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Il Museo di Arte di San Paolo

Il Museo di Arte di San Paolo (MASP) fu concepito nel 1957 e inaugurato nel 1968, nell’Avenida Paulista, a San Paolo in Brasile. Considerato uno degli esempi più importanti dell’architettura moderna dell’America Latina, è stato, per l’epoca, una grande sfida architettonica e strutturale. Il MASP dimostra che in quel periodo storico furono realizzati progetti di grande valore architettonico lontano dal centro di quello che viene considerato ancora oggi il “primo mondo” che, a differenza del “terzo mondo”, aveva uno sviluppo tecnologico più avanzato e migliori condizioni per lo sviluppo dell’architettura moderna.

Achillina Bo nasce a Roma nel 1914 e frequenta la Facoltà di Architettura dell’Università di Roma durante gli anni ’30. Trasferitasi a Milano inizia la sua carriera professionale negli studi di Carlo Pagani e Gio Ponti, dove parallelamente alla sua attività professionale, inizia un’intensa attività editoriale. Con Pagani, nel 1944 vicedirettore della rivista Domus, e con il sostegno di Bruno Zevi, creano la rivista “A-Cultura della vita” per divulgare anche fra un pubblico più vasto l’architettura razionale.

Nel 1946 si sposa con il critico d’arte e gallerista Pietro Maria Bardi, con il quale si trasferisce a San Paolo. In Brasile, paese in via di espansione, trova terreno fertile per sviluppare le sue idee, avendo la possibilità di concretizzare nuove proposte culturali e architettoniche allo stesso tempo, in un luogo ancora libero da costrizioni che, a differenza del continente europeo, risultava molto più chiuso e, soprattutto, ancora sotto shock a causa delle due guerre mondiali.

L’idea di creare un nuovo museo fu di Francisco de Assis Chateaubriand Bandeira de Mello magnate delle telecomunicazioni, che invitò Pietro Maria Bardi in Brasile per creare la struttura organizzativa e dirigere il nuovo museo. Il museo doveva sorgere a San Paolo, la capitale economica del paese ed il luogo dove era più facile incontrare i finanziamenti per per la costruzione.

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Il luogo dove sorge il museo, un belvedere che faceva parte del parco Trianon, fu donato dall’amministrazione paulista con la sola condizione che mai venisse costruito un edificio che potesse impedire la vista al parco sottostante. La soluzione architettonica di Lina, dunque, è spiazzante e radicale allo stesso tempo: organizza l’edificio in due parti, una sopraelevata, aerea e cristallina e l’altra seminterrata e circondata da vegetazione. In questo modo crea una base che resta in relazione diretta con il parco, ancorata al terreno e legata alla memoria del vecchio belvedere e, contemporaneamente, conserva la vista sulla città e sulla parte rimanente di parco. La piazza che si crea al di sotto del corpo sopraelevato dell’edificio si configura come un luogo di incontro e di scambio: piazza, agora democratica, spazio per concerti e manifestazioni, esposizioni di arte.

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Il MASP, per chi ha già avuto l’occasione di percorrere l’Avenida Paulista, oggi piena di grattacieli, centri commerciali e uffici, è l’unico spazio che si configura come un vuoto urbano coperto e riparato capace di accogliere il passante in cerca di riparo (dal sole o dalla pioggia) così come una vasta gamma di eventi organizzati o spontanei.

Dal punto di vista architettonico, l’edificio si configura come un parallelepipedo di 70 metri di luce, 29 metri di larghezza e 14 metri di altezza, sospesa 8 metri dal suolo grazie a quattro pilastri in cemento armato a sezione rettangolare. Le due travi centrali che si appoggiano sui pilastri non supportano solo il pavimento del secondo piano ma anche quello della pinacoteca del primo piano attraverso l’uso di cavi in acciaio. Questa soluzione strutturale permette di avere uno spessore del pacchetto del pavimento molto sottile, conferendo leggerezza a tutto il complesso. Non esistono pilastri, né all’interno, né in prossimità della facciata. Le opere esposte sembra che fluttuino in questa involucro luminoso, venendo presentate come oggetti autonomi che partecipano alla vita quotidiana che si proietta sulle larghe vetrate poste a chiusura del perimetro espositivo. Architettura ed opere, rimangono sospese nel tempo e nello spazio, fluttuando leggiadre nell’aria.

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About Bernardo Grilli

Si laurea in Architettura all’Università Sapienza di Roma. Studia e lavora a Lisbona per tre anni. Dopo una breve parentesi brasiliana approda a Parigi.

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