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Stati Uniti d’America: cronaca di un paese perennemente in guerra con qualcosa

Come per la maggior parte delle nazioni o degli imperi del mondo, la storia di questo grande paese, gli Stati Uniti d’America, è iniziata con una guerra. Era il 1775 e i coloni britannici che abitavano questo sconfinato e sconosciuto continente – i diretti discendenti dei primi padri pellegrini giunti sulla ‘May Flower‘ – accendevano la miccia che li avrebbe portati a combattere la prima guerra d’indipendenza contro quella madre patria, l’Inghilterra, che non intendeva concedere alcuna rappresentanza alle 13 colonie nordamericane. I padri fondatori, come George Washington e Jefferson, e i loro più astuti generali, come Gates e Knox, s’immolavano nelle battaglie di Lexington e Saratoga, di Princeton e Yorktown; sconfiggendo gli inglesi essi dichiarano la propria indipendenza divenendo una nazione riconosciuta nel 1783.

I primi dieci anni di questo paese, che si era formalmente dichiarato indipendente già dal 4 luglio 1776, avevano già assistito a 8 anni di guerra sul proprio suolo. ‘L’albero della libertà deve essere ogni tanto bagnato col sangue dei compatrioti ‘ asseriva fermamente Thomas Jefferson, e di qui la libertà venne, ma senza trovare mai pace. Tra conflitti mondiali e interventi internazionali, espansioni territoriali e guerre di secessione, tra ‘guerra fredda’ e semi fredda, occupazioni e operazioni ‘black ops‘ clandestine – che sotto l’occulto controllo della CIA hanno segretamente sovvertito i governi di mezzo pianeta – gli Stati Uniti d’America sono stati in guerra per un buon 90% del tempo che hanno trascorso dalla loro creazione: approssimativamente 210 anni di conflitti in 240 anni di esistenza. Con soli 21 anni trascorsi in pace, a meno che notizie desecretate in futuro non rivelino ulteriori operazioni sottocopertura mosse dalla CIA negli anni indicati, gli USA sono sempre intervenuti militarmente per i loro interessi o in nome dei presunti interessi dei propri alleati.

