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I fondamenti della facciata di San Giovanni in Laterano

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Come di consueto ogni due anni la Biennale di Venezia affronta il tema dell’architettura, e questa volta, sotto la direzione di Rem Koolhaas si è scelto come argomento Fundamentals, ovvero i fondamenti, ciò che costituisce la base di qualche altra cosa. In architettura fondamentale può essere una nozione, un elemento o addirittura un’idea. E da ciò che è fondamentale e che rappresenta l’humus comune si parte per raggiungere poi risultati diversi. Così vorrei prendere spunto da questa banale riflessione e parlare di un grande intervento del Settecento, la facciata della Basilica di San Giovanni in Laterano, un progetto per cui si spesero diversi architetti che, seppur partendo dalle stesse conoscenze, seppero dar luogo a proposte ognuna differente ed unica rispetto le altre.

La situazione di partenza era abbastanza chiara. Francesco Castelli detto il Borromini nel suo intervento di riqualificazione della basilica lateranense del 1645 aveva lasciato incompiuto il prospetto principale esterno e di lì in poi non si era riusciti a trovare una degna soluzione. Il maestro infatti non aveva preparato alcun disegno a cui poi potersi ispirare e dunque ogni architetto, a partire dalla base comune del preesistente, poteva presentare una propria soluzione.

Carlo Fontana in tal senso fu il primo a fare una proposta avanzando l’ipotesi di ribaltare all’esterno la controfacciata interna di Borromini, utilizzando delle volute che la slanciassero verso l’alto; una sorta di facciata autonoma di dimensioni enormi che consentisse quindi di inquadrare nuovamente il tutto in schemi già conosciuti ed accettati. Infatti, si sarebbe così potuto avere una facciata a doppio livello con la parte inferiore più larga della superiore, come previsto dagli ordinati e ormai consolidati schemi cinquecenteschi tanto cari alla sua ricerca architettonica.Padre Andrea Pozzo, invece, seppure ispirandosi alle stesse idee di Fontana immaginò un qualcosa di più, una cupola in prospetto che fosse il risultato di concamerazioni sovrapposte e che permettesse dunque di avere una certa permeabilità visiva anche dal basso. Il padre gesuita, dunque, faceva proprio il progetto del collega aggiungendo tuttavia un elemento caratteristico della sua personale ricerca.

1_Jakob Alt_ Basilica di San Giovanni in Laterano in Roma_1835A questi due volti noti però si affiancano, nel concorso settecentesco anche nuove figure che fino ad allora erano completamente sconosciute. Sono dei giovani che sfruttano l’occasione del concorso del 1732inerente la facciata della basilica romana per tentare la sorte, farsi conoscere e per lanciare le loro proposte, gran parte delle quali avranno un seguito in altri progetti. Anche loro partono dalle medesime conoscenze e dal medesimo manufatto ma pervengono a soluzioni del tutto differenti. Luigi Vanvitelli è fra questi indubbiamente il più dotato e propone, recependo le nuove istanze settecentesche di maggiore ordine, funzionalità, chiarezza espositiva e semplicità, un corpo rettangolare scandito da un ordine gigante, come da Michelangelo in poi si era soliti fare, definito da un tetrastilo aggettante con balaustrata. Per essere semplici: una facciata di San Pietro semplificata ma non per questo impoverita. Un progetto questo di grande impatto, tant’è che anche l’amico e compagno BernardoVittone si attesta su una soluzione simile sebbene non riuscendo questi ad amalgamare bene le componenti.

Il progetto sembrava dunque avviarsi ad una vittoria sicura ma ciò non accadde. Infatti, il papa Clemente XII, Lorenzo Corsini, desiderava che il concorso fosse vinto da qualcuno che fosse come lui di origine toscana. Così, a Vanvitelli fu preferito Alessandro Galilei, un architetto non troppo capace che però, indirizzato sapientemente, seppe ben copiare il progetto del collega aggiudicandosi così l’importante incarico, sviluppando peraltro una spazialità in netta contrapposizione a San Pietro. Se infatti la basilica vaticana si caratterizzava per un dominio di pieni, qui il nuovo prospetto si presenta definito da vuoti.

Un concorso quindi, quello della facciata di San Giovanni in Laterano, truccato; il primo accertato nella storia dell’architetturae il fatto che sia avvenuto in Italia in realtà non è che ci sorprenda troppo. Ad ogni modo, tralasciando queste tematiche poco eleganti, quello che in realtà è veramente interessante notare consiste nel fatto che ciascun architetto, sebbene il background comune dovuto alla preparazione accademica, abbia saputo riutilizzare i fondamenti in possesso in maniera del tutto autonoma, ricomponendo la facciata non come un mero insieme di elementi architettonici copiati da altri edifici ma come un risultato unico ed attuale della propria ricerca.

Ed è dunque in questo senso che va inteso probabilmente il richiamo ai fondamentali che oggi ci si propone alla Biennale di Venezia, il quale in realtà hal’obiettivo non di favorire l’adozione quasi universale di un singolo linguaggio moderno e di un singolo repertorio di tipologie ma di individuare quali sono gli strumenti comuni basilari da cui partire perché ciascuna nazione, o più in generale, ciascun architettotrovi poi una propria soluzione personale.

About Iacopo Benincampi

Iacopo Benincampi
sono un architetto e ancora per un po' dottorando in storia dell'architettura. Ad interim aiuto a coordinare Polilinea, sono membro dell'Open House di Roma e collaboro con lo studio Warehouse of Architecture and Research.

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