Zverev vs Shelton finale US Open 2026, ecco gli orari

Domenica New York sceglie il suo campione
Alla fine sono rimasti loro due. Alexander Zverev e Ben Shelton giocheranno la finale degli US Open 2026, domenica 13 settembre alle ore 20 italiane (da confermare), sull'Arthur Ashe Stadium. Non è la finale che avremmo immaginato all'inizio del torneo, quando quasi tutti guardavano soprattutto verso Sinner e Alcaraz. È però probabilmente la finale che meglio racconta queste due settimane newyorkesi: da una parte il giocatore più continuo dell'anno negli Slam, dall'altra l'americano che ha trasformato il torneo di casa in una gigantesca onda emotiva. Zverev arriva all'ultimo appuntamento con esperienza, numeri e precedenti dalla propria parte. Shelton ci arriva invece con 23 anni, un servizio terrificante e uno stadio che domenica farà pochissimo per nascondere da che parte sta. In palio c'è l'ultimo Slam della stagione, ma per entrambi c'è molto di più.
Zverev arriva in finale con l'aria di chi non vuole più aspettare
Il 2026 di Alexander Zverev ha ormai assunto una dimensione precisa. Parigi, Wimbledon e adesso New York: tre finali Slam consecutive nello stesso anno rappresentano per il tedesco qualcosa che va oltre la semplice regolarità. Significa essere stato presente quando il livello si è alzato davvero, quando le partite sono diventate lunghe e quando il margine per sbagliare è praticamente scomparso. Agli US Open ha attraversato anche momenti complicati, ma nella seconda parte del torneo ha progressivamente cambiato velocità. In semifinale contro Khachanov non ha avuto bisogno di cinque set né di una notte infinita: ha vinto in tre, prendendosi i punti decisivi nei tie-break e mostrando quella maturità che in passato non sempre riusciva a portare nelle grandi partite. Zverev parte favorito. Sarebbe inutile girarci intorno. Possiede più esperienza, conosce già la pressione di una finale Major e contro Shelton ha sempre trovato la maniera di vincere. Ma proprio qui comincia la parte interessante. Una finale Slam non assomiglia quasi mai alle partite precedenti. La tensione cambia il movimento del braccio, modifica le scelte e può rendere enorme anche un semplice game di servizio. Per Zverev questa è una grande occasione, forse una di quelle che a fine carriera dividono le stagioni eccellenti dalle stagioni memorabili. Vincere a New York dopo essere arrivato in fondo anche al Roland Garros e a Wimbledon significherebbe mettere il proprio nome al centro del 2026.Shelton non doveva essere qui. Ed è proprio questo il problema per Zverev
Poi c'è Ben Shelton. Il giocatore che, teoricamente, dovrebbe essere quello meno abituato a questo tipo di appuntamenti. Prima finale Slam della carriera, 23 anni e un percorso agli US Open che ha smesso da tempo di essere soltanto sorprendente. Shelton ha eliminato Carlos Alcaraz in una delle partite più dure e assurde del torneo, conclusa nel cuore della notte, e poi ha superato Frances Tiafoe nel derby americano. Ogni volta che sembrava arrivato il momento di pagare qualcosa alla stanchezza o all'esperienza, ha semplicemente continuato ad andare avanti.
La sua arma principale la conoscono tutti: il servizio. Quando Shelton trova continuità con la prima può trasformare una partita in una sequenza di turni praticamente intoccabili. Ma limitarlo alla battuta sarebbe ormai ingeneroso. Sta rispondendo meglio, regge molto di più da fondo campo e soprattutto sembra aver imparato a convivere con le proprie accelerazioni. Prima aveva bisogno di giocare sempre al massimo; oggi comincia anche a capire quando rallentare, quando aspettare e quando usare la potenza. E poi c'è qualcosa che le statistiche non possono misurare bene: New York lo ha scelto. Domenica l'Arthur Ashe non sarà un campo neutro. Shelton avrà dietro una nazione che aspetta da più di vent'anni di rivedere un americano sollevare il trofeo maschile degli US Open. L'ultimo è stato Andy Roddick nel 2003. Da allora finali, speranze, generazioni promettenti, ma nessun nuovo campione. Adesso Shelton è a una sola partita dal riportare quella coppa negli Stati Uniti.Due servizi enormi, ma la finale potrebbe decidersi altrove
Sulla carta sembra una partita semplice da leggere. Zverev serve fortissimo, Shelton serve fortissimo. Entrambi cercano di comandare con il primo colpo e nessuno dei due ha particolare interesse a trascorrere cinque ore a costruire pazientemente ogni punto. Ma le finali raramente rispettano una descrizione così pulita. Il primo tema sarà la risposta. Zverev dovrà riuscire a neutralizzare almeno una parte della potenza del mancino americano, evitando che Shelton giochi continuamente il primo diritto da posizione comoda. Shelton, invece, dovrà trovare il modo di mettere pressione sulla seconda del tedesco e impedire a Zverev di comandare immediatamente lo scambio. Poi arriverà la parte mentale. Se Shelton riuscirà a trascinare la partita dentro uno o due tie-break, con il pubblico acceso e il punteggio ancora in equilibrio, la pressione potrebbe improvvisamente spostarsi tutta sulle spalle del favorito. Zverev sa di essere il giocatore che dovrebbe vincere. Shelton, almeno all'inizio, potrà permettersi di essere quello che prova a rovinargli la festa. E questa differenza, in una finale Slam, pesa.L'America aspetta da 23 anni, Shelton ha una partita per cambiare la storia
È forse questo il dettaglio che renderà la finale particolare anche per chi non tifa né Zverev né Shelton. Gli Stati Uniti aspettano un nuovo campione maschile Slam dal 2003. Ventitré anni sono tantissimi per un Paese che ha avuto Connors, McEnroe, Agassi, Sampras e Roddick. Shelton adesso può interrompere quella lunga attesa proprio a New York, nello stadio più rumoroso e americano possibile.
Non sarà semplice. Anzi. Zverev arriva con la solidità di chi ha già attraversato questo tipo di partite. Sa cosa significa entrare in campo per una finale Slam, conosce i tempi morti, l'attesa negli spogliatoi, il rumore prima dell'ingresso e quella strana sensazione per cui un incontro normale improvvisamente sembra pesare dieci volte tanto. Shelton dovrà scoprirlo domenica. Ma forse essere giovane aiuta proprio per questo. Ci sono partite nelle quali pensare troppo è un problema. Shelton dovrà servire, spingere e lasciare che sia Zverev a sentire il peso della storia.