07_0978_art066_03-storming-a-redoubt-600x411Per tutta la durata della Guerra d’Indipendenza i coloni rimasero in guerra con le tribù indiane dei Cherokee e degli Oconee, e queste prime due guerre indiane si protrassero con le conseguenze che potere immaginare fino al 1794/95. Pressapoco nello stesso lasso di tempo, lungo lo Susquehanna River, si consumavano le tre Pennamite–Yankee War (1769-1799): anche se in questo singolare caso si contarono solo 3 morti. Tra il 1796 e il 1800 non si verificò nessuno scontro armato degno di nota, ma l’anno seguente ebbe inizio la Prima Guerra Barbary – primo conflitto combattuto dagli Stati Uniti al di fuori dei propri confini – che si protrasse fino al 1805. A causa della guerra di corsa gli yankees muoveranno diverse guerre antipirateria nel corso di tutto il XIX secolo (1816-1821). Nel 1806 Sabine Expedition portò una milizia americana nel Texas spagnolo e in quella che diventerà la Luisiana. Tra il 1807 – 1809 non si verificò nuovamente nessun conflitto degno di nota finché nel 1810 gli Stati Uniti non mossero l’occupazione militare della West Florida spagnola. Tra il 1811 e il 1813 si consumò la Guerra di Tecumseh combattuta contro la tribù indiana Shawnee. Nel 1814 ebbe inizio la Creek War. Nello stesso periodo veniva occupata militarmente l’East Florida e si espandeva ulteriormente ulteriormente il dominio americano nella West Florida. Nel 1816 scoppia la guerra con la tribù indiana dei Seminole, originari della Florida. La guerra indiana con i Seminole sarà il conflitto più lungo insieme alla guerra del Vietnam nella storia degli Stati Uniti. Una serie di spedizioni militari atte ad espandere il territorio degli Stati Uniti viene registrata tra gli anni 20′ e 25′, come ad esempio la Spedizione di Yellowstone. Nel 1823 scoppia la guerra con gli indiani Arikara, originari del South Dakota. Nel 1826 non si registra nessun conflitto armato degno di nota come di nuovo tra il 1828 e il 1830. Nel 1827 scoppia la guerra indiana di Winnebago, nel 1831 le guerre indiane Sac e Fox e nel 1832 quella con Falco Nero. Nel 1833 riprende la guerra indiana con la famigerata tribù Cherokee che, come quella con Seminole, si protrae fino al 1840. Lo stesso anno la US NAVY invade le Isole Figi, nel ’41 le Isole McKean, Gilbert e Samoa. Nel 1843 le forze americane si scontrano di nuovo al di fuori del loro continente, questa volta con la Cina. Tra il 1844 e il 1846 si consumano le guerre indiane del Texas e contemporaneamente, a causa dell’espansione nel territorio di dominio messicano, scoppia un’ulteriore guerra tra Messico e USA: terminerà nel 1848 (già nel 1835 la guerra d’indipendenza dello Stato del Texas aveva reso leggendaria la famosa Battaglia di Alamo contro il potente esercito di Antonio López de Santa Anna). Per tutta la seconda metà del XIX secolo l’esercito regolare americano darà seguito nella sua espansione a alle sanguinose guerre indiane con tutte le tribù che non si sottometteranno immediatamente alle necessità occidentali: Cayuse, Comanche, Navajo, Sioux e i celebri Apache saranno i loro avversari (nel 1876 l’emblematica figura del generale George Armstrong Custer perirà sotto le frecce di Sioux di Toro Seduto con il suo 7° cavalleggeri). Nel 1861 scoppiava la Guerra di Secessione, la più sanguinosa guerra, non che l’ultima di ingenti dimensioni, combattuta sul suolo americano tra gli l’Unione e i secessionisti Stati Confederati del Sud intesi a staccarsi dagli Stati Uniti d’America per interessi di carattere economico che le decisioni politiche sulle sorti della schiavitù (dunque le sue ripercussioni sul mercato del cotone) avrebbero danneggiato enormemente; terminerà del 1865 con la vittoria del Nord. Nel 1867 le truppe statunitensi occupano il Nicaragua e attaccano Taiwan. Per tutta la durata degli anni ’80 del medesimo secolo un’invasione progressiva del Messico da parte dell’esercito USA provoca un graduale allargamento dei propri confini nell’area. Nel 1988 l’esercito si cimenta in una dimostrazione di forza contro Haiti, nel 1890 inizia la Ghost Dance War con la tribù indiana Sioux, nel 1892 ha luogo la Johnson County War e tra il 1894 e il 1896 le forze statunitensi invadono nuovamente il Messico. Nel 1897 non viene registrata nessuna attività belligerante, ma l’anno seguente ha inizio delle Guerre delle Banane: un conflitto ispano-americana (incentrato su interessi economici produzione di banane, tabacco, zucchero di canna) che si protrarrà fino al 1934 e comprenderà una serie di operazioni ed occupazioni militari a Panama, in Honduras, Nicaragua, Messico, Haiti e Repubblica Dominicana. Nell’ultimo anno del XIX secolo ha inizio la Guerra Filippino-Americana che terminerà nel 1913.

In seguito al celebre affondamento del piroscafo Lusitania, causato dalla guerra sottomarina ‘senza quartiere’ alla quale aveva dato vita la Germania durante la Prima Guerra Mondiale, il 6 aprile 1917 gli USA dichiarano guerra alla Germania imperiale entrando in guerra a fianco dell’Intesa (Gran Bretagna, Francia, Italia) e cambiando le sorti del conflitto in suo favore. Lo stesso anno gli USA iniziano formalmente la loro guerra al Comunismo inviando sul campo della Guerra civile russa un contingente di 5.000 per fiancheggiare i bolscevichi bianchi. Se l’obiettivo formalmente dichiarato era quello di supportare la Legione Cecoslovacca rimasta immischiata negli scontri tra i ‘rossi’ e i bianchi’, la vera essenza della missione era quella di impedire che il bolscevismo di espandesse in tutta la Russia; ma come sappiamo lo sforzo internazionale nulla poté contro l’Armata Rossa.

