primo turno. Il torneo si ritrova così senza quei riferimenti che normalmente permettono di indicare con sicurezza il nome del favorito. Zverev è quello che più si avvicina a questa definizione: esperienza, classifica, continuità, qualità del servizio e precedenti gli consegnano inevitabilmente qualcosa in più. Ma proprio il tedesco conosce meglio di tutti il peso di una finale Slam che sembra a portata di mano. A volte essere il favorito aiuta. Altre volte diventa il bagaglio più pesante da trascinare in campo.

Per questo oggi non conterà soltanto chi serve più forte. Conterà chi saprà vivere meglio l'occasione. Khachanov sa che potrebbe non ritrovarsi presto davanti una porta così aperta. Tiafoe ha già sfiorato più volte il grande appuntamento a New York e sa che gli anni passano. Shelton sembra invece giocare con l'incoscienza di chi sente che il futuro gli appartiene e non vede alcun motivo per aspettare. Zverev, infine, ha probabilmente più da perdere di tutti: per carriera, qualità e risultati questo sembra uno di quei tornei che deve provare a prendere.

Il favorito è Zverev, ma attenzione al rumore dell'Arthur Ashe

Se dovessimo scegliere un nome prima che inizi la serata, sarebbe dunque Alexander Zverev. Non perché abbia già vinto qualcosa, ma perché sembra il giocatore più completo e strutturato tra quelli rimasti. Dovrà però evitare di trasformare questa occasione in un peso. Khachanov non gli regalerà ritmo, Shelton può praticamente togliere la racchetta dalle mani a chiunque con il servizio e Tiafoe, davanti al proprio pubblico, può diventare un giocatore completamente differente rispetto a quello che racconta la classifica.

È uno US Open strano, forse atipico, sicuramente affascinante. Uno Slam iniziato immaginando il solito duello tra i grandi nomi arriva alle semifinali con una prospettiva completamente diversa. La coppa può prendere la strada della Germania, della Russia oppure restare negli Stati Uniti. E quella americana, oggi, non è più un'ipotesi romantica: Shelton-Tiafoe garantisce che domenica uno dei due proverà davvero a riportare il titolo maschile negli Stati Uniti. Prima, però, bisogna attraversare il venerdì più importante del torneo. Alle 21 Zverev e Khachanov apriranno il programma. All'una di notte Shelton e Tiafoe accenderanno New York. Sinner e Alcaraz guarderanno da lontano. Gli US Open, invece, sono improvvisamente diventati di tutti.