Tra il 1935 e il 1940, durante la Grande Depressione e l’Isolazionismo voluto dal presidente più amato della storia degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, non si registra per ovvi motivi nessun tipo di conflitto anche se: le forti tensioni internazionali, la vendita di armi a favore dei vecchi alleati già impegnati in Europa in un nuovo conflitto e l’embargo di un vicino in piena espansione come il Giappone portavano tutte le promesse per un nuovo coinvolgimento su larga scala. Quando il 7 dicembre 1941 gli aerei giapponesi attaccarono a sorpresa (…) Pearl Harbour distruggendo gran parte della flotta USA ancora alla fonda nel Pacifico, la dichiarazione di guerra ai paesi dell’Asse (Germania, Giappone, Italia) fu immediata; come disse l’ammiraglio Yamamoto “Il Gigante si era svegliato“. Come avvenne per il primo conflitto mondiale, l’entrata in guerra dell’America ribaltò completamente le sorti del secondo. Impegnati sui fronti del Nord Africa, dell’Asia e dell’Europa, i milioni di uomini uniti all’inesauribile potenza industriale degli Stati Uniti si impressero una volta per tutti come potenza globale suprema. La vittoria del conflitto nel 1945 – che verrà sancita dall’impiego della bomba atomica – porterà il mondo ad essere diviso da quella ‘cortina di ferro’ tra il modello capitalista della Nazioni Unite, e il modello comunista della’URSS, dando vita alla contrapposizione bipolare che il giornalista americano Walter Lippmann battezzerà come una Guerra Fredda.

La ‘Guerra Fredda’ però sarà combattuta realmente per quasi 40 anni, frammentata in decine di crisi e scontri, più o meno noti, dove gli USA condurranno sempre i giochi; a volte alla luce del sole, come nell’intervento nella Guerra di Corea, a volte nell’ombra attraverso centinaio di missioni sotto copertura codificate come ‘Black Ops‘.

Nel 1946 gli Stati Uniti occupano militarmente le Filippine e la Corea del Sud, nel 1947 sbarcano un contingente in Grecia: per sedare la guerra civile e aiutare la reggenza britannica a scongiurare il rischio che una vittoria comunista facesse guadagnare un paese satellite all’URSS. Nel biennio 48/49 non è stata rivelata nessuna operazione militare offensiva. Nel 1950, in seguito all’invasione dalla truppe comuniste di Pyongyang della Corea del Sud, il presidente Truman – l’unico presidente della storia ad aver dato il via libera all’uso della potenza atomica su una nazione avversaria – da l’ordine di intervenire alle forze di occupazione americane. È il primo scontro militare della Guerra Fredda.

Da questo momento in poi la totalità dei conflitti nei quali gli Stati Uniti interverranno saranno una bizzarra combinazione di interventi previsti dalle risoluzione delle Nazioni Unite , atti a difendere o salvaguardare la pace e la democrazia di paesi membri o affini, e di interessi legati al mantenimento dell’equilibrio bipolare del globo. Nel 1953 la CIA architettò un colpo di stato in Iran (operazione Ajax). Nel 1954 la CIA diede vita ad un colpo di stato in Guatemala (operazione PBSUCCESS), mentre già dal 1953 era impegnata in Indocina (Laos e Cambogia) a contrastare i guerriglieri Viet Cong del presidente comunista vietnamita Ho Chi Minh. Centinai di ‘consiglieri militari’ e agenti della CIA operarono tra gli anni ’50 e ’60 addestrando, armando e combattendo i guerriglieri armati dai comunisti finché nell’agosto 1964 l’incidente nel Golfo del Tochino portò gli Stati Uniti (amministrazione Johnson) in una delle più lunghe e sanguinose della sua storia: la Guerra del Vietnam. Terminerà nel 1975 (amministrazione Nixon). Intanto nel 1961 sotto la presidenza Kennedy la CIA aveva tentato senza successo di rovesciare il regime di Castro a Cuba con quella che rimarrà nella storia come ‘Invasione della baria dei Porci‘.

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Nel biennio 76/78 non si registra alcuna guerra operazione, mentre a partire dal 1979 la CIA procura una vera e propria guerra in Afghanistan contro l’Unione Sovietica che terminerà nel 1986. Nel 1981/83 la CIA foraggia e addestra gli antisandisti in Nicaragua. Nell’82 gli USA intervengono insieme al resto delle Nazioni Unite in Libano, nel 1983 invadono Grenada per paura che il regime filo marxista desse vita ad un’altra Cuba (amministrazione Reagan). Nel 1988/89/90 gli USA invadono e occupano Panama per sovvertite il dittatore Manuel Noriega (amministrazione Bush Sr.). Nel 1990 gli USA sono in prima linea nella Guerra del Golfo, intesa a liberare il Kuwait dalle forze d’invasione del dittatore iracheno Saddam Hussein. Nel 1994 l’America invade con i suoi paracadutisti Haiti per far reinsediare il presidente Jean-Bertrand Aristide esautorato da un colpo di stato nel 1991 (operazione Uphold Democracy). Nel 1992 interviene in Somalia nell’operazione Restore Hoper. L’operazione umanitaria, all’interno della quale le forze speciali già operavano sotto copertura, si tramutò in una vera e propria guerra quando i soldati americani vennero ingaggiati a Mogadiscio e il noto Black Hawk (elicottero, n.d.r.)venne abbattuto da un RPG (razzo, n.r.d.) lanciato dai miliziani di Adid (amministrazione Clinton). Nel 1995 durante la Guerra dei Balcani i caccia bombardieri USA conducono i bombardamenti NATO in Bosnia contro le forze serbe di Milosevic (sempre amministrazione Clinton). Nel 1997 non si registra nessuna operazione militare. Nel 1998 vengono conditi bombardamenti in Iraq, Afghnistan e Sudan . Nel 1999 gli USA partecipano alla missione NATO per costringere il presidente serbo Milosevic a lasciare il Kosovo con una sequenza di raid aerei e un invasione e occupazione militare. Nel primo anno del nuovo millennio non viene registrata alcuna operazione militare l’attentato terroristico di matrice islamista (Al Quaeda di Osama Bin Laden n.d.r) alle Torri Gemelle da il via alla ‘Guerra al Terrorismo‘: invasione dell’Afghanistan nel 2001 (amministrazione Bush jr.), in Yemen nel 2002, in Iraq nel 2003 (Invasione dell’Iraq e guerra al Terrore), in Pakistan e Yemen tra il 2004 e il 2006, e ancora in Afghanistan fino al 2011. Nel 2011 gli Stati Uniti intervengono in Libia durante la guerra civile per aiutare la deposizione del dittatore Muhammar Gheddafi. L’ultimo impegno militare degli Stati Uniti, contemporaneo all’occupazione di tutte le nazioni sopracitate perdurato durante la presidenza Obama, è l’intervento in Siria e Iraq nei territori occupati dall’autoproclamato ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e del Levante) di matrice jhiadista salafita (e la destabilizzazione del presidente siriano Bashar al-Assad).

Secondo un report più o meno ufficiale elaborato dal Socom, il Comando Unificato della Forze Speciali Americane, nei conflitti ai quali SEAL, Berretti Verdi e DELTA force hanno preso parte negli ultimi 15 anni il risultato reale sarebbe di “zero vittorie, due sconfitte e sette pareggi”. Secondo un resoconto più generale” nei conflitti ai quali gli USA hanno preso parte negli ultimi 100 anni solo il 20% li ha visti vittoriosi”.

Per ora le tensioni tra USA e Russia, quella guerra fredda che sembra non essere mai terminata nemmeno dopo la ‘caduta del muro’, si sono rinvigorite nella crisi siriana tuttora in corso; il futuro appartiene al prossimo presidente degli Stati Uniti, e se siete terrorizzati che i codici degli ICBM (Intercontinental Ballistic Missile n.d.r) possano trovare un commander-in-chief come Donald Trump, non consolatevi troppo con la speranza di una vittoria della democratica Hillary Clinton, perché la storia insegna che ‘l’uomo è la testa, ma la donna è il collo che fa girare la testa dove vuole.”

About Davide Bartoccini

Davide Bartoccini
Aspirante giornalista, scrittore e acclamato mondano. La mia massima aspirazione è quella di conoscere la verità e l'essenza di tutto ciò che mi circonda, del resto "VI VERI UNIVERSUM VIVUS VICI". Mi interesso di attualità, storia, moda, costume e sociologia. Amo la letteratura, il cinema, viaggiare, la fotografia, il whisky invecchiato e l'alta sartoria. Credo fermamente nel pensiero di Bukowski: "La gente è il più grande spettacolo del mondo, e non si paga il biglietto."

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